Il pino della piazzetta

L’avviso era appeso al tronco già da tre giorni, quindi non posso dire che non lo sapevo.
Il gigantesco pino che sorge al centro della piazzetta di casa mia deve essere abbattuto, è secco da parecchi anni ed è pericoloso.
Stamattina arrivo di corsa nella piazzetta, in tuta e guanti, per fare il solito giro intorno al pino, è una specie di rito propiziatorio della giornata, i condomini che per caso sono affacciati alla finestra penseranno che sono pazza, e del resto forse lo sono, quindi che problema c’è?
Mi devo bloccare di colpo, le nuvolette di vapore che mi escono a sbuffi regolari dal naso.

Nella piazzetta ci sono i pompieri, e si stanno già arrampicando con scale e montascale su per i 30 metri e passa, armati di seghe e saracchi.

Resto a lungo a guardare l’enorme chioma scheletrita e annerita, che si staglia nel cielo azzurrissimo come se fosse dipinto. Tento di fotografarlo con gli occhi, poi da casa lo farò anche con la digitale, anche se dal balcone si vede solo la cima e la fotografia che ho fatto con gli occhi è più bella. Quando mi sono trasferita alla casa nuova, in un caldo luglio di 28 anni fa, quell’immenso gigante fronzuto e verde mi sembrò un buon auspicio contro la tristezza di aver lasciato un quartiere, amici, abitudini, negozianti che mi conoscevano da neonata. E raccogliere la tonnellata quotidiana di pinoli che produceva furono il mio primo passatempo di quei giorni, forse una delle ultime cose da bambina che ho fatto. A settembre di quello stesso anno un pirata della strada investì mia nonna mentre attraversava la strada, e lei morì sul colpo, sotto i miei occhi. Credo che quel giorno l’infanzia sia finita.

Addio, pino della piazzetta. Ho archiviato la foto, tranquillo. E da domani farò un giro intorno alla radice, in tua memoria.

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