Non ci posso credere

L’espressione “non ci posso credere” non rende bene l’idea. Dell’immenso stupore, più forte della rabbia, molto più forte del dolore – quello, è venuto dopo, insieme a vette inesplorate di autocommiserazione – che ho provato di fronte alla constatazione, confortata da confessione, di ieri sera.

L’ha fatto di nuovo.

Pur sapendo quanto era stato doloroso e faticoso e umiliante venire su dal pozzo la prima volta, pur sapendo che NON POTEVA, che non era umanamente possibile che ci fosse una seconda volta, pur sapendo quanto la sofferenza stavolta sarebbe stata proporzionale alla parvenza di felicità azzoppata che cominciavo a concedermi, negli ultimi mesi, l’ha fatto di nuovo.

Di nuovo, scientemente, mi ha mentito su una cosa importantissima, vitale per la mia e la sua salute mentale. Di nuovo, con sprezzo di qualunque dignità, mia e sua, ha inventato luoghi, date, circostanze.

Mi ha dolcemente spinto ad innamorarmi di quella casa, ad amarla alla fine più di me stessa, ad amare ogni singolo minuto passato dentro i vari Bricocenter, Casa della ceramica, IKEA, ad adorare ogni singola contrattazione con i muratori, i falegnami, gli idraulici e tutte le meravigliose maestranze passate per di là. Ha lasciato che facessi una foto col telefonino del citofono con i nostri nomi. Ho passato un venerdì pomeriggio a svuotare scatoloni ed inventarmi decorazioni floreali con i cesti e i rampicanti finti comprati da Ikea. Mi sono regalata un avvitatore a batteria. Mi sono odiata – vedi post precedente – per non essere capace di imporre la mia voglia di stare con lui a tutto il resto del mondo, e adesso magari so anche il perchè.

(segue)

L’avete voluto voi

AVVERTENZA: post politicamente scorretto.

Siete morti, e quindi meritereste tutto il rispetto che si deve ai defunti.
Meritereste. Perchè non “meritate”?

Dunque.

1. Tu sei il pilota, quindi si suppone che tu abbia conseguito un brevetto di volo e che tu abbia quelle belle 2 o 3 mila ore di volo sulle spalle.
2. Sei di Bologna, o comunque emiliano, non sei tunisino o delle isole Samoa, quindi si suppone che tu sappia cosa è la NEVE e cosa è esattamente una bufera di neve.
3. D’altra parte sai che non siamo nelle steppe siberiane, quindi anche la tormenta di neve potrà durare qualche ora, forse 24 ore ma già parliamo di eventi eccezionali, è più probabile che in serata sia tutto finito o perlomeno la visibilità sia migliorata, la tormenta declassata a nevischio, la pista sgombra dai lupi.

E allora perchè, PERCHE’, lo ridico PERCHE’ tu ti ostini a metterti in volo e non, badate bene, NON con un Jumbo 747 o superiori che solo lo scaldare i motori basta a sciogliere la neve, ma con un ridicolo CESSNA da non so quanti posti ma insomma un aereo come quello di Pedro il postino dei cartoni animati che giàme lo vedo con i passeggeri che spingono coi piedi sulla pista come i Flintstones????

E per andare dove?? Non a Singapore, o a Tokio, o magari anche a Bellinzona o a Culatello Milanino, no, signore e signori, il nostro top gun deve andare a FORLI’!! Forlì!! meno di un’ora d’auto, forse 70 minuti di Eurostar, uno sputo di distanza che guarda quasi quasi ci  vado a piedi e faccio prima!!!!!

E chi trasporta il nostro eroe? Perchè questo avrebbe potuto fare la differenza, se magari mi dicevano che portavi un cuore o un fegato per un trapianto, se mi dicono che portavi un dializzato che rischiava di morire, perfino se mi dicono che portavi un bambino con due giorni di vita che voleva andare a vedere la partita della sua squadra del cuore, forse, guarda forse potevo perdonarti. E invece tu chi portavi?? Una manica di idioti stracciaculo dei quali

UNO doveva URGENTEMENTE CHIUDERE UN CONTRATTO IMMOBILIARE!!!! 

ma come cazzo le fate le transazioni a Forlì, col cronometro? vince chi arriva prima? e non c’era proprio nessun altro del fottutissimo studio legale, o della fottutissima famiglia, che poteva andare lì e prendere 3 ore di tempo? ma no, i passeggeri dovevano fare i fighi, e poi raccontare alle segretarie sbalordite di quella volta che ho preso un affare a volo ehehee, proprio a volo, perchè ho volato con una bufera di neve per arrivare a mettere la cazzo di firma e farmi la casetta strappata allo sfigato fallito di turno da rivendere poi con il 700% di ricarico.

