A whiter shade of pale

We skipped the light Fandango
Turned cartwheels ‘cross the floor
I was feeling kind of seasick
But the crowd called out for more
The room was humming harder
As the ceiling flew away
When we called out for another drink
The waiter brought a tray

And so it was that later
As the Miller told his tale
That her face, at first just ghostly
Turned a whiter shade of pale

She said there is no reason
And the truth is plain to see
But I wandered through my playing cards
And would not let her be
One of sixteen vestal virgins
Who were leaving for the coast
And although my eyes were open
They might just as well’ve been closed

And so it was that later
As the Miller told his tale
That her face, at first just ghostly
Turned a whiter shade of pale

And so it was…

Procol Harum, A whiter shade of pale

 

Pure il Kapo lo sa

Il mio ex capo col quale collaboro ancora saltuariamente si è tenuto a debita distanza in queste ultime settimane. Ieri mi ha cercato sull’interno e dopo i convenevoli lavorativi di rito mi ha chiesto come stavo. Male, ho risposto io. Vedrai che ti passa, ha risposto lui. Mi è venuto da ridere e l’ho accusato di far prevalere l’imprenditore sul simil padre che è stato in questi ultimi 5 anni, e di essere ben felice che io non abbia più in progetto di andarmene. Lui mi ha giurato che non era così, e mi ha detto che se gli consegno in tempo un certo lavoro mi invita a cena per espormi la sua teoria su quanto è accaduto [l’evento avrebbe del miracoloso, visto che di solito fa finta di non avere spiccioli per non pagare il caffè, N.d.A.]. Gli ho risposto che andava bene, purchè mi promettesse che nel corso della serata avrebbe evitato accuratamente l’espressione “Te l’avevo detto io” e tutti i possibili sinonimi e succedanei. Ha promesso.

Tipi

Alla riunione cui ho partecipato oggi c’era il solito campionario umano assortito, e già mi stavo annoiando, quando ha fatto il suo ingresso una coppia che ha superato ogni mia più rosea previsione di distrazione: lui aveva capelli neri col ciuffo impomatato, jeans neri, stivali, una camicia nera con ricami bianchi sui due petti, un amuleto di legno al collo. Un incrocio fra Zorro e Little Tony. Lei pesava 240 chili o forse era incinta ma non si capiva bene e indossava una camicia di velo indiano rosa con gli sbuffi alle maniche, e sembrava l’ippopotamina col tutù di Fantasia di Walt Disney. Non hanno detto una sola parola per tutto il tempo, salvo porre una domanda sulla porta un attimo prima di uscire tutti, dalla quale domanda si capiva benissimo che di tutto il discorso teorico e strategico non gliene fregava una beneamata mazza, volevano solo sapere come regolare i fattacci loro.

Oggi a colazione ho mangiato limone con la buccia, abbiate pazienza.

Segretarie

Da qualche tempo frequento due assistenti di altrettanti specialisti, circostanza che mi dà lo spunto per analisi comparative che mi tengono impegnata mentre aspetto (anche se si ha appuntamento, un pò si aspetta sempre, tanto per far vedere che qui stiamo mica a pettinare le bambole, cara paziente).

Il fisico – l’assistente dello psicoterapeuta è una brunona vestita preferibilmente di arancione con un sacco di capelli gli zigomi sporgenti secca come un chiodo una bocca enorme che ride quasi sempre; l’assistente del dentista è più regolare, piccolina, in camice bianco, una piega professionalmente scoglionata sulla boccuccia, i capelli negligentemente arrotolati e infilzati con una canna di bambù.

