Delirio, ovvio

Ho difficoltà a respirare. Ho il naso sempre un pò chiuso, e un peso allo sterno in corrispondenza del cuore. Sono convinta che sia la primavera, un’allergia a chissacchè.

Epperò.

Non ci si può salvare da sè stessi, come dice la culatellolombardina e come diceva, in tempi non sospetti, anche mio fratello, che peraltro esprime una cultura che alberga nel punto opposto della penisola. Questa corrispondenza di amorosi sensi nord – sud mi commuove, però non vorrei diventasse un alibi comodo per giustificare le mie cazzate.

Vabbè, non sono concentrata.

(segue ..)

Non ci posso credere / 2

… è vero, la cogliona sono io, su questo non c’è dubbio quindi risparmiatevelo. Io l’idiota che ha creduto possibile la redenzione dei rei e soprattutto che ha ritenuto che esiste un limite inferiore alla merdaggine che NON PUO’, NON DEVE essere sorpassato, altrimenti fra l’altro vuol dire che non avete capito un cazzo di una persona con la quale pure avete diviso letto, tavola, auto, perfino il cesso.

Mi fa paura, davvero. Mi fa paura la sua totale mancanza di spina dorsale, il patologico ricoso alla bugia perfetta, al negare l’evidenza, al tingere la realtà di colori virtuali per i quali alla fine io ho vissuto altri sei mesi di perfetta illusione. Mi giro indietro, e non c’è più niente, come Cenerentola dopo la mezzanotte. Mi fa paura pensare di avere diviso con questo folle così tanto tempo e di avere speso con lui e per lui così tante energie. Adesso mi viene da pensare che in realtà una minuscola parte di me sapeva già tutto, questa volta e la precedente. Che però quella parte minuscola ed incoscia trasmetteva alla parte cosciente un messaggio rassicurante, del tipo “ma daaaaai ma non può essere sarebbe veramente un coglione“.

E quindi eccomi qua cari affezionati lettori, un triplo salto mortale carpiato e hop, non c’è rimasta manco la cenere degli ultimi 6 + 0,5 anni. Perchè stavolta non c’è la benchè minima giustificazione che tenga, non c’è amore, paura, vigliaccheria che giustifichino questo imprevisto (ma davvero?) colpo di scena. Eccomi qua, la vostra amata circense a guardare le macerie fumanti della storia d’amore più lunga e viva e calda e intensa della mia vita, i tronconi anneriti dei miei progetti, di quello che volevo fare nei prossimi due, tre, cinque anni.

Per favore, non ve ne venite con roba consolatoria del tipo “sei ancora tanto giovane hai tutta la vita davanti morto un papa se ne fa un altro” perchè mi farebbe girare i coglioni a mille e adesso non voglio litigare con nessuno. Un solo sentimento alberga in questo momento nel mio devastato cervello:

MA VAFFANCULO

(segue, per altri 22 post almeno, rassegnatevi)

Non ci posso credere

L’espressione “non ci posso credere” non rende bene l’idea. Dell’immenso stupore, più forte della rabbia, molto più forte del dolore – quello, è venuto dopo, insieme a vette inesplorate di autocommiserazione – che ho provato di fronte alla constatazione, confortata da confessione, di ieri sera.

L’ha fatto di nuovo.

Pur sapendo quanto era stato doloroso e faticoso e umiliante venire su dal pozzo la prima volta, pur sapendo che NON POTEVA, che non era umanamente possibile che ci fosse una seconda volta, pur sapendo quanto la sofferenza stavolta sarebbe stata proporzionale alla parvenza di felicità azzoppata che cominciavo a concedermi, negli ultimi mesi, l’ha fatto di nuovo.

Di nuovo, scientemente, mi ha mentito su una cosa importantissima, vitale per la mia e la sua salute mentale. Di nuovo, con sprezzo di qualunque dignità, mia e sua, ha inventato luoghi, date, circostanze.

Mi ha dolcemente spinto ad innamorarmi di quella casa, ad amarla alla fine più di me stessa, ad amare ogni singolo minuto passato dentro i vari Bricocenter, Casa della ceramica, IKEA, ad adorare ogni singola contrattazione con i muratori, i falegnami, gli idraulici e tutte le meravigliose maestranze passate per di là. Ha lasciato che facessi una foto col telefonino del citofono con i nostri nomi. Ho passato un venerdì pomeriggio a svuotare scatoloni ed inventarmi decorazioni floreali con i cesti e i rampicanti finti comprati da Ikea. Mi sono regalata un avvitatore a batteria. Mi sono odiata – vedi post precedente – per non essere capace di imporre la mia voglia di stare con lui a tutto il resto del mondo, e adesso magari so anche il perchè.

