Spoil system

L’assessore di Rifondazione Comunista è stato pesantemente trombato alle ultime regionali. Dopo un lungo tira e molla, come è d’uopo in questi casi, lo sostituisce un assessore della Margherita, più precisamente del Partito Popolare. Con il caro vecchio Tovarish vanno via anche la Dirigente Generale, la sua segreteria, tre o quattro dirigenti “esterni”, dell’80% dei quali non sentiremo la mancanza. Per il momento è in bilico anche Gatto Silvestro, che però è in quota DS e quindi nonostante la sua palese insipienza dirigenziale dovrebbe essere graziato.

A parte la tristezza di vedere corridoi semivuoti, gente con cui abbiamo lavorato bene che fa le valigie mettendo soprammobili e documenti nelle scatole di cartone, come nei film americani, e la tristezza di vedere le stanze di Tovarish spalancate e odore di pittura fresca e operai che ristrutturano/rinfrescano, a me e a Stelvio, assistenza tecnica con un contratto triennale che per puro caso è a cavallo di due legislature, si pone il problema di riaccreditarsi con la nuova dirigenza e il nuovo assessore.

Scartato il vecchio stile, per il quale entravamo nella stanza dell’assessore con il pugno chiuso alzato, lo chiamavamo “compagno assessore” e facevamo partire l’inno nazionale sovietico ogni volta che ci arrivava una sua mail, stiamo pensando di adornarci di una vistosa croce ciascuno, entrare nella stanza ad occhi bassi ed accennare un inchino a magari il bacio dell’anello. Io stavo anche pensando ad un vestitino sobrio, tipo chador, di un colore che si confonda con la tappezzeria, e Stelvio valutava la possibilità di una tonsura francescana, per far notare la quale sarebbe forse d’uopo entrare nella stanza a marcia indietro.

Suggerimenti saranno ben accetti.

Mondo, giorno

Ma è solo un momento, appunto.

Poi mi rendo conto che non sono libera di passare la domenica con l’uomo che amo e risprofondo nella depressione. Ho anche paura di volare, e invece fra una settimana prenderò ben due aerei di cui uno intercontinentale per un totale di quasi 12 ore col culo per aria che è una cosa innaturale perchè se Dio avesse voluto farci volare ci avrebbe fatto spuntare le ali, no?  per andare da mia sorella, udite udite, portandomi dietro mamma e papà.

Sarà un disastro da cui non mi riprenderò se non a forza di pillole grigie il cui nome finisce in -tox o -ina.

Autostrada, notte

E’ notte, il buio è tiepido, profuma di gelsomini e mi entra a ventate dai finestrini dell’auto spalancati come se mi mancasse l’aria.

Il tachimetro segna 80, poi 95, poi 110, poi 140 poi rallento perchè Ceres + Matusalem non depongono proprio a favore della mia prontezza di riflessi.

Ma non c’è problema, la mezzeria si snoda invitante sotto le ruote, nei – pochi – tratti nei quali i lavori del’A3 sono finalmente finiti c’è tanto di quello spazio che nessuno dei frequentatori abituali ci si raccapezza più, e barcolliamo da una corsia all’altra ebbri di gioia per tutto ‘sto posto. Lo stereo pulsa una gioiosa tammorra salentina, la tengo sparata a così alto volume che secondo me la sentono pure nelle case ai bordi dell’autostrada.

Il profumo della primavera, la modica velocità, la musica andrenalinica, un pò di alcool nelle vene, il buio, il vento.

Per un breve momento, sono quasi felice.

Family ties, ancora

Nessuno ci crede e io mi vergogno pure a dirlo, ma io ho un problema, Che esemplifico con la seguente descrizione.

Lascio mia mamma in macchina  a fare l’ostaggio in doppia fila mentre io vado in erboristeria a comprare la tisana svizzera. Sapete benissimo a che serve, quindi non fate quella faccia. L’erboristeria dalla quale mi servo io è una delle più sfigate della terra, dentro non ci ho mai trovato nessun altro cliente e anzi sospetto di essere l’unica. Corollario positivo: mi sbrigo in tre minuti netti.

