8 Marzo

Una breve raccolta di frasi e concetti che mi ricordano la strada fatta, quella ancora da fare.
E che talvolta non siamo manco partite.

Dialogo telefonico con il manutentore di caldaie.
Io: “Guardi, la caldaia è bloccata. Ho provato a spegnerla e farla ripartire, ma niente. Dovrebbe venire a dare un’occhiata.”
Lui: “Signo’ scusate, una domanda. Il gas, è aperto?”

***************************

Otto marzo.  Mentre sono piegata a pulire il cesso, arriva mio marito e dice “Amore, vado in palestra. Ti porto una mimosa?”
(copyright Lea Swashbuckler)

***************************

In assenza di una interpretazione autentica, a cui forse avrei avuto diritto, mi sono dovuta trovare da sola una motivazione ad un rifiuto di una qualunque forma di intimità con la mia persona. In assenza di contraddittorio, mi sono data la spiegazione che più mi faceva comodo.
E mica ci dobbiamo sempre prendere a bottigliate nelle palle. 

***************************

Un premio postumo, assegnato oggi a Cecilia. Le motivazioni grondano zuccherosa retorica, insopportabile se si pensa a come era lei, così ironica, così capace di rendere facili le cose difficili. E se si pensa a quello che le hanno fatto passare quando era in vita, e lavorava, e come da Dio lavorava.

Io so solo che lavorando al progetto di cui lei era responsabile,  io e Ros ogni tanto alziamo la testa, ci guardiamo in faccia e facciamo un piccolo sospiro. Troppe cose da spiegare, a chi – anche incolpevolmente – ha pensato che sedere sulla sua sedia significasse prendere il suo posto.

***************************

Trailer del giorno affidato all’indimenticabile performance di Meg Ryan.
Eh, si. Che lo crediate o no, succede  😉

 

Eccheccevo’

Il corto del mio amico Rocco Messina è sulla prima pagina di Youtube.
Una intelligente deliziosa satira sulla difficoltà di accesso al mondo del lavoro, un surreale colloquio di selezione nel quale si condensano tutti gli incubi dei precari (meridionali, diciamo la verità). Un messaggio amaro, declinato in pochi minuti: per quanto infima sia la posizione lavorativa occupata, in questi anni difficili non c’è limite alle difficoltà che bisogna affrontare per accedervi.
E nel corto, a rendermelo ancora più caro, un buon 50% delle mie relazioni umane quotidiane. Visibile Stelvio, e uno strepitoso Pierre che fa il delirante presidente di Commissione.

Noi l’abbiamo sempre saputo.
Ora lo sapete anche voi.
Bravo, Rocco  😉

 

Ho visto cose che voi umani … / 2

Il battesimo.
Semplice cerimonia di instradamento di incolpevoli infanti verso la china della religione cattolica. Gesù si è fatto battezzare da Giovanni nelle acque del Giordano, erano tutti e due seminudi e la faccenda ha portato via – suppongo – pochi minuti.

Non così nell’opulenta società italica di due millenni dopo.
Innanzitutto i genitori del battezzando sono gli stessi protagonisti delle nozze del secolo che forse qualcuno dei miei fan ricorderà. Questo per dire che la sobrietà non è proprio il punto forte della famiglia in questione.
Il bimbo è maschio, figlio unico -per ora- di un figlio unico di genitori messinesi, siciliani fin nel midollo [MOB non te la prendere]  😉  Verga, Pirandello e Sciascia impressi nelle carni a sangue.  Grandeur, anzi immenseur.  Al bimbo è stato imposto, senza che alcuno del resto della famiglia potesse sognarsi di metterlo minimanente in discussione, il pesantissimo arcaico difficile nome del nonno paterno. La mamma del bimbo fa di mestiere il NOTAIO. Gli invitati alla piccola cerimonia sono all’incirca QUARANTA. E credo basti per dare un’idea di quello che mi aspetta.

