L’ultima di Shel

Notizie dipartimentali dell’ultima ora: Shel è agli arresti domiciliari per usura, concussione e altri sette o otto reati del genere. La bella notizia ci è stata data da un fax della Procura della Repubblica giunto stamane nei nostri uffici che non lasciava adito a dubbi sulla identificazione del personaggio coinvolto, perchè del fatto che Shel fosse assente da tre giorni in verità nessuno si era accorto, pensavamo al solito week end alle Maldive per la pesca delle ricciole tropicali.

Traslochi ovunque

Ahhh grandi novità in questo scorcio di fine estate.
Nell’ufficio pubblico che si onora di avermi tra le sue mura, hano deciso di cambiare stanza a me e a Stelvio, in virtù del grande impegno profuso a imbrattare carta per distribuire soldi a destra e a manca e dell’indefesso etc, etc.

Quindi addio Shel , che comunque nel frattempo era partito per la pesca delle aragoste in altura nei mari del Sud e quindi manco ci siamo salutati (meglio, che quello palpa tutte le volte che ne ha l’occasione). E comunque il primo atto della nuova Giunta, leggo sul Bollettino Ufficiale, è la costituzione in giudizio contro Shapiro Shel per una causa di lavoro pendente da circa 10 anni. Quindi è anche possibile che fra poco addio Shel in senso definitivo.

Adesso abbiamo arredi in legno finto noce invece che in cocco pressato bianco, un telefono (uno solo, non esagariamo) extra lusso che ci consente di vedere chi chiama invece del vecchio Sirio taroccato e quindi ci consente se possibile di evitare le rotture di coglioni; un balconcino di marmo marezzato di uno spesso strato di cacche di piccioni  e due bandieroni – tricolore, Unione Europea – attaccati al parapetto. Perfetto per adunate oceaniche nella viuzza sottostante.

E soprattutto, siamo saliti di un piano, ora siamo fra le stanze dell’Assessore e le stanze della Dirigenza generale, e quindi nonostante il nostro ruolo e – meno che mai – il nostro stipendio siano rimasti assolutamente identici, la sfumatura di colore delle facce dei colleghi fancazzisti vira leggermente al verde, quando vengono a salutarci, tornando dalle vacanze. Ci siamo muniti di corno appeso nell’armadio fra i faldoni.

Solo il culo che ci facciamo è aumentato.

Shel ai funerali del Papa

Shel è tornato dopo tre giorni che non si vedeva e non si capiva che fine avesse fatto.

Oggi ci ha raccontato di aver tentato di entrare in San Pietro dalle fogne attraverso il Tevere, munito di pinne e boccaglio, visto che lui ha un brevetto planetario da sub, di esserci quasi riuscito ma di essere stato bloccato dal reparto antisommossa dei Carabineri. Si è allora rassegnato a fare la fila ed è rimasto in coda per 18, capite, 18 ore, ma alla fine gli è passata vicino Condoleeza che l’ha riconosciuto e gli ha offerto di entrare insieme a lui e George.

Ah, e chiaramente lui faceva parte dei sediari che hanno portato la bara, era proprio quello dietro, l’avevamo riconosciuto?

Le ultime di Shel

1.  Entra. Mette su un occhio bovino che tenta di spacciare per seduttivo e poi esala: “TU NON LO SAI, ma sei molto sexy“.

2.   ore 11.50: “Dovresti metterti la gonna“.
      ore 12.10: “Le donne stanno bene in gonna e tacchi alti. Anche tu, dovresti metterti la gonna“.
      ore 12.22: “Perchè non ti metti mai la gonna?”
Per rendere leggibile a tutti voi l’immensità della stronzata non solo proninciata ma anche con pervicacia reiterata, tengo a precisare che nel momento preciso in cui le frasi sono state pronunciate, fuori dalle finestre imperversava una tormenta di neve di portata storica, c’erano 3 gradi sottozero e marciapiedi sui quali gli addetti allo spalamento cadevano a grappoli ululando aggrappati alle pale, e io non indossavo un burka nè uno scafandro, ma un paio di onesti pantaloni elasticizzati da neve e vezzosi scarponcini da montagna.
Mi sono vista caracollare sul pak con i tacchi a spillo e una mini di pelle e ho provato pietà per lui.

