Una settimana sotto i migliori auspici

Domani mattina la Baccalajuola aspetta me e Stelvio per “fare il punto della situazione” e “darci qualche nuova sul futuro” (sic). Non so perchè in testa mi compare l’immagine dei gulag russi e di Ivan Denisovic che spacca pietre nel gelo siberiano.

Sto scrivendo come un’invasata, e cancellando con lo stesso ritmo. Penelope sarebbe fiera di me.

Intensi massaggi fisici con oli termali e massicci massaggi dell’ego fanno miracoli, in una domenica mattina di sole. Gli amici, del resto, servono a questo.

Ho ordinato su IBS due biografie di Ludwig van Beethoven, l’unico uomo che vorrei essere. Mi informerò per procurarmi on line anche un suo busto di finto marmo, sarebbe perfetto qui, affianco alla mia scrivania. Per intanto oggi ho sparato a piene casse e finestrini aperti la IX Sinfonia sulla strada che porta al lago, provocando scompiglio fra i villici, fra le folaghe dell’area protetta e fra gli occasionali gitanti.  

La colonna sonora di domani, però, è gentilmente offerta da Carl Orff.

 

Luce del Nord

Sul lago, la luce delle 9 del mattino (le otto, col sole) è gialla e blu come la bandiera della Svezia. Una luce netta, pulita, autunnale, che fa splendere l’acqua immobile come un pezzo di vetro, laggiù nel verde. La nuova pista ciclabile punta dritta ad est, e quindi incornicia il sole fra gli alberi in fondo alla ferita grigia della strada con una precisione sovrumana. Una leggera nebbia si sta alzando, scoprendo i campi arati di fresco.

E’ impossibile non sentirsi esplodere la vita dentro, in un contesto così.

Regolo il ritmo del respiro su quello dei pedali. Iperossigeno a bocca aperta e il sapore che mi sale nel naso è quello della mia montagna, pini e neve, di quando mio padre portava me e mia sorella alla Sellata alla scuola di sci, venti minuti di faticosissima arrampicata a scaletta per due minuti di gioia totale, di vento in faccia, di potere sulla natura e sul mondo. E di quell’odore pungente di neve e bosco che riempiva naso e polmoni. E poi daccapo: salita, discesa. Salita, discesa. Fino allo sfinimento. La fame che veniva dopo una mattinata di quest’esercizio non aveva niente di umano.

N.b. : gli esperti POR sublimano l’ansia da rinnovo contrattuale nell’esercizio fisico 🙂  ciao Mario 🙂

La colonna sonora di oggi (parole e musica) è gentilmente fornita da Daniele Silvestri.

 

Sebbene che siam donne .. / 2

Adoro questo spot. Mi rappresenta così bene da rasentare la sconvenienza, musica compresa (chi mi vuole bene lo sa). Se

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le cose vanno come dico io, giuro che questa è la mia prossima auto.

Non ci posso credere

Aggiorno la serie degli indirizzi e-mail impossibili, ma, per favore credetemi, del tutto autentici. Ovviamente l’estensione non è quella, se no gli scrivereste tutti, a ‘sti mentecatti, e finirebbero con il godere di una ingiustificata botta di notorietà, della quale sarei invidiosissima.

1.  Amico di Stelvio:  nelvuoto@libero.it 

2. Funzionario un piccolo Comune della provincia: tipregoscrivimi@gmail.com

3. ma la palma d’oro va al giovane precario di un ente paraministeriale, tutto compreso nel suo nuovo lavoro simil manageriale, che aveva commesso l’errore di farsi un indirizzo e-mail usando un server nazionale che voleva rendere un servizio alle città d’Italia, per cui tutti gli indirizzi iniziavano con IN e poi il nome della città (infirenze, inmilano, etc.). Il problema è che la città dove viviamo si chiama Potenza, e quindi il giovane Robertino, richiesto dal crudelissimo Stelvio – che l’aveva già letto sul biglietto da visita – di compitare ad alta voce il suo indirizzo e-mail, è stato costretto a balbettare (più di una volta), mentre io diventavo viola per trattenere le risate, robertino@inpotenza.it

Colpevole!