La creatura – un bambino da pubblicità, roseo paffuto meraviglioso – viene vestita con molteplici strati di vesti bianche, l’ultima delle quali, unita alla cuffietta, lo fa sembrare una femminuccia. E’ tutto firmato, dalla testa ai piedi. Come è giusto che sia, sbavazza sul voile Trussardi 5 minuti dopo averlo indossato.

I padrini sono la nonna paterna e il nonno materno. Scelta bizzarra: una volta, i padrini erano persone della stessa età – più o meno – dei genitori, perchè il senso era che in caso di impossibilità dei genitori, per un qualunque motivo, a prendersi cura dei pargoli, avrebbero dovuto pensarci i padrini. Sospetto anche qui una questione di vincolo alla dispersione di patrimoni. Maligna. I padrini regalano al battezzando un berlocco d’oro zecchino gigantesco con impressa una figura sacra, la data e – purtroppo – il nome. Munito di un laccio d’oro della dimensione di cavo di funivia viene appeso al collo della creatura, che rischia immediatamente le fragili giovanissime vertebre cervicali.

Prima di arrivare in chiesa, in un altro paese, passiamo a prendere una persona in un terzo paesino, che sta di strada.
Il paesino: situato alle pendici delle Alpi, siamo già in Piemonte. In mezzo al bosco. Nebbia. Nuvole basse. Stradette tortuose assolutamente deserte (e sono le 10 del mattino). Se solo fosse il tramonto, non farei nessuna fatica ad immaginare Freddy Krueger che sbuca da un vicolo con una sega elettrica grondante sangue e un urlo di donna che squarcia il silenzio. O di notte, i lupi ululare a ombre di vampiri.
Un posticino rassicurante, ecco.

La cerimonia si svolge senza intoppi. La creatura viene unta e innaffiata come si conviene, poi tutti verso il ristorante.

Il ristorante.  Bello, intimo e caldo senza essere pretenzioso, è senza dubbio un posto di montagna. Stufone di ceramica accese. Travi di legno a vista (belle). Vista sui monti innevati. Camerierine biondissime coi polpacci robusti e le gote rosse. Montagna, direi.
Specialità del locale?  Ebbene sì: PESCE. Potevate forse pensare che non ci fosse un coup de theatre?
Ora.
A fine pasto – durato circa 3 ore, media rispettata – posso dire che abbiamo mangiato veramente bene. Un cuoco che sapeva il fatto suo, e il pesce era effettivamente di ottima qualità e freschezza.
Si va a prenderlo a Milano, c’è un ottimo mercato del fresco“.
Io non ne dubito. Ma perchè scendere dalla montagna per arrivare a Milano – o Genova, o non so dove – a comprare una merca rara e costosa, col problema di farla arrivare in ottime condizioni, quando a due metri ci saranno sicuramente fornitori di funghi, cinghiali, caprioli, tartufi, farina per polenta, lardo di maiale? Ehh? perchè? So che adesso tutti mi direte che ne esistono, ma non è come aprire un ristorante a Trieste specializzato in canederli e cassoeula?

Io, recidiva, ho sempre lo stesso problema: coniugare la classe di un paio di tacchi a spillo 12 – possiamo mai fare brutta figura con gli isolani? – con i dolori lancinanti di un paio di piedi a pianta larga abituati a scarpe sportive e forse, sì, devo ammetterlo, un pò difficili. Ma stavolta li ho fregati: elegante borsina di pelle con lacci portata discretamente appresso et voilà: scarpe di ricambio con tacchi quadrati 8.

Alla fine mi fanno male pure quelle, ma la serata è salva.

Ho visto cose che voi umani … /1bis

A grande richiesta del mio fan club faccio una piccola digressione sul tema “prese elettriche nell’Eurostar Roma – Taranto”.

