Se-rie-A! Se-rie-A!

CHI GN’ L’AVIA DI’ (*)

Questa la colossale scritta che campeggia sul frontone dello stadio di calcio della mia città. Infatti, come è universalmente noto, e non può esservi sfuggito, la locale football team è salita dalla serie C2 alla serie C1 battendo il Benevento. La scritta, oscura ai non indigeni, rappresenta un modo di dire comune alla popolazione locale, che esprime stupore misto ad inesprimibile orgoglio per avere NOI – un popolo di agricoltori, sebbene con Mercedes – osato salire nell’empireo della serie C1 (e già ci gira un pò la testa: il Presidente del suddetto football team ha tentato di impedire a BENIGNI di recitare Dante nello stadio perchè in onore della C1 aveva già fatto rifare l’erbetta).
La seconda notizia del giorno è che il nuovo Assessore è stato nominato. Dal momento che nessuno di noi dell’ambiente lo conosce nemmeno per sentito dire, immagino che ancora una volta è stata assicurata a questo Dipartimento una benevola ma ampia incompetenza del suo massimo responsabile.
Il Grande Puffo ha fatto le valigie e siamo tutti ansiosi di incontrare Crimilde in un corridoio per vedere che faccia ha e chi è lo stilista che firma il suo tailleur a lutto. Chiunque sia, l’importante è che si veda bene il culo. Può servire, per le prossime collocazioni.

(*) “chi ce lo doveva dire”, Nd.R.

C’è nessuno?

Se chiudo la porta della mia stanza, dando così il segnale di non voler essere disturbata se non per cose che l’interlocutore giudica importanti, e quindi diverse dal “come stai? tuttappo’?”, il silenzio è totale.
Stelvio non c’è – è all’estero a fare pompa e spreco di latinloverismo – e quindi nessun essere umano con cui parlare.
Il telefono non squilla. Nessuno mi cerca, perchè non ci sono bandi in scadenza.
All’unanimità, la sala caffè è stata trasferita dalla stanza della collega affianco alla mia all’archivio, quindi è assente anche il pipinamento caffettaro di cui ho già raccontato.
Ma c’è ancora vita in questo Dipartimento, o sono rimasta solo io?

Non mi dovevo vedere Jericho, l’altra sera.

Sic transit

Il 30 Maggio è arrivato e con esso, senza proroghe, senza se e senza ma, la scadenza del biennale contratto da Super Dirigente del Grande Puffo. E’ difficile spiegare con quale espressione facciale mia e di Stelvio  è stata accolta la notizia. Fate conto che SOTTO ci fosse la faccia di un tifoso milanista dopo il fischio finale della partita di Champions League ad Atene e SOPRA la faccia di Napolitano quando depone le corone all’Altare della Patria il 2 Novembre.

Ora ci ritroviamo un FF (facente funzioni) che a scanso di equivoci si è messo in ferie pure lui.
Non si muoverà una foglia per un mese almeno.
Che dolore.

Avviso ai naviganti

Ci ho messo un paio d’ore, più o meno, ma dovrei essere riuscita a togliere il blocco che consentiva di postare commenti solo a 5 persone, più o meno. Quindi tu, viandante della rete che per puro caso sei capitato su questa pagina, e sei stato veramente sfigato, non c’è che dire, lo so che non interessa ma lasciami un commento, fosse pure “prrrrr”, giusto per farmi capire che non ho passato due ore invano e che non sono poi completamente rimbambita.

Il Signore ve lo rende.

La chiave del mistero

Qualunque altro posto sarebbe andato bene.
Potevo attaccarmela al collo con un moschettone, come facevo fino all’anno scorso.
Potevo infilarla nei lacci delle scarpe e annodare stretto, come mi suggeriva la fastidiosa praticità americana di mia sorella.
Potevo, al limite, infilarla nel reggiseno, lì c’è un sacco di posto, al massimo la tiravo fuori un pò umidiccia.

