Yogurt e altri accidenti

Solo questo mi mancava.
Stelvio mi ha regalato mezza tazza di fermenti lattici per fare lo yogurt in casa. E quindi da una settimana circa trangugio yogurt fatto in casa come se fosse acqua. Sono partita sparata con un barattolone di vetro che ho riempito con zelo di latte fresco intero e pluf, con tutti i fermenti.
In capo a tre giorni avevo circa 1 litro di buonissimo yogurt fatto in casa e mezzo chilo di fermenti che cominciavano ad avanzare pretese sindacali. Per smaltire lo yogurt ho dovuto scassare le balle a tutta la famiglia e a mezzo ufficio.

Ne ho buttati metà, di fermenti, e ho ridimensionato il barattolo. Dopo vari imbarazzanti tentativi mi sono ridotta a un cucchiaio di fermenti, più che sufficienti a fare il mio barattolino di yogurt fatto in casa quotidiano. Andava tutto bene, la mattina filtravo, sciacquavo, affettavo frutta e mangiavo, felicissima del mio yogurt fatto in casa.  Poi mi ha telefonato mia sorella e le ho raccontato tutto. E lei dall’altro capo dell’oceano ha sbadigliato e mi ha detto: “Ma non fai prima a comprarlo al supermercato?”

Sto meditando di strangolarli uno per uno oppure di farli orribilmente morire ustionati nel forno a microonde. Nel frattempo, produco yogurt a manetta.

Per il resto tutto bene, il Grande Puffo mi fa incazzare tutti i giorni, io e Stelvio resistiamo in trincea e siamo riusciti finora, almeno così ci pare, a NON prendere movenze e abitudini da impiegati pubblici. Per esempio, andiamo a prendere il caffè al bar invece di accettare gli inviiti delle colleghe che in un angolo della stanza della fotocopiatrice fanno un orribile beverone con la macchinetta Faema. Il Grande Puffo ha cercato invano di stroncare l’usanza, che si ripete uguale ad ognuno dei 4 piani dell’edificio, in angoli diversi, generando un persistente odore di caffè nei corridoi che non fa molto immagine, per l’utenza che ci viene a trovare.

La mia casa ha ormai assunto un aspetto di vera casa, compreso il normale disordine di una casa e compresi i guasti di una casa, per esempo la caldaia che soffre di solitudine e si rifiuta di partire quando scatta il timer, ma solo quando io non ci sono. Se sono a casa, parte con una regolarità che ha del sovrumano.

La mia dieta prosegue, tra alti e bassi, tra virtuose insalatine e spigole bollite e imbarazzanti cadute su zeppole di S. Giuseppe e pizza con i cicoli(*). La carne è carne, e il cicolo è cicolo.

(*) per i non residenti, cicoli = parte solida della sugna di maiale, non fate quella faccia schifata, sono buonissimi

General Hospital

E giusto per farvi schiattare un pò di invidia, soprattutto se siete affezionate lettrici femmine di questo blog, vi comunico che sono a quota -12 (chili persi) e quindi il mio finora ristretto fan club si sta allargando a vista d’occhio. Non che sia necessariamente un bene, visto che coprende anche alcuni bavosi colleghi del piano di sopra, ma insomma.

E a proposito di vista d’occhio, il sinistro mi brucia e lacrima e ad un esame più approfondito mi pare esserci una specie di graffietto nella parte colorata. Ci manca solo questo, il panico di rimanere cieca. E lunedì prossimo ho il Pap Test e insomma un qualche motivo di essere un pò preoccupata riesco sempre a trovarlo. Un mese fa ho messo gli occhiali perchè ho guidato di notte sull’autostrada e mi sono resa conto che i fari di posizione delle macchine davanti erano sfuocati pallini rossi dei quali non sempre riuscivo a calcolare la distanza. Fanno molto intellettuale ma anche molta tristezza, pur essendo essi occhiali dotati di firma fescion.

Mi spiace per la depressione ansiogena che vi ho comunicato, comunicandovi un bollettino medico del quale giustamente non ve ne strefrega una menga, ma non avevo altro da dire e non voglio che questo blog muoia, anche se la voglia di scrivere è poca.

Mi piaceva, la neve

C’era una volta una bimba coi codini biondi vagamente somigliante a Buffy di Tre nipoti ed un maggiordomo, che adorava la neve. La adorava in modo selvaggio e totale. Quando vedeva i primi fiocchi provava un tipo di gioia assoluta e inalterabile che avrebbe ricordato poi molto a lungo negli anni a venire, perchè sarebbe stato sempre più difficile provarla, quel tipo di felicità lì.
A quei tempi quando nevicava la neve cadeva abbondantissima e durava in terra settimane, gli adulti scavavano con la pala dei sentieri per arrivare dal salumiere, e quei sentieri li percorreva anche lei, toccando con le mani quei muri di neve più alti di lei. Si andava con lo slittino tirato da papà, si costruivano pupazzi giganteschi, e papà metteva le catene alla macchina, con manovre complicatissime mentre la neve gli imbiancava i capelli già un pò bianchi, anche se aveva solo 35 anni, allora. e siccome la bimba aveva 6 anni era consentito non aiutare, anzi rimanere in macchina e ridere di gioia e della neve sui capelli di papà.