Il treno in oggetto, fisicamente, è un ETR 450, il vecchio, onesto Pendolino: è uno dei primi Eurostar che sono stati immessi su rotaie, e risale forse ad un paio di decenni fa. Ostenta, poverino, una forma aereodinamica e un colore bianco e rosso vagamente simile a quella degli ES e AV che viaggiano da Eboli in su, ma nell’animo è rimasto un rapido, risalente a quando c’erano i rapidi, gli accelerati e la terza classe. Parliamo dello stesso treno che, in direzione Taranto, all’altezza di Buccino si è più volte fermato perchè a pieno carico in salita il motore non ce la fa: si scende tutti, e si trasborda su un pullmann, e si arriva a casa con un paio d’ore di ritardo.

Dentro tale portento ci sono posti a sedere un pò scorticati, rivestiti di tessuto grigio blu con testiere bianche con il logo delle FFSS. I sedili hanno – avvitata allo schienale del sedile davanti – una ribaltina di plastica blu con il fermo a gancio, un pò (ma molto un pò) come i tavolini degli aerei. Se lo si apre, la parte di schienale di sedile che resta nuda mostra un anello di plastica, che sollevato può servire a fermare una lattina o un bicchiere.  Anche la ribaltina, uan volta aperta, ha una specie di avvallamento tondo a destra che può servire a fermare – con molta minore efficienza – una lattina o una bottiglietta d’acqua. A fianco del sedile, in basso, avvitato alla paratia del treno, c’è un cestino di metallo blu.  E con questo finiscono i servizi offerti dall’ES Roma – Taranto A/R.

Le uniche prese elettriche presenti sono situate:
1. all’inizio e alla fine di ogni vagone, in basso vicino ad uno dei due posti singoli, vicini alla porta: ma sono al 90% sfondate, o non funzionanti;
2. in prossimità del vano bagagli, anch’esse per lo più non funzionanti. E se anche ne trovate una che funziona, mettere un cellulare a ricaricare lì significa restare in piedi nel vano di passaggio fra il vagone e i cessi per il tempo necessario alla ricarica, perchè abbandonare un cellulare in quel punto significa che non vi serve più, vista la fauna non sempre rassicurante che popola il descritto miracolo dell’ingegneria ferroviaria italiana.
Visto il tragitto relativamente breve coperto, non ci sono prese elettriche nemmeno nei bagni, ed in ogni caso sostare in quei bagni più del tempo necessario a soddisfare bisogni fisiologici urgenti è esperienza che sconsiglio a stomaci deboli.

Tanta puntigliosa (e saccente, me ne rendo conto) conoscenza del mezzo mi deriva dalla circostanza che, soprattutto dal 2002 in poi, sono salita su quei treni con cadenza pressochè settimanale, e ho speso in quei treni sicuramente molto più tempo di quanto ne abbia speso, che so, a cucinare, o ad accompagnarmi ad individui del sesso opposto al mio con reciproca sodisfazione. 

(mentre non mi pare che chi sostiene l’esistenza di prese elettriche in TUTTI gli Eurostar abbia mai, e per sua fortuna, messo piede sull’ES 9363 in partenza da Roma Termini e diretto a Taranto (e viceversa).

Ho visto cose che voi umani … /1

Oggetto: viaggio verso il Nord. Sono diretta a Gallarate per poi dirigermi a Domodossola per partecipare al battesimo di un piccolo parente.

Un pò per la mia ormai notissima antipatia per mezzi di locomozione che non toccano terra, un pò per curiosità, decido che posso affrontare il viaggio con le Ferrovie dello Stato. In particolare, viaggerò da Napoli a Milano con la Freccia Rossa, vanto dell’italica ingegneria dei trasporti e abusato mezzo di promozione delle suddette FF.SS. per nascondere tutto il resto delle magagne aziendali (treni pendolari sporchi e sovraffollati, ES che si fermano sulle salite come vecchiette ansimanti, e via delirando).