E ben vi sta, allora. Non mi fate nessuna pena. Pace alle vostre anime di imbecilli.

Fuori tempo massimo

Avevo in testa un bel post sull’incidente aereo di Bologna della settimana scorsa, il Cessna che si è schiantato nella tormenta, ma in questa settimana sono stata appesa per la pelle del culo alla mia scrivania, e ora è superato dagli eventi. Uffa.

Primavera, magari

 Un insolito fenomeno atmosferico ha colpito stamattina la cittadina nella quale mi ostino a vivere.

Il cielo, invece del solito color fango piombato, era di una strana colorazione che nessuno sapeva ben definire. Una colorazione chiara e piuttosto luminosa, forse anche per via di una curiosa fonte luminosa che stazionava proprio lì in alto, muovendosi col passare delle ore, che creava ombre e giochi di luce sul terreno. Anche la temperatura è un pò aumentata, e la neve – assurdo – ha cominciato a sciogliersi. Dissolta anche la normale nebbia eschimese, dentro alla quale poteva esserci Babbo Natale con tutte le renne o un TIR slovacco che inchiodava.

Dopo 45 giorni vissuti come nella tundra artica, oggi cielo blu e sole.

Alice ADSL revenge

Il tecnico Telecom è disponibile a sprecare dieci minuti del suo prezioso tempo per capire dov’è ‘sta cazzo di dispersione. Mi chiama al cellulare. Gli spiego che io sono fuori città e quindi deve  riprovare lunedì. E’ perplesso. “Ma a casa non c’è proprio nessuno?” Gli rispondo che ci sono i miei genitori, che però tutto quello che possono fare è aprirgli la porta e mostrargli la scrivania con il moloch. Cerco di essere chiara: mia madre non distingue un fax da un videoregistratore, e mio padre è convinto che le spine/ prese telefoniche Magic siano le migliori al mondo, anzi siano LE UNICHE al mondo, dettaglio che ci ha costretto a far cambiare ogni volta tutte le sante spine telefoniche di tutti i santi apparecchi che hanno messo cornetta a casa nostra.

Il tecnico mostra comprensione. Già mi sta più simpatico. Gli do l’ok e lui VA.

Dopo un’ora mi richiama trionfante da casa mia. Ha scovato il problema. Udite udite, nel mio condominio c’è una PREDISPOSIZIONE PER LA FILODIFFUSIONE, una roba di cui tutti ignoravano l’esistenza, che nessuno dei condomini si è mai sognato di attivare, che giaceva subdola e acquattata nella cassetta delle scale da almeno 25 anni, forse di più. Se fossi lì bacerei il tecnico, perchè pare abbia insistito sulla sua teoria nonostante le contrarie assicurazioni di mio padre, che si badi bene questi palazzi li ha costruiti, quando ancora faceva il costruttore.

Comunque Alice ora va come una scheggia, e quindi la prossima bolletta sarà un salasso senza precedenti.

Alice ADSL

Siccome le disgrazie non vengono mai sole, ho deciso di entrare nel dorato mondo della banda larga e soprattutto ho deciso che la costanza del sedicenne lombardo (a occhio e croce) masticante gomma che mi chiamava da sei mesi due volte a settimana alle 14:05 precise per vendermi il servizio ADSL andava premiato. Detto fatto. Da due settimane sono l’orgogliosa proprietaria di un modem Alice ADSL Telecom.

Purtroppo due settimane sono anche il tempo dal quale sto cercando di farlo funzionare, senza risultati apparenti. Questo il diario dei miei rapporti carnali con il 187 + 5 + 2

8 Febbraio – chiamo alle 3 del pomeriggio. La lucina del modem è rimasta intermittente, il server non risponde, errore 678. Il tecnico ha circa 50 anni, mi dice che dipende dalla linea non (ancora) attivata. 

