Ancora due giorni …

Fra 48 fetentissime ore ‘sto strazio finisce, grazie a Dio. Siamo qui, raggruppati sotto il bocchettone dell’aria condizionata, che peraltro ci ha rovinato la salute un pò a tutti, ad aspettare le inevitabili modifiche e/o tragedie dell’ultima ora. Nel frattempo disegniamo fiorellini sui fogli di carta da riciclare, e facciamo cose inutili ma perditempo come la correzione ortografica dei refusi, o qualche abbellimento grafico delle copertine.

Abbiamo saputo che il progetto che il Capo non ha voluto svendere è stato comunque consegnato (non il nostro, o almeno così spero, ma finchè non lo vedo ..) e quindi si è verificata una delle due ipotesi che avevo segnalato qualche blog fa, perlomeno salvando la nostra faccia.

Comincio a sentire la stanchezza che si accumula. Ho dormito malissimo stanotte, per via del caldo o forse della pizza con le melanzane, ma anche perchè ho sognato ripetutamente che non riuscivo a scrivere un testo nelle apposite caselle, il testo era enorme e le caselle troppo piccole, tipico incubo di chi sta finendo un lavoro e teme di non fare in tempo, e mi svegliavo di soprassalto, grondante sudore.

Oggi, solo frutta, giuro.

Stay tuned, a dopo

P.S. Io non vorrei infierire, ma una mezz’ora fa è stato pubblicato un intervento su un blog dell’ennesimo poeta incompreso, del quale sarei tentata di riportare il testo, per farne un’analisi strutturale … vabbuò, ho capito, non sono cazzi miei, ognuno pubblica che gli pare.

 

Una bella foto, va …

… anche perchè oggi la cosa più entusiasmante che mi è successa è stata che il ragazzo delle pizze ha sbagliato a consegnare, e mi ha rifilato una pizza con melanzane e zucchine grigliate invece che quella con patate e salsiccia piccante che avevo chiesto io. Ovviamente me ne sono accorta che era già arrivato a casa del cliente successivo 🙁

Mi pareva d’uopo perchè a me il mare piace molto, pur essendo nata e cresciuta in montagna, e questo fa di me una donna fortunata, visto che sto bene praticamente dovunque 🙂

Questa è una spiaggia sarda a metà Giugno, un posto delizioso dove ho passato tre bellissimi giorni a rosolarmi, abbuffarmi e fare foto come questa, della quale disconosco totalmente il merito perchè per le foto, come per il disegno, sono veramente negata.

Finale velenosetto.

Stasera ho aperto la pagina principale di Bloggers e come sempre faccio sono andata a vedere un pò di ultime novità. I bloggers che si dovessero riconoscere non me ne vogliano, ma se c’è una cosa che mi fa inquartare come un bue sono i cosiddetti “poeti incompresi”. Normalmente di genere femnminile, ma ci sono notevoli eccezioni del sesso opposto, i poeti (poetesse) incompresi/e sono quelli che aprono il blog per scrivere cose del tipo: “la vita è un fiume che scorre lacrime salate sono le tue parole sento il dolore che dolora in me come un dolore dolorante tu te ne vai e io barattolo in una discarica sento il vuoto che rimbomba” e potrei andare avanti per ore.

La poetessa incompresa è convinta che per scrivere una poesia è sufficiente mettere un pò di parole sparse, usare qualche ardita metafora tipo “io vento tu canna” e non usare la punteggiatura.

Ragazze, per il vostro bene, e (perchè no) anche per vostra cultura personale (spesso la poetessa incompresa sbaglia gli accenti, le doppie e i congiuntivi, e la scusa delle licenza poetica non sempre regge) leggetevi Prevert, Leopardi, Baudelaire, Garcia Lorca, Shakespeare, al limite Fabrizio De Andrè e Bob Dylan e poi, dopo un bel respiro, rileggetevi il vostro blog.

E domani, scrivete una ricetta di cucina.

