Fastweb Mobile è una sòla (sottotitolo: ma vaffa@@@lo, Clooney)

Cronaca di una sòla annunciata, che parte dall'assunto primo di tutti i servizi commerciali: la fedeltà non è un valore. Ho un numero Vodafone da marzo 1997, e ho lo stesso numero da dicembre 1998. Non ho mai avuto particolari problemi, però con il passare del tempo la quota mensile destinata alla telefonia si è gonfiata. Ok, nel 1997 il telefono lo usavo solo per telefonare, ora lo uso per parlare, chattare, navigare in Internet, però insomma volevo spendere meno.  Ma tutte le proposte con le quali  Totti e Ilary Blasi ci frantumano gli zebedei quotidianamente sono destinate solo – indovinate un po'? – ai nuovi clienti. Per cui se vuoi un'offerta decente devi essere nuovo cliente da qualche altra parte perchè di te, vecchia ciabatta fedele allo stesso gestore da 14 anni, a Vodafone non gliene strafrega una ceppa.

Un giorno che stavo particolarmente incazzata per il mio conto telefonico, mi chiama Fastweb. E' inutile negarlo: quando ti chiama Fastweb, la faccia di George Clooney ti si materializza davanti e le signore diversamente adolescenti come la sottoscritta un po' si sdilinquiscono, anche se il telefonista ha un pesante accento calabrese ed è affascinante come un pittbull. Poi io ho l'ADSL Fastweb a casa, e mi sono sempre trovata passabilmente bene, pochissime interruzioni del servizio, linea efficace e potente. Quindi, why not? non liquido subito il giovinotto, lo sto a sentire.

La proposta è buona: X minuti di telefonate, X sms, 2 GB di traffico Internet per una cifra mensile che è meno della metà di quanto spendo attualmente.  Vi prego, topolini all'ascolto, di prestare attenzione ai 2 GB di traffico Internet, sui quali ci soffermiamo a lungo, col giovane fiore calabro. Faccio tutta la trafila – adesione, invio copie carta di identità, attesa pacco, arrivo pacco, attesa abilitazione, avvenuta abilitazione.

ATTENZIONE: a metà della trafila ricevo un'altra telefonata da gentile signorina la quale mi chiede, TESTUALE, ne sono sicura: “Signora, lei sa che la SIM è attivabile solo con telefono UMTS?” alla quale io rispondo, ne sono CERTISSIMA: “Non c'è problema, HO UN BLACKBERRY“, risposta alla quale la signorina gentile ridacchia e dice “AH, BENE!!! così non ha nemmeno l'obbligo dei due anni!” Quest'ultima frase è misteriosa, ma non mi pare abbia alcuna attinenza, nemmeno alla lonana, con possibili problemi  futuri, anzi mi pare proprio che un “Ah! Bene!” possa essere inequivocabilmente interpretata come un'assenza di problemi di qualunque genere.

Arriva la SIM, oggi me la abilitano.
Chiamo, funziona. Alleluja.
Ricevo chiamate, funziona. Alleluja.
La connessione a Internet, invece, non funziona. Vabbè, potrebbe essere questione di tempo. Però le ore passano e di Internet non c'è traccia. Così, per scrupolo, pronta a farmi ridere dietro per la mia ansia dall'ennesima signorina da call center, chiamo il 192193. Questa la surreale conversazione che ne è seguita:

IO: “Salve, sono appena passata a Fastweb Mobile. Va tutto bene, però il Blackberry non si connette ad Internet. E' solo questione di tempo, o devo fare qualcosa?” Il sorriso mi si sente anche nella voce, sono una smarta, io, sono passata a Fastweb, lo dice pure George Clooney, che ci può essere di meglio? Ah, ah.

LA SIGNORINA FASTWEB (tutta giuliva): “Ah, signora, ma guardi che la SIM Fastweb non funziona con il Blackberry!