L’atteggiamento professionale – l’assistente dello psicoterapeuta sa di avere a che fare con gente con una pletora di patologie che vanno dall’ansia alla schizofrenia pluriomicida. Quindi sta bene attenta a mantenere il livello di conversazione su livelli di assoluta superficialità, sorridendo sempre e offrendo caffè, qualunque cosa le si dica. In caso di silenzio, si sforza di non guardare che sta facendo il paziente, mantenendo l’occhio incollato ad un pc che palesemente non sa usare (scrive con un solo dito, per dire). L’esercizio è molto difficile, perchè fra la sua scrivania e la sedia d’attesa ci sono 25 centimetri. Se uno di noi decidesse di dare fondo alle sue ossessioni e volesse baciarla o sgozzarla, gli basterebbe allungarsi un pò. 
L’assistente del dentista è invece una tuttofare, segretaria, ferrista, radiologa, scrittrice di ricette, telefonista. Vortica fra il bancone segreteria, la sala radiografie, le due sale interventi, prendendo appuntamenti, aggiornando schede al computer, preparando fiale di anestetico, bicchierini con l’acqua, tovagliolini, tenendo fermi pazienti riottosi, infilando e sfilando con ritmi ossessivi guanti di lattice. Sempre con la stessa espressione “ma chi me l’ha fatto fare di alzarmi dal letto stamattina” stampata sulla faccia.

La richiesta dell’onorario – qui le differenze si assottigliano fino a sparire. Entrambe esalano la cifra con un sospiro, con ciò intendendo “e ringraziate che non vi vogliamo rovinare”, entrambe biascicano qualcosa su una fattura che forse un giorno verrà fatta ma mica vorrai chiederla adesso, così, su due piedi? Entrambe arraffano il contante e lo fanno sparire con la velocità di Silvan, entrambe poi sorridono, come a dire “e adesso te ne vai, sfigata?”

Anche il secondo molare è andato

A questo ero molto attaccata e il mio pur bravissimo dentista ha dovuto scrafugnare e sudare un bel pò con attrezzi da muratore per averne ragione. Adesso l’effetto dell’anestetico da cavallo che mi aveva fatto sta svanendo e un dolore sordo e profondo mi attanaglia l’osso della mascella, esattamente dove avevo il dente. In effetti, mi pare mi faccia ancora male il dente che non c’è più.

Rifletto stesa a letto col portatile sulla pancia su questa curiosa analogia tra la situazione della mia bocca e quella della mia vita. Anche lui continua a farmi male anche se non c’è più, come un dente tirato, come un arto amputato. Fa un male cane, ancora, dopo un mese esatto.

Oggi ci sono tutti

Il quasineopadre di due gemelli, il famigerato Frà che da quando ha fatto quella sparata sui casi miei mi guarda di sottecchi e tenta approcci amichevoli. Non me ne sono accorta, ma si vede che quel giorno l’ho guardato con appena un pizzico di odio. Finge di lavorare e inanella telefonate per invitare ad un incontro con una società di consulenti sulla cui inutilità potrei giocarmi la mia infelicità attuale.

Il neopadre di una vitellina di 4 chili, noto nell’ufficio per il suo gradevole aspetto fisico come il Pierre Cosso dei poveri, che per tutta una vita ha lavorato nell’equo e solidale volontariato terzomondismo et similia e adesso si trova di fronte all’angosciante dilemma fra l’affamare la sua creatura, visto che la di lui consorte pare non avere manco una goccia di latte suo, e il comprare in farmacia latte artificiale che guarda un pò è prodotto dalla Nestlè. Sta studiando la possibilità di costituire un gruppo d’acquisto con Frà e un altro collega due stanze più in là anche lui neopadre per comprare a Santo Domingo latte di cocco addizionato con estratti di placenta di squalo e salvare così la sua anima equa e solidale senza ammazzare sua figlia.

L’esperta di internazionalizzazione, che ha fatto un Master con una delle due Simone rapite in Iraq e piange e deperisce da quel giorno, lavora 5 minuti su 60 e i rimanenti 55 naviga in Internet cercando impossibili notizie in anteprima; non parla ma se interrogata con un filo di voce infila nel discorso almeno un “Al Zarkhawi” e almeno due declinazioni del concetto di pessimismo, angosciandoci tutti.