In quei tre minuti, mia mamma ha avuto il tempo di:
1. aprire i cassettini della MIA macchina
2. scovare la cartellina con gli esami medici
3. leggerla con calma foglio per foglio arrivando alla fine alla carta intestata con le prescrizioni del ginecologo

Quando risalgo in macchina lei ha la faccia della mamma di Bambi un attimo prima che le sparassero, e parte il pistolotto dal titolo “Tu non mi dici mai niente” che ha contenuto variabile ma un ritornello fisso “mamma e figlia dovrebbero raccontarsi tutto” e parte dal ritrovamento oggettivo in questione per approdare, svariati minuti dopo, agli archetipi freudiani del complesso di Edipo e alla rovina universale del mondo. In mezzo, c’è sempre il refrain patetico “Ti ha fatto male? Ma come, sei stata male e non mi hai detto niente, potevo accompagnarti”. Il tutto si conclude con un secondo più attento esame della carta intestata, richiesta di referenze del ginecologo, e visto che il mentecatto in un soprassalto di precisione professionale ha scritto sulla prescrizione: “rifare controllo fra due mesi”, ecco che mammina si fa i conti e stavolta ben decisa a non farsi sfuggire l’occasione di tenermi la manina mentre mi infilano uno speculum, chiude il discorso con al seguente minaccia: “Al controllo ti accompagno io”.

Piccolo dettaglio che forse aiuta a comprendere la serietà del problema: io ho quasi 40 anni.

Per i motivi testè esemplificati, ho dovuto cambiare l’indirizzo al quale ricevere l’estratto conto della mia banca (mia mamma lo leggeva e faceva i conti di quanti soldi avessi speso nel trimestre e come e perchè), ho dato numero e indirizzo dell’ufficio a cui farmi spedire le suddette analisi (mio padre una volta le andò a ritirare per me, poi le fece vedere ad un suo amico medico per un parere prima di farle leggere a me), e i fiori dei miei numerosi amanti (i miei, che ve lo dico a fare, leggevano i bigliettini d’amore allegati).

Lo so. Non sono pazzi. Mi vogliono solo troppo bene. Ma troppo, davvero.

25 Aprile

Tutto il 25 Aprile per me si condensa in due immagini, .

La prima me l’ha raccontata da mio padre, che all’epoca aveva 6 anni: mio nonno, tenente colonnello dell’esercito italiano (e fascista) già malato del tumore che lo porterà alla morte nell’Agosto successivo, che nel cortile della caserma dà ordine di buttare a terra i busti di gesso di Mussolini presenti in svariati punti dell’edificio e personalmente ci passa sopra coi piedi per sbriciolarli.

La seconda l’ho ricostruita con molta fortuna e solo pochi anni fa: mio zio, il più grande dei fratelli di mio padre, comunque un ragazzino di 20 anni, regolare dell’esercito italiano (e fascista) di stanza nel Cuneese che insieme a tutta la sua colonna in un trasferimento cade in un’imboscata partigiana e viene incarcerato, picchiato, torturato e infine ucciso a furia di botte. Era il 1° Maggio 1945, e lui per pigrizia o per paura o per convinzione, non lo saprò mai, aveva aderito alla RSI. 

Sarà per questo che sono diffidente di fronte a chi non si pone mai domande e di fronte a chi non pronuncia mai le parole: “Potrei sbagliarmi”.

Non si muore, alla fine

Con i favolosi guadagni consentitimi (ehe, che grammatica ardita) da un anno di impiego pubblico ancorchè precario, ho fatto un regalo alla mamma e, visto che i vecchi si stavano silenziosamente sbriciolando e lasciavano passare i passeri, ho fatto installare ben due nuovi infissi a casa mia. Uno in camera sua, uno in camera mia. E’ quella stessa finestra che prima sbatteva quando c’era vento, terrorizzando le mie notti adolescenziali perchè il rumore era identico a quello del terremoto che avevo sperimentato di persona solo qualche mese prima.

