Repetita

La settimana scorsa i bambini rastrellati e trucidati dai nazisti, per i giorni della memoria.
Stasera bambini rastrellati e trucidati dai comunisti di Tito, per i giorni della par condicio.

Ecchecazzo, fatemi vedere la favola di Biancaneve, domani. 

Stai attento, ragazzino

Una volta sono entrata in un negozio di caccia e pesca. Sapete, quelli con alle pareti foto di squali presi all’amo e di gente con gli stivaloni immersa nell’acqua fino alla vita a tirare lo squalo mentre dietro una cascata sta per travolgerlo, poveretto.
Mi sono rivolta al commesso dietro al bancone che, non so perchè, ridacchiava già a vedermi spingere la porta e chiedo quello che cerco.

“Vorrei del filo di nailon, per favore” (e se ti azzardi a chiedermi di che diametro ti faccio fare la fine dello squalo in foto. Questo non l’ho detto, ma ho sperato che si capisse dal cipiglio).

Sempre con quel sorrisetto del cazzo sulla bocca, il giovane mi tira fuori un rotolo di filo di nailon esattamente identico a quello che avevo in testa. Prima di darmelo però decide di dare fondo al suo bieco razzismo maschilista e strizzandomi un occhio mi fa: “DICA LA VERITA’: le serve per infilare una collana, vero?” che era precisamente l’uso che intendevo fare del prezioso derivato del petrolio.

Ma non voglio dargliela vinta. Tiro fuori un tono incazzato che poco si adattava alla gioia di aver reperito un bene che avevo invano cercato in tutte le mercerie del centro sud.

“Perchè, non ho la faccia di una che possa andare a pesca?” (dammi ‘sto cazzo di filo, e silenzio, guagliunciè)

Scuse del commesso.
Transazione commerciale.
Sipario.

Le ultime di Shel

1.  Entra. Mette su un occhio bovino che tenta di spacciare per seduttivo e poi esala: “TU NON LO SAI, ma sei molto sexy“.

2.   ore 11.50: “Dovresti metterti la gonna“.
      ore 12.10: “Le donne stanno bene in gonna e tacchi alti. Anche tu, dovresti metterti la gonna“.
      ore 12.22: “Perchè non ti metti mai la gonna?”
Per rendere leggibile a tutti voi l’immensità della stronzata non solo proninciata ma anche con pervicacia reiterata, tengo a precisare che nel momento preciso in cui le frasi sono state pronunciate, fuori dalle finestre imperversava una tormenta di neve di portata storica, c’erano 3 gradi sottozero e marciapiedi sui quali gli addetti allo spalamento cadevano a grappoli ululando aggrappati alle pale, e io non indossavo un burka nè uno scafandro, ma un paio di onesti pantaloni elasticizzati da neve e vezzosi scarponcini da montagna.
Mi sono vista caracollare sul pak con i tacchi a spillo e una mini di pelle e ho provato pietà per lui.

3. Entra. Siccome fa freddo, ha sulla testa un colbacco di pelliccia ecologica con stella rossa, con i paraorecchie rialzati, fabbricato due giorni prima a Casavatore (NA) e venduto dai cinesi al Rettifilo. L’effetto Totò alla stazione di Milano è talmente immediato che dimentico qualunque parvenza di buona educazione e gli scoppio a ridere in faccia. Per punizione mi devo sorbire tutta la storia della contrattazione e dell’acquisto del colbacco sulla Piazza Rossa da un militare dissidente ai tempi di Krusciov.

SA-RC, e stavolta nevica

E poi alla fine dopo 722 al lupo al lupo succede che nessuno ci crede, più, al Sud Italia nella morsa del gelo. I camionisti calabresi si avviano in ciabatte e felpa con bestioni da 20 tonnellate rigorosamente sprovvisti di qualsivoglia mezzo antineve, sicuri che passeranno come sono passati altre 722 volte, e passano invece tre notti a succhiare ghiaccioli tutti intruppati nei dieci chilometri fra Lagonegro e Lauria nella mia beneamata terra patria.

Per chi non avesse mai avuto la vetura di calcare la mia terra natia, informo che quel tratto corre a circa 1.000 metri, è fatto interamente di viadotti, alti fino a 300 metri, e quindi quando nevica (o quando c’è la nebbia) c’è neve sopra sotto a destra a sinistra davanti e dietro, che si accumula grazie all’azione dei venti in 10 minuti – se nevica seriamente – azzerando la visibilità e la possibilità di muoversi.

Se a tutto questo aggiungiamo che la cosiddetta autostrada è fatta di DUE corsie SENZA corsia di emergenza, e che per via dei viadotti è IMPOSSIBILE invertire la marcia, capirete bene che un TIR carico di pere spadone che slitta nella leggera salita e si pone di traverso è più che sufficiente a bloccare l’INTERA carreggiata. A quel punto non passa più nemmeno Nostro Signore Gesù con la slitta di Babbo Natale. Se questo si ripete, su un tratto di dieci chilometri diciamo per due o tre TIR, se ne parla in primavera quando sbocceranno i crochi. Non si può andare avanti non si può tonare indietro, nessun mezzo di salvataggio può arrivare, nè a togliere al neve nè a smuovere i TIR, nè a portare bibite e panini e coperte. Si può arrivare (FORSE) solo A PIEDI.

