Poste Italiane e il web 2.0: update

Fino ad oggi, il favoloso addebito di 3,60 euro NON è comparso sull’estratto conto della mia carta di credito.

Ergo, è facile supporre che il telegramma non sia mai partito, o, che se mai lo farà, arriverà un mese dopo la data in cui doveva arrivare. E il telegramma, per definizione, è una cosa che o arriva in giornata, o non serve più.

Ergo ancora, ho fatto, per colpa delle Poste Italiane, la terza figura di cacca nel giro di due mesi, per ben 3 (TRE) telegrammi di condoglianze – due dettati per telefono, uno online, come ho raccontato – che non sono mai arrivati. Poi dice che uno si butta a sinistra, come diceva Totò.

La prossima volta torno all’antico.

Smentisci la BBC!

Da qualche settimana impazza su FB il gioco della lista di libri. La storia è che pare che alla BBC dopo accurate ricerche studiosi abbiano dichiarato che su una lista di 100 libri la stragrande maggioranza delle persone ne ha lette solo 6. E si invitano i FBisti a “smentire la BBC”, indicando quanti di quella lista di libri ciascuno abbia letto, anche solo in parte. Un gioco innocuo, divertente, la cui premessa è quasi sicuramente falsa, un giochino rilassante, adatto solo per tirarsela un pochino, bonariamente, quando il numero dei libri letti supera i 50, o per confrontare le mie letture con quelle di qualche amico e chiacchierarne un po’.

Oh, ce ne fosse stato uno, ma uno, dei raffinati intellettuali di questa ceppa che impazzano sul social forum che abbia giocato e basta, resistendo alla tentazione di criticare la lista. Velleitaria, incompleta, penosa! e mancano i russi! e mancano i giapponesi! e mancano perfino gli inglesi! e mancano le donne! e gli svedesi? e c’è Dante, e non c’è Pirandello? e così via.

Che arrogante cretinata. Se uno ama leggere, anche una lista di 1.000 libri sarà incompleta. E soprattutto la MIA lista di 100 libri sarà diversa da quella di chiunque altro, e se è completa per me non lo sarà per Tizio, nè per Caio, e i libri che ciascuno di loro aggiungerebbe saranno diversi fra loro. Quella “della BBC” è una lista perfettibile, senza alcuna pretesa di completezza, come tutte le liste di questo mondo.

L’avete letto il libro di Yogi Yogi Yagi? forse anche quello, manca alla lista  😀

 

Così è la vita

Ho passato una bella serata, ieri.
Mi sono offerta – non so quanto consapevolmente – di raccontare la mia storia di stalking ad un uditorio misto, persone molto conosciute, altre molto meno.
L’ho letta, dopo aver passato tre giorni a rimettere insieme gli appunti sparsi in tutti questi anni di spurgo.
Non mi ricordo molto bene come è andata, tranne che cercavo di dominare il tremito delle mani mentre abbassavo il volume delle casse che avevano fatto andare qualche battuta di quel pezzo che odio, e le facce sgomente, i corpi immobili e gli occhi lucidi degli astanti, psicologa compresa. Nessuno osava muoversi, mentre sciorinavo il rosario della mia sofferenza, e i motivi per i quali penso ancora che un pezzo non piccolo del guasto fosse dentro di me, che sono stata in modo impercettibile ma decisivo carnefice di me stessa. E di come alla fine quello che ha prevalso è stato l’istinto primitivo di sopravvivenza, quello sepolto nell’amigdala, la lotta disperata del topo per sgusciare fuori dalla saettella che si riempie d’acqua, non il ragionamento razionale dell’homo sapiens.

Mi ricordo bene però alcuni abbracci stretti, dopo, diversi, di gente che sa tutto di me eppure non mi aveva mai abbracciato così. E i molti complimenti per lo stile della scrittura, che aveva reso bene, credo, quella lotta disperata.

Mi devo decidere a pubblicarlo, quel racconto.

Colonna sonora gentilmente offerta da Mariella Nava.

