San Gimignano, 31 Gennaio 2008

La giornata è piovosissima e siamo tutti spugnati come totani prima di finire metà della passeggiata. Peccato, perchè il mercante d’arte è esattamente come te lo immagineresti: fico. Che poi la ficheria dipenda dal mestiere, dalla barba fintamente incolta, dal capello ribelle, dal mestiere che fa, dalla parlata benignesca, o dalle indubbie capacità di sfracanare le balle al mondo pur di realizzare quello che ha in testa, è difficile da dire.

Il punto focale della giornata per me resta il vecchietto che uscendo dalla Coop di Poggibonsi con un sacchetto in mano e vedendo il nostro gruppo raccolto intorno all’uomo di ghisa a sentire la spiegazione del fico, scuote la testa e commenta, a voce alta: “E ‘unn avevamo ‘he fare, a Poggibonsi!”. 
Una perfetta sintesi della difficoltà del creativo a farsi capire dalla massa.

 

Precario pride

La guerra fra poveri di cui parlava ad inizio anno si materializza in una mail che non era indirizzata a me, ma è finita per sbaglio nella mia posta per una serie di “inoltra” selvaggi. Da essa mail apprendo che esiste da fine gennaio un coordinamento dei precari dell’Ente Pubblico nel quale lavoro, del quale nè io nè i miei 15 compagni di sventura sappiamo niente.
Pare che noi siamo in realtà considerati già con un piede dentro, non si capisce bene in base a quale considerazione, e quindi non possiamo a buon diritto annoverarci fra i precari-precari.

Oddio, magari condivido, visto che noi abbiamo sostenuto uno straccio di selezione e invece il 90% del comitato di coordinamento precari di cui sopra è stato pescato nel mazzo perchè amico del cugino del parente del compagno.
Però proprio l’amicizia con il cugino del parente del compagni mi squieta, perchè se c’è da sgomitare state pur certi che della nostra bella selezione che ci ha ridotti da 500 a 16 non fregherà una beneamata ceppa a nessuno, mentre invece molto più importante sarà l’amico del cugino del parente del compagno.

Borgo Valsugana (TN), 29-30 Gennaio 2008

Il sospetto che non è detto che si mangi bene dappertutto in Italia, come sostengono i rutelli da bar, diventa certezza la sera che ci vengono serviti lasagne precotte fettine ai ferri e poco altro in un luogo che potrebbe essere il tripudio di polenta, funghi, cacciagione, vino DOC. Vabbè.
Per fortuna ci sono le persone. Persone con una sola idea però proprio quella, disposte a farsi insultare per strada per realizzarla. Un’idea che parte semplice, poi germina, mette radici, si espande e si moltiplica, dando vita ad una serie di addentellati e indotti he dal bosco scendono verso la città.
P1000521Bisogna solo fare attenzione a non investire della stessa aura di esaltante coraggio ed originalità anche gli indotti, perchè alla fine si rischia di far passare per meravigliosa una comune biblioteca di paese, colorata pulita ed ordinata quanto vi pare, ma comunque non è la Biblioteca di Alessandria, e noi poi alla fine non è che proprio “siamo venuti giù dalla montagna con la piena” come ha chiosato un mio amico.

Per fortuna, prima, c’è stato il bosco. Lì le nostre animelle di ex briganti e di pronipoti di Federico II si sono ritrovate, tutte insieme. Abbiamo messo i piedi negli stessi posti, ci siamo arrampicati con le stesse metodiche, siamo riusciti tutti a non scivolare nonostante i sentieri ghiacciati.
P1000504Il grande respiro della natura ci ha accomunato, ed è per questo che siamo entusiasti, perchè il bosco è una cosa che riconosciamo bene come nostra, è il nostro mondo, un mondo che ci è familiare, se le voci tacciono niente può impedirci di pensare di essere a casa, nei nostri boschi, a fare le stesse cose.
Già me lo vedo, un branco di cinghiali di cartapesta campeggiare davanti ad un rifugio sulla nostra montagna.
Sappi che ho fatto un enorme sforzo, Emanuele, a non postare foto proibite 😉

