Un’altra possibilità

Avrei a questo punto due possibilità di scelta:

1. l’appartamento già descritto del post precedente, che ai suoi indubbi meriti aggiunge quello di amplissima disponibilità di parcheggio;

2. una mansarda rifinitissima, climatizzata, completamente rifatta dalla coppia di proprietari che ci abitava fino a ieri, che non ho ancora visto, della quale non so il prezzo, che affitta una mia amica (starei sopra la sua testa, in effetti) però in una via nella quale il concetto di parcheggio è un concetto futuribile, e i posti che ci sono, nella media di 0,5 ogni 722 abitanti, sono appunto per gli abitanti, quindi se poi non trasferisco la residenza non avrei diritto nemmeno a quello 0,5 di posto da dividere con gli altri 721.
La vedo stasera, però. Poi vi saprò dire. Intanto esprimetevi, che vi tengo a fare se no?

Questa mi piace …

Bah, proprio l’antro della strega di Biancaneve no. Il bagno è vecchiotto, ha la vasca con la tenda, che io odio, invece della doccia, e l’impianto elettrico mi mette in leggero sospetto, ha le prese Magic che sembrano masticate da un pastore tedesco, e poi il portone e l’esterno del palazzo sono un pò scorticati. 

Però è luminosa, ha bei pavimenti, è stata ridipinta di fresco, ha un bel balcone, ha due camere da letto, ha una cucina con porta e finestra e non un angolo cottura. Il prezzo dell’affitto è accessibile.

Bah.

Fenomenologia dell’annuncio immobiliare

Allora:

1. i giornali di annunci non servono, perchè la città è piccola e quindi gli annunci ogni settimana sono in tutto 15, di cui 7 già c’erano la settimana scorsa, 3 hanno già fittato (di questi 3, 1 ha deciso di non fittare più, dichiarazione che mi ci vuole un pò a comprendere fino in fondo: aveva litigato col fidanzato e ha fatto pace? ha deciso anche lei di andare a vivere da sola? era sotto l’influsso del demonio quando ha deciso di mettere l’annuncio?), 3 sono posti in culo al mondo o si percepisce la fregatura lontano un miglio (“appartamento interrato luminosissimo“, oppure “appartamento pluriaccessoriato 20 – VENTI – mq lordi” ditemi voi se è possibile mettere annunci così senza spaccarsi in due dalle risate), 2 li chiami, vai a vadere e la casa non ti piace

2. l’agenzia, nella persona di Helene, simpatica ventenne che faceva sisi con la testa e si limava le unghie mentre le spiegavo le mie esigenze, per farvi capire l’interesse, si è presa i miei dati e poi è sparita in un dignitoso riservato silenzio, come se mai avessi varcato quella soglia

3. resta il passaparola, che dà i primi frutti: lunedì vado a vedere una casa in uan zona vicina ma non troppo, lontana ma non troppo, un palazzo dignitoso, un affitto medio trattabile, 70 mq con cucina. Potrebbe essere l’antro della strega di Biancaneve, ma anche no. La padrona è una ex fidanzata del mio amico Pierre Cosso, che però mi ha suggerito di non rendere nota questa amicizia, anzi di non nominarlo proprio, se non voglio che improvisamente l’affitto si raddoppi.

Cerco sempre casa

Eppure ero convinta che il solo DECIDERE di andare a vivere da sola facesse fioccare sul mio cellulare nella mia casella di posta elettronica e di legno tutta una serie di offerte di case bellissime a prezzi stracciati. E invece no, cazzo, tocca smazzare per trovare un buco decente. E’ giustizia, questa?

Vado a vivere da sola

Vado a vivere da sola.

Siete pregati di non ridere e di non fare commenti malevoli sul ritardo con il quale, all’alba dei miei 40 anni, ho preso questa decisione.

I miei genitori invece delle crisi isteriche e delle recriminazioni che io temevo, si sono detti d’accordo e mia madre ogni giorno mi offre uno dei mobili di casa da portarmi via (“La vuoi la consolle dell’ingresso?” “Potresti portati l’armadio della tua stanza”), segno dal quale deduco che in realtà non vedeva l’ora di liberarsi di me e/o dei mobili di casa sua.

Quindi, la ricerca di casa è ufficialmente partita. Ho maturato una certa esperienza (ricordate? la mia casa cosiddetta coniugale, che cercavo l’anno scorso?) e quindi ho cominiciato a cassare il “monolocale in stabile signorile in pieno centro” (= soffitta in palazzo fatiscente sotto al quale non troverai parcheggio nemmeno se minacci il suicidio) e “l’appartamento in villetta ingresso indipendente” (= ex stalla in mezzo al bosco).
Sono cose, come direbbe un mio amico.