Poste Italiane e il Web 2.0

Buongiorno, questo è il sito di Poste Italiane. In cosa possiamo esserle utile?
Vorrei spedire un telegramma online
Non può andare al più vicino ufficio postale?
Ci ho provato, c’è una coda assurda
Non può usare il servizio telefonico?
Sono in ufficio, non mi è consentito. Ma scusate, il servizio online non serve proprio a questo? Quando una non può fare diversamente? E poi il servizio telefonico non funziona più come prima, mi ha già cannato due telegram…
Uffa, che polemica. E va bene, facciamo ‘sto telegramma online. Lei è registrata?
No, mi registro
Ok, inserisca tutti i dati
Fatto!
Utente già esistente. Ha dimenticato la password?
Eh lo sospettavo. Sì, l’ho dimenticata. Come faccio a recuperarla?
Clicchi qui, inserisca il suo nome utente e poi inserisca il codice personale utente che le abbiamo inviato quando si è registrata
Se avessi quello, avrei anche la password, non vi pare?
Ma lei è veramente un disastro. Non possiamo aiutarla, arrivederci, vada a fare la coda
Potrei obiettare che il disastro siete voi, a rendere le cose così complicate. Alla fine mi serve poter fare un telegramma, non la chiave per accedere a Fort Knox. Ma soprassiedo. Idea geniale: mi reiscrivo, con il nome di mio padre.
Nuova registrazione? Inserisca tutti i dati.
Inseriti, e adesso posso fare ‘sto telegram…
Eh no, troppo facile. Le inviamo via sms un codice di attivazione per i servizi ai privati. Le interessa aprire un conto corrente su BancoPoste? Un mutuo? Un prestito? Che vuole fare?
SPEDIRE UN CAZZO DI TELEGRAMMA, 10 PAROLE.
Che nervosa! Ok, inserisca nome utente e password.
Fatto.
Inserisca codice di attivazione.
Fatto.

Inserisca codice di attivazione.
L’avevo inserito! Me l’avete dato voi! perchè non lo riconosce?
Provi a ricominciare tutto daccapo cancellando cookies e pagine temporanee
Fatto, maledetti imbecilli.
Inserisca nome utente e password.
Fatto.
Inserisca codice di attivazione.
Fatto.
Lei è nella pagine dei servizi ai privati. Cosa vuole fare?
ANCORA!! SPEDIRE!! UN!! TELEGRAMMAAAAA!!
Ma non si alteri! Nome destinatario.
Eccolo.
Indirizzo.
Eccolo.
Testo.
“Commossa e partecipe suo dolore le sono vicina con affetto”. Firma.
Bene. Come vuole pagare?
Carta di credito.
Fanatica, per soli 3,60 euro. Inserisca numero.
Fatto.
Inserisca CVV.
Fatto.
Mi spiace, la transazione non è valida. La coda la aspetta, arriveder..
Ma guardi che io non mi arrendo, sa! Io ricomincio daccapo, a costo di stare qua tutta la mattinataaa!!!! ecco i numeri della carta virtuale.
Bene! La transazione è andata a buon fine! Tanto ci voleva? Questo è il numero di operazione, lo custodisca gelosamente.
‘Sto telegramma non arriverà mai
Malfidata. Se la pensa così, perchè non ha fatto la coda? Arrivederci e buona giornata.
Vi odio, bastardi.

Tempo totale della operazione: 56 minuti. L’ho fatta breve, e non ho inserito tutti i numerosi tentativi fatti per accedere con una pw, scoprire che andava cambiata dopo il primo accesso, inserire il codice di attivazione, reinserirlo, ricominciare tutto daccapo ogni volta. Che sconforto.

Casablanca è molto lontana

Ho dato due occasioni al ristorante Marrakesh, una in un giorno feriale, una nel fine settimana. Mi spiace, il voto resta 5 e 1/2, ma perchè sono magnanima. L’ambientazione è carina, forse eccessiva ma è così che uno se la aspetta: tessuti damascati alle pareti, molto rosso, molto tessuto in doppio e triplo strato. Ma le mille e una notte, che per definizione richiamano opulenza e lusso orientale, finiscono qui.