Appunti di viaggio disordinati o della comprensione dell’arte contemporanea

Bologna – Arte Fiera, 28 gennaio

P1000417Certo è un impatto forte, appena entri sei aggredito visivamente da un uomo di materiale plastico alto 3 metri.
Bellissimo.
Ci sono cose che ho adorato e altre che mi hanno lasciato indifferenti, fino a quelle che mi hanno ripugnato. Il tutto rigorosamente senza capirne una mazza. In teoria è tutta roba che potresti comprare e tenere in salotto, se sei un figuo della madonna. Io ad esempio potrei tenerci

P1000425questo, che mi pare mi somigli parecchio e mi risolverebbe il problema della parete vuota dietro al tavolo da pranzo.
Ma sfido chiunque, anche Luca Zingaretti (che il Signore lo abbia sempre in gloria per quel corpo e quella faccia da maschio dominante) e Amanda Sandrelli, vips presenti alla fiera, a tenersi in salotto una roba

P1000427così, che è bellissima e di enorme impatto ma forse meglio figurerebbe in una sede sindacale, di quelle grandi e prestigiose piene di gente che il probelma del lavoro l’ha rusolto da un pezzo, o magari al centro dell’emiciclo di Montecitorio, così, giusto per ricordare dove sta il paese reale e soprattutto che fine fa, mentre loro brindano a champagne e pasteggiano a mortadella cannoli e tutto lo schifo umiliante che siamo stati costretti a subire, come società civile (diciamo così), in questi giorni.
Alla fine, il mio pensiero conclusivo sull’arte contemporanea, dopo il primo giorno di viaggio, è che molte cose avrei potuto farle anche io con le mie manine sante, mentre difficilmente avrei potuto dipingere la Cappella degli Scrovegni, PERO’ dovevo avere l’idea, e non l’ho avuta. Insomma, la tecnica c’è ma è facilmente imitabile con un pò di buona volontà e propensione alla manualità e familiarità con la chimica dei materiali. Quello che mi manca per fare l’artista contemporaneo sono le idee. Ma ci posso lavorare.

Morning rage

STRESS… e siccome per lo più non dormo, macino e rimacino sempre sulle stesse cose e mi accorgo che monta la rabbia. Un gigantesco VAFFANCULO compare come fumetto sulla mia testa ogni volta che qualcuno degli uomini che ho amato e poi mi hanno preferito un’altra, meno problematica probabilmente, mi parla per raccontarmi di quanto sia insoddisfatto della sua donna attuale, cercando comprensione e una spalla sui cui piangere. E chi se ne fotte, penso io – e glielo dico pure. Vi è piaciuta la bicicletta? e mò pedalate. Trovo giustissimo che anche loro vivano male, mi pare un equo prezzo da pagare per la infelicità inflitta a me, anche se superata, anche se sono storie lontane. Poi mi odio, per questi pensieri meschini.

La precarietà mi aggredisce da tutte le parti. Il lavoro è precario, non solo nel senso del contratto, ma anche nel senso della sostanza del mio lavoro, mi piace sempre meno e non so come fare ad uscire da questo stallo. La casa è precaria, ho un contratto dei puffi, scaduto, in teoria posso barricarmi dentro e non voler uscire mai più ma anche essere buttata fuori senza preavviso. I rapporti personali non ne parliamo. Niente e nessuno mi si concede come io vorrei, pienamente, liberamente, ampiamente, devo sempre lottare come un cane arrabbiato per aggiudicarmi una fettina di qualcosa, o di qualcuno, e la sensazione predominante che vivo per lo più è quella del rifiuto.

Ma la rabbia fa male. Gonfia la pancia, che poi diventa un ulteriore elemento di rabbia contro me stessa, per non essere capace di controllarmi, e perdere 5 chili, che adesso forse sono diventati 10. Mi guardo allo specchio e mi odio. Forse dovrei montarmi un sacco da pugilato a casa.

Mah ..

“… e chissenefrega se sei venuto apposta da un paese della Provincia, è vero, ti avevo chiamato io, ma il documento non è pronto, torna domani, dopodomani, torna tutti i giorni, pianta una tenda qua davanti fino a che io non deciderò che è il caso di smuovere il culo dalla sedia e mettere una stracazzo di firma”   [tempo occorrente: secondi netti 2]

Non è stato detto proprio così, ma il senso era quello.

