Le Nozze del Secolo / 3

La parrucchiera VIP che deve fare l’acconciatura a mia cugina esordisce con un “Signore, adesso devo chiedervi di uscire dalla stanza” quando non ha manco cominciato a pettinarla per vedere se ha i nodi nei capelli. A me pare un pizzico, ma solo un pizzico, esagerata, Michelangelo dei miei stivali, alla fine sempre una ex sciampista sei, ecchecazzo.

Quando vedo l’assurdo bananone ritorto con boccoli che ha architettato, per di più coperto da gemme fiorate e velo, ne ho la certezza: se l’è tirata eccessivamente. 
E forse ci ha fatto uscire per la vergogna di non sapere fare altro che quello.

Le Nozze del Secolo / 2

Non c’è niente da fare: dal finestrino del pullman che ci è venuto a prendere in albergo per portarci in chiesa, vedo il padre dello sposo e i compari d’anello in gessato grigio con gardenia all’occhiello che marciano con sopracciglia aggrottate verso la macchina dei vigili urbani, colpevoli di non volerci far arrivare dentro la Cattedrale, e sento invariabilmente la colonna sonora de Le mani sulla città.

Intanto le stringhe dei meravigliosi sandali dorati con tacchi alti comprati con tanto amore mi stanno entrando nella carne lasciando strisce viola. E il matrimonio non è manco ancora cominciato.

Le Nozze del Secolo / 1

Devo leggere in chiesa. Mia cugina mi ha mandato il testo per fax e anche per posta elettronica circa due mesi prima della data fissata con il seguente laconico commento: “Esercitati“.  Anzichè mandarla a cagare, convoco a cena un amico attore di teatro e mi facci dare qualche dritta su pause, intonazione, respirazione. Il testo è quanto di più melenso e sessista si possa immaginare dai tempi, appunto, dell’Antico Testamento.
Una settimana prima del lieto evento mi viene comunicato che la messa di nozze verrà officiata dal Vescovo in persona.
Sogno per una settimana di fila di inciampare sui tacchi alti sui gradini dell’altare e andare giù a pelle d’orso davanti a Sua Eminenza. Mi sveglio tutta sudata e mi faccio tranquillizzare dalla mamma: ho imparato a camminare a un anno e mezzo e a leggere a sei, non dovrei avere problemi.
Nei dieci giorni di ferie che precedono Le Nozze del Secolo leggo il testo circa 200 volte declamandolo a voce alta sulla spiaggia. Vincenzo il bagnino è giustamente perplesso e mi si tiene a distanza.
Poi mi rompo e comincio a fare con mia sorella anche qualche ipotesi alternativa di dichiarazione dal microfono della Chiesa Madre Cattedrale Poco Meno che San Pietro.

Ipotesi a – testare con una schicchera il funziomamento del microfono e cominciare a cantare con voce flautata e roca dall’eccitazione “Happy Birthday to you, happy birthday to you, happy birthday Mister President, Happy birthday to youuuu… EVERYBODY, HAPPY BIRTHDAY!!!!“;

 

Ipotesi b – schiarirmi la voce e poi raccontare la barzelletta del Vescovo e della suora chiusi nel convento una notte di tempesta;

Ipotesi c – arrivare sul pulpito, alzare il pugno sinistro e cantare a squarciagola
EL PUEBLO!
UNIDO!
JAMAS SERA VENCIDO!

 

Ipotesi d – leggere il testo sacro calcando fortissimamente la mano sull’accento locale, stile Marlon Brando ne Il Padrino (“Vi farò una proposta che non potrEte rrrifiutare“)

Abbiamo sghignazzato fino a tarda notte su tutte le ipotesi. Nella realtà, ho letto benissimo il testo idiotissimo, con pause, inflessioni e tutto. E non sono manco caduta. E ho fatto perfino le prove della riverenza che bisognava fare davanti a Eminenz prima e dopo la lettura. E sono riuscita perfino a non ridere mentre la facevo. Mia cugina può essere fiera di me.