PA Game

Il gioco del momento nel mio ufficio.
Partecipanti: due, di cui uno gerarchicamente superiore all’altro.
Svolgimento: quello che sta sopra assegna a quello che sta sotto un compitino, per esempio rispondere al ricorso di un utente. Perchè il gioco riesca, è fondamentale:
1.   che quello che sta sotto non sappia un cazzo di tutto quello che c’è PRIMA del suo compitino;
2.   che non gli venga dato il modo nè il tempo di studiarselo, tutto quello che c’era prima;
3.   che una volta assolto al compitino non venga MAI, per nessun motivo al mondo, a sapere che fine ha fatto il suo compitino (l’utente si è convinto? ha fatto ricorso al TAR? con il comptiino vi siete puliti il culo ed avete incaricato un avvocato serio di rispondere?)

E già così, il gioco è gradevole come essere investiti da un TIR.

Ma quando il compitino è riesaminare un rendiconto
e il lavoro è stato fatto da uno che ignora che esiste un ordine alfabetico, anzi ignora qualunque tipo di ordine
uno che ha l’avvocato Taormina quale modello di fulgida onestà e specchiata serietà
(è questo il motivo per il quale vogliono che il rendiconto sia riesaminato)
credo faccio prima a buttarmi nel fiume con i faldoni al collo.

Ma sono io? Ditemi la verità, sono io?

La settimana scorsa, lunedì, prima telefonata della giornata
Pronto? La dottoressa Circense? Potrei avere un’informazione, per favore?
– Mi dica

(e via con domanda cervellotica e risposta che cerca di essere chiara. Faccio un passo indietro: esiste un URP – Ufficio Relazioni con il Pubblico prepsoto SOLO a dare informazioni sui bandi in scadenza. Le sue abitanti sono tre signore alle soglie della pensione che passano il tempo a sferruzzare, lamentarsi dei dolori artritici, e passare a me le telefonate)

La settimana scorsa, verso mercoledì, 3.200esima telefonata della settimana, comincia ad insinuarsi un dubbio fra gli utenti, che viene prontamente trasferito alla sottoscritta
Pronto? La dottoressa Circense? Potrei avere un’informazione, per favore?
– Mi dica
E’  vero che la scadenza del bando è stata proprogata? E fino a quando?
– … guardi, a me non risulta… direi di no, nessuna proroga

La settimana scorsa, venerdì, siamo a quota 20.000 telefonate, ormai monotematiche, tutti vogliono sapere di ‘sta cazzo d proroga. Faccio un altro passo indietro: oltre all’URP, esiste una Segreteria del Direttore Generale, il cui titolare – che chiamaremo Mister X – è uno che proviene dalla Protezione Civile, non capisce una menga di niente e quindi è nella mia stanza in media 4 volte al giorno, tutti i giorni, con una carta in mano a frantumarmi i coglioni con richieste di spiegazioni, pareri, e per favore me la scriveresti tu questa lettera, e tu che ne pensi di questa rogna che io non so come affrontare e così via. Ed esiste, infine, un Ufficio Cultura, titolare di questo benedetto bando che ha per oggetto – non ridete – la formazione per Bande e Cori Folkloristici della regione. Colui che lo presiede – che chiamaremo Mister Y – è subito al disotto di Mister X nella graduatoria di presenze nella mia stanza con un documento in mano a chiedere spiegazioni o informazioni o a fare richieste di documenti per lo più surreali.

L’ultima telefonata di Venerdì mi disvela l’arcano
Guardi che della proroga hanno scritto anche sul sito del Dipartimento…

Vado a controllare.
In un punto del sito dove manco la Madonna troverebbe una informazione così importante, l’informazione c’è. E scopro che da una settimana sto dando informazioni sbagliate. La proroga esiste, è stata licenziata dalla Giunta Regionale LUNEDI’, ed è stata preparata a 4 mani – indovinate un pò? – da Mister X e Mister Y, che l’hanno prontamente comunicata all’URP, perchè potesse metterla nella pagina più nascosta del sito.
Riassunto: dopo essermi rotta il culo per 7 giorni a rispondere negativamente alla marea montante di informazioni sulla proroga, il più delle volte ALLA PRESENZA, vi prego di notare ALLA PRESENZA di Mister X o Mister Y o anche di tutti e due insieme, scopro che la proroga esisteva.

