Blog disease

Offro un invito a cena (chi mi conosce sa che c’è tutto da guadagnare) al primo lettore/trice affezionato/a di questo blog, ma mi accontento anche di passanti casuali, che mi spieghi con dovizia di dettagli e un linguaggio il meno possible tecnico come si fa ad allargare la grafica del blog in modo che prenda tutto lo schermo, ed eliminare quella odiosa striscia grigia a destra.

Sono sicura che è una cazzata, ma io non ci sono riuscita

Confindustriali

Sabato si è inaugurata la nuova sede di Confindustria regionale. Nello stesso palazzo dove lavoro io. Ospite d’onore, il presidente D’Amato. La saletta che ospita il convegno è stipata di piccoli industriali locali, politici di ogni sfumatura di colore, e fauna cittadina, di quella presente ad ogni convegno.

In prima fila, un impettito sindaco fa da scorta d’onore alla bionda moglie del presidente, in arancione firmato. Malelingue dicono che ci sia lei, dietro il successo confindustriale di lui. In effetti, penso, l’inaugurazione di piccola sede confindustriale di piccola regione non era poi quest’appuntamento imperdibile. Poteva non venire, la potentissima signora D’Amato.
E invece è qui, e non solo: in prima fila, nervosamente seduta in pizzo alla sedia, scuotendosi a ripetizione i lunghi capelli biondi freschi di parucchiere, gli occhi leggerissimamente strabici piantati sul marito, non si perde un suo gesto. Una impropria illuminazione del tavolo della presidenza lascia in ombra praticamente tutti, sparando invece un fascio di luce proprio sulla faccia dell’ospite d’onore. Forse è stato fatto apposta, però la luce sottolinea impietosamente borse e rughette dell’assonato presidente, e spara on stage la circostanza che ogni tanto lui chiuda gli occhi cerulei come per pensare, mentre invece forse scapozzolea.
La signora soffre, nel constatare la sofferenza del suo compagno, che virilmente e signorilmente resiste allo spot maligno.

Ma non si è Marilù D’Amato per nulla: con un imperioso cenno della mano convoca una delle hostess, spaurita stangona che le si inginocchia davanti, fa cenno di sì con la testa, si rialza e schizza in direzione della cabina di regia. Dopo un minuto, tutti i faretti che illuminavano il tavolo della presidenza sono spenti. Il presidente tira un sospiro di sollievo, ed indirizza un sorriso di vero amore alla sua compagna.
Poco manca che le mandi un bacino sulla punta delle dita.
Un pò li invidio.

Pantani e Maradona

Ho visto un pezzetto di intervista fatta a Diego Maradona sulla vicenda Pantani. Secondo me Maradona non ha fatto la stessa fine del Pirata perchè salvato dalla sua bestialità di fondo, un misto di ignoranza e stupidità che lo hanno in qualche modo preservato dalla possibilità di depressione. Una sorta di insensibilità dovuta all’assenza di una reale coscienza di sè, alla incapacità di misurare l’abisso in cui si è precipitati, che invece purtroppo Pantani possedeva perchè dotato di un sottofondo di sensibilità e cultura media italiana, di cui Maradona è privo.

Belle notizie

La mia compagna di stanza buddista un mese fa si è assentata per una settimana. Una sera mi ha telefonato e con la voce che le traboccava di autentica gioia buddista mi ha annunciato di essere incinta. Se avete la pazienza di recuperare un mio post di fine giugno scorso, saprete perchè questa notizia mi riempie di gioia sincera. Per evitare rischi, avendo imparato la lezione, da allora manda un certificato medico alla settimana e resta a casa. Imperscrutabili decisioni direttoriali hanno deciso che non posso rimanare da sola nella stanza, e quindi il nuovo acquisto di amministrazione è stato trasferito affianco a me. “Finalmente ti ho messo un bell’uomo vicino” mi ha detto il capo ridacchiando.

Ora, a parte che il giovine ha dieci anni meno di me e quindi più che sentimenti materni non posso avere, nei suoi confronti, se non voglio passare per Girolimoni, è mio compagno di stanza da manco una settimana e gli già ho scoperto almeno tre o quattro “amiche” (nelle varianti “care amiche”, “amiche e basta”, “più che amiche”) oltre alla fidanzata ufficiale. Hai capito, il giovane manager rampante di provincia …

Adoro Michele Serra

Adoro Michele Serra. E non solo per motivi diciamo così ideologici, o perchè ha un’ironia affilata con la sabbia, o perchè ha quell’aria spaesata da Gatto Silvestro sotto il pietrone da due tonnellate, che me lo abbraccerei, o perchè era il fondatore e direttore di Cuore, ma perchè scrive da dio. Aggettivi, verbi, avverbi, tutti pesati, calibrati, ricercati e raffinati a formare miracolosamente frasi e concetti mai tromboni, sempre chiarissimi, luminosi, mai banali e massificati.

Se non ci credete, andate a leggervi il pezzo pubblicato ieri su Repubblica sulla morte di Marco Pantani. Un capolavoro. Consiglio a tutti gli aspiranti giornalisti, scrittorucoli in erba, studenti del liceo di spararsi in vena robuste dosi di Michele Serra, prima di sedersi davanti ad una tastiera.

Giochino cinese

Se proprio non c’avete un cavolo di meglio da fare, se in ufficio non c’è rimasto nessuno e vi siete stufati del solitario di Windows, fate una capatina qui: http://www.datacraft.co.jp/takagism/index_e.html

Simpatica masturbazione mentale di stampo molto orientale, può farvi passare due ore (o qualche notte, dipende da quanti film di 007 avete visto) in rilassatezza oppure indurvi a spaccare il pc con un’accetta da falegname dopo 5 minuti.

Vi dirò i segreti giusti solo dietro compensi in denaro.

Il giorno che è morto Pantani

Ho la bocca amara, uno spiacevole retrogusto di cenere che si confà alla faccia grigiastra, segnata sotto gli occhi, che mi rimanda lo specchio. Ho la sensazione che qualcuno mi tenga stretto nel pugno la bocca dello stomaco. Ho voglia di dormire, e se possibile svegliarmi il mese prossimo.

Bisogna guardare le cose da lontano, ogni tanto, per poterle vedere nella loro interezza e con sufficiente lucidità. Ma cazzo se fa male.

Buon San valentino, amore mio.

 

Qualità Totale / 5

La consulente, pennarello alla mano, sta illustrando alla vile maestranza composta dalla sottoscritta, dalla segretaria e dal Nuovo Acquisto di Amministrazione la metodica per l’archiviazione documenti messa a punto dalle geniali menti sue e del figlio del Capo, che come sempre, quando viene ribadito in presenza di sottoposti il suo ruolo direttivo e creativo, è prossimo all’orgasmo. Siamo al punto nel quale si spiega come l’identificazione dei documenti debba essere fatta mediante l’utilizzo di un numero di codice, il nome del committente e il nome che decidete di dare al progetto, “un nome breve, identificativo, in altre parole un acronomo“. La segretaria, giovane ma laureanda in lettere sbarra gli occhi senza osare di alzare gli occhi dal bloc notes; osa invece il Nuovo Acquisto, e il suo sguardo incrocia il mio.

E’ la fine.

Ogni volta che la misteriosa parola viene pronunciata, sono costretta ad inventare una scusa per uscire dalla stanza e sbellicarmi con calma nel bagno, lasciando al Nuovo Arrivato l’onere di resistere al suo posto senza nemmeno un fremito del labbro. Una delle volte, torno a trovo scritto sul mio bloc notes: Acronomo = diplomato all’Istituto Acrario.

Non sono ancora uscita dal bagno.