3. Entra. Siccome fa freddo, ha sulla testa un colbacco di pelliccia ecologica con stella rossa, con i paraorecchie rialzati, fabbricato due giorni prima a Casavatore (NA) e venduto dai cinesi al Rettifilo. L’effetto Totò alla stazione di Milano è talmente immediato che dimentico qualunque parvenza di buona educazione e gli scoppio a ridere in faccia. Per punizione mi devo sorbire tutta la storia della contrattazione e dell’acquisto del colbacco sulla Piazza Rossa da un militare dissidente ai tempi di Krusciov.

Considerazioni di Shel sullo tsunami nel sud est asiatico

27/12/2004: “Sono preoccupatissimo. Ho due villaggi laggiù e un sacco di amici e non riesco a parlare con nessuno
28/12/2004: “Domani parto per la Thailandia
30/12/2004, parlando a telefono: “Domani vado in aereoporto a Roma e prendo il primo volo utile per qualunque posto nel mondo, il più last second che trovo. Se no, passo Capodanno da mio cugino. A Roma
30/12/2004: “Le televisioni esagerano sempre: io conosco benissimo quei posti, è impossibile che non ci sia più acqua potabile, le condutture non sono sulla spiaggia
30/12/2004: “Non sono preoccupato. Nell’interno non è successo niente
31/12/2004: “Mi vuoi sposare? Guarda che sono un buon partito: ho due case e quote di proprietà di due villaggi turistici in Thailandia

L’ultima affermazione era rivolta a me.

Shel fisioterapista

Shel si è informato sul nostro stato di salute e quando ha saputo che Stelvio ha problemi di schiena senza dire una parola si è alzato, gli si è messo alle spalle, lo ha abbrancato sotto le ascelle e lo ha sollevato di peso urlando “RILASSATI!! RILASSATI!! LASCIATI ANDARE!!”

Stelvio aveva lo sguardo dell’impiccato, la guardia giurata che si è affacciata sulla porta aveva già la mano alla fondina, io mi rotolavo a terra dalle risate. E’ iniziata un’altra bella giornata di lavoro.

Ne vedremo delle belle

Stamattina il nostro nuovo compagno di stanza, ribattezzato a maggioranza Shel Shapiro (l’alternativa era Antoine, ma Antoine è anche il nome di un celeberrimo bar cittadino, e non volevamo confondere le acque), forse resosi conto di avere un pò esagerato ieri e che nè io nè Stelvio passeremo il tempo a buttargli i documenti nel tritacarte, nonostante tutto, ci ha fatto un bel sorriso e ci ha proposto – con la massima serietà – di aprire insieme a lui un banchetto al mercato per vendere prodotti artigianali equadoregni.

“Tanto siete precari. Si possono guadagnare fino a 500 euro a sera” è stata la sua stringente – e sconfortante – logica.

Poi ci ha chiesto se può portare nella stanza il suo organo elettrico Hammond perchè ha bisogno di esercitarsi un pò, ogni tanto. Ma niente paura, lo fa con le cuffie quindi non disturba. A proposito, abbiamo visto da quale parte i suoi spartiti? Nel trasloco di stanza li ha persi.
Voci di corridoio purtroppo fondate ci informano che la sua posizione amministrativa è D6. Insoma, ragazzi, Shel Shapiro è un dirigente.

