8 Marzo

Una breve raccolta di frasi e concetti che mi ricordano la strada fatta, quella ancora da fare.
E che talvolta non siamo manco partite.

Dialogo telefonico con il manutentore di caldaie.
Io: “Guardi, la caldaia è bloccata. Ho provato a spegnerla e farla ripartire, ma niente. Dovrebbe venire a dare un’occhiata.”
Lui: “Signo’ scusate, una domanda. Il gas, è aperto?”

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Otto marzo.  Mentre sono piegata a pulire il cesso, arriva mio marito e dice “Amore, vado in palestra. Ti porto una mimosa?”
(copyright Lea Swashbuckler)

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In assenza di una interpretazione autentica, a cui forse avrei avuto diritto, mi sono dovuta trovare da sola una motivazione ad un rifiuto di una qualunque forma di intimità con la mia persona. In assenza di contraddittorio, mi sono data la spiegazione che più mi faceva comodo.
E mica ci dobbiamo sempre prendere a bottigliate nelle palle. 

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Un premio postumo, assegnato oggi a Cecilia. Le motivazioni grondano zuccherosa retorica, insopportabile se si pensa a come era lei, così ironica, così capace di rendere facili le cose difficili. E se si pensa a quello che le hanno fatto passare quando era in vita, e lavorava, e come da Dio lavorava.

Io so solo che lavorando al progetto di cui lei era responsabile,  io e Ros ogni tanto alziamo la testa, ci guardiamo in faccia e facciamo un piccolo sospiro. Troppe cose da spiegare, a chi – anche incolpevolmente – ha pensato che sedere sulla sua sedia significasse prendere il suo posto.

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Trailer del giorno affidato all’indimenticabile performance di Meg Ryan.
Eh, si. Che lo crediate o no, succede  😉

 

Memento

Un amico che lavora nel mio stesso luogo pubblico mi dice che deve andare, ha “una riunione con il Presidente”.

Fulminea, mi torna alla mente un’altra amica, che mi raccontava di quando Cecilia andava a bussare alla sua porta e le diceva:

“Ci ha chiamato il Presidente.
(pausa)
Andiamo in bagno a metterci il rossetto!!”

Ecco, quest’episodio restituisce intatto, a chi non ha avuto la fortuna di conoscerla, lo spirito di quella donna meravigliosa: quel filo di humour, di civetteria femminile, di complicità, di ironica declinazione del “mainstreamng di genere”, sul quale nessuno ne sapeva più di lei, e perciò poteva scherzarci.

Quanto mi manchi, ragazza.

Le cose finiscono, e non siamo mai pronti

Una fila di istantanee, che continuano a scattarmi davanti agli occhi.

Il nostro primo colloquio, con quella enorme foto di donna velata di rosso alle sue spalle, che non riuscivo a smettere di guardare.
“Quanti anni dura il contratto?”
“Tre”
“Rinnovabile?”
“Per altri tre”
“Ahhheeeeee!!!! E chi v' caccia cchiù, da qua dentro” rise lei.

Il nostro primo Natale da assistenza tecnica, quando le lasciammo sulla scrivania un ramo di agrifoglio con un fiocco e un bigliettino, e lei si commosse.

Quella volta che entrò nella stanza urlando e rimproverandoci per un errore fatto, uscì sbattendo la porta e dopo due secondi riaprì, urlando chiese scusa per aver urlato e richiuse la porta.

Quei viaggi a Roma, ridendo sempre, lavorando moltissimo ma chissà perchè non mi pesava.

E' stata il mio Capo nel periodo più buio della mia vita. E lei aveva un suo modo semplice e piano di aiutare le persone, non mi diceva niente, però capiva che stavo malissimo e mi metteva tutti i giorni un cioccolatino sulla scrivania. Lei, il Dirigente Generale, a me, l'ultima arrivata.

La sua ironia tagliente, le sue irresistibili imitazioni delle dame dell'alta borghesia cittadina fintamente impegnate nel sociale.

Quel viaggio a Lecce, poco più di un anno fa. 

“Non vi fate fregare”, quasi il suo ultimo pensiero. Per noi.
 
Buon viaggio, Cecilia, grande Capo, amica preziosa.
Le cose finiscono, e non siamo mai pronti.

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