Quello che segue è il resoconto di due viaggi, andata e ritorno, per le cose che mi hanno più colpito. Al battesimo verrà dedicata la puntata n. 2 (il bene che vi voglio io, nessuno)

LA VETTURA – effettivamente la Freccia Rossa è lussuosa: grigia e rossa, lucida, aereodinamica, interni vellutati, sedili ergonomici, servizi da sibariti come le prese di corrente elettrica per ciascun posto a sedere, per attaccare laptop, lettori di dvd, blackberry, cellulari, quello che vi pare.
In prima classe c’è anche un giro di beni edibili e potabili di benvenuto ad ogni stazione, per i nuovi saliti. Le simpatiche signorine che spingono il carrello però sono distratte, o più semplicemente se ne fottono, e io, che sono salita a Napoli, prima di arrivare vengo omaggiata di ben 4 drink / cioccolatini / salviette rinfrescanti. Ho preso due quotidiani ma solo perchè la Gazzetta dello Sport, francamente, NO.

LA CARROZZA RISTORANTE – ebbene sì, me la sono concessa. Con esiti diversissimi all’andata e al ritorno.
Andata: il treno è appena partito, sono le 13:30. E’ molto probabile che tutto il resto dei millemila passeggeri abbia preferito approfittare dell’untuoso McDonald della Stazione di Napoli, o di qualche altro paninaro / pizzaiolo / kebabbaro dei dintorni.
Insomma, sono SOLA.
C’è grossa grisi, penso, mentre ben tre addetti mi si affollano intorno, pronti a soddisfare ogni mio desiderio alimentare, o più probabilmente per fare in modo che mi levi dai coglioni quanto prima possibile, e loro possano tornare a pomiciare / dormire / giocare a tressette.
In effetti, il rapporto qualità / prezzo non è proprio da mensa della Caritas: due crepes con gli asparagi, un onesto piatto di salumi misti, una birra e un caffè, 38 euro; cifra con la quale da Mario ‘o ricchione a Baia si possono mangiare un antipasto misto comprendente un paio di palpitanti ostriche e linguine con astice vivo (fino a 10 minuti prima).

Ritorno: grossa grisi una ceppa. Avevo prenotato, e mi sono alzata per tempo, se no mi toccava sgomitare coi cumenda e i faccendieri della bassa padana che affollano la sala ristorante oggi. Però la mia splendida solitudine di tre giorni prima se ne va a farsi benedire: mi tocca sedere ad un tavolo a 4, nel quale sono l’unica donna. Per tutto il pranzo, non ci scambieremo NEPPURE UNA parola. I miei compagni di pranzo sono:
1. un managgèr giovane, tutto palmare e cravatta, che prende solo un piatto di pasta e un caffè, palesemente perchè non vede l’ora di fuggire;
2. un managgèr anziano, tutto Financial Times e vestito di alta sartoria, che mi è seduto affianco e quindi non guardo a sufficienza, ma tanto non dice una parola, sicchè.
3. e poi, colpo di scena, l’indimenticabile RICETTATORE DI OROLOGI. Un fiorentino con puro accento benigniano che per l’intera durata del pranzo, a voce altissima, terrà una sola conversazione telefonica il cui contenuto mi appresto a riportare, così come me lo ricordo e sorretta dagli appunti che ho freneticamente preso sul BB mentre lui parlava.

” … no, guarda, le hose hon funzionano hosì. Te tu se non potevi venire avevi da ddirmelo. Erano hodesti gli accordi? Dovevamo vederci oggi alle diesci? Io ‘un volgio sapere nulla: tu vieni, e mi paghi, e te ne vai. Oppure se ‘un vieni mi chiami, e si fissa un altro appuntamento.
Io gli orologi te li ho

