Settembre arriverà [Il matrimonio del secolo / 2]

E non solo: ad onta delle nostre già scarse finanze, mia cugina ha chiesto a mia mamma di fare da testimone.  Il budget si gonfia a dismisura, dovendo già comprendere il viaggio da e per l’isola, ed i già citati abiti da sera tempestati di pietre preziose.

Così si usa laggiù, ha detto mia cugina. Così come? Tre (e dico tre) testimoni di cui uno della generazione passata? Di cui uno parente in via collaterale (gli altri due sono i fratelli della sposa)? di cui uno professoressa in pensione? signora tracagnotta?

Il matrimonio del secolo / 1

Voci incontrollate parlano della necessità, per gli uomini, di indossare un frac con il farfallino e magari anche la tuba. Quindi le signore devono perlomeno azzardare abiti di sera incrostati di diamanti. Il mio papà, che a quasi settant’anni è ancora un uomo bellissimo, alto e dritto e snello, ci potrebbe anche stare, anzi ci farebbe un figurone. Ma zio Gianni? che ha il fisico di un fiasco, paglia compresa? e il padre dello sposo, che io non ho mai visto ma pare sia di forma sostanzialmente cubica?

Per sicurezza, sto cercando su Internet indirizzi di sartorie teatrali. Potrebbero noleggiarmi l’abito di Claudia Cardinale nel Gattopardo.

Buoni propositi per il 2007

1. rimettersi urgentemente a dieta, a Settembre prossimo ho il matrimonio del secolo e ci voglio arrivare con gli addominali di una ballerina del Cacao Meravigliao. E già che ci sono mi farò qualche lampada e mi farò sbiancare i denti

2. cercare di non essere troppo triste per l’imminente partenza sororale, e cercare di fare finta di non accorgersi troppo della tristezza genitoriale

3. non farsi prendere da troppe ansie sullo stato di salute materno – è un orzaiolo, mà, oppure hai preso un colpo di freddo, non ho mai sentito che un tumore al cervello si sviluppi esternamente alla testa e a partire dall’arcata sopraccigliare

4. non farsi prendere da troppe ansie ma nemmeno da eccessiva pigrizia nei confronti dei debiti dei padri che ricadono sui figli, rischiando di lasciarli senza un tetto sulla testa, più o meno. Insomma telefonare all’avvocato almeno una – due volte al mese per capire nelle mani di chi siamo e quanto presto potrebbero sfrattarci

5. tenere gentilmente ma fermamente alla larga tutti gli uomini che intendano applicare principi di condivisione delle risorse fisiche (le loro) fra la mia persona e quella di altre donne, siano esse legittime fidanzate, amanti occasionali, harem faticosamente costruiti negli anni. Ad essi uomini va tutta la mia ammirazione per l’innata capacità di tenere sempre due piedi in una scarpa (o un piede in due scarpe?), ma nulla di più.
Parimenti cercherò di tenere gentilmente ma fermamente alla larga qualunque uomo che abbia anche il benchè minimo “problema” (personale, economico, familiare, di salute, ivi compresa dipendenza dal lavoro, impotenza ed eiaculatio praecox).  Non cercherò di salvare nessuno, non darò a nessuno una spalla su cui piangere. Mi avete scassato la minchia.

L’alternativa – rimanere felicemente single – mi sembra comunque preferibile.

Ormai grande

Essere arrivati più o meno indenni a 40 anni dà l’indubbia anche se piccola soddisfazione di poter non cedere piagnucolando in un telefono come avresti fatto a 25, e forse anche a 35. E dunque, vaffanculo, cobra.

Paura di volare / 2

Ci deve essere sicuramente un motivo per il quale ho l’impressione che odio viaggiare. 

Ci deve essere qualcosa dietro, o meglio dentro, a questo buco allo stomaco che mi prende quando comincio a fare la valigia, sia pure per un’occasione che dovrebbe essere piacevole, come una vacanza. 

Ci deve essere un perchè per il mio improvviso amore per la routine di tutti i giorni, e un perchè per il pensiero ossessivo che comincia a prendermi che è “l’ultima volta che”
– parcheggio sotto l’ufficio
– pranzo con i miei
– rientro a casa la sera 

perchè c’ho ‘sta caga? 
forse perchè devo prendere un aereo diretto negli Stati Uniti?  

mettendo momentaneamente da parte l’antipatia che alcuni di voi provano nei miei confronti, mi confortereste un pò? (si accettano consgili zen sulla respirazione atta a ridurre stati d’ansia)

no farmaci 

grazie

Piste ciclabili

Scena: pista ciclabile intorno ad un tranquillo laghetto artificiale di montagna, una domenica mattina di sole.

