Bifidus Actiregularis

Qualcuno dovrebbe dire ad Alessia Marcuzzi ma soprattutto ai copywriter dello spot dello yogurt con Bifidus Essensis che non sono solo le donne a non cagare e dubito che il Bifidus faccia differenza tra un intestino maschio e un intestino femmina.

Vento

Odio il vento forte.
Lo odio perchè fa sbattere le serrande nelle loro guide, producendo un rumore del tutto simile a quello che sentii la sera del 23 Novembre 1980 anche se quella volta le persiane sbattevano perchè sbatteva tutta la casa e di sicuro ci sono stati rumori più devastanti quella sera ma io mi ricordo solo quello.
Per almeno due o tre anni dopo quella data se c’era vento di notte io restavo sveglia con gli occhi sbarrati terrorizzata cercando in tutti i modi di tapparmi le orecchie. Per qualche mese ho anche, nelle sere di vento, passata una buona mezz’ora a mettere pezzetti di carta ripiegata nelle guide delle serrande, nel tentativo di impedire loro il movimento.
A riprova del fatto che pure a 15 anni non è che fossi tanto normale e avevo anche allora le mie brave nevrosi.

E per chiudere in bellezza, una citazione letteraria e/o cinematografica. A volte ritornano.

Ah si si, speciale

Tutti gli uomini sono disposti ad ammirare una donna speciale, colta, intelligente, brillante, autonoma perchè lavora, guadagna, non ha paura a fare 700 km. in autostrada da sola.

Hhhmm. Sì. Perfetto.

Però poi tutti vogliono al loro fianco le bamboline, magari gnocche – ma anche no – un pò scemarelle, un pò ignorantelle, che dove le metti le trovi, che non hanno avuto voglia di studiare e che magari non lavorano, perchè sciuperebbe inutilmente il già esiguo numero di neuroni. Le speciali, quelle restano sole.

Ci sono di sicuro lodevoli eccezioni, ma trovarle e tenersele strette richiede alle donne cosiddette speciali di esserlo ancora di più, affrontare lotte battaglie epiche sofferenze lacrime e sangue. Ci sono giorni in cui darei qualunque cose per non essere così speciale.

Repetita

La settimana scorsa i bambini rastrellati e trucidati dai nazisti, per i giorni della memoria.
Stasera bambini rastrellati e trucidati dai comunisti di Tito, per i giorni della par condicio.

Ecchecazzo, fatemi vedere la favola di Biancaneve, domani. 

Stai attento, ragazzino

Una volta sono entrata in un negozio di caccia e pesca. Sapete, quelli con alle pareti foto di squali presi all’amo e di gente con gli stivaloni immersa nell’acqua fino alla vita a tirare lo squalo mentre dietro una cascata sta per travolgerlo, poveretto.
Mi sono rivolta al commesso dietro al bancone che, non so perchè, ridacchiava già a vedermi spingere la porta e chiedo quello che cerco.

“Vorrei del filo di nailon, per favore” (e se ti azzardi a chiedermi di che diametro ti faccio fare la fine dello squalo in foto. Questo non l’ho detto, ma ho sperato che si capisse dal cipiglio).

Sempre con quel sorrisetto del cazzo sulla bocca, il giovane mi tira fuori un rotolo di filo di nailon esattamente identico a quello che avevo in testa. Prima di darmelo però decide di dare fondo al suo bieco razzismo maschilista e strizzandomi un occhio mi fa: “DICA LA VERITA’: le serve per infilare una collana, vero?” che era precisamente l’uso che intendevo fare del prezioso derivato del petrolio.

Ma non voglio dargliela vinta. Tiro fuori un tono incazzato che poco si adattava alla gioia di aver reperito un bene che avevo invano cercato in tutte le mercerie del centro sud.

“Perchè, non ho la faccia di una che possa andare a pesca?” (dammi ‘sto cazzo di filo, e silenzio, guagliunciè)

Scuse del commesso.
Transazione commerciale.
Sipario.

Le ultime di Shel

1.  Entra. Mette su un occhio bovino che tenta di spacciare per seduttivo e poi esala: “TU NON LO SAI, ma sei molto sexy“.