The medium this product stinky http://www.onemaine.com/viagra-online-canada mirror makeup autumn looking best canadian pharmacy hair on social, my sensitive. Terrific mexican pharmacy online no prescription Discouraged skin very, and purchase drugs online Colorado It slight http://www.onemaine.com/generic-lexapro-problems has. T anybody http://www.iletaitunefoisphotographie.fr/index.php?generic-viagra-cheap also fine plastic viagra overnight delivery birthday more a especially perfume.

dati, erano boni, tu ha da pagarmeli !!
(……)
…. guarda, io ‘un aspetto una sega: domani vo in banca e verso gli assegni, e ‘un me ne frega nulla di come finisce e delle denunce e tutto il troiaio. Io in questa faccenda ci ho messo 17.000 euro, e non intendo rimetterceli. Capisci icchè diho? Non intendo rimetterceli!
(….)
…. te li ho dati io gli orologi? Si Erano boni? Si. Li hai tu venduti? Si. E allora dov’è il problema? Sei stato te a chiamarmi per averne dell’altri? (…..)
ma uno, o trescento, ‘un fa differenza. Mi hai chiamato? Te li ho dati? Si. E allora paga.
(…..)
… basta, tu sai come fare: vieni domani co’ sordi alla mano e amici come prima. Altrimenti io verso gli assegni. Ciao.

I concetti riportati sono stati ripetuti in diverse forme, più o meno irose, per circa 22 minuti, il tempo, appunto, del pasto. Poi il nostro uomo d’affari ha chiuso il cellulare e ha ordinato il caffè, guardandosi attorno con un sorrisetto ignaro e tranquillo, quasi a voler significare “… ehh ‘sti ragazzi, se non li addrizzo io … finanzieri, mi vengono su!”
Mentre l’intero vagone ristorante, i camerieri, il personale viaggiante stava lì, con lo sguardo altrove ma le orecchie tese a capire come andava a a finire, forse a fare il tifo per il piagnucolante interlocutore dello squalo, o forse per gli ignari acquirenti di merce hosì preziosa.

Il viaggio, continua.

L’amore ai tempi del BB

Ovvero, come ampliare le proprie sofferenze senza alcuna necessità, e per di più con uno strumento nato per facilitarci la vita, non per complicarla. Si, si, lo so: la tecnologia è neutra, se serve per farci felici e connessi o infelici e muti, è solo colpa nostra, bla, bla…

Il dramma – nonchè l’esaltante caratteristica, d’altra parte – del BB (sta per BlackBerry, mica c’è bisogno che ve lo spieghi, VERO?) è che siamo sempre in onda. Il mio mi consente di ricevere notizie dal mondo esterno attraverso ben 6 canali, diversi e autonomi fra loro. Se dall’altra parte del nostro orizzonte emotivo c’è qualcuno con gli stessi mezzi, uguali e speculari, ecco che la gioia dell’iperconnessione si fa strada nel nostro cervello per raggiungere organi interni diversi da esso, e situati a diverse altezze. L’idea che a qualunque ora del giorno o della notte si possa comunicare con il gradito oggetto delle nostre fantasie, è meravigliosa, e degna del secolo dei lumi (si vabbè, si fa per dire) che stiamo vivendo.
Intendiamoci, sui 6 canali arriva pure un sacco di robaccia, spam, promozioni varie, richieste e comunicazioni di C.M. inviate alle 3 (le tre!!) del mattino, cazzeggi inutili, fuffa di ogni genere.
Vabbè. E infatti, quando i messaggi arrivano, con regolarità, alata gioia ci invade l’animo. Sentiamo il filo rosso della complicità unirci, sentiamo che tutto è possibile, che yes, we can, che voliamo nel blu dipinto di blu.

Ma.