Se questo è un funzionario pubblico, sia chiaro che io non lo sono e non lo sarò mai.

Del perchè non amo più di tanto i bambini

(almeno, finchè non avrò i miei)

L’amorevole frugoletto biondo accompagna la sua mamma in visita a casa mia.
Nemmeno il tempo di togliergli l’amorevole cappottino e lui, silenzioso, deciso ed efficiente come un killer, si avvicina al mio presepe peruviano e stacca con un solo colpo bue e asinello, buttandoli sotto al divano.
Mentre io sbuffo a 4 zampe per recuperarli, già meditando di arrossargli le amorevoli guancine a forza di ceffoni, la mamma con inflessibile severità bisbiglia ridacchiando: “Ma che fai, stupidino! Non si fa!”

Evidentemente colpito da tanto rimprovero, il piccolo delinquente, dopo aver disdegnato i cubi di legno che avevo preparato apposta per lui, riesce, nel giro di 10 minuti, a:

– staccare 4 delle 5 foglie di una pianta grassa che ho sul tavolino e farle a pezzi;
– usare i sassi che ho in una ciotola sullo stesso tavolino per fare il tiro a segno contro lo schermo del televisore;
– ingozzarsi di cioccolatini che gli ho fornito sperando che ci si strozzi o in subordine che abbia almeno le mani impegnate per 10 secondi.

Il tutto mentre la mamma fa finta di nulla e conversa pacificamente con me che non la ascolto, impegnata come sono a cercare di prevedere le mire del killer e spostare, alzare, parare sassi, recuperare carte di cioccolatini e oggetti d’arredo scaraventati per ogni dove.
E pensare che avevo insistito io perchè venisse a trovarmi con l’amorevole piccino.

Wired

Da circa un mese un meravigliosissimo spaziale personal computer con tutti i controcazzi campeggia sulla precaria proletaria scrivanietta stile Ikea della mia casetta da single. Da circa tre giorni una cazzutissima connessione Fastweb flat alla velocità della luce con un costo doloroso come un’estrazione dentaria mi ha messo in contatto con il mio mondo on line.

Questo significa che adesso potrò postare le mie minchiate anche a notte fonda, la mattina presto, il sabato e la domenica, esattamente come sto facendo adesso.
Mi pareva il caso di avvertirvi.

P.S. Messaggio per il titese creativo: ho letto il tuo saggio sui put’nzes, sei stato veramente bastardissimo, ma ho riso molto. Bravo, così si fa. Vieni a prenderti lo scappellotto che meriti.

Ruolo chiave

Da quando sono rientrata dalle ferie natalizie, ovvero 4 giorni circa, ho avuto tutto il tempo di sistemare la posta, ricambiare gli auguri di buon anno, fare un backup dei dati del mio pc, intervenire smodatamente in quasi tutti i numerosi forum a cui sono iscritta, aggiornare il blog, giocare a Solitario e a Campo Minato e prendere il caffè con le colleghe.

Il telefono è squillato 4 volte, e due volte era mia mamma. Alla porta hanno bussato in 2.

Non so, a me non pare un bel segno dell’importanza strategica che la mia figura professionale riveste in questo ufficio.

Cepu? Ci ho andato anche io! / 1

Poi dice che siamo noi ad essere troppo critici con la stampa locale.

Stamattina al giornale radio regionale, nei titoli, hanno detto che la Basilicata in materia di ambiente è una regione virtuale. Forse volevano dire virtuosa.
Correggersi nel corpo della notizia l’ho apprezzato, ma non è sufficiente.

E a proposito: pare che gli errori più gettonati, nell’ultimo concorso in magistratura, siano stati “penZiero” e “leGGislativo”. Passi – si fa per dire – per il primo, frutto probabilmente di storpiatura dialettale. Ma il secondo. Tu, esimio candidato, ti sei laureato in giurisprudenza. La parola “legislativo” sarà comparsa sui tuoi testi di studio un qualche milione di volte. Come, come è possibile che dopo la laurea tu scriva “leGGislativo”?