(segue)

E capirai che scoperta

Va bene, adesso è chiaro, cioè era chiaro anche prima almeno a me ma sentirselo dire da lui a svariate decine di euro a ora fa un altro effetto, eh: IO HO UN PROBLEMA. E capirai che scoperta. Un problema che è la somma di parecchi problemini più piccoli che si perdono nella notte di quella che pure mi era sempre sembrata un’infanzia felice.

Risultato? Non ho un rapporto sereno con me stessa. Mi odio e mi disprezzo, mi trattengo a stento dallo sputarmi in faccia quando passo davanti ad uni specchio. Ho il terrore dell’abbandono, e do ad altri la colpa di una mancanza di autonomia e libertà che è solo mia. La rabbia verso di me si traduce in una sostanziale dis-cura della mia persona. Quindi se ho 15 chili di sovrappeso, la pelle grigiastra  e spenta, non mi depilo, mi vesto che sembro una profuga albanese prima dell’imbarco, se ho i capelli che sembrano la scopa della Befana è perchè mi odio e mi disprezzo.

Interessante.

Suggerimenti?

Terapia per la settimana: datti alle cure delle tua persona. Fitness, massaggi, parrucchiera, estetista, e cazzo vai da un dietologo. Vabbè, cazzo non l’ha detto ma il tono pareva quello. Coccolati, amati, vuoliti bene. Se ti restano due ore dalla sarabanda impazzita che è la tua giornata lavorativa, spendili per un sano ozio e per fare una cosa che ti piace. Quando tutto va storto, comprati un vestitino corto.

Interessante.

L’avete voluto voi

AVVERTENZA: post politicamente scorretto.

Siete morti, e quindi meritereste tutto il rispetto che si deve ai defunti.
Meritereste. Perchè non “meritate”?

Dunque.

1. Tu sei il pilota, quindi si suppone che tu abbia conseguito un brevetto di volo e che tu abbia quelle belle 2 o 3 mila ore di volo sulle spalle.
2. Sei di Bologna, o comunque emiliano, non sei tunisino o delle isole Samoa, quindi si suppone che tu sappia cosa è la NEVE e cosa è esattamente una bufera di neve.
3. D’altra parte sai che non siamo nelle steppe siberiane, quindi anche la tormenta di neve potrà durare qualche ora, forse 24 ore ma già parliamo di eventi eccezionali, è più probabile che in serata sia tutto finito o perlomeno la visibilità sia migliorata, la tormenta declassata a nevischio, la pista sgombra dai lupi.

E allora perchè, PERCHE’, lo ridico PERCHE’ tu ti ostini a metterti in volo e non, badate bene, NON con un Jumbo 747 o superiori che solo lo scaldare i motori basta a sciogliere la neve, ma con un ridicolo CESSNA da non so quanti posti ma insomma un aereo come quello di Pedro il postino dei cartoni animati che giàme lo vedo con i passeggeri che spingono coi piedi sulla pista come i Flintstones????

E per andare dove?? Non a Singapore, o a Tokio, o magari anche a Bellinzona o a Culatello Milanino, no, signore e signori, il nostro top gun deve andare a FORLI’!! Forlì!! meno di un’ora d’auto, forse 70 minuti di Eurostar, uno sputo di distanza che guarda quasi quasi ci  vado a piedi e faccio prima!!!!!

E chi trasporta il nostro eroe? Perchè questo avrebbe potuto fare la differenza, se magari mi dicevano che portavi un cuore o un fegato per un trapianto, se mi dicono che portavi un dializzato che rischiava di morire, perfino se mi dicono che portavi un bambino con due giorni di vita che voleva andare a vedere la partita della sua squadra del cuore, forse, guarda forse potevo perdonarti. E invece tu chi portavi?? Una manica di idioti stracciaculo dei quali

UNO doveva URGENTEMENTE CHIUDERE UN CONTRATTO IMMOBILIARE!!!! 

ma come cazzo le fate le transazioni a Forlì, col cronometro? vince chi arriva prima? e non c’era proprio nessun altro del fottutissimo studio legale, o della fottutissima famiglia, che poteva andare lì e prendere 3 ore di tempo? ma no, i passeggeri dovevano fare i fighi, e poi raccontare alle segretarie sbalordite di quella volta che ho preso un affare a volo ehehee, proprio a volo, perchè ho volato con una bufera di neve per arrivare a mettere la cazzo di firma e farmi la casetta strappata allo sfigato fallito di turno da rivendere poi con il 700% di ricarico.

E ben vi sta, allora. Non mi fate nessuna pena. Pace alle vostre anime di imbecilli.

Fuori tempo massimo

Avevo in testa un bel post sull’incidente aereo di Bologna della settimana scorsa, il Cessna che si è schiantato nella tormenta, ma in questa settimana sono stata appesa per la pelle del culo alla mia scrivania, e ora è superato dagli eventi. Uffa.