Personaggi ed interpreti: io, e tutti gli altri utenti della suddetta pista ciclabile, fra i quali, non dimentichiamoli, i temibili bambini e gli ancor più temibili genitori dei bambini.

Caso 1: l’incoscientino di cinque anni pedala a tutta velocità sulla sua biciclettina alla quale hanno appena tolto le rotelle. Fa tenerezza, vero? Un piccolo dettaglio: per vedere di quanto ha umiliato la sorellina su uguale biciclettina del cazzo, il frugoletto pedala a tutta velocità ma guardando dietro. E chi guarda dietro mica può vedere che succede davanti, no? Per esempio io che vorrei sopraggiungere tranquilla pedalando diritto e invece devo fare lo slalom tra i frugoletti di questa cippa

Caso 2: il finto professionista strafighissimo con tutina aderente in colori che fanno male agli occhi e bicicletta spaziale fosforescente, che pur procedendo più o meno alla stessa velocità di una moto di media cilindrata (cazzo, sono quasi professionista, io), guarda in basso per controllare se ha ingranato proprio quella marcia speciale che usa Armstrong per affrontare l’Isoard. Ovviamente contromano, cioè tenendo la sinistra.

Caso 3: la pista ciclabile, lo dice la parola stessa, è fatta per i cicli. Per mezzi con le ruote e i pedali. Se avessero voluto farla per i pedoni, l’avrebbero chiamata pista pedonabile. E passi per i joggers, obiettivamente la strada rotabile è pericolosa, già un paio sono morti spiaccicati. Però cazzo, tutta la santa famigliola col carrozzino dell’ultimo arrivato, le zie, i nonni, i frugoli che corrono avanti e indietro, tutto il benedetto parentame che occupa tutta la carreggiata della già ristretta pista ciclabile, e ti guardano pure storto quando tu arrivi urlando ATTENZIONE! PERMESSO! ATTENZIONE!  caso mai gli schiacci il piedino a uno dei satanassi che corrono e questo NO, cazzo!!

Estate ad Alcatraz

Ho capito che è il 31 luglio, ma essere l’unica occupante della mia stanza nell’unica stanza aperta del mio corridoio mi fa un pò specie.

La collega superstite del suo corridoio al piano di sopra ogni tanto mi chiama per essere certa di non essere rimasta sola. Anche lei mi sa che comincia ad intravedere il bambino sulla biciclettina che percorre i menzionati corridoi, e non è una bella visione.

In fondo, le guardie giurate sono armate, e ce n’è una per piano, quindi in totale sono in numero maggiore degli impiegati regolarmente presenti qui ad Alcatraz. Se decidessero di stuprarci in gruppo e poi sgozzarci nessuno sentirebbe le nostre grida di aiuto.

Sì, fa un pò caldo, ma non è per questo che deliro. Almeno credo.

Traslochi

Quella del piano di sotto ha traslocato.
Il trasloco è durato dalle 7 del mattino alle 3 di notte, forse perchè i solerti traslocatori sono venuti con un’Apecar che portava mezzo comodino per volta, e ogni volta dovevano portarlo, suppongo, in un’altra Provincia. Quindi la scena, ripetutasi infinite volte nel corso della giornata, era: due robusti giovanotti si affacciano dal balcone della signora di sotto e appoggiano mezzo comodino sul montacarichi. Il montacarichi scende al ritmo di mezzo metro ogni 15 minuti. Due robusti giovanotti di sotto – diversi dai primi due, si badi bene – tolgono il mezzo comodino dal montacarichi e lo montano sul’Apecar, con uan quantità esagerata di cordami da marinaio. L’autista dell’Apecar – diverso dai quattro giovanotti già entrati in azione – mette in moto e va, verso l’infinito. I quattro giovanotti si siedono a bere una birra. Alle tre di notte c’era una tale quantità di bottiglie di birra vuote a terra che l’Apecar ha dovuto fare due viaggi per portarsele.

La signora del piano di sotto, nota per i suoi capelli di un biondo che non esiste in natura, per le tette in tutto e per tutto identiche a quelle di Venusia e per un tono di voce che facilmente trapanava i muri due isolati più in là, sovrintendeva alle operazioni spostando scatoli vuoti da lì a là e poi da là a lì.

Che il tendone del tarrazzo ti marcisca sull’Apecar, rimasto senza benzina in mezzo alla campagna molisana.

Caro amico ti scrivo

E’ vero, sono sparita. Mi pareva non ci fosse più niente da raccontare, o forse io non avevo più voglia. Mi pareva che l’azione terapeutica del blog avesse fatto il suo tempo. Però ero macerata dai sensi di colpa. E quindi beccatevi il riassunto della situazione ad oggi.