Adesso non sbatte più. Stento a crederci, mi manca, quel rumore. O forse mi manca quella ragazzina che passava un’ora a mettere zeppe di carta nelle guide della serranda per impedirgli di sbattere.

Da un mese circa sul viadotto dopo la galleria prima di P. hanno alzato e rinforzato le paratie esterne. Barriere frangivento, dicono. Barriere tese a scoraggiare il suicidio, penso io. Sì, Fratello, è proprio QUEL viadotto. Un viadotto dal quale si sono buttate almeno 10 persone negli ultimi 7 anni, forse perchè è un posto bellissimo, alto il giusto per essere sicuri di restarci secchi, silenzioso, poco trafficato, che affaccia su bosco e campagna, falchi in volo, insomma il posto ideale per salutare il mondo. E magari qualche volta anche per decidere – senza pensarci, istintivamente – che NIENTE può essere così terribile da voler rinunciare per sempre a tutto il resto.

Ogni volta che ci passo saluto mentalmente quelle due o tre persone che conoscevo pure io, che si sono buttate da lì. E saluto mentalmente quella che è stata lì lì per farlo.

Le gioie della P.A.

IO: Pronto?
LEI: Vorrei parlare con la dottoressa Circense, per favore (voce femminile flautatissima)
IO: Sono io, buongiorno
LEI: Buongiorno, sono l’avvocato G. chiamo dalla XY Spa ho avuto il suo nominativo dalla dottoressa S. (Dirigente generale del mio Dipartimento) che conosciamo da anni, (e questo che cazzo c’entra, mi scusi?) vorrei chiedere qualche chiarimento sul bando 04/05.
IO: Mi dica
LEI: Ah, posso chiedere a lei, il dubbio che ci attanagliava in fase di elaborazione era questo: le domande vengono esaminate tutte constestualmente alla scadenza oppure vi sono differenti modalità? perchè vede non si evince dal testo
IO: Un attimo apro il Bollettino Ufficiale … a me pare di ricordare che sia una scadenza secca …
LEI: Pag. 28 art. 12 primo capoverso
IO: (mentre sfoglio) Guardi, ora che mi ricordo sono certa della scadenza secca perchè c’era un motivo strategico: volevamo impedire che il primo progetto arrivato, se fatto da azienda molto grossa, esaurisse le risorse. Ecco infatti guardi c’è scritto: entro e non oltre il 40° giorno dalla data di pubblicazione (ma lo sai leggere l’italiano, Perry Mason del cazzo?)… a me pare chiaro da come è scritto ..
LEI: Ecco si è vero ma quello che ci ha tratto in inganno è il capoverso successivo, dove si dice “L’arrivo dei progetti sarà attestato dal numero di protocollo di ricevimento”
IO: Appunto. L’arrivo, non l’ordine di valutazione. E’ un obbligo di legge per un Ente pubblico protocollare la corrispondenza in arrivo (avvocato di questa ceppa)
LEI: Ah ah va bene la ringrazio credo che nei prossimi giorni mi permetterò di arrecarle ancora disturbo ..
IO: Ma si immagini, sarà un piacere (non avevo mai parlato prima con un codice civile, sarà una bella esperienza)

Insomma sto bene, nonostante

La tonnellata di esami che quello psicopatico del medico curante mi ha prescritto hanno accertato, indovinate un pò?
CHE SCHIATTO DI SALUTEEEEEE!!!

Vabbè, ho il solito problema urogenitale del quale non saprei più come fare a meno ormai, e che mi altera di un tot le analisi della pipì nel vasetto e talvolta mi impedisce di godere appieno delle gioie del sesso, ma che sarà mai? Basterà il solito consulto strapagato dal solito luminare che mi prescriverà il consueto antibiotico che non servirà alla consueta cippa, ma per il resto tra le mie analisi del sangue e quello del disgraziato che hanno sparato in orbita due giorni fa non c’è alcuna differenza.

E quindi è inutile che rompo di coglioni, non ho scompensi ormonali nè tiroidei nè di alcun altro genere noto alla scienza medica, per dimagrire devo solo fare la fame per circa due anni senza fiatare. Che culo, dico io.