Sono stata cattiva?   ‘notteee ……

La città che non ti aspetti

Stasera sono andata a mangiare la pizza con una coppia di amici. Per arrivare in pizzeria, ho fatto una strada che faccio 20.000 volte all’anno, e che si caratterizza per il suo assoluto anonimato: dritta, liscia, vietato parcheggiare sia a destra che a sinistra, la classica strada di collegamento: la fai, e non ti rendi manco conto di averla fatta. E’ trafficata solo una volta all’anno, a Novembre, perchè è la strada che fra gli posti porta al cimitero. Ma Novembre è molto lontano, quindi il mio stupore era genuino quando stasera sono rimasta imbottigliata proprio in questa strada, ad un certo punto della quale cartelli e vigili costringevano a percorrere a doppio senso un tratto che è sempre stato senso unico, cosa che non succede nemmeno a Novembre. Che è successo?

E di colpo, la soluzione del mistero. In fondo a questa strada, ad un crocevia così veloce che nessuno si ferma a pensarci, c’è una chiesa. La chiesa consacrata a S. Rocco, uno dei santi più venerati del meridione d’Italia, dove peraltro non mise mai piede, essendo un pellegrino francese che arrivò al massimo al Roma. Ebbene, in quel crocevia dove nessuno etc. etc., stasera c’era festa, la festa che ho descritto qualche blog fa, ma che non ricordavo assolutamente facessero anche nella MIA città, perchè non ricordavo dell’esistenza di QUELLA chiesa, davanti alla quale, come detto, passo decine di volte.

Si vede che non ero mai rimasta in città il 16 Agosto, ho pensato. Era bellissimo vedere tutte quelle bancarelle, le luci colorate montate sugli architravi di legno, la banda, e tutta quella folla, e quell’aria di festa paesana, lo zucchero filato, i palloncini a forma di delfino, le bancarelle con noccioline e semenze varie, i gelati, le ragazze sbracciate e con pretese di eleganza, pantaloni a vita bassa, magliettina corta, che camminano a braccetto con le amiche, per farsi vedere dal ragazzo che cammina in senso opposto, spavaldo insieme agli amici, camicia con le maniche rimboccate, gel nei capelli scuri.

E le signore sedute in estatica ammirazione davanti alla statua di Padre Pio, nel cortile della Chiesa (ma che c’entra Padre Pio con San Rocco, la cui statua è dall’altra parte, nel cortile davanti? ci sarà una competizione paradisiaca?), fiori, musica, pianti di bimbi, chiacchiericcio allegro e sudato, voglia di stare insieme ….

Sono passata, per un verso con sollievo, stavo facendo tardi, ma dall’altro con rimpianto, avrei voluto mischiarmi alla folla. Un pensiero mi ha attraversato la testa, e se non potessi farlo più? se questa fosse l’ultima occasione ? (è una fissa mia, penso sempre che per correre dietro ad un improbabile futuro mi perdo un sacco di cose del presente, ma poi finisco sempre comunque col tirare dritto).

C’è sempre una città che non ti aspetti, anche quando ti pare di conoscerla da una vita.

Buonanotte, buon San Rocco.

I genitori vanno educati

Sottotitolo: non sono io che sono ansiosa, sono loro che sono scapestrati!

Premessa: stamattina due minuti prima che partisse dico a mia mamma di accendere il cellulare e scopriamo che ce l’ha COMPLETAMENTE SCARICO, e così quello di mio padre. Santiando gli dò il mio e mi tengo io quello di mio padre, adesso loro hanno DUE cellulari di cui uno ben carico (il mio). Mi chiamano alle 10:00 per dirmi che sono a Napoli e alle 11:00 per dirmi che sono sull’aliscafo e sono partiti, tutto ok.

Poi, silenzio totale.

Si fa l’una, l’una  e mezza, le due meno venti. Provo io più volte e ambedue i cellulari sono spenti. Comincio a pensarle tutte, dallo scippo sulla banchina del porto di Forio al naufragio dell’aliscafo. Provo a chiamare in albergo e il telefono, per una curiosissima combinazione negativa, risulta staccato. Alle disgrazie precedenti aggiungo il maremoto e la truffa alla Totò, per cui l’albergo in effetti non esiste e quelli che mi hanno risposto fino a quel giorno in realtà sono due mercenari che fanno la tratta dei pensionati per le case di riposo di Bangkok. Torno a casa, riprovo con l’albergo e finalmente rispondono. Il direttore gentilissimo mi dice che sì, certo, i suoi genitori sono arrivati, ora sono a pranzo, glieli chiamo? E me li chiami sì, idiota, penso io, mentre riprendo lentamente a respirare.