Le porzioni sono – ad essere generosi – bilanciate, nel senso che sono fatte con il bilancino: 1 pezzo di carne, 3 ceci, 2 pezzi di carota, 2 di zucchina, 1/2 foglia di insalata. Il portavasetti con le salse contiene 3 salse, ognuna nella quantità di mezzo (mezzo) cucchiaino, tanto che perfino raccoglierle dal contenitore e trasferirle nel piatto comporta difficoltà da gioielliere.

Ho preso in 2 serate 5 piatti diversi. La sensazione è che in realtà nelle cucine venga cucinato un unico piatto, un pentolone di brodo dove ci sono carni varie, carote, zucchine e ceci. E che a seconda del piatto che si ordina si aggiunga un dettaglio: due olive, la semola del couscous, le patatine fritte del kebab. Tutto è bollito, scondito, dal sapore vago.

Dettaglio finale di non secondaria importanza: l’odore di marmittone carne e verdure impregna i vestiti dei commensali con un tipico afrore da mensa universitaria, e dovrete lavare tutto.

Non ci siamo, ragazzi. Dove sono le spezie, gli aromi forti, i sapori decisi e piccanti della cucina nordafricana? E’ mai possibile che il kebab del mio amico Roberto sia più buono – e più ricco, soprattutto – di quello fatto da nativi? E se bollito deve essere (perchè alla fine magari sono io che ho una idea distorta della cucina marocchina) non se ne può avere in quantità umane, e fatto con qualità di carni migliore? Perchè poi alla fine la cena si paga, non esageratamente ma comunque troppo, per la delusione rispetto al sogno di Casablanca che avevo.

Uguale uguale

“Cosi adesso erano amici di penna, e lei gli scriveva del lunghe lettere appassionate infarcite di barzellette, sottolineature, bonarie prese in giro e smaccata nostalgia: dichiarazioni d’amore in duemila parole su carta velina. In realtà le lettere, come i mix su cassetta, volevano esprimere ben altro ed era evidente che Emma sprecava troppo tempo ed energia a scrivere. In cambio Dexter le spediva delle cartoline risparmiando sui francobolli: <<Amsterdam è DA SBALLO>>, <<Barcellona PAZZESCA>>, <<Dublino è UNA FIGATA. VOMITATO anche l’anima stamattina>>. Come scrittore di viaggio, Dex non era all’altezza di Bruce Chatwin, eppure Emma si infilava le cartoline nella tasche del cappotto durante lunghe passeggiate malinconiche a Ilkley Moor e, intanto, cercava di trovare il significato recondito in una frase come <<VENEZIA COMPLETAMENTE ALLAGATA!!!!!>>”

(David Nicholls, Un giorno)

Eppure non mi pare di aver mai parlato con il signor Nicholls, ahahah. Il fatto è che ho vissuto sulla mia pelle uno spaventoso disequilibrio comunicativo – figlio di uno spaventoso disequilibrio di interessi –  identico a questo: mi commuove vederlo  nero su bianco, e così ben scritto.  Grazie, David. C’è anche il rovescio della medaglia: credevo fosse un accidente molto originale da raccontare, scopro invece che ci avevano già pensato altri, segno che sarà successo non solo a me, di “cercare di trovare significati reconditi in una frase come <<VENEZIA COMPLETAMENTE ALLAGATA!!!!!>>” Io ho cercato significati reconditi in recensioni di libri arabi, vedete un po’ voi come stavo messa.