Primavera, magari

 Un insolito fenomeno atmosferico ha colpito stamattina la cittadina nella quale mi ostino a vivere.

Il cielo, invece del solito color fango piombato, era di una strana colorazione che nessuno sapeva ben definire. Una colorazione chiara e piuttosto luminosa, forse anche per via di una curiosa fonte luminosa che stazionava proprio lì in alto, muovendosi col passare delle ore, che creava ombre e giochi di luce sul terreno. Anche la temperatura è un pò aumentata, e la neve – assurdo – ha cominciato a sciogliersi. Dissolta anche la normale nebbia eschimese, dentro alla quale poteva esserci Babbo Natale con tutte le renne o un TIR slovacco che inchiodava.

Dopo 45 giorni vissuti come nella tundra artica, oggi cielo blu e sole.

Alice ADSL revenge

Il tecnico Telecom è disponibile a sprecare dieci minuti del suo prezioso tempo per capire dov’è ‘sta cazzo di dispersione. Mi chiama al cellulare. Gli spiego che io sono fuori città e quindi deve  riprovare lunedì. E’ perplesso. “Ma a casa non c’è proprio nessuno?” Gli rispondo che ci sono i miei genitori, che però tutto quello che possono fare è aprirgli la porta e mostrargli la scrivania con il moloch. Cerco di essere chiara: mia madre non distingue un fax da un videoregistratore, e mio padre è convinto che le spine/ prese telefoniche Magic siano le migliori al mondo, anzi siano LE UNICHE al mondo, dettaglio che ci ha costretto a far cambiare ogni volta tutte le sante spine telefoniche di tutti i santi apparecchi che hanno messo cornetta a casa nostra.

Il tecnico mostra comprensione. Già mi sta più simpatico. Gli do l’ok e lui VA.

Dopo un’ora mi richiama trionfante da casa mia. Ha scovato il problema. Udite udite, nel mio condominio c’è una PREDISPOSIZIONE PER LA FILODIFFUSIONE, una roba di cui tutti ignoravano l’esistenza, che nessuno dei condomini si è mai sognato di attivare, che giaceva subdola e acquattata nella cassetta delle scale da almeno 25 anni, forse di più. Se fossi lì bacerei il tecnico, perchè pare abbia insistito sulla sua teoria nonostante le contrarie assicurazioni di mio padre, che si badi bene questi palazzi li ha costruiti, quando ancora faceva il costruttore.

Comunque Alice ora va come una scheggia, e quindi la prossima bolletta sarà un salasso senza precedenti.

Alice ADSL

Siccome le disgrazie non vengono mai sole, ho deciso di entrare nel dorato mondo della banda larga e soprattutto ho deciso che la costanza del sedicenne lombardo (a occhio e croce) masticante gomma che mi chiamava da sei mesi due volte a settimana alle 14:05 precise per vendermi il servizio ADSL andava premiato. Detto fatto. Da due settimane sono l’orgogliosa proprietaria di un modem Alice ADSL Telecom.

Purtroppo due settimane sono anche il tempo dal quale sto cercando di farlo funzionare, senza risultati apparenti. Questo il diario dei miei rapporti carnali con il 187 + 5 + 2

8 Febbraio – chiamo alle 3 del pomeriggio. La lucina del modem è rimasta intermittente, il server non risponde, errore 678. Il tecnico ha circa 50 anni, mi dice che dipende dalla linea non (ancora) attivata. 

12 Febbraio – chiamo alle 22. E’ tardi lo so ma la pubblicità parla di assistenza h24. La lucina del modem è rimasta intermittente, il server non risponde, errore 678. Il tecnico ha 17 anni, la fidanzata l’ha lasciato perchè fa un lavoro di merda, ‘sti idioti che continuano a chiamare perchè pensa un pò che pretese hanno comprato un prodotto e vorrebbero che funzionasse e gli impediscono di andare in discoteca, non si può manco più fumare. Questo dovrebbe giustificare il tono incazzato e la rispsta fulmine con la quale mi liquida: c’è un guasto sulla linea, 48 ore e tutto andrà a posto.