E così in preda a pensieri non propriamente rosei salgo in auto e mi rendo conto che posso percorrere n° 0 km., almeno stando al sofisticato sistema computerizzato della mia Yaris. Ergo, sarà il caso di fare benzina. Il benzinaio più vicino è a 200 metri, però inesorabilmente intasati. Calcolo che tra gli sgassamenti di prima – seconda e la leggera salita che c’è in mezzo, la benzina che c’è non mi basterà. Procedo oltre. C’è un altro benzinaio dopo il passaggio a livello, ma dovrei girare a sinistra, ed è assolutamente vietato. Se giro a destra e vado avanti fino al primo incrocio per fare inversione di marcia, rischio – ancora – che la benzina non mi basti.

Arrivo al passaggio a livello.
Non c’è traffico.
Avanzo – finta tonta – fino al centro dell’incrocio, poi rapida come una pantegana metto la freccia e svolto a sinistra, cogliendo l’attimo giusto.

Faccio venti metri, e sbucando da dietro un camion dove era abilmente mimetizzata mi vedo comparire davanti la Ferale Paletta delle Forze dell’Ordine.

Riassumo brevemente la mia situazione: sono senza cintura, ho appena fatta una svolta a sinistra vietata, ho l’accrocco per le bici montato dietro la macchina, per il quale ci vorrebbe un cartello carichi pendenti, che ovviamente non ho.

In questi casi c’è solo una tattica possibile: una totale completa spiazzante ammissione di colpa, con offerta di autofustigazione, ceci sotto le ginocchia, e nemmeno il più velato accenno di scusa. E sperare che l’interlocutore non sia gay. Apro il finestrino, prendo i documenti, e alzo la faccia verso il giovanissimo Tutore delle Forze dell’Ordine, facendo gli occhi della mamma di Bambi un attimo prima di essere sparata dal cacciatore: angoli esterni verso il basso, leggero luccicamento, ciglia in movimento.
Mi chiede se so che è vietato svoltare a sinistra (c’è un cartello grosso quanto una casa)
Si, si, certo, lo so  (battito di ciglia)
Mi chiede se per caso godo di esenzione per la cintura.
Purtroppo no (battito di ciglia)
Se ne va.
Ci mettono circa 20 minuti, lui e il socio, ad imbastire un verbale. Li vedo nello specchietto retrovisore, curvi sul cofano della loro auto, che discutono, poi uno scrive e l’altro detta, in una versione in divisa della scena della lettera di Totò e Peppino. Io resto immobile al mio posto, mani sul volante, cintura allacciata, la quintessenza della Cittadina Modello.

L’agente torna, con verbale svolazzante.
Mi hanno abbuonato la cintura, il carico pendente, qualunque decurtazione di punti sulla patente. C’è solo una multa di 36 euro per la svolta vietata a sinistra.
Mi chiede se ho qualcosa da dichiarare.
No, rispondo, sono in torto marcio (accenno di sorriso, battito di ciglia).
Firmo.
Non è che noi ci divertiamo, sussurra il giovanotto a mò di scusa.
Ci mancherebbe, gli dico sparandogli uno sguardo dritto negli occhi, voi fate il vostro lavoro. 
Lo vedo sul punto di strappare il verbale, ma non voglio strafare. Recupero verbale, carta di circolazione e patente direttamente dalle sue mani, saluto affabilmente, auguro buon lavoro, chiudo il finestrino.

Si, ok, sono una stronza.

Domenica sera

E’ sempre così: quando la salita finisce, dietro la curva, comincia una nuova curva, nell’altra direzione, ma pur sempre in salita.  E come dice il terzo corollario di Murphy sulla Sfiga, “Dietro un problema grande ce n’è uno più piccolo che sta lottando per venire fuori”.