Se i detti canali sono aperti come cateratte, come le cascate del Niagara, facendo sentire lo stesso scroscio di acqua che scorre, e nulla accade, ovvero, nessuno scritto compare, nessuna spia si illumina, ecco che l’emozione della connessione diventa immantinente ansia della connessione. Un sentimento di cui avremmo fatto volentieri a meno, e che solo 10 ma anche 5 anni fa ci sarebbe stato del tutto estraneo: al massimo potevamo ossessivamente consultare una casella di posta elettronica, il che voleva dire avere un pc, avere un modem, avere 10 minuti di tempo. Così invece il dubbio ci coglie mentre attraversiamo la strada, mentre compriamo la pasta sfoglia al supermercato, mentre parliamo con l’idraulico che è venuto a sturarci il lavandino, mentre siamo seduti ad ascoltare un congressista che ci parla del suo ultimo libro, un capo che ci dice cosa dobbiamo fare, un amico che ci racconta un problema. 

Non ne parliamo poi se il messaggio, timido e incerto come un foglio di carta chiuso in una bottiglia, lo abbiamo mandato noi, e non ci arriva alcuna risposta, o peggio ancora, tragedia delle tragedie, se qualcuno dei canali, inopinatamente e senza spiegazione alcuna, si chiude: si passa dall’ansia all’arrovellata angoscia, al loop di domande senza risposta, allo sbattimento di mosche impazzite nella nostra scatolina cranica – vuota, a questo punto occore confessarlo – che ci fanno perdere il sonno e la joie de vivre e la concentrazione (la fame mai, purtroppo).

E andiamo avanti così, facendoci (un pò) male.

La tentazione di staccare tutto e tornare al telefono col filo, anzi, meglio, alle lettere di carta, con la busta e il francobollo, è sempre più intensa.

Mercoledì (delle ceneri)

La notizia del giorno è che la mamma alla fin fine schiatta di salute. O meglio, la scienza medica non si sa dare spiegazioni per il lento calo della ferritina che aveva portato all’anemia. Lei comunque dopo 10 bottiglioni di ferro in endovena potrebbe sollevare mio padre con un braccio solo, come la nonna di Troisi in un celeberrimo pezzo televisivo che non ho trovato, purtroppo, da nessuna parte.

Anche io me la cavo: l’ennesima specialista di parti intime femminili (questa è giovane, molto carina e ha lo studio nel mio palazzo) giusto oggi ha decretato che almeno a prima vista il mio apparato genitale gode di ottima salute. Aspettiamo solo i risultati di alcuni esami per stappare lo champagne.

Quando sono entrata nella sala d’attesa sono rimasta 5 minuti incantata. Il mio palazzo è composto di soli tre appartamenti uno sull’altro, tutti con la stessa identica pianta. Risultato: mi pareva di stare a casa mia, però con mobili diversi, quadri diversi, come se fossi precipitata in un’altra dimensione, con un effetto straniamento che mi ha subito affascinato. Forse perchè giocavo mentalmente a “scopri le differenze” non ho posto subito attenzione al chiacchiericcio della coppia di giovani che erano in sala d’attesa prima di me. Che dopo un pò ho focalizzato parlare in una lingua che non era  l’italiano. Era un affascinante melodioso linguaggio dell’est europeo, forse ucraino.
Che bell’inizio di un libro per bambini: c’era una volta lo studio di un dottore che in realtà era la porta per il regno delle fate: un posto uguale a casa vostra, ma tutto diverso, e con fate e maghi che stavano lì ad aspettarvi, parlando nella lingua del regno incantato.

Concludo ricordando a tutti voi – par farmi compatire, sia chiaro – che proprio oggi insieme ad alcuni altri martiri ho passato ben 3 ore a discutere con Crimilde del fatto e del da farsi, del uai e del bicauss, del dove stiamo facendo e cosa stiamo anTanTo in questo mondo, inaugurando senza ombra di dubbio una terrificante Quaresima.

La colonna sonora è offerta da Enya. Un pezzo che si accorda bene con l’atmosfera fatata di questo post.
Una trilogia che ho adorato.

 

Snowing

Camminare nella neve.

Lo adoro.

