Sabato sera

AGGIORNAMENTO:  mi dicono che appena me ne sono andata è successo di tutto: la brava presentatrice convinta che lo spettacolo fosse finito, dopo 35 minuti, ha interrotto l’attore semifamoso salutandolo e ringraziandolo. Gelo della pleta. Attore semifamoso incazzato come una iena che ha concluso lo spettacolo dopo aver massacrato la brava presentatrice con l’aiuto di alcune delle autorità presenti in prima fila.

Ma cazzo, me lo fate apposta, a far succedere queste cose dopo che me ne sono andata.

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Arrivo quando i discorsi istituzionali sono appena finiti, e vengo travolta dalla folla che esce dalla sala e si precipita verso il buffet. Poteva essere una semplice coda per mangiare qualcosina, ma dopo un quarto d’ora è chiaro a tutti che la situazione sta sfuggendo di mano: si arriva in vista dei tavoli in un tempo medio di 20 minuti.

Al 25′, i camerieri cominciano ad essere aggrediti a colpi di forchetta. Alcuni di loro vengono fermati armi in pugno nel tragitto dalla cucina ai tavoli e depredati dei vassoi carichi di insalata di riso. Al 35′, la gente sta mangiando i vassoi, che sono di cartone e quindi ben si prestano ad essere masticati. L’organizzazione prevedeva 360 posti a sedere e cibarie equivalenti, ma nella sala siamo forse in 700 e la gente comincia a sedersi l’una sulle ginocchia degli altri, anche se sconosciuti, anzi soprattutto se sconosciuti, favorendo nuove amicizie.

Al 45′ è l’Armageddon: i camerieri sono spariti, probabilmente chiusi in bagno a piangere, gli avventori si disputano forchette e chicchi di riso, le torte in mancanza di acconce posate sono sventrate con le mani.

Io al 15′ minuto ho capito la mala parata, mi propongo di evitare almeno lo tsunami di ritorno e sono tornata nella sala buia e vuota, dove si stanno facendo le prove per lo spettacolo che si aprirà di lì a poco. Unico protagonista, un attore semicelebre di origini locali, del quale ho modo di apprezzare paranoie e capriccetti che gettano il team di organizzatori nello sconforto. Mi piace stare lì nel buio anonimo a vedere persone che si agitano, risolvono problemi, ne creano di nuovi. Ogni tanto un walkie talkie gracchia e annuncia ad uno degli organizzatori come procede la Gehenna della sala buffet.

Altri dati salienti della serata:

1. le scarpe una misura troppo grandi della brava presentatrice, che tendono a scapparle dai piedi con effetto Minnie;

2. il trombettista che accompagna l’attore nel suo monologo, una perfetta imitazione del Maestro Fava di Fiorello, uguale anche la musica;

3. le fantastiche hostess, messe nel corridoio in prima fila per fare da filtro, visto che le prime due file sono “riservate alle autorità”. Il problema è che hanno 16 anni a testa, e quindi non hanno la più pallida idea di chi siano le “autorità”. Cionondimeno avrebbero il 50% di possibilità di azzeccarla, ma sono anche sfigate, e quindi sistematicamente bloccano “autorità”, beccandosi occhiatacce e reprimende e lei non sa chi sono io, e fanno invece passare chiunque altro. Siccome io sono seduta in terza fila, lato corridoio, la minigonna inguinale di una delle due mi oscilla davanti al naso e penso sia per questo che un gruppo di ragazzini ha preso posto affianco a me, sedendosi sulle scale basse che formano il corridoio, facendosi parare davanti tutto un mondo sconosciuto e facendo finire per sempre l’infanzia;

4. un curioso crampo che mi prende la bocca dello stomaco, che ha cominciato a manifestarsi appena arrivata, è andato peggiorando con il passare del tempo, e si attenuerà solo quando uscirò nell’aria fresca della sera, perdendomi un pezzo di spettacolo, per andare a finire la serata altrove.

Spandau Ballet, Through the barricades

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