19 Febbraio – evvabbè, è domenica, chi se ne fotte. La lucina del modem è rimasta intermittente, il server non risponde, errore 678. Anzichè ADSL mi risponde mamma Telecon direttamente, una cerbiatta che mi indirizza ad un altro numero e poi alla fine mi confessa che se voglio avere una speranza di parlare con un tecnico devo chiamare nei giorni FERIALI dalle 9:00 alle 21:00

22 Febbraio – l’apoteosi. La lucina del modem è rimasta intermittente, il server non risponde, errore 678. Mi risponde Ettore (come posso dimenticarlo?) che ascolta distrattamente il mio problema e poi con accento palermitano mi annuncia che devo attendere il linea. Lui CREDE di avermi messo in attesa. In realtà se n’è dimenticato, e questa è la fedele trascrizione del dialogo che ho ascoltato:

Ettore >ma noooo ma nooooo non è così Baldo
Baldo > innazitutto non alzare la voce perchè qua siamo tutti
Ettore > sei TU CHE ALZI LAA  VOOCEEEEEE Io dico che si può fare
Baldo > è un problema sindacale, solo sindacale, se lui ha detto che si poteva fare io dico che si poteva, e punto
Ettore > e invece ti dico CHE NON SI PUOOOOOOO

(ma si può o non si può? e poi fare cosa? trombare il capufficio? mangiare baccalà a mensa? farsi una canna? cosa?

e avanti così per 10 minuti 10. Da quello che ho capito io Ettore ha la cuffietta addosso, perchè il dialogo mi viene urlato direttamente nelle orecchie. Sarei tentata di dare un consiglio legale ma la linea, sfranta pure lei, casca misericordiosamente.

22 Febbraio – ritento perchè sono un’eroina. Nonostante siano le 20:00 mi risponde sempre il cerbiatto della Telecom che confessa di non capirci una ceppa e che se voglio parlare con un tecnico devo chiamare nei giorni FERIALI dalle 9:00 alle 17:00. Se chiamo ancora due o tre volte scoprirò che i tecnici li trovo dalle 9:00 alle 9:02 e devo prendere il numeretto e averci culo. Però il giovane cerbiatto con voce di velluto ancorchè romanesca riesce a darmi una luce elfica: non è un problema di modem, non è un problema di installazione, è un problema esterno a casa mia. C’è una dispersione sulla rete. la mia solita sfiga. A trovarla, la dispersione, sotto la neve. Comunque devo chiamare il 187 + 5 + 2.

Domani.

Di questa dura vita

A volte ritornano.

Ma ci sono giornate come l’odierna, un comune martedì senza infamia e senza lode, in cui la cuglia inizia a prima mattina con la mamma con le paturnie economiche e il terrore della povertà e ho lavorato tutta la vita e manco posso fare quello che voglio e conseguente elencazione di tutte le sfighe patite negli ultimi trenta anni e non si può dire niente, tocca subire e pensare che a 39 anni quasi non DOVRESTI PIU’ occuparti dei problemi di mamma e papà, ma di problemi tuoi, di una casa tua, di una famiglia sì ma non quella di origine, la tua, marito, figli, e invece sei ancora qui a fare la bambina di papà, un papà peraltro imbranato e confusionario che in vita sua ha fatto molte cazzate alcune anche serie ma che non può essere sostituito nella gestione delle cose perchè ci resterebbe male. E infatti manco la mamma si sogna di sostituirlo, perchè ci resterebbe male, appunto, però può disintegrare i coglioni alla figlia per sfogarsi. Lei dopo è tutta contenta, dopo il piantino di prammatica, e io esco di casa che mi pare di pesare una tonnellata.

Anzi, a pensarci bene la cuglia inizia dalla sera prima, quando di soprassalto ti rendi conto che dovevi passare o telefonare all’agenzia viaggi nella quale hai prenotato i biglietti per una sudatissima e tormentatissima vacanza di due settimane da tua sorella negli States, e ti sei dimenticata. Ti ravani tutta la notte nel letto pensando che sì, forse, la simpatica signorina dell’agenzia che ti chiama per nome e SA – perchè LO SA – il tuo numero di cellulare con quale ti ha sfranto le balle più volte per chiederti conferma anche di dettagli minuziosissimi come se volevi il posto vicino al finestrino davanti, sulla coda o sopra l’aereo, i biglietti li ha emessi lo stesso, o se avesse avuto un minimo dubbio ti avrebbe chiamato, VEROOO???  E poi ti precipiti in agenzia e la signorina che alza la serranda non è la stessa con la quale hai parlato, questa ha la faccia ancora ammaccata dal sonno e ti comunica che i terminali non funzionano e che l’altra signorina arriverà non prima delle dieci, quindi devi andare in ufficio senza sapere come andrà a finire, e la saspens è proprio l’ultima cosa della quale abbiamo bisogno, stamattina.

Inoltre – come sbagliarsi? – piove a dirotto e Stelvio è in ritardo, quindi aspetto davanti al bar dieci minuti buoni durante i quali ho modo di riflettere sugli scoglionamenti delle ultime 24 ore e decidere che forse una bella dose di topicida nel caffè non sarebbe poi un’idea così peregrina, d’altra parte lo prendo senza zucchero nel tentativo di alleggerire le zavorre piombate che mi porto sui fianchi e quindi l mio caffè ha ESATTAMENTE il sapore del topicida e la faccia che faccio quando lo bevo secondo Stelvio è simile a quella del condannato a morte, sicchè.