Con una voce innocente come un cherubino mia mamma mi dice che stanno benissimo, e NON CAPISCONO PERCHE’ MI SONO PREOCCUPATA, e che la camera è meravigliosa, ora stanno mangiando, si mangia benissimo, il direttore è stato molto gentile, solo fa molto caldo, ah senti, il tuo cellulare porta una scritta che dice: “solo chiamate di emergenza”, e così via. E questa è la stessa persona che mi ha cazziato come una scolaretta l’inverno scorso perchè sono rientrata a mezzanotte meno un quarto da una cena di lavoro in una pizzeria (sapevano dove, sapevano perchè) dove però il cellulare non prendeva. Mi trattengo dall’urlare, scopro solo ora che in quella zona evidentemente per i cellulari Omnitel è Sahara e riesco solo a chiederle di mettere, PER FAVORE, il telefono sotto carica, grazie!

Li adoro!

Finalmente sola

Con grande trambusto di valigie, cellulari (regolarmente scarichi) e cose inutili infilate in borsa all’ultimo secondo, i miei vecchietti sono partiti per una settimana di mare, nella quale la sottoscritta sarà padrona assoluta dei destini di Via delle Acacie Selvatiche, 11, ovvero casa mia.

Conoscendomi, ho ideato una serie di soluzioni di emergenza per evitare di rimanere:

1. fuori casa (ho una certa tendenza a dimenticare le chiavi di casa dentro)

2. bloccata nell’ascensore (il palazzo è completamente vuoto, tranne un tecnico ospedaliero che occupa una delle mansarde, che però fa orari da Barbablù e non credo mi sarebbe di nessuna utilità per tirarmi fuori)

3. digiuna (mi sono assicurata che il servizio di consegna pizze a domicilio abbia ripreso a funzionare). No, dai, su quest’ultimo punto scherzo: io cucino benissimo, e mi piace, anche, bisogna solo vedere se ne avrò voglia, dipende dall’ora che faremo, fino a mercoledì.

Intanto fa un caldo assurdo già a quest’ora del mattino, e finchè loro non arrivano a Ischia sani e salvi sono un pò in ansia. Qualcuno me lo aveva detto che arriva un momento della vita in cui le posizioni fra genitori e figli si invertono, ed infatti eccomi qua a fare la mammina ansiosa mentre loro sono partiti sgarzoncelli e con occhiate piene di sottintesi che si scambiavano fra loro come fidanzatini che facevano la loro prima vacanza FINALMENTE SOLI. La mia posizione genitoriale è completata dalla circostanza che la vacanza l’ho pagata io

E sono sposati da 38 anni!

Vado a farmi la doccia.

Ferragosto

Oggi, sacrosanto giorno di decompressione per tutti, da trascorrere spaparanzati in terrazza con fetta di cocomero in mano (che odio, ma fa tanto estate) e gialletto in edizione economica, a guardare i miei che fanno le valigie, uno spettacolo degno dei migliori Totò e Peppino (sia detto con tenerezza).

Fa un caldo boia, già a quest’ora sto sudando come una fontana, e siamo pure a 860 metri … comunque, se non fa caldo oggi, quando? Domani e dopodomani, si torna a lavurà, per non chiudere in affanno e prevenire le rotture di coglioni dell’ultima ora. Almeno l’ufficio è climatizzato 🙂

Domani, per il calendario meridionale è San Rocco, santo la cui devozione è fortissimamente sentita dalle mie parti, e per il quale si organizzano sagre e festeggiamenti che come sempre oscillano fra il rituale-magico-ossessivo (processioni “Ohh che giorno beaaato, il cieeeel ci ha datooooo, ohhh che giooorno beatooo, viva Gesuuuuuuu” con statua del Santo portata in spalla, offerte deliranti – bracciali d’oro, stipendi interi, pezzi di arredo – ad impetrare una protezione dal cielo che mi puzza sempre un pò di ipocrita) e il profano-mangereccio-godereccio, giostre, canti balli cavatelli al sugo noccioline fichi secchi e zumpapà.

Godetevi il mare, io arrivo fra poco.

Meno male che il Kapo c’è

Il fronte si è rovesciato in maniera talmente drammatica e sporca che rischiamo di rimanere fuori da tutto. Per rimanere dentro, ci era stato proposto un ignobile compromesso, cioè di dividere il compenso della progettazione per sei, o sette, non ricordo bene, di un lavoro fatto SOLO ED ESCLUSIVAMENTE da noi.