Diario americano / 5

Aquarium Drome, Chicago. Un posto sterminato a misura di bambino come solo le attrazioni pubbliche americane sanno essere. Facciamo una chilometrica paziente ordinatissima fila multirazziale e alla fine entriamo. Seguiamo ordinatamente il percorso e vediamo gli squali (molto più piccoli di come me li immaginavo), i pinguini (bisogna strofinare sul vetro appannato dal freddo per vedere al di là l’ambiente polare perfettamente ricreato), le marmotte (enormi topoloni un pò schifosi visti da vicino), i delfini e i beluga (tristissimi). Alla fine giungiamo in una sala la cui attrazione a caratteri cubitali pare essere “il pesce più vecchio del mondo”. Regalato all’acquario quando ha aperto, nel 1933, è ancora lì, sovrano della popolazione acquatica che lo circonda.
Mi avvicino al vetro.
In mezzo alla fanghiglia sporca una carpa grigiastra e obesa giace immobile sul fondo.
– Ma è immobile, dice l’italiana con la malignità che le deriva dal sangue magnogreco che le scorre nelle vene. Il suo cervello elabora rapidamente tre o quattro soluzioni possibili, fra le quali la migliore sembra essere quella che “il pesce più vecchio del mondo” donato all’Acquario nel 1933, sia morto nel 1934 e si sia mummificato sul fondo. Ma i bambini americani, e gli americani bambini,  non vogliono sentire ragioni. Il pesce più vecchio del mondo esiste, va ammirato con genuino stupore e si coglie con gridolini di stupore ogni minima vibrazione dell’acqua – provocata dagli altri pesci, quelli più giovani – per attestare la permanenza in vita di un baccalà americano.

Diario americano / 4

C’entra fino ad un certo punto, però ieri sera ho affittato un film da Blockbuster. In VHS perchè il lettore DVD novo nuovo regalatomi per il mio compleanno dopo i primi 23 secondi di utilizzo ha deciso che era stanco della vita e si è bloccato in modo irreversibile, cassettino compreso, imprigionando per sempre una copia pezzottata de Il Signore degli Anelli Part III – Il ritorno del Re. Nn mi rompete le scatole, so che non si tarocca e so che VHS è preistoria, ma lo volete o no il post di oggi?

Dunque.  Il film noleggiato è The Day After Tomorrow, so benissimo che è un film dell’anno scorso o forse più, ma non l’avevo visto e sapevo con ogni atomo di me che mi sarebbe piaciuto moltissimo.
Come infatti.
Due colpi di genio:
1. l’occhio del ciclone nel quale la temperatura scende di 10 gradi al secondo con il gelo scricchiolante che scende su qualunque cosa, dalle facce di improvvidi piloti di elicottero a bandiere starsenstraips;
2. l’ondata di immigrazione degli americani verso il Messico, con conseguenti buchi nelle reti di confine,  campi profughi americani, immigrati americani illegali. Fantastico.

Diario americano / 3

Ogni giorno vado a prendere mia sorella in ufficio, ho imparato la strada e ormai la macchina con le marce automatiche non ha più segreti per me. Lei ha in macchina CD pirata che le ho regalato io, per lo più misto Italia dagli anni ’70 in poi. E’ bello vedere le facce un po’ stupite degli autisti di TIR americani (che come sa chiunque ami Spielberg, sono più grossi e minacciosi e affascinanti di qualunque Scania italiano) mentre dai miei finestrini spalancati viene sparata a tutto volume sulla Route 55

“Voglio andar viaaaa
i piedi chiedono dove ma viaaaa
tanto non ti perderò
perchè tu non sei stata mai miaaaaa….”

Diario americano / 2

Ristorante giapponese posto nell’area urbana a Nord di Chicago. I tavoli hanno una parte in legno e una parte in acciaio, riscaldabile fino a diventare rovente, sulla quale il solerte giapponesino fa un pò di circo e cucina pesce con le verdure, riso fritto e carne con la salsa teriyaki. Alla fine fa un inchino e se ne va fra gli applausi mentre giovanotti con la faccia andina e adolescenti di colore tolgono tutto di mezzo, piatti, bicchieri ciotoline e puliscono la piastra non più rovente.

Conclusione: gli americani (e i loro ospiti italiani) mangiano, i giapponesi cucinano, i messicani sparecchiano.

Diario americano / 1

E va bene, sono arrivata.

L`aereo anche se sbattendosi come una puttana soprattutto negli ultimi venti minuti e` atterrato con un salto del cazzo sulla pista strappandomi un urlo che ha consentito all`intero contenuto umano del Boeing 747, steward compresi, di prendermi per il culo nei 15 minuti successivi. Al momento di uscire dall`aereo e affrontare in camminamento in moquette uno di loro, il piu` stronzo di tutti, mi ha detto “Stia attenta signora, questa e` la parte piu` pericolosa del viaggio“. Spero ti prenda la cagarella sull`Oceano, al ritorno, e per una turbolenza l`armadietto che contiene la carta igienica si incastri definitamente e non si apra piu`.

Comunque. Sono qui. In mezzo a ettari sconfinati di verde rasato come una moquette, in mezzo al quale sorgono all`improvviso case che sembrano castelli di fate fatte con i mattoncini Lego, le case di Edenlandia, che non possono essere vere e invece lo sono, portico, torrette, guglie tutto coperto di mattoni grigio pietra, e finestre con le persiane verdi dalle quali sicuramente si affacceranno Hansel e Gretel e invece si affacciano signore bionde o nere che vanno a buttare la spazzatura passando accanto all`immancabile bandierone stellestrisce piantato in mezzo alla moquette erbosa.

Da tre giorni guido la macchina di mia sorella che ha il cambio automatico, una cosa magnifica se per caso ti mancano il piede sinistro e il braccio destro, che di fatto non ti servono e potrebbero essere usati per scopi migliori, il braccio destro soprattutto, ma guido da sola e tocca accontentarsi. Ho imparato amemoria tre strade, una per il supermercato, una per il parco pubblico e una per andare a prendere lei in ufficio. Non sia mai ne chiudono una per lavori, sono fottuta, girero` in tondo per St. Louis finche` la polizia non mi arresta.