IO (dopo alcuni secondi necessari a che l'informazione passi dalle orecchie al cervello e sia compresa in tutta la sua drammatica concretezza): “Sta scherzando, vero? Io ho sottoscritto un abbonamento con 2GB di traffico Internet, che non posso usare su uno degli smartphone più diffusi al mondo?” (ok, questo non lo so se sia vero, però è verosimile, eccheccazzo)

LA SIGNORINA FASTWEB: “Ehhmm beh.. ecco.. in effetti… si ecco,  funziona con gli smartphone, però non col Blackberry

A quel punto l'incazzatura è già oltre il livello di guardia e con la giugulare gonfia ho aggredito la signorina spiegandole che il BlackBerry E' uno smartphone, e soprattutto che MAI in nessuno dei millemila passaggi vocali e scritti nessuno mi ha specificato che  non avrei potuto collegarmi ad Internet col Blackberry, e già che c'ero ho menzionato terribili rappresaglie giudiziarie e class action oceaniche e immdiato ri-cambio di gestore, e sputtanamenti via web. I primi due non saprei davvero da dove cominciare, il terzo dovrò farlo e già so che non sarà possibile e mi scorticheranno viva e dovrò giacere con le ginocchia sui ceci per tornare a Vodafone.

Sullo sputtanamento invece non ho problemi, e comincio da qui.

FASTWEB MOBILE E' UNA SOLAAAAAAAAA!!! 
Diffondete ai 4 venti, siate solidali con la povera Cambianeve 🙁

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C’è nessuno?

Se chiudo la porta della mia stanza, dando così il segnale di non voler essere disturbata se non per cose che l’interlocutore giudica importanti, e quindi diverse dal “come stai? tuttappo’?”, il silenzio è totale.
Stelvio non c’è – è all’estero a fare pompa e spreco di latinloverismo – e quindi nessun essere umano con cui parlare.
Il telefono non squilla. Nessuno mi cerca, perchè non ci sono bandi in scadenza.
All’unanimità, la sala caffè è stata trasferita dalla stanza della collega affianco alla mia all’archivio, quindi è assente anche il pipinamento caffettaro di cui ho già raccontato.
Ma c’è ancora vita in questo Dipartimento, o sono rimasta solo io?

Non mi dovevo vedere Jericho, l’altra sera.

Estate ad Alcatraz

Ho capito che è il 31 luglio, ma essere l’unica occupante della mia stanza nell’unica stanza aperta del mio corridoio mi fa un pò specie.

La collega superstite del suo corridoio al piano di sopra ogni tanto mi chiama per essere certa di non essere rimasta sola. Anche lei mi sa che comincia ad intravedere il bambino sulla biciclettina che percorre i menzionati corridoi, e non è una bella visione.

In fondo, le guardie giurate sono armate, e ce n’è una per piano, quindi in totale sono in numero maggiore degli impiegati regolarmente presenti qui ad Alcatraz. Se decidessero di stuprarci in gruppo e poi sgozzarci nessuno sentirebbe le nostre grida di aiuto.

Sì, fa un pò caldo, ma non è per questo che deliro. Almeno credo.

Finalmente sola

Con grande trambusto di valigie, cellulari (regolarmente scarichi) e cose inutili infilate in borsa all’ultimo secondo, i miei vecchietti sono partiti per una settimana di mare, nella quale la sottoscritta sarà padrona assoluta dei destini di Via delle Acacie Selvatiche, 11, ovvero casa mia.

Conoscendomi, ho ideato una serie di soluzioni di emergenza per evitare di rimanere:

1. fuori casa (ho una certa tendenza a dimenticare le chiavi di casa dentro)

2. bloccata nell’ascensore (il palazzo è completamente vuoto, tranne un tecnico ospedaliero che occupa una delle mansarde, che però fa orari da Barbablù e non credo mi sarebbe di nessuna utilità per tirarmi fuori)

3. digiuna (mi sono assicurata che il servizio di consegna pizze a domicilio abbia ripreso a funzionare). No, dai, su quest’ultimo punto scherzo: io cucino benissimo, e mi piace, anche, bisogna solo vedere se ne avrò voglia, dipende dall’ora che faremo, fino a mercoledì.

Intanto fa un caldo assurdo già a quest’ora del mattino, e finchè loro non arrivano a Ischia sani e salvi sono un pò in ansia. Qualcuno me lo aveva detto che arriva un momento della vita in cui le posizioni fra genitori e figli si invertono, ed infatti eccomi qua a fare la mammina ansiosa mentre loro sono partiti sgarzoncelli e con occhiate piene di sottintesi che si scambiavano fra loro come fidanzatini che facevano la loro prima vacanza FINALMENTE SOLI. La mia posizione genitoriale è completata dalla circostanza che la vacanza l’ho pagata io

E sono sposati da 38 anni!

Vado a farmi la doccia.