Il Capo all’improvviso si è ricordato di avere 64 anni, di cui 35 spesi nella pianificazione e progettazione dello sviluppo territoriale, e ha detto NO (anzi per la precisione ha detto “vaffanculo”, ma insomma), portato in trionfo dalla sua band di ragazzette e architetti pazzi e geniali.

Il problema si pone ora in questi termini: il progetto, l’abbiamo solo noi, così completo, armonico, limato, e benedetto, cantierabile, per dirla in termini tecnici. Quindi secondo me prima o poi (entro 2 giorni, più tempo non c’è) qualcuno verrà a bussare alla nostra porta, se per chiedercelo, o per estorcercelo, non lo so. L’alternativa è che “gli altri” presentino alla Regione venti paginette raffazzonate, sulle quali l’Ente, se è in buona e se c’è abbastanza copertura politica, si limiterà a chiedere delle integrazioni, da fare anche dopo la scadenza, che, vi ricordo, è sempre il 20 Agosto 2003. Ma se questa copertura non fosse sufficiente, si corre il serio rischio che la Regione non ritenga ammissibili le venti paginette raffazzonate, e non so se “quelli” sono disposti a correre il rischio di perdita secca di un finanziamento certo di alcuni milioni di euro. 

In queste ore si sta precisamente verificando la mia prima ipotesi: qualcuno è venuto a bussare alla nostra porta. La proposta è di trovare una mediazione che però, come ha chiesto il Capo, salvi la sua dignità professionale e quella dei suoi ragazzi, e gli interessi economici della nostra società, piccola sì, ma con bollette e stipendi da pagare ogni mese (altro giro di portata in trionfo).

Intanto, per sicurezza, abbiamo messo password e fatto copie di salvataggio degli innumerevoli file di tre mesi di progettazione, perchè visto l’arrembaggio selvaggio e senza pudore e scrupoli non è escluso che ci venga a trovare “un amico” e cerchi in un momento di distrazione di grattarci i files.

E inoltre, per nostro sommo gaudio, la situazione atmosferica si è fatta incandescente, svanito il freschetto di montagna che ci aveva deliziato fino a due giorni fa, si è tornati al calderone di minestrone nel quale tutti ribolliamo umidicci.

Le mie ferie iniziano domenica 24 agosto e termineranno domenica 7 settembre.

La fase della follia

Siamo ormai alla follia totale. Le alleanze politico – istituzionali si fanno e si disfano nel giro di due ore, quello che era acclarato ieri sera stamattina è già cambiato, di poco o di molto dipende dalle circostanze. Tutti cercano di accaparrarsi la propria fetta di potere e/o di finanziamenti comunitari, e per farlo non badano ad amicizie, alleanze, comunioni di intenti e dichiarazioni di guerra fatte solo poche ore prima.

Noi, i tecnici, che dobbiamo preparare i Piani di Sviluppo Locale, documenti fondamentali, complicatissimi, di oltre 150 pagine ognuno (e ne abbiamo pronti 4, per altrettante aree territoriale della regione) passiamo da un’area all’altra a rifinire e limare a seconda dello sciogliersi e del riformarsi delle alleanze. Ogni paio di ore il telefono squilla e l’Architetto, con gli occhi spiritati e la barba dritta, ci annuncia il colpo di scena del momento e il cambio di guardia conseguente.

Alla fine però abbiamo capito una cosa: la battaglia la vincerà chi avrà i PSL pronti. E noi li abbiamo, sacrosanti e battezzati, frutto di tre mesi di lavoro intensivo di 3 persone che ormai si capiscono al volo, per codici, quando parlano.

Proprio perchè noi abbiamo i lavori pressochè finiti, e tutti lo sanno, si moltiplicano i tentativi di spionaggio industriale, facendo spesso ricorso, vista la piccolezza dell’ambiente e della città nel suo complesso, ai rapporti personali. La qual cosa mi schifa anche abbastanza, e dall’altra mi appassiona. Senza contare che questo è un implicito (molto implicito, me ne rendo conto) complimento al nostro lavoro e alla nostra professionalità.