2.   ore 11.50: “Dovresti metterti la gonna“.
      ore 12.10: “Le donne stanno bene in gonna e tacchi alti. Anche tu, dovresti metterti la gonna“.
      ore 12.22: “Perchè non ti metti mai la gonna?”
Per rendere leggibile a tutti voi l’immensità della stronzata non solo proninciata ma anche con pervicacia reiterata, tengo a precisare che nel momento preciso in cui le frasi sono state pronunciate, fuori dalle finestre imperversava una tormenta di neve di portata storica, c’erano 3 gradi sottozero e marciapiedi sui quali gli addetti allo spalamento cadevano a grappoli ululando aggrappati alle pale, e io non indossavo un burka nè uno scafandro, ma un paio di onesti pantaloni elasticizzati da neve e vezzosi scarponcini da montagna.
Mi sono vista caracollare sul pak con i tacchi a spillo e una mini di pelle e ho provato pietà per lui.

3. Entra. Siccome fa freddo, ha sulla testa un colbacco di pelliccia ecologica con stella rossa, con i paraorecchie rialzati, fabbricato due giorni prima a Casavatore (NA) e venduto dai cinesi al Rettifilo. L’effetto Totò alla stazione di Milano è talmente immediato che dimentico qualunque parvenza di buona educazione e gli scoppio a ridere in faccia. Per punizione mi devo sorbire tutta la storia della contrattazione e dell’acquisto del colbacco sulla Piazza Rossa da un militare dissidente ai tempi di Krusciov.

SA-RC, e stavolta nevica

E poi alla fine dopo 722 al lupo al lupo succede che nessuno ci crede, più, al Sud Italia nella morsa del gelo. I camionisti calabresi si avviano in ciabatte e felpa con bestioni da 20 tonnellate rigorosamente sprovvisti di qualsivoglia mezzo antineve, sicuri che passeranno come sono passati altre 722 volte, e passano invece tre notti a succhiare ghiaccioli tutti intruppati nei dieci chilometri fra Lagonegro e Lauria nella mia beneamata terra patria.

Per chi non avesse mai avuto la vetura di calcare la mia terra natia, informo che quel tratto corre a circa 1.000 metri, è fatto interamente di viadotti, alti fino a 300 metri, e quindi quando nevica (o quando c’è la nebbia) c’è neve sopra sotto a destra a sinistra davanti e dietro, che si accumula grazie all’azione dei venti in 10 minuti – se nevica seriamente – azzerando la visibilità e la possibilità di muoversi.

Se a tutto questo aggiungiamo che la cosiddetta autostrada è fatta di DUE corsie SENZA corsia di emergenza, e che per via dei viadotti è IMPOSSIBILE invertire la marcia, capirete bene che un TIR carico di pere spadone che slitta nella leggera salita e si pone di traverso è più che sufficiente a bloccare l’INTERA carreggiata. A quel punto non passa più nemmeno Nostro Signore Gesù con la slitta di Babbo Natale. Se questo si ripete, su un tratto di dieci chilometri diciamo per due o tre TIR, se ne parla in primavera quando sbocceranno i crochi. Non si può andare avanti non si può tonare indietro, nessun mezzo di salvataggio può arrivare, nè a togliere al neve nè a smuovere i TIR, nè a portare bibite e panini e coperte. Si può arrivare (FORSE) solo A PIEDI.

E voglio esagerare: se per un miracolo un TIR riesce a muoversi e arriva fino all’uscita dell’autostrada, per esempio a Lauria, e magari pensa esco dall’autostrada faccio strade alternative informo che l’uscita di Lauria Sud è composta da un unico curvone in discesa con pendenza del 20%, e capirete che percorrerla con un TIR quando l’asfalto è coperto da 20 cm di puro ghiaccio è una sfida che il propretario delle pere spadone si guarderà bene dall’affrontare, se tiene cara la pellaccia.

No me gusta mas

Eh beh sì, oggi nevica. Forte. 15 cm. Passano gli spargisale, le strade sono perfettamente percorribili. Chi abita in periferie montuose, per esempio Stelvio, ha una jeep con le catene, ed è arrivato al lavoro con 10 min. di ritardo.

Mi sono rotta le palle pure io di questi intermezzi idioti sul tempo, ma non ho più voglia di scrivere. Il motivo non mi è sconosciuto, anzi mi è pefettamente chiaro, ma non posso scriverlo (appunto) perchè mi sono rotta pure di dover affrontare l’ennesima ansia su questo tema.

Era una bella cosa, il blog. Poi me ne hanno fatto perdere il gusto. Vaffanculo, spero che la vita gli riservi solo amarezze.