E voglio esagerare: se per un miracolo un TIR riesce a muoversi e arriva fino all’uscita dell’autostrada, per esempio a Lauria, e magari pensa esco dall’autostrada faccio strade alternative informo che l’uscita di Lauria Sud è composta da un unico curvone in discesa con pendenza del 20%, e capirete che percorrerla con un TIR quando l’asfalto è coperto da 20 cm di puro ghiaccio è una sfida che il propretario delle pere spadone si guarderà bene dall’affrontare, se tiene cara la pellaccia.

E’ inverno, porco giuda

Il titolone sparato da TG1 ieri sera era:

“SUD ITALIA NELLA MORSA DEL GELO” 

Dal momento che godo di un osservatorio privilegiato, ovvero casa mia, per l’appunto situata in quel Sud che secondo la Rai è nella morsa del gelo, vorri descrivervi la situazione atmosferica di ieri.

– Freddo (da -1 C° a +2 C°). Quindi non si staccano i nasi, non si gelano i fiumi, non si spaccano i vetri dal gelo, non siamo in Siberia, cazzo, siamo in una normale montagna appenninica a metà del mese di Gennaio, quando non è propriamente lecito aspettarsi mandorli in fiore. Uan sciarpa e via pedalare.

– Neve. Una spruzzatina ieri notte, timida, appena sufficiente a far uscire qualche pigro mezzo spargisale per agevolare rientri non impossibili nemmeno sulle più impervie viuzze di montagna. Oggi è TUTTO sciolto, tranne qualche lastrina di ghiaccio sui marciapiedi in tratti all’ombra. Che tutti saggiamente evitano, sempre perchè sono nati in montagna e sanno che mettere il piede su una lastra di ghiaccio può, alle volte, causare scivolate. Non siamo sepolti nella neve, isolati, privi di viveri e corrente elettrica, in attesa del Sanbernardo con la fiaschetta al collo. Gli uffici sono aperti, le scuole pure, della nevicata francamente non se ne è accorto nessuno.

– Vento. Assente.

Stamattina c’è il sole. Fateci caso, se potete: dove sono stati segnalati disagi? Sull’Etna (2.000 metri). Sulla Sila (900 metri). A Potenza (860 metri). Non a Taormina, o a Metaponto, o a Sorrento. Mi sono fatta queste pippe molte volte, ma mi chiedo sempre: MA PERCHE’, PERCHE’, E’ COSI’ NECESSARIO PASSARE PER ASSOLUTAMENTE TRAGICO E DRAMMATICO E INUSUALE CIO’ CHE RIENTRA NELLA TOTALE ASSOLUTA NORMALITA’ DI UN INVERNO IN MONTAGNA???? PERCHE’???

Se tanto mi dà tanto, sullo tsunami ha ragione Shel. Non è successo niente e quelle che ci fanno vedere sono immagini di repertorio di un tifone del 2002.

A lei

Che mi ha portato su e giù per montagne lucane, calabresi, campane, e su fino alla montagna pistoiese e giù fino allo Ionio senza battere ciglio.
Che si è dignitosamente fatta superare dai TIR in autostrada, per poi riacchiapparli diabolica alla prima salita.
Che non si è mai fermata, neppure quando le ho fatto fare 750 chilometri tutti d’un fiato, neppure quando aveva la marmitta spompata e faceva un rumore che pareva un Boeing in decollo.
Che non ha MAI bucato.
Che sdegnosa come una vecchia signora nobile caduta in povertà ha sopportato che io non la facessi lavare per 13 mesi, tanto che il quadro comandi non era più visibile dietro lo strato di polvere e smog, e per capire a che  velocità stavo andando e cosa segnava l’indicatore della benzina tiravo ad indovinare.
Che invece dell’aria condizionata aveva un lussuoso bocchettone che sparava aria a tre velocità, peccato che l’aria fosse prelevata direttamente dall’esterno e quindi ad Agosto mi pareva di avere un phon puntato sulla faccia con risultati non impeccabili per il mio comfort.
Che ho riempito di pupazzetti veramente osceni oltre che di borse da ginnastica, ombrelli d’emergenza, bottiglie d’acqua semivuote e vuote, fazzolettini di carta e audiocassette di Fabrizio De Andrè, e ciò nonostante mi ha lasciato senza benzina solo due volte, quando era ancora nuovissima e non avevo imparato a valutare l’indicatore.
Che ho finito di pagare due anni fa, facendomi sentire la proprietaria d’auto più orgogliosa del mondo.
Che ha sopportato stoicamente sole, neve, pioggia, fango, sabbia, resina, foglie, cacche di piccione e guano di gabbiano nei posti dove l’ho parcheggiata e magari abbandonata per qualche ora.