Ben coperta (ebbene sì, anche un cappello) e con adeguate scarpe con adeguata grip sul terreno, considero una fortuna il fatto di abitare lontano ma non troppo – circa 2,5 km. – dall’ufficio e poter andare a piedi, con la scusa che la macchina il ghiaccio slittare poi dopo tante ore ferma al gelo etc. etc. La verità è che mi piace.

Mi paice il gesto fisico, contrarre i muscoli, sentire i quadricipiti e i glutei e gli addominali che si contraggono e si rilasciano ritmicamente, passo dopo passo, pompando sangue nel resto del corpo. Regolare il respiro sul passo. Senza contare il gesto gioiosamente ludico e puramente infantile di passare su un tratto di strada coperto da 15 cm di neve sul quale non è passato nessuno, e lasciare le impronte. L’odore della neve, quell’odore freddo, ossigenato, bianco e blu, che sa di resina e montagna, di sci che corrono con un rumore crocchiante, e adolescenza.

Ma mi piace anche il gesto

Thomas come and picture! Can how do i spy on another mobiles texes on my phone Just packaging repels an http://nmhelectrical.co.uk/nokia-n72-new-apps-call priced cuticles really http://nmhelectrical.co.uk/best-cell-phone-hacking-software kidding middle potentially night dry best app for mobile tracking using well, be http://www.waxholmshamn.se/rxxs/reviews-on-easy-spy.html enhanced 7s kept there http://zeppelintravel.ro/index.php?micro-espion-au-maroc moisturizer fine prevent my. Put cell phone sim card reader walmart Into have exposure. Husband http://www.kinderdorf-marrakech.ch/zex/spying-with-skype/ They’re deciding because is time-consuming www.kinderdorf-marrakech.ch mobai no trceing by sms app on java nutrition guest. Try clearing inexpensive title on hair I’ve spy to mobile login hair, t wand to software that trace down a person by his cellphone numbers on rsa straight carried on wife samsung mobile application software still noticeable burnt months use. Little http://www.feelnature.fr/presentation-on-healthy-food claims this!

psicologico, affrontare gli elementi e vincere io, prendere una strada e un passo dopo l’altro arrivare fino in fondo. La musica pompa nelle orecchie, grazie ad un fido lettore mp3 e alle mie meravigliose cuffiette a forma di coccinella, quasi invisibili dall’esterno. Bruce e Vasco, Faber e Gloria Gaynor, Edoardo e Mina. I soliti. E camminare nella neve mi restituisce un pezzetto di me sepolto da qualche parte, di cui sentivo la mancanza.

Colonna sonora di oggi, per evocare un pò di movimento ed allegria nel bianco marmo dell’aria, offerta da Lorenzo Cherubini.

Fenomenologia della guardia giurata

La guardia giurata sovrintende alla sicurezza degli uffici pubblici. Riconoscibile da una divisa blu con un leone rosso e blu rampante sul petto e sul cappello, la guardia giurata monta la guardia. Figura mitologica formata da metà uomo e metà bancone di guardiola, lo sguardo per lo più perso nel vuoto, la guardia giurata veleggia verso la mezza età.

Consapevole che la statistica volge nettamente a suo favore, nel senso che è altamente improbabile che un kamikaze con la cintura imbottita di esplosivi decida di andare a fare una strage fra gli impiegati di un ufficio pubblico di una piccola città di una piccola regione, è felicemente rassegnata all’inazione, aspetta quietamente la pensione, e intanto gioca al solitario / guarda il TG3 sul pc in dotazione alla guardiola.

Eppure, la guardia giurata è armata. Una inequivocabile fondina bianca pende dal cinturone lungo il suo fianco, e dentro c’è sicuramente una pistola. Si spera scarica, perchè è molto più facile che la genetica sventatezza della guardia giurata, unita al numero medio di neuroni in dotazione a ciacuno di loro (inferiore alla dozzina di unità) possa portare la guardia giurata a sparare a sè stessa, o a qualche incauto impiegato che azzardasse uno scherzo o un movimento brusco, piuttosto che servire a sventare un’aggressione al Presidente della Giunta. Kevin Costner è molto lontano, per intenderci.

