Nuovi personaggi ed interpreti / 2

Gatto Silvestro – Non bastasse il ciuffo di capelli posto sulla sommità del cranio, che ogni giorno di più si separa dai ciuffi di capelli laterali, spuntando spettinato come una pinna da squalo, a fargli assegnare il suo nick contribuiscono i movimenti elastici, l’aria fra lo smarrito e il sornione, le palpebre perennemente a mezz’asta, i sorrisetti e le risatine imbarazzate con le quali nasconde la pressochè totale insipienza professionale. Quando entra nella mia stanza mi aspetto da un momento all’altro di vedere entrare Titti che cinguetta “Mi è semblato di avel visto un gatto!“, oppure di vederlo appiattirsi sotto un pietrone da due tonnellate che casca dal soffitto. Sarebbe molto divertente, se non fosse per un piccolo dettaglio: è il Direttore del Dipartimento, e quindi, pur essendo praticamente mio coetaneo, guadagna credo il triplo di me.

Kafka – Piccolino, magrino, pelatino, baffetto appena accennato. Vestito nero, camicia nera, cravatta nera. Con qualunque tempo, con qualunque temperatura. Ragioniere, naturalmente. E’ il responsabile dell’economato, e quindi braccato nei corridoi perchè da lui dipende la fornitura del materiale di cancelleria, che lui tiene religiosamente chiuso a chiave in una stanza buia sotto il livello stradale. Sfugge agli agguati dei colleghi che bramano una matita da un mese, appiattendosi dietro le colonne. Altri nick possibili: Chiàrchiaro (lo iettatore de La patente pirandelliana) e tutti i sinonimi di “topo”. 

Nuovi personaggi ed interpreti / 1

(non avrete mica creduto che in un ufficio con circa 100 anime non ci sia qualche personaggio degno della mia attenzione, vero?)

CERBERO – E’ una donna. Almeno credo. Voci di corridoio alimentano la leggenda che per non meglio precisati e motivati spostamenti interni sia passata da un ruolo marginale (designava le commissioni di valutazione) ad un ruolo dirigenziale per il quale non ha titoli, cultura, esperienza. Altre voci specificano che “ha un problema a trattare con le donne”. L’unica difesa possibile è l’attacco. In un metro e cinquanta scarso di altezza per un metro e cinquanta scarso di larghezza (un cubo, avete capito bene) si concentra quindi tutta l’acidità e la sospettosità dell’universo. Qualunque cosa le si chieda, vi guarderà alzando un sopracciglio fra l’incazzato e il leggermente spaventato, come se le steste chiedendo di scoprire il collo per un’esecuzione – cosa impossibile, peraltro, perchè la testa poggia direttamente sulle spalle senza fastidiose intermediazioni. Invece di salutare, ringhia. Non sorride mai. La sua voce venata di pesanti inflessioni dialettali trapassa il corridoio gradevole come un’unghia su una lavagna, e sta sempre cazziando qualcuno.

Arriva di corsa e passa davanti alla porta del mio loculo. Intravedo con la coda dell’occhio un monolite nero in smanicato trapuntato beige e alzo lo sguardo.

“Tutto bene??” abbaia (pensate un pò, lei è quella che avrebbe dovuto farmi, diciamo così, gli onori di casa).

Mi guardo intorno, guardo la stanza stile interrogatori a Guantanamo, guardo il tavolaccio nudo su cui è poggiato SOLO il MIO portatile, guardo il mobile metallico dentro cui sono blindati e piombati a chiave – che ha lei – una spillatrice, due penne e un mucchietto di elastici, guardo i cassetti vuoti.

“Benissimo” rispondo.

Se ne va ringhiando soddisfatta.

Avvocà, voi dovete capire

Il personaggio di oggi non appartiene alla schiera di eletti che fanno parte in modo stabile di questo radioso ufficio. Però lo vediamo abbastanza spesso. E’ il cosiddetto ” ‘ntravelatonze “, parola difficilina da pronunciare del mio pesante dialetto e che alla lettera viene tradotto  con “intorbidatore di pozzanghere”, ovvero colui il quale, smuovendo l’acqua di una pozza piovana, riesce a non farne vedere più il fondo. Il sarcasmo è sottile, ma si coglie: si sottintende anche che l’uomo in questione è una scartina che si atteggia però a pezzo da novanta, appunto confondendo le acque.

