Ho visto cose che voi umani … / 2

Il battesimo.
Semplice cerimonia di instradamento di incolpevoli infanti verso la china della religione cattolica. Gesù si è fatto battezzare da Giovanni nelle acque del Giordano, erano tutti e due seminudi e la faccenda ha portato via – suppongo – pochi minuti.

Non così nell’opulenta società italica di due millenni dopo.
Innanzitutto i genitori del battezzando sono gli stessi protagonisti delle nozze del secolo che forse qualcuno dei miei fan ricorderà. Questo per dire che la sobrietà non è proprio il punto forte della famiglia in questione.
Il bimbo è maschio, figlio unico -per ora- di un figlio unico di genitori messinesi, siciliani fin nel midollo [MOB non te la prendere]  😉  Verga, Pirandello e Sciascia impressi nelle carni a sangue.  Grandeur, anzi immenseur.  Al bimbo è stato imposto, senza che alcuno del resto della famiglia potesse sognarsi di metterlo minimanente in discussione, il pesantissimo arcaico difficile nome del nonno paterno. La mamma del bimbo fa di mestiere il NOTAIO. Gli invitati alla piccola cerimonia sono all’incirca QUARANTA. E credo basti per dare un’idea di quello che mi aspetta.

La creatura – un bambino da pubblicità, roseo paffuto meraviglioso – viene vestita con molteplici strati di vesti bianche, l’ultima delle quali, unita alla cuffietta, lo fa sembrare una femminuccia. E’ tutto firmato, dalla testa ai piedi. Come è giusto che sia, sbavazza sul voile Trussardi 5 minuti dopo averlo indossato.

I padrini sono la nonna paterna e il nonno materno. Scelta bizzarra: una volta, i padrini erano persone della stessa età – più o meno – dei genitori, perchè il senso era che in caso di impossibilità dei genitori, per un qualunque motivo, a prendersi cura dei pargoli, avrebbero dovuto pensarci i padrini. Sospetto anche qui una questione di vincolo alla dispersione di patrimoni. Maligna. I padrini regalano al battezzando un berlocco d’oro zecchino gigantesco con impressa una figura sacra, la data e – purtroppo – il nome. Munito di un laccio d’oro della dimensione di cavo di funivia viene appeso al collo della creatura, che rischia immediatamente le fragili giovanissime vertebre cervicali.

Prima di arrivare in chiesa, in un altro paese, passiamo a prendere una persona in un terzo paesino, che sta di strada.
Il paesino: situato alle pendici delle Alpi, siamo già in Piemonte. In mezzo al bosco. Nebbia. Nuvole basse. Stradette tortuose assolutamente deserte (e sono le 10 del mattino). Se solo fosse il tramonto, non farei nessuna fatica ad immaginare Freddy Krueger che sbuca da un vicolo con una sega elettrica grondante sangue e un urlo di donna che squarcia il silenzio. O di notte, i lupi ululare a ombre di vampiri.
Un posticino rassicurante, ecco.

La cerimonia si svolge senza intoppi. La creatura viene unta e innaffiata come si conviene, poi tutti verso il ristorante.

Il ristorante.  Bello, intimo e caldo senza essere pretenzioso, è senza dubbio un posto di montagna. Stufone di ceramica accese. Travi di legno a vista (belle). Vista sui monti innevati. Camerierine biondissime coi polpacci robusti e le gote rosse. Montagna, direi.
Specialità del locale?  Ebbene sì: PESCE. Potevate forse pensare che non ci fosse un coup de theatre?
Ora.
A fine pasto – durato circa 3 ore, media rispettata – posso dire che abbiamo mangiato veramente bene. Un cuoco che sapeva il fatto suo, e il pesce era effettivamente di ottima qualità e freschezza.
Si va a prenderlo a Milano, c’è un ottimo mercato del fresco“.
Io non ne dubito. Ma perchè scendere dalla montagna per arrivare a Milano – o Genova, o non so dove – a comprare una merca rara e costosa, col problema di farla arrivare in ottime condizioni, quando a due metri ci saranno sicuramente fornitori di funghi, cinghiali, caprioli, tartufi, farina per polenta, lardo di maiale? Ehh? perchè? So che adesso tutti mi direte che ne esistono, ma non è come aprire un ristorante a Trieste specializzato in canederli e cassoeula?

Io, recidiva, ho sempre lo stesso problema: coniugare la classe di un paio di tacchi a spillo 12 – possiamo mai fare brutta figura con gli isolani? – con i dolori lancinanti di un paio di piedi a pianta larga abituati a scarpe sportive e forse, sì, devo ammetterlo, un pò difficili. Ma stavolta li ho fregati: elegante borsina di pelle con lacci portata discretamente appresso et voilà: scarpe di ricambio con tacchi quadrati 8.

Alla fine mi fanno male pure quelle, ma la serata è salva.

3 risposte a “Ho visto cose che voi umani … / 2”

  1. Faresti bene, magari, a specificare che esistono siciliani un attimo diversi: sai, è gente che se la prende facilmente e solo il fatto di essere la mia amatissima Sorella ti tiene al sicuro da certe possibili rappresaglie….

    YOB – siciliano nel midollo e frattaglie sparse

  2. e meno male che avevo scritto “non ti arrabbiare” 😉
    ma lo so, che non siete tutti uguali: tu poi sei dell’altro capo, dell’Isola …
    baci e abbracci

  3. Tesoro, sei un’eroina!!!

    Non solo il viagio nel supertreno, ma poi pure queste esibizioni di…classe!!

    Me no male che la cena e’ andata cosi’ bene! (Forse hanno scelto il pesce per essere ‘diversi’ ed attrarre una fascia di mercato….insomma, tu sai).

    Al battesimo del mio figlioccio (notare che io NON sono battezzata) se ne sono venuti in tanti con i gioielloni in oro che, spero, Riccardo non mettera’ mai. Io mi sono buttata su un seggiolone che ha usato tutti i giorni della tua ‘piccolaggine’ 😉

    Per i tacchi, amo’, ma che te la fa fare. Sei bella uguale (e + rilassata) se stai comoda!!

    Baciocchi

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