E invece ho voluto fare la strafiga e l’ho infilata nell’astuccio dell’i-Pod. Che poi ho agganciato al pantalone tecnicissimo. Dietro, sempre per fare la strafiga. Poi tutta tranquilla, sono partita per 5 km. di corsa sotto il sole di un bel sabato primaverile. Corso, ansimato, sputato, camminato per recuperare il fiato. 5 Km. Stretchato al punto giusto i muscoli.

Ero pronta per andarmene. Metto la mano alle chiappe e OH! MERDA. il fottutissimo i.Pod è ancora lì – e d’altra parte, ho ancora la musica nelle orecchie. La chiave della macchina, invece, non c’è più. Il triste seguito è a base di rifacimento dei 5 km. con gli occhi a terra per cercare la stramaledetta chiave, constatazione amichevole con me stessa della circostanza che in macchina – chiusa – c’è TUTTO (borsa, cellulare, felpa, soldi), umiliante elemosina di una telefonata dal cellulare di un passante per per fare una umiliata telefonata a papy e farlo venire a prendermi con doppione dell’auto.

Il giorno dopo scopro che rifare la chiave della mia comunissima utilitaria giapponese costa 60,00 euro. E mi dice culo che è una comunissima chiave, senza antifurto, senza chiusura a distanza, senza un cazzo di niente, chiave e basta, se no dovevo farmi un mutuo, credo.

 

Coffee time

Nel nuovo ufficio le stanze sono in fila. E Stelvio e io abbiamo da una parte la maga dei computer, dall’altra la responsabile del personale dipartimentale.

La signora – uno gnomo tondo con i capelluzzi ricci biondi – ama il caffè. Il caffè con la moka, per il quale disdegna schifata la macchinetta automatica del terzo piano (oddio, magari fa bene). Ma – mi direte voi che abitate a Varese – e come si fa ad avere il caffè della moka in un ufficio, per di più pubblico?

E che problema c’è. Per sciacquare e rimpire d’acqua il serbatoio della moka, c’è il bagno. Poi. La signora ha disposto i mobili della sua stanza in modo tale che vi sia un angolo un pò nascosto dietro il fax e la stampante, non ben visibile dalla porta, dietro il quale ha piazzato un tavolino, una piastra elettrica, e tutto il necessario per fare il caffè: la moka, ovviamente, un barattolo di zucchero, uno di caffè Kimbo, bicchierini di carta, cucchiaini di plastica. E – tocco da maestro – un foglio A4 elaborato in Excel nel quale ci sono i nomi di tutti gli abitanti del piano, i mesi dell’anno, e il contributo versato da ciascuno per le spese di zucchero e caffè. L’abbonamento ha un importo modicissimo: 2,00 Euro al mese. Ma si può contribuire in natura, portando, che so, cioccolatini, cornetti mignon, o una crostata fatta dalla mamma, o una fetta di dolce avanzato dal compleanno. Il trasporto della moka dal bagno alla stanza della collega avviene mediante un innocente sacchettino di carta plastificata rosso, tipo confezione regalo, con scritto fuori “Gioielleria Manzoni”.

Due euro al mese per avere un bicchierino di caffè dalla moka – e magari un cioccolatino, se vi dice culo – ogni volta che la collega lo fa, il caffè. E come si fa a saperlo, direte voi. Per chi lavora – diciamo così – nelle immediate vicinanze, è facilissimo: basta seguire l’odore di caffè. Per chi sta più lontano, funzionano il telefono interno, la voce che si sparge, l’orario (la collega si fa venire la voglia ad orari più o meno fissi).

Le colleghe che prendono il caffè a gruppetti di 4 o 5 ovviamente chiacchierano fra loro. Tutte donne, quasi sempre. Un paio hanno una voce che trapana i muri e Ballarò e Porta a Porta e Amici e L’Arena hanno ormai insegnato che non conta il valore dell’argomentazione, conta chi riesce a urlare più degli altri, riuscendo a mantenere la concentrazione per ripetere sempre la stessa cosa finchè l’altro non si tace.

Stamattina il tema era: è giusto attendere l’assenza di figli adolescenti per frugare nei loro armadi e buttare via tutti gli indumenti che a giudizio della mamma non sono più mettibili? Al momento in cui scrivo, la discussione è ancora aperta.