12 Febbraio – chiamo alle 22. E’ tardi lo so ma la pubblicità parla di assistenza h24. La lucina del modem è rimasta intermittente, il server non risponde, errore 678. Il tecnico ha 17 anni, la fidanzata l’ha lasciato perchè fa un lavoro di merda, ‘sti idioti che continuano a chiamare perchè pensa un pò che pretese hanno comprato un prodotto e vorrebbero che funzionasse e gli impediscono di andare in discoteca, non si può manco più fumare. Questo dovrebbe giustificare il tono incazzato e la rispsta fulmine con la quale mi liquida: c’è un guasto sulla linea, 48 ore e tutto andrà a posto.

19 Febbraio – evvabbè, è domenica, chi se ne fotte. La lucina del modem è rimasta intermittente, il server non risponde, errore 678. Anzichè ADSL mi risponde mamma Telecon direttamente, una cerbiatta che mi indirizza ad un altro numero e poi alla fine mi confessa che se voglio avere una speranza di parlare con un tecnico devo chiamare nei giorni FERIALI dalle 9:00 alle 21:00

22 Febbraio – l’apoteosi. La lucina del modem è rimasta intermittente, il server non risponde, errore 678. Mi risponde Ettore (come posso dimenticarlo?) che ascolta distrattamente il mio problema e poi con accento palermitano mi annuncia che devo attendere il linea. Lui CREDE di avermi messo in attesa. In realtà se n’è dimenticato, e questa è la fedele trascrizione del dialogo che ho ascoltato:

Ettore >ma noooo ma nooooo non è così Baldo
Baldo > innazitutto non alzare la voce perchè qua siamo tutti
Ettore > sei TU CHE ALZI LAA  VOOCEEEEEE Io dico che si può fare
Baldo > è un problema sindacale, solo sindacale, se lui ha detto che si poteva fare io dico che si poteva, e punto
Ettore > e invece ti dico CHE NON SI PUOOOOOOO

(ma si può o non si può? e poi fare cosa? trombare il capufficio? mangiare baccalà a mensa? farsi una canna? cosa?

e avanti così per 10 minuti 10. Da quello che ho capito io Ettore ha la cuffietta addosso, perchè il dialogo mi viene urlato direttamente nelle orecchie. Sarei tentata di dare un consiglio legale ma la linea, sfranta pure lei, casca misericordiosamente.

22 Febbraio – ritento perchè sono un’eroina. Nonostante siano le 20:00 mi risponde sempre il cerbiatto della Telecom che confessa di non capirci una ceppa e che se voglio parlare con un tecnico devo chiamare nei giorni FERIALI dalle 9:00 alle 17:00. Se chiamo ancora due o tre volte scoprirò che i tecnici li trovo dalle 9:00 alle 9:02 e devo prendere il numeretto e averci culo. Però il giovane cerbiatto con voce di velluto ancorchè romanesca riesce a darmi una luce elfica: non è un problema di modem, non è un problema di installazione, è un problema esterno a casa mia. C’è una dispersione sulla rete. la mia solita sfiga. A trovarla, la dispersione, sotto la neve. Comunque devo chiamare il 187 + 5 + 2.

Domani.

Di questa dura vita

A volte ritornano.

Ma ci sono giornate come l’odierna, un comune martedì senza infamia e senza lode, in cui la cuglia inizia a prima mattina con la mamma con le paturnie economiche e il terrore della povertà e ho lavorato tutta la vita e manco posso fare quello che voglio e conseguente elencazione di tutte le sfighe patite negli ultimi trenta anni e non si può dire niente, tocca subire e pensare che a 39 anni quasi non DOVRESTI PIU’ occuparti dei problemi di mamma e papà, ma di problemi tuoi, di una casa tua, di una famiglia sì ma non quella di origine, la tua, marito, figli, e invece sei ancora qui a fare la bambina di papà, un papà peraltro imbranato e confusionario che in vita sua ha fatto molte cazzate alcune anche serie ma che non può essere sostituito nella gestione delle cose perchè ci resterebbe male. E infatti manco la mamma si sogna di sostituirlo, perchè ci resterebbe male, appunto, però può disintegrare i coglioni alla figlia per sfogarsi. Lei dopo è tutta contenta, dopo il piantino di prammatica, e io esco di casa che mi pare di pesare una tonnellata.