Vi aggiorno sulla questione rinnovo contratto. Non ci sarà, questa è la novità. La fulgida Amministrazione per la quale lavoriamo ha pensato intensamente a noi ed ha partorito dopo mesi – MESI – di elucubrazioni un disegno di legge per la stabilizzazione dei precari, che comunque non ci riguarda. E non ci interessa, vi dirò. In subordine, un contratto di consulenti per accedere al quale bisogna rifare un concorso. E se non proprio un terno, è un ambo al lotto, comunque, perchè le incognite sono tante.

Come sempre.

Entrare nelle stanze dei bottoni brandendo un’ascia e spaccare tutto sembra all’improvviso una possibilità, per ottenere qualcosa di più.

Update:

ora che ci penso, ieri non ho passato la giornata solo a commiserare il mio destino professionale. Ho fatto anche altro. Per esempio, ho cambiato una tavoletta del water a casa dei miei genitori: smontata la vecchia, montata la nuova, con annesso sdraiamento stile meccanico sotto la tazza. Ora, è vero che io adoro i lavori manuali, ma non vorrei che fra le due cose che mi hanno tenuta impegnata ci fosse una stretta correlazione.

E mi pagano, quindi …

La giornata di ieri può riassumersi così: 8 ore seduta ad un tavolo, e dall’altro lato la Baccalajuola con un nuovo vezzoso caschetto

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alla francese che la fa somigliare ad uno champignon, e un funzionario ministeriale con una inquietante rassomiglianza con l’Orso Yoghi, compresa la voce e il modo di parlare.

Tender inside

Vabbè, bando ai complessi sentimenti del fine settimana che alla fine sfumano tutti, sublimati nel terapeutico esercizio di scrittura, e in circa 40 km di pedalate, e andiamo avanti.

So che qualcuno lo pensa, ma non è per leccaculismo che continuo a seguire direttive di una dirigenza che non sta facendo niente per assicurarmi un futuro e uno stipendio dopo il 30 novembre. Ci sono ordini di motivazioni più complesse, e difficili da comprendere, talvolta perfino per me.

1. di mio, ho un’etica calvinista del lavoro che mi fa essere un soldatino coscienzioso, che fa del suo meglio sempre e comunque, soprattutto quando non può fare altro. In negativo, somiglio un pò all’orchestrina del Titanic che continuava a suonare mentre la nave affondava: una roba inutile, e vagamente irritante

2. “calati juncu, ca passa la china” dice un proverbio siciliano. Mi riesce abbastanza facile, caratteristica tutta femminile, soffrire & scoppiare, nel senso di calare la testa e pedalare, anche quando le cose non vanno benissimo, in attesa di tempi migliori: mi adatto alle circostanmze, pur lamentandomi senza posa (almeno questo, me lo si conceda)

3. questa è la più difficile da spiegare, e forse la

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più inverosimile, ad un occhio esterno: sono dotata di una inguaribile empatia, che mi fa percepire gli stati d’animo altrui anche – anzi, in special modo – quando sono rigorosamente e fermamente nascosti dietro corazze di ogni genere, soprattutto di autoritarismo. E se gli stati d’animo che leggo sono di difficoltà – tristezza, preoccupazione, fatica, vergogna – mi riesce quasi impossibile non tendere una mano. Tutto ‘sto papiello per dire che l’istituzione che non sta facendo niente per me, e niente farà, al mio occhio empatico è risultata più volte essere una persona in forte difficoltà, con una palpabile sofferenza acquattata dietro agli occhi. Lo dico ancora meglio? Mi ha fatto pena.

E mi sono sciolta.

Da tutte le gatte del mondo

Nella top ten del mio immaginario erotico, con mio immenso dispiacere, si è liberato un posto 🙁

Buon viaggio, Paul. Grazie per i sogni che ci hai fatto fare, a noi femminucce romantiche, grazie dalle gatte sui tetti che scottano, grazie per le innumerevoli palle da biliardo che hai fatto rotolare, per i verdetti che hai strappato, per quelle magnifiche rughe, per la grazia con cui ci hai incantato, e, diciamola tutta, anche un pò arrapato.

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