Le cose finiscono, e non siamo mai pronti

Una fila di istantanee, che continuano a scattarmi davanti agli occhi.

Il nostro primo colloquio, con quella enorme foto di donna velata di rosso alle sue spalle, che non riuscivo a smettere di guardare.
“Quanti anni dura il contratto?”
“Tre”
“Rinnovabile?”
“Per altri tre”
“Ahhheeeeee!!!! E chi v' caccia cchiù, da qua dentro” rise lei.

Il nostro primo Natale da assistenza tecnica, quando le lasciammo sulla scrivania un ramo di agrifoglio con un fiocco e un bigliettino, e lei si commosse.

Quella volta che entrò nella stanza urlando e rimproverandoci per un errore fatto, uscì sbattendo la porta e dopo due secondi riaprì, urlando chiese scusa per aver urlato e richiuse la porta.

Quei viaggi a Roma, ridendo sempre, lavorando moltissimo ma chissà perchè non mi pesava.

E' stata il mio Capo nel periodo più buio della mia vita. E lei aveva un suo modo semplice e piano di aiutare le persone, non mi diceva niente, però capiva che stavo malissimo e mi metteva tutti i giorni un cioccolatino sulla scrivania. Lei, il Dirigente Generale, a me, l'ultima arrivata.

La sua ironia tagliente, le sue irresistibili imitazioni delle dame dell'alta borghesia cittadina fintamente impegnate nel sociale.

Quel viaggio a Lecce, poco più di un anno fa. 

“Non vi fate fregare”, quasi il suo ultimo pensiero. Per noi.
 
Buon viaggio, Cecilia, grande Capo, amica preziosa.
Le cose finiscono, e non siamo mai pronti.

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3 risposte a “Le cose finiscono, e non siamo mai pronti”

  1. Mi mancherà, mancherà a tutti quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerla. Grazie Ida per questo ricordo così dolce.

  2. come al solito hai la capacità di cogliere tutto ciò che va oltre l’apparenza.
    Cavolo IDA!
    Ciao Cecilia

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