Ci sarà da divertirsi, ma per motivi molto diversi da ieri 

Vi presento Shel

Dopo mesi di insistenze e una sorta di sciopero bianco, la Direzione Generale ha tratto me e Stelvio dal sottoscala nel quale eravamo collocati

(dialogo pluriquotidiano di quest’estate:
> Interlocutore: “Beh, però qui almeno si sta freschi! no?”
> Io e Stelvio: “.. Grrr ….”
> Interlocutore: “Freschi! nooo?”
> Io e Stelvio: “NON CE NE SBATTE UNA CIPPA SE SI STA FRESCHI!! E’ UMIDO! BUIO! E’ UN SOTTANO!!!!”*)

e ci ha assegnata una calda luminosa stanza del piano ingresso.  Ne prendiamo possesso in mattinata e constatiamo che dovremo dividerla con un terzo collega. E che problema c’è? dichiariamo, ingenui. Gli altri impiegati ci guardano con una puntina di commiserazione della quale non ci rendiamo subito conto. La Dirigenza sa quello che fa e sta facendo la punta al citrulo che deve piazzarci fra le chiappe. Spostiamo le tre scrivanie in modo da razionalizzare lo spazio. Ad un tratto si apre la porta ed entra il nostro cosiddetto collega. Ultracinquantenne, robusto, capelli un tempo biondi lunghi fino alle spalle e legati con un elastico, occhi azzurrissimi e spiritati, jeans strappati, giubbotto multitasche. Una indefinibile aria di unto. Un incrocio fra un figlio dei fiori, un clochard e un poliziotto infiltrato nel giro dello spaccio di droga sotto copertura. Esordisce così:
Lui: Chi cazzo vi ha dato il permesso di spostare la MIA scrivania?”
Noi: ” ..beh veram..”
Lui: “Questa scrivania DEVE RESTARE ESATTAMENTE DOVE IO L’AVEVO MESSA. E mettiamo in chiaro un’altra cosa: qui c’è un solo telefono e serve a me. Non potete usarlo nè per fare nè per ricevere telefonate. Io non sono collegato alla rete del Diaprtimento perchè non voglio che qualcuno controlli quello che faccio. Per Internet uso un modem [ehhhh??? in un ufficio pubblicooo?? ma è pazzo???] Se vi manca qualcosa potete chiedere alla VOSTRA Dirigente di procurarvela, basta che non rompete a me”.

Io E Stelvio siamo troppo basiti per obiettare che se lavora in questo Dipartimento, la Dirigente è UNA ed è anche la sua. Ma si vede che la marjiuana dà poteri medianici, perchè mi legge nel pensiero e aggiunge:
“Io non mi riconosco come dipendente di questa Amministrazione”
“Però lo stipendio te lo fotti” pensiamo all’unisono io e Stelvio.

E’ troppo. Urliamo tutti e tre come un sol uomo facendo accorrere la vigilanza. Sdegnato, il cocainomane abbandona la piazza. Come molti uomini, sottovaluta la capacità che ha una donna di farlo schiattare in corpo, e di applicare raffinate tecniche di mobbing, procedura che conto di applicare a partire da domani.

Qualche esempio cui ho pensato nel pomeriggio:
1. arrivare in ufficio prima di lui e staccare tutti i collegamenti del suo pc. Alla sua richiesta di spiegazioni, dire che non ne sappiamo niente, è entrato un uomo con la barba e ha staccato tutto dicendo che doveva portare via il pc, poi se ne è andato e boh. Ripetere una o due volte al mese, cambiando ogni volta il pezzo da smontare, qualcuno portandolo via davvero.
2. redigere una falsa circolare dipartimentale nella quale si fa ASSOLUTO DIVIETO ai dipendenti di portare i capelli oltre i 3,5 cm. Citare sentenze della Corte d’Appello di Culatello Milanese nelle quali ai trasgressori è applicata poco meno che la pena di morte. Dichiarare che è stato sempre il solito uomo con la barba a entrare e posare quelle circolari sulle nostre scrivanie.
3. discutere con Stelvio in sua presenza sulle tecniche di archiviazione secretata e dichiarare di avere un programmino cinese che rintraccia QUALUNQUE password in 10 secondi netti.

Ci sarà da divertirsi, babies.

 

* sottano (o suttano) = termine dialettale locale per indicare abitazioni proletarie proprie del centro storico della nostra città, alle quali si accede scendendo alcuni gradini, e quindi sono al di sotto del piano stadale, soggette perciò ad allagamenti, e prendono luce solo dalla porta d’ingresso. Corrispondono più o meno al basso napoletano e al catojo siciliano.