E’ possibile che quella bambina sia la stessa persona che stamattina, alzando la serranda con gli occhi ancora ammaccati dal sonno e scoprendo il davanzale imbiancato, abbia sbuffato:

“Maronna, che palle, ‘sta neve, ma quando finisce?”

e che al pensiero delle duemila difficoltà che la neve comporta (si scivola sui marciapiedi perchè nessuno li spala, non c’è parcheggio perchè gli spazzaneve alzano cumuli ai lati delle strade e idem non li spala nessuno, fa un freddo becco, ricordati di alzare il riscaldamento) si sia sentita con grande convinzione mandare affanculo neve, inverno, ghiaccio e freddo?

Io e il pipistrello

E soprattutto: non mettete MAI l’aglio fuori, sul davanzale della finestra, in un cestino di vimini coperto con un altro cestino di vimini capovolto. Potrebbe succedervi quello che è successo a me, che ho aperto la finestra, ho allungato una mano, ho scoperchiato il cestino di vimini per prendere l’aglio e mi sono trovata a tu per tu con uno schifosissimo pipistrello.

Va bene, piccolo, e sicuramente più terrorizzato di me, ma pur sempre un orribile PIPISTRELLO peloso  che preso dal panico tentava di entrarmi in casa. 

Ho lanciato un urlo che ha provocato simultanea apertura di finestre ed affacciamento di condomini nel mio palazzo ed anche nel palazzo affianco, e ho sprangato la finestra con tale violenza da incastrare (secondo me) il piccolo Batman fra il montante e il vetro. Ho sentito un verso simile ad uno squittio prolungato che mi ha messo in angoscia tutta la serata.  Sono stata costretta a demandare la rimozione del cadavere a terzi, e a tutt’oggi non ho il coraggio di aprire la finestra della cucina, con grande sollievo dell’aglio ivi collocato.

Funzia!

“Ti trovo in splendida forma”
“Ma sai che sei in perfetta forma?”
“Siamo in forma, oggi, eh?

Siccome questa frase mi è stata detta da tre persone diverse, tutte di sesso maschile, caratterizzate dall’essere
a. mie amiche da tempo immemorabile (una è Stelvio, per dire);
b. educate e rispettose per natura ma soprattutto nei miei confronti,
ne voglio dedurre, perchè oggi ho necessità di massaggi dell’ego, che “In forma” è il modo gergale e carino per dire: “Oggi mi attizzi da paura, non ti incastro in un angolo buio solo perchè sono un bravo ragazzo”.

Piccolo manuale di sopravvivenza per single a dieta

Essere single non è difficile, anche fare la spesa può essere divertente se poi sei disposta a mangiare uova tre volte alla settimana perchè hai incautamente acquistato il pacco da 6. Ma se sei a dieta, e la dieta prevede roba centellinata e misurata, diversa ogni giorno, la faccenda cambia. Dopo diversi imbarazzanti incidenti, fra cui aver ospitato nel frigorifero per alcuni giorni nuove stupefacenti forme di vita, mi sento di consigliare quanto segue:

1. frutta, MAI. La frutta marcisce ad una velocità impressionante, bastano due o tre settimane e non te la ritrovi più (anche perchè è lei che viene a cercare te). La frutta fatela comprare ad una famiglia – quella vostra di origine, per esempio, ma anche quella dei dirimpettai, insomma un nucleo di più di tre persone che abbia maggiori possibilità di smaltimento – e scroccatela impietosamente, una mela alla volta.

2. odori, SOLO CONGELATI. Dotatevi di un mixer anche piccolo e prendete la bella abitudine di comprare sedano, carota, aglio e prezzemolo e tritare tutto suddividendolo poi in bicchierini di carta da schiaffare a -20. Se volete esagerare, preparate già i mix /sedano, carota e cipolla per il risotto, aglio e prezzemolo per lo spaghetto e scrivetelo sui bicchierini (SCC, AP e via farfugliando). Il basilico si può congelare in foglie senza tritarlo. Eviterete sedani coi capelli e cipolle in avanzato stato di decomposizione e farete un figurone cogli ospiti perchè sarete in grado di preparare un risotto in 20 minuti.