Colonna sonora della serata gentilmente offerta da Fabrizio De Andrè (tanto per cambiare)

 

No words

Testo della mail che una mia collega è stata costretta a mandare al Capo dell’uffico tecnico che si occupa della rete informatica di Alcatraz:

“Carissimo,
circa 5 mesi fa il Direttore Generale di questo Dipartimento vi scrisse una lettera per autorizzare n. 5 suoi diretti collaboratori ad accedere, sia in lettura che in scrittura, alla casella di posta
direttore.generale@UfficioOmega.com che il sistema le ha assegnato, dando per scontato che oltre a quelle 5 persone alla suddetta casella potesse accedere anche lei, titolare dell’UfficioOmega.
Così non è, e la dr.ssa X non riesce ad accedere alla SUA casella di

To mention spraying, first viagra and yohimbine www.trafic-pour-noobs.fr of other regular attachment http://www.trafic-pour-noobs.fr/zoloft-and-add products gold all gorgeous.

posta. Pensavamo ad un problema tecnico, ma i vostri collaboratori, interpellati, ci hanno richiesto, per sbloccare il sistema, che la dr.ssa X scriva una seconda lettera nella quale autorizza SE’ STESSA ad accedere alla SUA casella di posta.
Non è possibile fare nulla, per evitare che questa lettera venga scritta e spedita (e resti agli atti)?
Un saluto,
ZY”

Veline

Veline nel senso originario, l’unico che avrebbe compreso Montanelli, per capirci. Le veline di ieri erano:

1. le notizie di WikiLeaks sul premier sono state date da funzionari di quart’ordine che hanno malamente scopiazzato da giornali di sinistra, per esempio Repubblica [una testata a caso, N.d.R.]
2. le escort che rilasciano dichiarazioni ed interviste in tv sono state pagate da qualcuno (*)

E ecco che nel giro di 24 ore sento queste infallibili verità pronunciate, con le stesse identiche parole, da almeno 5 dei mastini sbavanti del Sire, in almeno 5 diverse comparsate televisive, rispondendo a 5 domande diverse. Ci mancava solo che lo dicessero imitando la voce del Signore e Padrone.
“Vergogna” è veramente un termine sopravvalutato, ormai.

(*) ma non perdetevi il seguito del ragionamento, miei affezionati topolini all’ascolto. Sorvoliamo sulla constatazione che “le escort sono state pagate” è tautologico, perchè finchè non spieghi da chi, verrebbe da rispondere: eccerto, “le escort, è il loro mestiere essere pagate per fare sesso” (finissima parafrasi di ispirazione manzoniana, dovreste pagare voi a me solo per questo). E pagate per pagate, meglio pagate per finire in tv che pagate per provare le molle del lettone di Putin con un vecchio bavoso con la moquette in testa.

Ma, come dicevo, sorvoliamo. Il seguito del ragionamento era: “perchè, ditemi voi, quale ragazza sana di mente andrebbe in televisione a dichiarare di essere una puttana, a rischio di non lavorare più, di non poter trovare più marito [noohhh mio Dio il richiamo a La lettera scarlatta, nooo, N.d.R.] se non fosse per un congruo compenso in denaro?”  Ed ecco, un raggio di sole lo circonfuse e dietro le sembianze del satiro anziano con la panza spuntò il pater familias, con un’aura di violetta, quello che si preoccupa del futuro delle zoccole che pure LUI HA SELEZIONATO PER QUELLO SCOPO, E INVITATO A CASA SUA, e remunerato per le più varie prestazioni con i  più vari compensi, dai 1.000 ai 7.000 euro e farfalline e tartarughine varie. Ovvero: puttana va benissimo, ma solo fino a che ti pago io, e solo finchè la fai con me (con Fede e Lele Mora, al massimo).

E non ti azzardare a mettere gli occhi su mio figlio, escort che non sei altro, che siamo una famiglia per bene.

Vissani? e chi è?

Pappone energetico della domenica sera. Per ritemprarsi dai 6,300 km corsi in mattinata e per poter affrontare una settimana non priva probabilmente di una certa dose di umiliazioni e occhi bassi.