Qui nello Spielberg va tutto bene, se il rischio di disimpegno dei fondi comunitari per la prima volta nella storia della mia regione da quando esistono i fondi comunitari può essere classificato fra le “cose che vanno bene”. L’Uffico che coordina le nostre misere vite da precari della pubblica amministrazione ci ha informalmente comunicato che forse ci rinnovano il contratto per altri tre anni, passando così tutti di fatto nella simpatica schiera dei precari a vita, grazie Santo Biagi e che il Signore ti abbia in gloria.

Adesso che più o meno possiamo dire che i lupi se ne stanno andando via e che forse pallidamente all’orizzonte si profila una specie di tiepida primavera che finalmente mi consentirà di togliere i doposci.

La mia casa ha assunto forme di vera casa ormai da febbraio, e a sprezzo di qualunque pericolo ho perfino comprato gerani per il terrazzino e due poltroncine di finto ferro battuto sulle quali sedersi a prendere il fresco (oddio, considerato che fino a ieri qui c’erano 11 gradi centigradi di temperatura esterna e che ho acceso i riscaldamenti il 9 Giugno, forse questa mia preoccupazione terrazzesca era eccessiva).  La signora di sotto se ne va, in sdegnoso disaccordo con la padrona di casa, e ha tentato di rifilarmi gratis le sue fioriere di marmo in tutto e per tutto simili a fosse per il formaggio omonimo, però voleva 350 euro per cedermi il tendone del terrazzo. Ma vaffa, spero ti marcisca in deposito e tu debba buttarlo entro sei mesi.

Pare che al suo posto verrà un’altra donna, che palle, e così possiamo mettere un cartello sul portone tipo Villa delle Femmine o roba del genere, perchè siamo solo in tre, io, la nuova inquilina e la ginecologa che al primo piano ha messo lo studio, e immagino non ci saranno molti uomini che entreranno da quella porta.

Io ho chiuso con un bel pezzo del mio recente passato. Adesso vivo un clima di cordiale complicità che mi consente molte serate divertenti e sesso di notevole qualità e soddisfacente quantità. Ho perso in tutto ormai quasi 15 chili e da due mesi faccio tre km. di jogging al giorno, 5 giorni alla settimana, e vi assicuro che un paio di jeans a vita bassa taglia 44 e una magliettina M nuova fanno fare all’umore capriole interessanti e favoriscono il mio riposizionamento sul mercato.

Ci sono un mucchio di cose che non vanno benissimo, nella mia vita. ma perchè parlarne oggi? c’è il sole, e e tra poco esco dall’ufficio e affronto il mio week end.

Poi si cresce

Alla fine non lo so perchè scrivo, se per me o per gli altri. Per me, forse, anche se poi mi fa piacere quando il counterino sale, leggere commenti, avviare corrispondenze via mail e così via. Mi è capitato di rileggere cose che ho scritto uno o due anni fa e che naturalmente non mi ricordavo più. Quello che ho letto mi ha molto commosso ed intenerito. Ho letto quanto seriamente stavo male e della lotta per venirne fuori, di cui non mi sono resa assolutamente conto. Non mi rendo conto di quanto sto bene adesso rispetto ad allora, di quello che mi preoccupava e che ho dimenticato.

Non mi sono resa conto del percorso, della salita, delle cadute, del rialzarsi. Non mi sono resa conto di quanto mi abbia aiutato il guru, che ho abbandonato di colpo a metà Agosto – non ve l’avevo detto, vero? – cancellando un appuntamento e non prendendone più. “Non puoi scappare per sempre” mi ha mandato a dire. Caro il mio Guru, ti assicuro, non scappo. Semplicemente mi pareva che non avessimo niente più da dirci, e che quello che potevi fare per me l’hai fatto. Mi restano un pò di cose da approfondire, ma non sono certa di averne bisogno. E comunque la dietologa costa molto meno, e dà risultati all’umore anche più palpabili. E se ho trovato la forza di andare da una dietologa e fare una dieta seria lo devo a te, quindi non mi rimproverare.

Il mese prossimo faccio 40 anni. Sto organizzando un mega festone con cena balli musica dal vivo champagne tortona con le candelone, ricchi premi e cotillons, inviti scritti e vestito ad hoc taglia 44, che non è cosa da poco. In pratica una sublimazione della festa di nozze che non ho più potuto fare, e vaffanculo. Anzi meglio perchè potrò essere la sola ed assoluta protagonista della serata. Mi riconoscerete perchè avrò molti scalpi alla cintura.