Sono io? Ditemi, sono io? 
Unico addentellato positivo: avendomi scoperta improvvisamente molto inaffidabile, può darsi che gli utenti non mi chiamino più.

Sebbene che siam donne, paura non abbiamo …

La vomitevole Festa in oggetto fra i rischi che comporta annovera anche questo: che Shel risorga dalla retrovie nelle quali è stato sepolto vivo diopo la disavventura giudiziaria ed entri nella mia stanza senza bussare, felicissimo di avere un valido motivo per strizzarmi un pò le tette. Devo reagire, e in fretta.
Shel:  “Ciao, pos…..”
Io: “NO. in realtà sono un trans, e quindi non mi riconosco nella festa di oggi”
Ma la classe non è acqua, e quindi Shel incassa, si blocca sulla porta e rilancia:

“Ma il 12 Aprile è il tuo compleanno, VERO?? In quell’occasione potrò farti gli auguri!”

Mi tocca andare all’anagrafe e mischiare le carte.

Sembra facile

Il facile diventa difficile attraverso l’inutile“, diceva un mio vecchio amico.
Ad esempio, un atto amministrativo deliberativo (facile) diventa un incubo, un mostro a tre teste (difficile) attraverso le stanze e le persone (l’inutile) alle quali devi chiedere il materiale necessario a produrre il risultato finale.

Telefono Casa

Un grazie veramente di cuore al grigio omino che lavora chissà in quale buco del palazzaccio e che solo oggi dopo due anni e mezzo si accorge che io e Stelvio – ORRORE!!! – abbiamo in dotazione un telefono digitale abilitato alle interurbane come se fossimo dei Grassi Dirigenti invece che poveri pirla precari quali siamo, e decide di sostituirlo d’imperio con un Sirio col quale a tutt’oggi possiamo chiamare solo i colleghi della stanza affianco.

Grazie, veramente, che tu possa marcire all’inferno dopo essere stato contagiato dalla peste suina.

Sono di buon umore, stamattina.

E’ vero che siamo più o meno tutti pazzi, però

Dialogo tra me e una utentessa del servizio pubblico.
La signora ha circa 50 anni, capelli bianchi a ciuffi nascosti sotto una berretta di lana fucsia, l’impermeabile del Tenente Colombo e lo sguardo di astinenza da anfetamine. Un leggero accento straniero.

Utentessa: Io forrei qualke informazione sui corsi di formazione professionale
Io: E’ un pò vago, signora. Su tutti e quattro i piani di questo Dipartimento ci si occupa di formazione professionale.
U: Allora mi spieko. Io sono tetesca e ho una Associazioen Professionale. Se io foglio fare un corso, tu mi dai soldi?
 
(sta roteando gli occhi)Io: No. Se lei è il legale rappresentante di un Organismo di Formazione, deve accreditarsi presso l’Albo della Regioone, poi …..
U: TU NON HAI KAPITO. Io so che FOI TATE SOLTI a Associazioni Kulturali per attività Kutlrlglglg

(perchè, perchè ho chiuso la porta quando è entrata? mentre sto già pensando alla notizia del giornale locale di domani: “Una folle si introduce nel palazzi della Regione e massacra una precaria” una luce mi appare in fondo al tunnel)

Io: ahhhhhhhhh  Associazione Culturale!! Ma allora lei ha sbagliato stanza. Deve andare dal collega Pinco Pallo, piano di sopra e

 

(si alza e si appoggia con tutte e due le mani sulla scrivania. Io sto per invocare la mamma)

U: E LI’ MI TARANNO SOLTI????
Io: beh sì, non grandi cifre, credo che i contributi regionali siano intorno ai 2-3.000 euro all’anno, però
U: KRAZIE!!!Spot di chiusura:
“Il servizio pubblico!!!
Non importa chi voi siate,
se chiedete SOLTI, avrete”

 

Trasloco, anche d’ufficio / 5

Il potere, in un ufficio pubblico che trasloca, è detenuto da chi possiede il nastro adesivo da pacchi (prima) un taglierino, chiodi e martello (dopo).
Se poi possiedi anche una SCALA a PIOLI, sei veramente un fichissimo strapotente.

