San Gimignano, 31 Gennaio 2008

La giornata è piovosissima e siamo tutti spugnati come totani prima di finire metà della passeggiata. Peccato, perchè il mercante d’arte è esattamente come te lo immagineresti: fico. Che poi la ficheria dipenda dal mestiere, dalla barba fintamente incolta, dal capello ribelle, dal mestiere che fa, dalla parlata benignesca, o dalle indubbie capacità di sfracanare le balle al mondo pur di realizzare quello che ha in testa, è difficile da dire.

Il punto focale della giornata per me resta il vecchietto che uscendo dalla Coop di Poggibonsi con un sacchetto in mano e vedendo il nostro gruppo raccolto intorno all’uomo di ghisa a sentire la spiegazione del fico, scuote la testa e commenta, a voce alta: “E ‘unn avevamo ‘he fare, a Poggibonsi!”
Una perfetta sintesi della difficoltà del creativo a farsi capire dalla massa.

 

Borgo Valsugana (TN), 29-30 Gennaio 2008

Il sospetto che non è detto che si mangi bene dappertutto in Italia, come sostengono i rutelli da bar, diventa certezza la sera che ci vengono serviti lasagne precotte fettine ai ferri e poco altro in un luogo che potrebbe essere il tripudio di polenta, funghi, cacciagione, vino DOC. Vabbè.
Per fortuna ci sono le persone. Persone con una sola idea però proprio quella, disposte a farsi insultare per strada per realizzarla. Un’idea che parte semplice, poi germina, mette radici, si espande e si moltiplica, dando vita ad una serie di addentellati e indotti he dal bosco scendono verso la città.
P1000521Bisogna solo fare attenzione a non investire della stessa aura di esaltante coraggio ed originalità anche gli indotti, perchè alla fine si rischia di far passare per meravigliosa una comune biblioteca di paese, colorata pulita ed ordinata quanto vi pare, ma comunque non è la Biblioteca di Alessandria, e noi poi alla fine non è che proprio “siamo venuti giù dalla montagna con la piena” come ha chiosato un mio amico.

Per fortuna, prima, c’è stato il bosco. Lì le nostre animelle di ex briganti e di pronipoti di Federico II si sono ritrovate, tutte insieme. Abbiamo messo i piedi negli stessi posti, ci siamo arrampicati con le stesse metodiche, siamo riusciti tutti a non scivolare nonostante i sentieri ghiacciati.
P1000504Il grande respiro della natura ci ha accomunato, ed è per questo che siamo entusiasti, perchè il bosco è una cosa che riconosciamo bene come nostra, è il nostro mondo, un mondo che ci è familiare, se le voci tacciono niente può impedirci di pensare di essere a casa, nei nostri boschi, a fare le stesse cose.
Già me lo vedo, un branco di cinghiali di cartapesta campeggiare davanti ad un rifugio sulla nostra montagna.
Sappi che ho fatto un enorme sforzo, Emanuele, a non postare foto proibite 😉

Appunti di viaggio disordinati o della comprensione dell’arte contemporanea

Bologna – Arte Fiera, 28 gennaio

P1000417Certo è un impatto forte, appena entri sei aggredito visivamente da un uomo di materiale plastico alto 3 metri.
Bellissimo.
Ci sono cose che ho adorato e altre che mi hanno lasciato indifferenti, fino a quelle che mi hanno ripugnato. Il tutto rigorosamente senza capirne una mazza. In teoria è tutta roba che potresti comprare e tenere in salotto, se sei un figuo della madonna. Io ad esempio potrei tenerci

P1000425questo, che mi pare mi somigli parecchio e mi risolverebbe il problema della parete vuota dietro al tavolo da pranzo.
Ma sfido chiunque, anche Luca Zingaretti (che il Signore lo abbia sempre in gloria per quel corpo e quella faccia da maschio dominante) e Amanda Sandrelli, vips presenti alla fiera, a tenersi in salotto una roba

P1000427così, che è bellissima e di enorme impatto ma forse meglio figurerebbe in una sede sindacale, di quelle grandi e prestigiose piene di gente che il probelma del lavoro l’ha rusolto da un pezzo, o magari al centro dell’emiciclo di Montecitorio, così, giusto per ricordare dove sta il paese reale e soprattutto che fine fa, mentre loro brindano a champagne e pasteggiano a mortadella cannoli e tutto lo schifo umiliante che siamo stati costretti a subire, come società civile (diciamo così), in questi giorni.
Alla fine, il mio pensiero conclusivo sull’arte contemporanea, dopo il primo giorno di viaggio, è che molte cose avrei potuto farle anche io con le mie manine sante, mentre difficilmente avrei potuto dipingere la Cappella degli Scrovegni, PERO’ dovevo avere l’idea, e non l’ho avuta. Insomma, la tecnica c’è ma è facilmente imitabile con un pò di buona volontà e propensione alla manualità e familiarità con la chimica dei materiali. Quello che mi manca per fare l’artista contemporaneo sono le idee. Ma ci posso lavorare.