Meditate, gente

“… Questo è l’amore. Una sorta di rottura di sè perchè l’altro lo attraversi. Non una ricerca di sè, ma una ricerca dell’altro, che sia in grado, naturalmente a nostro rischio, di spezzare la nostra autonomia, di alterare la nostra identità, squilibrandola nelle sue difese.

L’altro, infatti, se non passa vicino a me come noi passiamo vicino ai muri, mi altera.
E senza questa alterazione che mi spezza, mi incrina, espone, come posso essere attraversato dall’altro, che poi è il solo che può consentirmi di essere, oltre a me stesso, altro da me?

L’amore non è ricerca della propria segreta soggettività, che non si riesce a reperire nel vivere sociale.
Amore è piuttosto l’espropriazione della soggettività, è l’essere trascinato del soggetto oltre la sua identità, è il suo concedersi a questo trascinamento, perchè solo l’altro può liberarci dal peso di una soggettività che non sa che fare di sè stessa.

Per questo amore non è una cosa tranquilla, non è delicatezza, confidenza, conforto. Amore non è comprensione, condivisione, gentilezza, rispetto, passione che tocca l’anima o contamina i corpi.
Amore è violazione della integrità degli individui. La sola cosa capace di aprirci all’altro.”

(Umberto Galimberti, D – Supplemento di Repubblica, 28 Giugno 2008)

 

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