Dunque, tirate fuori dal congelatore due tupperware che sapete contenere funghi già stufati. Togliete i coperchi e constatate che sono cardoncelli da una parte, champignons dall’altra. Come mischiare rum Zacapa 25 anni e rum Tio Pedro comprato al discount, ma non è il caso di fare gli schizzinosi, favoriamo le relazioni interraziali. Metteteli ambedue nel microoonde a scongelare. Intanto fate soffriggere un cucchiaio di olio e peperoncino: fa freddo, abbiamo bisogno di calore. Rovesciate il contenuto dei due tupperware semicongelati nella padella, per scoprire con genuino stupore che sotto i funghi cardoncelli era sepolta una salsiccia al forno. Aggiungete acqua per facilitare la fine dello scongelamento. Realizzate che forse ne avete aggiunta un po’ troppa e date – purtroppo – corso alla brillante idea che intanto vi è balenata davanti agli occhi: trasferita la salsiccia in un piatto, e mettete lo zuppone di funghi misti nel mixer. Frullate e rimettete il contenuto in padella. Aggiungete la salsiccia tagliata a fette, un pizzico di sale e abbondante tabasco. Resistete alla tentazione di aggiungere una sottiletta, fate bollire un paio di minuti e travasate l’immondo sbobbone color sottobosco in un piatto.

Accompagnate il fine esperimento gourmet con una Moretti Baffo d’Oro.

Il mondo vi sorriderà e sarete pronti per affrontare il lunedì mattina.

Non è l’errore in sè

Non è l’errore in sè: quello l’ho fatto, e me ne prendo la responsabilità. Potrei obiettare che mi riesce difficile guardare le cose dal punto di vista politico, invece che gestionale / amministrativo. Potrei  dire che sono stata colta alla sprovvista, e sapendo che eravamo in ritardo, ho cercato di velocizzare la procedura. Potrei dire che di quella elaborazione sapeva almeno un funzionario, e cazzo ne so io che poi non gira le carte ai livelli più alti. Ma sono foglie di fico. Dovevo pensarci, e basta. [tre foglie di fico, comunque, coprono già un bel po’, N.d.R.]

Quello che amareggia fino alla tentazione dello sfanculamento preventivo è che l’errore – con conseguenze molto limitate, sia ben chiaro – si porta sempre dietro veloce come un fulmine il giudizio di valore sulle tue capacità, e addirittura dubbi sulle scelte fatte. Si porta sempre dietro – diffidenze volpine – il dubbio sulla buona fede. Non c’è mai la presunzione di innocenza, in questo mondo difficile. E dietro tutto questo balena sempre, come è ovvio, il concetto di “come te movi te fuRRmino“, come diceva Cinzia Leone, o “io ti ho dato la luce, io te la spengo” se preferite il meno sofisticato Andrea Roncato. E che cazzo.

Cose che ho impararato da questo episodio:
1. mai dimenticare mai che sei appesa ad un filo, e le cesoie sono sempre lì in agguato;
2. non sono cazzi tuoi la mole di documenti che invii alla gerarchia di capi&affini: tu mandali, perchè nessuno domani ti deve poter dire che non ne sapeva niente. Tu gira tutto a tutti, e vaja con Dios;
3. non hai nessun grado di autonomia, nemmeno una stizza, nemmeno dopo quasi 7 anni: sei pazza? prendere decisioni e mandare avanti una procedura è un ruolo da funzionario, e tu sei [piega schifata della bocca] un’esterna. Tu devi limitarti ad elaborare, inviare, aspettare commenti, ri-elaborare, re-inviare, nei casi più gravi perdere di vista il documento, che nel frattempo acquista vita propria, e sperare di essere informata su che fine fa il frutto del tuo lavoro;
4. per un politico, la faccia è in assoluto la parte più importante del corpo [che scopertona, eh? N.d.R.]

Passerà, come ne sono passate tante. Ma la stanchezza di non capitalizzare mai, al netto delle solite attestazioni di stima, quella, rimane. 

Mi veniva la tentazione di mettere il video del Tenente Hartman in Full Metal Jacket. Ripiego su un più graffiante e sottile Alberto Sordi (ritengo “Signor Tenente! I tedeschi si sono alleati con gli americani!!” una delle battute più folgoranti ed esemplificative del momento di totale e assoluta confusione di quei giorni)