A lei, priva di airbag, barre antisfondamento, sistemi di sicurezza di qualunque genere. A lei, nella quale le cinture di sicurezza partivano da dietro la mia testa per assicurarmi ogni volta l’effetto garrota e che mi lasciavano un simpatico segno di strangolamento sul lato sinistro della gola. A lei, che ho amorevolmente lasciato almeno una volta l’anno nelle mani di un esosissimo meccanico che mi cavava ogni volta un occhio della testa senza peraltro avere fatto MAI nemmeno il gesto simbolico di compilare una fattura e per motivare il furto adduceva riparazioni complicatissime con termini tecnicissimi e pezzi cambiati il cui nome secondo me si inventava al momento (“ho dovuto regolare la diversificazione dello scarrucolatore, e poi sono stato costretto a rivedere tutti i retrospin dello spin-terogeno“). A lei, che non ho mai fatto nemmeno sfiorare da altre carrozzerie, nè da pali, alberi o muri estranei o altri corpi solidi, ma solo – impercettibilmente – dalle pareti del mio garage. A lei, muta testimone di almeno due o tre appassionati atti d’amore carnale, e di infiniti baci. A lei, che mi ha portato da lui centinaia di volte, accettando di farsi bagnare il volante di lacrime senza mandarmi a cagare quando la volta dopo ero pronta a ripartire.

A lei, che domani lascerò nel piazzale del concessionario Toyota, che nonostante i 105.000 chilometri tondi mi ha smollato 2.500,00 euro per poterla rivendere a qualcun altro,a  riprova che il valore di un’auto, come quella delle persone, si riconosce da altri segni che non sono gli anni, e neppure i chilometri percorsi. Che domani sicuramente mi guarderà con i fari tristi mentre me ne vado con la Yaris e mi ricorderà, impietosa, di quel giorno di primavera in cui sono andata a prenderla da un altro concessionario e le ho trionfalmente fatto il primo pieno e mi pareva la macchina più bella del mondo.

Alla mia Fiat 500 SX Sport azzurro Ischia, fedele compagna – almeno lei – degli ultimi 6 anni della mia vita.

Il mio sostituto?

L’ex capo mi ha trionfalmente annunciato che ha trovato qualcuno con cui – anche solo parzialmente temporaneamente e tutti i mente che gli vengono in mente – sostituirmi. Il qualcuno è un discreto giovane che già da qualche tempo scalda ma mia ex sedia e devo dire non difetta di nulla, compresa una certa qual popolazione di neuroni che si scontrano tra loro abbastanza spesso da lasciarmi – o almeno così credevo –  tranquilla per il futuro.

Ieri prima riunione per il passaggio di consegne. Alla fine di due giorni di passaggi, ecco che apprendo, nell’ordine:
1. che ci sono un certo numero di problemini da risolvere in tempi rapidissimi e il solerte giovane ha già pronto un bellissimo ruolino di marcia con problemi, analisi impeccabili e soluzioni ragionate. Peccato che esse soluzioni prevedano inderogabilmente il mio impegno da mane fino a notte fonda per i prossimi due mesi;
2. che a parte i problemini c’è la certificazione di qualità che incombe e siccome arriverà anche un esperto di formazione (ma perchè?? PERCHEEE’????) il settore più bombardato sarà il mio e vai con le rimanenti notti dei successivi due mesi che ancora ci restavano libere, se escludiamo quell’insignificante attività che è il dormire – forse – sognare.

Ora.

Se dovevo farmi un culo così per i prossimi tre mesi, c’era veramente bisogno di un sostituto? Che cazzo di sostituto è se non sostituisce, ovvero se non si fa il mazzo lui al posto mio, mentre io vado chessò a giocare a tombola con le nonne del quartiere? se mi devi sostituire, porco cane, oltre ad ideare le geniali soluzioni, sbatti pure il geniale culo sulla sedia e FATICA!!!!

Che inizio di anno meraviglioso, davvero. Non vedevo l’ora.

Considerazioni di Shel sullo tsunami nel sud est asiatico

27/12/2004: “Sono preoccupatissimo. Ho due villaggi laggiù e un sacco di amici e non riesco a parlare con nessuno”
28/12/2004: “Domani parto per la Thailandia”
30/12/2004, parlando a telefono: “Domani vado in aereoporto a Roma e prendo il primo volo utile per qualunque posto nel mondo, il più last second che trovo. Se no, passo Capodanno da mio cugino. A Roma”
30/12/2004: “Le televisioni esagerano sempre: io conosco benissimo quei posti, è impossibile che non ci sia più acqua potabile, le condutture non sono sulla spiaggia”
30/12/2004: “Non sono preoccupato. Nell’interno non è successo niente”
31/12/2004: “Mi vuoi sposare? Guarda che sono un buon partito: ho due case e quote di proprietà di due villaggi turistici in Thailandia”

L’ultima affermazione era rivolta a me.