3. pane, carne, e qualunque cosa non riusciate a finire subito: CONGELATE senza pietà. Il pane che si vende già tagliato a fette è fantastico: 10 min di forno caldo ed è fragrante come il primo giorno.

4. LOGISTICA DEI PASTI
4.1 – tovaglietta americana, perfetta;
4.2 – foglio di Scottex invece del tovagliolo di stoffa, questo è ovvio. Se siete raffinati epicurei potete comprare tovaglioli di carta, ma assorbono meno;
4.4 – bicchiere? mah, poi bisogna lavarlo, e voi bevete solo acqua. Che siete single a fare se non potete tracannare direttamente dalla bottiglia di plastica da un litro e mezzo? se mi venite a trovare apro un’altra bottiglia per offrirvi da bere, lo giuro;
4.5 – posate: usate le stesse che avete usato per cucinare (anche se spesso cucinare è una parola grossa, quando si è a dieta), evitando inutili sprechi anche di sapone per i piatti
4.6 – piatti: se arrostite  un petto di pollo in padella antiaderente, e dentro la stessa padella ci schiaffate fagolini bolliti, o broccoli, o carciofi, per scaldarli, vale davvero la pena trasferire poi il tutto in un piatto? portate in tavola direttamente la padella. Se il pollo lo avevate preventivamente tagliato a pezzi e cosparso di curry per farlo sapere di qualcosa e per dare al tutto una raffinata parvenza orientale, non correte manco il rischio di graffiare il fondo antiaderente con il coltello.

Mi sto abbrutendo, dite?

Amo Natale, io

E alla fine pure questo Natale è andato. Normalmente io vorrei addormentarmi il 22 Dicembre e risvegliarmi direttamente il 7 Gennaio, ma quest’anno è stato diverso. Tanto per cominciare è andato tutto incredibilmente liscio dal punto di vista logistico, niente bufere di neve, nè scioperi aerei, nè blocchi autostradali sui nostri numerosi spostamenti natalizi. Solo un misero overbooking che ha posticipato l’arrivo di mia sorella di 5 ore, facendola passare da Venezia prima di arrivare a Napoli, ma sono bastati un paio di smadonnamenti ad esorcizzare il tutto. Poi quest’anno grazie al provvidenziale trasferimento di 1/3 della mia famiglia allargata al Nord, si è evitata la dolorosa trafila del doppio viaggio Natale – Capodanno.

Mia sorella sta bene, è allegra e serena e sta pensando di comprare casa negli States. Era particolarmente desiderosa di famiglia, quindi ce la siamo goduta in lungo ed in largo e come sempre dopo dieci minuti che era arrivata mi pareva non fosse mai partita. Del resto dieci minuti dopo che è partita sembrava non fosse mai tornata, e il conto torna. Abbiamo fatto due bellissimi alberi di Natale, uno a casa mia (grande), uno a casa dei miei (sconfinato), completi di decorazioni yankee. Ci siamo fatti bellissimi regali, pieni di calore e colore, a prescindere dal valore finanziario. Ci siamo abbuffati di buonissime cose natalizie preparate da mamma e da me, e il risultato finale del match Dieta vs. Natale ha visto vincere il Natale per 1,700 Kg. a 0, che ha inficiato i 10 chili di dimagrimento faticosamente raggiunti il 22 Dicembre.

L’ultima di Shel

Notizie dipartimentali dell’ultima ora: Shel è agli arresti domiciliari per usura, concussione e altri sette o otto reati del genere. La bella notizia ci è stata data da un fax della Procura della Repubblica giunto stamane nei nostri uffici che non lasciava adito a dubbi sulla identificazione del personaggio coinvolto, perchè del fatto che Shel fosse assente da tre giorni in verità nessuno si era accorto, pensavamo al solito week end alle Maldive per la pesca delle ricciole tropicali.

Tutto intorno a te

C’è una cosa che mi fa girare le balle a Natale più della mia famiglia, ed è il perverso frutto della tecnologia denominato sms.
Nessuno perde più un secondo per chiamarti e augurarti buon Natale, ma tutti – e dico TUTTI – sono capaci di perdere 30 minuti per digitare una roba del tipo (cito testualmente, ho le prove ancora nella memoria del mio cellulare): “Che queste sante feste portino nella carità del Signore  a te e ai tuoi cari serenità e gioia e tutto quanto desideri per il nuovo anno” e poi inviarla a tutti gli indirizzi contenuti nella rubrica, anche per ottimizzare la tariffa stracciaculo del proprio gestore telefonico che consente l’invio di 2.500 sms ma solo fra le 24.00 del 24 Dicembre e le 3.00 del 25.

Vi prego, non mi augurate Buon Natale con un sms, non me ne frega un tubo, vi voglio bene lo stesso. Piuttosto baciatemi due volte quando mi incontrerete.