Trasloco, anche d’ufficio / 4

Allora: vabbè, io e Stelvio non c’avevamo poi tutta ‘sta stanza da smontare. E comunque i nostri bei 15 scatoloni li abbiamo riempiti. Però adesso essi giacciono vuoti fuori dalla nostra nuova stanza, e il loro contenuto è stato sistemato alla grande nel nuovo armadione che ancorchè un pò sinistro è ben più grande del precedente.
Le nostre scrivanie sono state riarredate.
I nostri computer e linee telefoniche più o meno funzionano, prova ne sia che sto qua ad aggiornare il blog. Insomma, la vita – lavorativa – può riprendere, dopo soli 5 giorni.

Ma allora secondo voi è normale che gruppi di colleghi si aggirino fra i corridoi con la stessa faccia smarrita di quella di Titanic quando cercava il biondino protagonista (i nomi non sono il mio forte, lo so), con l’acqua alle ginocchia?

Trasloco, anche d’ufficio / 3

Il buongiorno si vede dal mattino.

La giornata – e con essa la settimana – è iniziata con me e Stelvio che abbaiavamo furiosamente, come il cane Melampo, all’indirizzo del collega furbetto che sta coordinando il trasloco, del quale abbiamo – con ritardo, lo ammetto – intuito il bieco piano: cedere le nostre scrivanie, a suo tempo da noi conquistate in un duello all’alba con due colleghi prematuramente scomparsi, a dirigenti non meglio specificati.
A noi sarebbero andati due meravigliosi piani di formica smangiucchiata montati su cavalletti da cantiere, in pratica i tavoli dove ad oggi mangiano i traslocatori.

Stelvio ha minacciato di rintracciare la stanza dove le NOSTRE scrivanie sarebbero state ricollocate e andare lì a smontarle, incurante del dirigente che ci siede dietro. E’ intervenuto il sotto-dirigente e dopo alcune ore di difficile mediazione abbiamo raggiunto un compromesso: ci verranno date altre scrivanie, MA simili a quelle che ci tolgono. Secondo me ci hanno inculato, ma intanto siamo gli unici che non hanno ancora incominciato a inscatolare, quasi a minacciare con nonchalance di occupare il vecchio edificio e prendere in ostaggio Matteo – figura mitologica composta da metà uomo in divisa e metà guardiola – se non ci portano un’auto e 30.000,00 euro in biglietti di piccolo taglio non segnati.
E le nostre scrivanie, già che ci siamo.

E non scherziamo nemmeno con le poltrone: la mia è riconoscibile perchè ha lo schienale punteggiato di capelli biondi, che avrei sempre voluto pulire con una spazzola adesiva ma non ho mai trovato l tempo di fare. Ma ora la negligenza mi torna comoda. Se mi sottraggono la poltrona, posso sempre chiamare i RIS e fargli rintracciare quel capello biondo con il DNA che non saranno riusciti a strappare via dalla tappezzeria delo schienale.
Maccheggente.

Trasloco, anche d’ufficio / 2

In fondo al corridoio sono comparsi degli inquietanti scatoloni ripiegati che una volta aperti sembrano capaci di inghiottire l’intero ufficio.
Stelvio e io ci stiamo interrogando da un paio di settimane sul fondamentale interrogativo: lo scarto di tonnellate di carta inutile che si è accumulato nella nostra stanza, lo facciamo prima di mettere la suddetta monnezza negli scatoloni, o lo facciamo dopo, quando gli scatoloni pieni di cartaccia saranno stati portati nella nuova stanza da bestemmianti facchini della Ditta Traslochi?
Io propendo per la tesi meno umanitaria, che ci fa perdere poco tempo per il riempimento, basta buttare tutto dentro a casaccio, anche per esempio l’utilissima pubblicazione “Festa di San Giovanni Gualberto” a cura della Fondazione di San Giovanni Gualberto, Patrono dei Forestali d’Italia.
Stelvio, come tutti gli uomini, è meno crudele di me e propende per una tesi intermedia, ovvero una cernita grossolana, riservandoci quella più fine all’arrivo nel nostro pur sempre Circo di Pazzi, ma però tutto nuovo e scintillante.