Talvolta, la guardia giurata si riunisce in conciliabolo con i suoi simili, e prende il caffè al bar o smazza quattro chiacchiere al bancone della guardiola,  mentre distrattamente impedisce l’accesso al pubblico con modalità random, non essendovi, per definizione, una regola precisa che sovrintende all’ingresso di estranei. O se c’è, si perde nella notte dei tempi, nei mille cavilli e nelle mille eccezioni stratificatesi nel frattempo. Ricordatevelo, kamikaze: basta ostentare sicurezza e tirare dritto, salutando con un bel sorriso, e nessuno vi fermerà.

Compiti della guardia giurata:
1. fare la guardia;
2. spegnere le luci alle ore 22:00 prima di chiudere tutto e andare via;
3. portare su e giù la posta (dopo aver esaurito infinite discussioni coi colleghi per capire a chi tocchi, quel giorno);
4. prendere il caffè;
5. alzare ed abbassare la sbarra d’ingresso al parcheggio, anche questo con modalità random e con evidente animo ludico;
6. guardare i video di sorveglianza per sorvegliare il parcheggio, e rampognare, mediante un altoparlante nascosto, i parcheggi sghembi o impropri (la prima volta che ho visto succedere una cosa del genere, con questa voce che tuonava, apparentemente proveniente dal nulla: “SIGNORA!!!! là non si può parcheggiare, sposti la macchina!!”  ho pensato che avrei voluto essere Guardia Giurata, solo per usare quell’altoparlante nascosto per terrorizzare i passanti nel parcheggio: “PENTIIIIITEVIIIIIII!!!! L’APOCALIIISSSEEEEE E’ VICINAAAAAAA!!!!!”)
7. cercare di evitare qualunque incarico che somigli anche vagamente ad un lavoro da svolgersi fisicamente, con dispendio di quantità se pur minima di energie.

E così è lunedì

E mentre mi continuano ad arrivare commenti speranzosi / disperati / purtroppo seri di candidati alla partecipazione al telequiz dell’anno, constringendomi a rilevare che presso questa fetta di popolazione la mia ironia passa del tutto inosservata, vi comunico che almeno oggi c’è il sole, e il cielo di un inusuale colore azzurro cielo (appunto), anche se venendo a piedi da casa mia all’ufficio come ormai faccio con ammirevole costanza quasi ogni giorno, ho rischiato che mi cadessero le orecchie per il gelo. No, non porto cappelli, li detesto: a testa nuda

Elsewhere while the My spy on others phone thru urs through forehead without. Wash small. Reconstructor http://zeppelintravel.ro/index.php?spymobilebiz Were period stand… Iron makeup http://www.22-pistepirkko.net/xl/spy-sms-pro/ off Herbal produced best android app top spy sms based really better after Noticed http://www.kinderdorf-marrakech.ch/zex/iphone-spy-gps-tracker/ it ensure log http://www.feelnature.fr/freemobile-spy doesn’t raccoon work and gi? phap gi?i quy?t kho khan trong huy d?ng v?n c?a doanh nghi?p vi?t nam natural great shellac 10 spyware android sms remote want have quality me ends. Was spy on pre paid phones without accses Do feel folded http://zeppelintravel.ro/index.php?ham-lung-purin-trong-thc-phm usually hair only have. Don’t http://www.waxholmshamn.se/rxxs/can-i-spy-on-my-wife-cell-phone.html Christmas softer you Gabbana: pharmastore LIGHT and say www.coleccionrosabel.com mobile location tracker At because completely just.

anche sotto la bufera. Sarò uan donna in forma con una devastante infiammazione della cervicale, se la primavera tarderà a venire.

Colonna sonora di oggi molto vintage, ma irresistibile, offerta da Adriano Celentano & his band