Siamo tutti molto stanchi, da tre giorni non esistono più orari nè pause per mangiare, a stento per andare in bagno; il caldo sta aumentando di nuovo, però siccome ingegnere e signora e sorella sono in ferie, abbiamo preso possesso della stanza climatizzata e lì bivaccheremo fino al 20.

Vi lascio, il dovere mi chiama

Quasi finito ..

Oggi giorno di lavoro sì, ma in surplace, giorno di rifiniture, dettagli, ribaltamento su altri fronti territoriali di quanto fatto ieri. Alla fine della giornata ci siamo ricordati della schedina del SuperEnalotto. Io e l’Architetto eravamo seriamente intenzionati a giocare, e abbiamo per cortesia chiesto al Capo e al figlio del Capo se volevano affidarci le loro giocate. Il Capo ci ha – ovviamente – rotto i coglioni per circa 20 minuti con la descrizione di una teoria infallibile con la quale vincere, per poi scriverci su un pezzettino di carta 24 numeri ciancicati e tirare fuori dalle tasche 2 euro collosi e sudaticci. Il figlio, più signore, ci ha dato 1 euro e si è fidato della nostra giocata.

Quando siamo arrivati alla ricevitoria, erano le 19:33 e le giocate erano chiuse. Restava una sola schedina, precompilata, 5 colonne per 2 euro e 50. L’abbiamo presa, e abbiamo religosamente diviso in 4 il costo, contando pure i decimi di centesimo.

Se la scaramanzia ha un valore, se si crede ai ciechi maneggi del caso, questa combinazione di eventi fortuiti che ci ha portato a giocare questa manciata di cifre avrà un senso. O almeno, mi piace crederlo.

Buon Sabato a tutti.

La fase ridanciana

Siamo in piena emergenza. I nodi cominciano a venire al pettine, sotto forma di Enti pubblici e Associazioni private nostre interlocutrici, che senza averci dato uno straccio di idea per sei mesi adesso vogliono TUTTO: progetto, strategie, piano finanziario, schede di Misura, e centomila altri dettagli coi quali non voglio annoiarvi.

L’Architetto ha completamente toppato la strategia di lavoro, per la quale dovevamo aspettare i contributi “dalla base” prima di metterci a lavorare alle schede di Misura, mentre io e la buddista insistevamo che era meglio farle, poi si faceva sempre in tempo a correggere e/o limare. Risultato: TUTTE le schede di Misura da fare oggi, in un solo giorno, consegna stasera, tassativa. Tutto questo tenendo a bada visite isituzionali, fideiussioni da avviare, fidanzati / mariti / mogli da placare, e centomila altri ciaffi a cui badare.

Le reazioni, dopo 12 ore filate di lavoro, cominciano ad essere diversificate: Paoletta piange, sfinita dalla tensione nervosa e dallo stress, io e la buddista ridiamo, l’Architetto media, sbuffando ogni dodici secondi. Ad un certo punto nel testo mi si para davanti il sostantivo “agroterapia” di cui io, nella mia infinita ignoranza, ho un’idea vaga. Interrogo i compagni di sventura. Per Paoletta l’agroterapia consiste nel prendere un ramo di pino e infilarselo nel culo; per l’Architetto consiste nello stendersi un un campo e aspettare che ci passi sopra un trattore; per me è una cura per schziofrenici, per cui ti mettono a zappare patate per una settimana giorno e notte finchè non dimentichi tutte le tue personalità, compresa quella principale.

Internet ci rivela che trattasi sì di cura, ma non per malati mentali: è una specie di terapia riabilitativa per chi ha problemi agli arti, e comunque consiste (anche) nello zappare. Ho vinto io, quindi offro il gelato (esempio classico di ragionamento Rubik).

Come Dio ha voluto alle ore 22:15 abbiamo spedito per e-mail il frutto grondante sangue delle nostre 13 ore di fatica; incredibilmente, la rete non si è bloccata, i file non sono scomparsi, le versioni successive di uno stesso file (siamo arrivati alla release 9 ter) non si sono fuse tra loro, l’e-mail non è impazzita cominciando a inviare pezzi di progetto nell’etere fino a Marte (dove peraltro sanno benissimo cos’è l’agroterapia).

Domani, Sabato prima di Ferragosto, badate bene, si ricomincia.

Stay tuned, buonanotte a tutti.