FaceBook sta diventando una inquietante abitudine, anche perchè trascinata dall’onda anomala l’ho installato sul palmare. Uno solo il dettaglio che proprio non sopporto: la corsa ad iscriversi a quanti più gruppi possibile, che ho capito essere una cosa che viene fatta senza la benchè minima attenzione al contenuto del gruppo, si fa perchè si fa, come ci si soffia il naso quando fa freddo o si scansano le pozzanghere quando piove.
Altrimenti non si spiega come ci siano 2.802 persone apparentemente sane di mente iscritte ad un gruppo il cui nome è “IN VINO VERITAS, IN SCARPE ADIDAS, IN DOCCIA BADEDAS E IN CULO UN ANANAS”. A cui mi sono iscritta anche io, sia chiaro, perchè voglio conoscere il fondatore capace di inventarsi un nome così geniale, sul quale ho riso per mezza giornata.
Però ricordatevi anche che ci possono essere mille motivi, per i quali il balcone rimane chiuso o il destinatario delle vostre serenate vi butta secchi d’acqua addosso. Motivi seri.
Sono sempre il solito elefante nella cristalleria.
E soprattutto non usate MAI un vostro talento per cercare di trasmettere emozioni. Passato il primo momento di entusiasmo, comincerete a stufare. E quindi se sapete, che ne so, cantare come un angelo, evitate di andare a fare tutte le sere una serenata sotto le sue finestre, pensando che male che vada verrà apprezzata la voce d’oro che avete. Perchè dopo un pò la secchiata d’acqua arriva.
Vendetevi il vostro talento altrove, ma non sotto quelle finestre.
Il commento di filmico di oggi, che non potrebbe azzeccarci meglio, è affidato alla grandissima Marina Confalone.
Favorisce la circolazione, con effetti benefici ed energizzanti sui battiti cardiaci, che da tambureggianti tendono a diventare solo accelerati, con un ritmo continuo ed uguale, però.
Stimola la conversazione, incoraggiando climi distesi e amichevoli, favorisce sorrisi che generano l’afflusso di moderate quantità di sangue alla testa, provocando leggeri giramenti della medesima e il temuto ma esaltante “effetto giostra”.
Produce endorfine atte a placare stati di ansia, gastriti psicosomatiche, arrabbiature epocali.
Un toccasana.
Da assumere con moderazione e rigorosamente amaro.
La colonna sonora di oggi è offerta da Louis Satchmo Armstrong.
Prima il BlackBerry, poi Facebook, adesso ho scoperto pure GoogleTalk.
E pure a costo zero, per via della promozione che ho attivato. Aiuto.
Siccome resto convinta che una risata ci seppellirà, sarà il caso che mi venga in aiuto, per evitare sovraccarichi, il vecchio ma sempre valido Corrado Guzzanti.
Il sottotitolo potrebbe essere, come nella compianta rubrica del compiantissimo settimanale Cuore, “Hanno la faccia come il culo”.
1. Per poter fare il concerto a Castelvolturno in nome della solidarietà a Saviano e della lotta contro tutte le camorre, gli organizzatori hanno dovuto pagare il pizzo alla camorra. O perlomeno, è stato loro chiesto di pagarlo.
2. “Quando si è la first lady di un paese importante come la Francia, bisognerebbe stare più attente alle dichiarazioni che si fanno”. L’inverosimile tragicomica dichiarazione, recitata con la massima serietà, è uscita dalla bocca di Castelli – o di Calderoli, non mi ricordo, tanto la faccia di cui sopra è uguale. Nel deserto neuronale proprio dei leghisti, la cautela nelle dichiarazioni vale per le first lady, non per i premier, evidentemente.
Perchè tutti abbiamo bisogno di pensare che esista sempre una possibilità diversa. Perchè io e il Socio, in particolare, in questi giorni abbiamo bisogno di appoggiarci ai muri, stringere i denti e lavorare, cercando di assegnare le giuste priorità, di trovare ogni giorno un equilibrio tra quello che pensiamo e quello che possiamo dire, tra pro e contro, tra spingere e tirare. Perchè come le fanno gli Americani, ‘ste cose, nessuno. Perchè alla fine il risultato estetico, al di là del senso delle parole, che pure abbiamo imparato a memoria a furia di sentirle, è strepitoso. Perchè non ci importa granchè del fatto politico, quanto ci importa di sentire che siamo in sintonia, per un’alchimia del destino, con persone così lontane e diverse e altre da noi, che dicono cose che sentiamo nostre, oggi. Perchè la stanza è la nostra e – almeno per un altro pò – mandiamo a tutto volume quel cazzo che ci pare. Per tutti questi motivi, ed altri ancora, che hanno a che fare con l’amicizia e il sostenersi nei momenti difficili, con il ricordarci domani questi giorni difficili solo con tre parole, e una melodia, per tutto questo,
YES, WE CAN
It was a creed written into the founding documents that declared the destiny of a nation. Yes we can. It was whispered by slaves and abolitionists as they blazed a trail toward freedom. Yes we can. It was sung by immigrants as they struck out from distant shores and pioneers who pushed westward against an unforgiving wilderness. Yes we can. It was the call of workers who organized; women who reached for the ballots; a President who chose the moon as our new frontier; and a King who took us to the mountaintop and pointed the way to the Promised Land. Yes we can to justice and equality. Yes we can to opportunity and prosperity. Yes we can heal this nation. Yes we can repair this world. Yes we can. We know the battle ahead will be long, but always remember that no matter what obstacles stand in our way, nothing can stand in the way of the power of millions of voices calling for change. We have been told we cannot do this by a chorus of cynics…they will only grow louder and more dissonant ……….. We’ve been asked to pause for a reality check. We’ve been warned against offering the people of this nation false hope. But in the unlikely story that is America, there has never been anything false about hope. Now the hopes of the little girl who goes to a crumbling school in Dillon are the same as the dreams of the boy who learns on the streets of LA; we will remember that there is something happening in America; that we are not as divided as our politics suggests; that we are one people; we are one nation; and together, we will begin the next great chapter in the American story with three words that will ring from coast
Mi iscrivo a Facebook, perchè se devo toccare il fondo meglio quello virtuale che quello reale. A parte il Socio, fra le millemila facce che il sistema mi presenta come “persone che potresti conoscere” spunta il mio (ex) ginecologo, il breve ma intenso rapporto con il quale è rintracciabile QUI.
E subito vengo conivolta in una discussione sull’esistenza o meno del punto G. Starei per partire con il cazzeggio, quando mi rendo conto che è una discussione seriosissima fra addetti ai lavori, con tanto di disegnini da libro di anatomia. Mi sarà abbastanza difficile incontrarlo per strada e non scoppiargli a ridere in faccia.
righe (interessante) Io e l’ex Marchese del Grillo: 29 righe (eh la stanchezza, eh il libro, eh il sonno, etc. etc.) Io e Only Don’t-touch-me Reader: 2 righe (ormai risalenti a fine Settembre, vabbè, datemi un masso e un braccio di mare profondo) Io e Monj: 265 righe
Giusto per farvi capire di che sono capaci le donne, quando vogliono farsi un pò di compagnia.
La colonna sonora di stasera è offerta da Sir Elton John.