La sottoscritta, che per non pensare all’allucinante fine settimana di tristezze assortite si è buttata a corpo morto nella risoluzione di un problema procedurale fra due diversi Dipartimenti dell’Ente e una struttura di assistenza tecnica che chiede 100.000,00 euro circa per non aver fatto un cazzo, e in totale assenza di qualsivoglia documento formale che lo autorizzi a farlo. Solo per capire il carteggio intercorso fra i protagonisti, mi ci è voluto un navigatore satellitare.

Buona settimana.

Le cosiddette migliori amiche / 2

Alla fine, ho dovuto quasi chiedergli scusa per essere stata sbranata, finendo con l’essere sbranata la seconda volta. Sono in una fase di autopunizione, si vede. E comunque resto della mia prima ipotesi: le mie più care amiche non sono, ripeto, NON SONO, le persone più adatte a risollevare chi è in profonda crisi emotiva e sentimentale. E sono (state) invidiose marce. E non sono mai state veramente innamorate.

(aggiunta del giorno dopo) E del resto che mi posso aspettare da donne che hanno quale massimo punto di riferimento artistico Vento di Ponente, Incantesimo e l’Isola dei Famosi?

Oggi, giornata ministeriale (00)

Mohammed e il parcheggio

Giornata settembrina piena di sole tiepido, che anche attraversare tutto lo sterminato parcheggio dell’Ufficio Pubblico è un piacere. Lo sarà di meno a Febbraio sotto le tormente di neve, immagino, ma carpe diem. Da due giorni nel medesimo sterminato parcheggio si è installato un parcheggiatore abusivo, la cui funzione è assolutamente priva di senso, dal momento che:
1. il parcheggio è talmente sovradimensionato che è impossibile non trovare un posto
2. la probabilità che l’auto venga rubata o sottoposta ad atti vandalici e/o asportazione di pezzi è inferiore alla probabilità che mi facciano Presidente della Regione
3. il parcheggio è assolutamente libero e gratuito, quindi non si vede perchè da oggi debba diventare a pagamento.

Cerco di convincere il giovane immigrato a cambiare aria, sulla base di queste poche semplici verità e lui ammette che indicare ai proprietari delle auto in arrivo il posto dove collocarsi (di qua, di qua, dottò) in un deserto di asfalto è quantomeno bizzarro, ma “non è obbligatorio pagare, si vole, signò, solo si vole“, e negli occhi nerissimi ha una dignità così semplice e disperata che non riesco ad aggiungere altro.

Mentre mi allontano, aggiungo mentalmente alle spese mensili 10 euro per il parcheggiatore.

Baby boom

Che palle, dovunque mi volto vedo femmine prene e bimbi appena nati. Non riesco a vivere tre ore senza incappare in una festa di compleanno di qualche criaturo sotto i 5 anni. Da giugno a oggi sono nati 4 bambini a 3 colleghe o mogli di colleghi (una ha avuto un parto gemellare), e 2 stanno per nascere. Sono stata ad una cena di lavoro importante domenica sera e al mio tavolo c’erano tre coppie di cui due in attesa, già felici genitori di un altro pargolo a testa, e quindi tutta la serata è passata allegramente fra pappe, cacche, nanne, nausee e rifiutare con calibrato felice disgusto salumi e cozze.

Ma proprio io, proprio adesso, dovevo incappare nel boom demografico?

Mi avete rotto i coglioni

Avviso ai naviganti: Il telefono di casa mia è sotto controllo dal 1998, per motivi che sarebbe lungo spiegare e che non vi riguardano. Quindi ogni talefonata in entrata ci mette esattamente 1,5 minuti ad essere identificata, e con essa nome e cognome e provenienza del chiamante, cellulari compresi. Per gli stessi motivi di cui sopra, che ancora una volta non vi riguardano, ho una certa familiarità con la locale Questura e con il locale Comando Provinciale dei Carabinieri.

Quindi, la prossima volta che mi arriva una telefonata anche solo un filo sospetta, di persone che chiedono di me e poi riattaccano senza identificarsi, solo per effettuare stupidi controlli e/o per rompermi i coglioni, partirà una simpatica denuncia per molestie telefoniche. Ho i mezzi e la possibilità di farlo. Sono stata chiara o faccio un disegnino?