Il Nostro è un uomo politico locale, di professione avvocato, celebre fra noi per i seguenti atteggiamenti:

1. quando entra nel nostro ufficio, a qualunque ora, in qualunque giorno, è sempre incollato al cellulare, nel quale parla a voce altissima; dal momento che è statisticamente impossibile che riceva SEMPRE una telefonata nel momento preciso in cui bussa al nostro campanello, sospetto che si faccia chiamare apposta o che la telefonata sia finta, appunto per dare l’impressione della massima vitalità politico – gestionale;

2. quando telefona, alla cortese risposta ufficiale “Azienda X, buongiorno”, sospira un secondo e poi con tono baritonale e rassegnato pronuncia il nome di battesimo del nostro capo. E basta. Senza nemmeno una intonazione di domanda. Senza mai sognarsi di dire “Sono Y, potrei parlare con X?” o una qualunque delle centomila formule di cortesia utilizzate da chi chiama in un posto diverso da casa propria. La cosa mi fa talmente incazzare che quando capita a me di rispondere uso una delle seguenti formule: “Qui non lavora nessuno con quel nome, mi dispiace” ( e metto giù); “EHHH?????” (col tono di chi vuole dire “ma che cazzo stai dicendo?”)  oppure “Ma lei chi è, scusi?” abbaiato col tono di Condy Rice durante l’antirabbica.

Il rimestatore di pozzanghere porta un doppiopetto coi bottoni dorati, un cellulare che ha una suoneria da discoteca, la barbaccia e capelli medio lunghi da finto ex rivoluzionario ora convertito al verbo dell’Unto; fa parte di uno di quei partitelli del cazzo che non contano niente, nemmeno in sede locale, ma fa credere che senza di lui il mondo politico regionale crollerebbe come un castello di carte durante il terremoto del 1980.

A suo merito posso dire che pur avendomi indentificata come la risponditrice folle, mi sorride complice e  mi strizza un occhio ogni volta che passa davanti alla mia stanza (parlando al cellulare, ovviamente). Non manca un pò di senso dell’ironia, al ragazzo, oppure si diverte alle mie risposte e esordisce apposta così.

Che sia innamorato? 🙂

L’Architetto

 Stamattina parlavo con la mia collega di stanza che mi confessava di avere bisogno di un oculista, però non voleva spendere un occhio della testa (ahah). Ha chiesto consiglio all’Architetto, che vive nella sua stessa città, che non è quella dove c’è l’ufficio, e lui le ha dato un nominativo. Con la tabella con l’importo di tutte le parcelle fatte pagare dal professionista negli ultimi dieci anni e un grafico previsionale degli aumenti delle parcelle nei prossimi sei mesi. E un file .jpg con la mappa per arrivarci.
L’Architetto è fatto così. Ha sul suo computer una tabella con i prezzi della benzina degli ultimi dieci anni. Un database con l’indicazione dei suoi viaggi di lavoro degli ultimi quindici anni, data, ora, destinazione, spese sostenute (caso mai qualcuno dovesse commettere un omicidio e far ricadere la colpa su di lui, avrebbe la possibilità di costruirsi un alibi: “Quel giorno ero in viaggio per lavoro”). Utilità sul suo desktop che servono a convertire file Wordstar (un formato in disuso in tutto il mondo da circa dieci anni) in un qualunque altro formato di videoscrittura.
E’ un motore di ricerca umano: come lo zio Nevio di Benni, basta dire una parola qualunque e lui sforna venti minuti di nozioni sull’argomento, da cui poi, con un pò di pratica, si può risalire alle informazioni veramente utili che si stavano cercando.
Putroppo il rapporto fra la ridondante quantità di informazioni e la loro organizzazione per l’utilizzabilità a scopo operativo sono, come spesso accade, inversamente proporzionali, per cui il tasso di concludenza e senso pratico dell’Architetto tendono paurosamente a zero. Pochi giorni fa gli ho chiesto se aveva l’elenco aggiornato dei Comuni compresi nella perimetrazione di un certo Parco Nazionale. “Certo” mia ha detto, e mi ha teso orgoglioso un CD, nel quale c’erano:
a. un file .jpg di circa 35 megabyte, che il mio computer ha faticosamente tritato, poi si è bloccato. Ho dovuto farlo ripartire, riprovare con un altro programma, risettare tutto, riprovare la terza volta per avere ragione del mostro. Il file mostrava una cartina aereofotogrammetrica della mia regione, scannerizzata in scala 1:3.500.000 (in pratica grossa come una carta da gioco), con alcune chiazze rossastre che corrispondevano ai comuni facenti parte dell’area del Parco. Solo il buon Dio avrebbe saputo dire a quali Comuni corrispondevano.
b.  un file .jpg  di circa 40 megabyte (quindi calcolate tutte le difficoltà già descritte al punto a., + 15%) assolutamente identico al precedente.
E lui è convinto di avermi risolto il problema …