E’ lecito da parte mia augurare loro una morte lenta, soffocate da un cucchiaino di plastica?

And the winner is…

La notizia è circolata sulle mail sui cellulari sui telefoni: contratto rinnovato. Una delibera “solo camicia” “fuori sacco” – tecnicamente corrispondente ad un agguato vietcong – approvata ieri all’unanimità alle ore 13:00, quindi anche “fuori orario”.

Dovremmo essere contenti, e un pò lo siamo, per questi altri 18 mesi di ossigeno. Però il deprimente messaggio che il prezioso documento porta con sè è: ve lo abbiamo dato perchè lo avete chiesto – taluni di noi hanno perfino implorato, mostrando foto di bambini – non perchè riteniamo che ve lo meritaste. Tutti hanno voluto essere un pò pregati: la segreteria generale del Presidente, il Presidente, l’Ufficio del Personale, l’Ufficio Legale.

Normale? Può darsi. Ma sempre deprimente rimane.

Solidarnosc

Se io e Stelvio avessimo potuto avere 1,00 euro per ogni collega che ci ha detto “Ma non vi preoccupate!” di fronte al nostro pessimismo per il rinnovo del nostro contratto, avremmo i soldi per pagarci un anno di far niente.

Molto gettonata anche la variante “E che problema c’è?” detta con la noncuranza di chi ha il culo al caldo del proprio contratto a tempo indeterminato da venti anni.

Poi però passano a parlare d’altro. E nel frattempo, ad ogni buon conto, il Grande Puffo ci evita accuratamente. In compenso tanti ci hanno scritto  inverosimili mail di solidarietà che ai miei occhi significa che puzziamo già di cadavere.

Conversioni

Per carità, che uno voglia cambiare radicalmente la propria vita, liberissimo di farlo, tutta la mia ammirazione.   Che unA la voglia cambiare proprio MOLTO radicalmente, passando dai filmetti scollacciati o forse qualcosa di peggio con Tinto Brass al volontariato in Africa, nulla da dire.

Ma è troppo chiedere questo grande salto esistenziale del menga venga fatto con un minimo di umiltà, o magari autoironia, conservando almeno un pò della sana immagine da bella figliola che si aveva prima? Hai fatto anche la TV, facevi la poliziotta con Nino Manfredi: non bastava questo, per redimerti?

Insomma, non so se si è capito: a me Claudia Koll che invece che a pecorina compare in TV con crocetta di legno su maglietta accollata con scritto “Il Signore è il mio salvatore”, sempre con lo sguardo perso nel vuoto del Paradiso dei Giusti, sempre con stampato sulla faccia un sorrisetto beota dal quale promana una vocina sottile da piccola fiammiferaia, sempre con quell’aria di non comprendere le domande che le vengono fatte perchè lei ormai appartiene ad un mondo superiore e deve sforzarsi per capire l’interlocutore sicuramente stupido porco maiale peccatore che le sta davanti, a me, scusate ma mi irrita come poche cose al mondo.

Troppo veloce

Il mio problema è che io non ho ancora imparato a ragionare come una dipendente pubblica.
Questo almeno secondo la collega Senza Collo che si è precipitata inferocita nella mia stanza per lamentarsi delle pressanti richieste da parte di un utente che chiede quando, oh! quando verrà firmata da Crimilde la convenzione che lo riguarda.

Nota: l’utente è stato – diciamo così – mio cliente per la gestione di un progetto dell’anno scorso. Chiuso da tempo, regolarmente liquidato.

> è colpa tua
> … ???
>  sei stata TROPPO VELOCE, l’anno scorso. Mò questi si sono viziati e pretendono TUTTO e SUBITO

Una chiosa: Senza Collo, pur lavorando da circa venti anni nella pubblica amministrazione, ignora con grande stile le differenze fra i diversi provvedimenti amministrativi, con gran diletto dei colleghi della ragioneria che si vedono presentare documenti improponibili da rispedire al mittente, con gran gioia a loro volta degli utenti che vedono passare i mesi senza avere uno straccio di risposta.

E intanti porcaloca nevica.
Proprio adesso che mi ero decisa a ricominciare a fare jogging.