Anzi, a pensarci bene la cuglia inizia dalla sera prima, quando di soprassalto ti rendi conto che dovevi passare o telefonare all’agenzia viaggi nella quale hai prenotato i biglietti per una sudatissima e tormentatissima vacanza di due settimane da tua sorella negli States, e ti sei dimenticata. Ti ravani tutta la notte nel letto pensando che sì, forse, la simpatica signorina dell’agenzia che ti chiama per nome e SA – perchè LO SA – il tuo numero di cellulare con quale ti ha sfranto le balle più volte per chiederti conferma anche di dettagli minuziosissimi come se volevi il posto vicino al finestrino davanti, sulla coda o sopra l’aereo, i biglietti li ha emessi lo stesso, o se avesse avuto un minimo dubbio ti avrebbe chiamato, VEROOO???  E poi ti precipiti in agenzia e la signorina che alza la serranda non è la stessa con la quale hai parlato, questa ha la faccia ancora ammaccata dal sonno e ti comunica che i terminali non funzionano e che l’altra signorina arriverà non prima delle dieci, quindi devi andare in ufficio senza sapere come andrà a finire, e la saspens è proprio l’ultima cosa della quale abbiamo bisogno, stamattina.

Inoltre – come sbagliarsi? – piove a dirotto e Stelvio è in ritardo, quindi aspetto davanti al bar dieci minuti buoni durante i quali ho modo di riflettere sugli scoglionamenti delle ultime 24 ore e decidere che forse una bella dose di topicida nel caffè non sarebbe poi un’idea così peregrina, d’altra parte lo prendo senza zucchero nel tentativo di alleggerire le zavorre piombate che mi porto sui fianchi e quindi l mio caffè ha ESATTAMENTE il sapore del topicida e la faccia che faccio quando lo bevo secondo Stelvio è simile a quella del condannato a morte, sicchè.

Bifidus Actiregularis

Qualcuno dovrebbe dire ad Alessia Marcuzzi ma soprattutto ai copywriter dello spot dello yogurt con Bifidus Essensis che non sono solo le donne a non cagare e dubito che il Bifidus faccia differenza tra un intestino maschio e un intestino femmina.

Vento

Odio il vento forte.
Lo odio perchè fa sbattere le serrande nelle loro guide, producendo un rumore del tutto simile a quello che sentii la sera del 23 Novembre 1980 anche se quella volta le persiane sbattevano perchè sbatteva tutta la casa e di sicuro ci sono stati rumori più devastanti quella sera ma io mi ricordo solo quello.
Per almeno due o tre anni dopo quella data se c’era vento di notte io restavo sveglia con gli occhi sbarrati terrorizzata cercando in tutti i modi di tapparmi le orecchie. Per qualche mese ho anche, nelle sere di vento, passata una buona mezz’ora a mettere pezzetti di carta ripiegata nelle guide delle serrande, nel tentativo di impedire loro il movimento.
A riprova del fatto che pure a 15 anni non è che fossi tanto normale e avevo anche allora le mie brave nevrosi.

E per chiudere in bellezza, una citazione letteraria e/o cinematografica. A volte ritornano.

Ah si si, speciale

Tutti gli uomini sono disposti ad ammirare una donna speciale, colta, intelligente, brillante, autonoma perchè lavora, guadagna, non ha paura a fare 700 km. in autostrada da sola.

Hhhmm. Sì. Perfetto.

Però poi tutti vogliono al loro fianco le bamboline, magari gnocche – ma anche no – un pò scemarelle, un pò ignorantelle, che dove le metti le trovi, che non hanno avuto voglia di studiare e che magari non lavorano, perchè sciuperebbe inutilmente il già esiguo numero di neuroni. Le speciali, quelle restano sole.

Ci sono di sicuro lodevoli eccezioni, ma trovarle e tenersele strette richiede alle donne cosiddette speciali di esserlo ancora di più, affrontare lotte battaglie epiche sofferenze lacrime e sangue. Ci sono giorni in cui darei qualunque cose per non essere così speciale.