B.G. e la mia adolescenza

” <Adesso devo andare> aveva detto, ed era come se se ne andasse dall’infanzia, dalle lunghe estati comuni e dai suoi stupidi, ridicoli sogni. Nessuno l’aveva trattenuta. Passando il cancello di Villa Ilaria, era certa che sarebbe stata l’ultima volta.

E invece era stata ancora male, ogni volta che ci aveva pensato. Mai più gli aveva risposto: ma era ancora viva la tortura di quelle sere passate dietro i vetri della finestra sopra la darsena, in quel dolce odore di lago e di estate finita, a sentire la voce che chiamava oltre il muro, Sandra, Sandra, Sandra, e il bruciore delle unghie piantate nel palmo. Poi col tempo lui non l’aveva chiamata più, e lei non aveva avuto più bisogno di graffiarsi le mani.”

Brunella Gasperini, 1977

Terremoto / 1

Svegliarsi in piena notte con il letto che balla, i mobili che scricchiolano e i muri che gemono, e il solito cupo rumore di fondo significa che è in atto una scossa di terremoto. Io ho fatto un salto dal letto che mi ha proiettato direttamente nel corridoio, e come ho fatto non lo so, novella Tiramolla sono riuscita contemporaneamente ad accendere la luce sul comodino.

E’ un fenomeno con il quale dalle mie parti abbiamo imparato a convivere. Non mi aspettavo però che la mattina dopo molti mi confessassero di non essersi neppure svegliati

Stelvio mi ha detto di non aver sentito nulla (pausa) però di essersi svegliato di colpo alle 6 del mattino. Ho cercato di convincerlo che l’essersi svegliato a quell’ora, essendo passate ormai 4 ore dalla scossa, non aveva alcuna attinenza col terremoto, ma non mi è sembrato convinto. Mi ha detto che lui è uno che prende le cose con calma.

Ieri nel mio solito tour quotidiano a piedi sono passata sotto ad un balcone, al quale avevano appena appeso il bucato ad asciugare. L’odore del detersivo mi ha colpito come una frustata, evidentemente la signora che stendeva i panni usa lo stesso detersivo che usavo io, in una situazione che mi sembra lontano anni luce, quando avevo ancora intatte tutte le mie illusioni. All’improvviso quel posto e quel detersivo e quella lavatrice mi sono mancati ferocemente, e il dolore mi ha piegato in due, lì, mentre continuavo a camminare. Signore, se fa male.

Le cosiddette migliori amiche / 1

Il brillante esito della mia ultima storia di coppia mi sta facendo riconsiderare molto rapporti affettivi e personali sui quali avrei potuto giurare.

Comunico alla mia migliore amica, in lacrime, quanto è successo. E’ una donna serena ed equilibrata, e per quella sera stessa mi ha organizzato una pizza con altre 3 trentennali compagne di viaggio. Ci vado speranzosa, ho bisogno di affetto e di una pacca su una spalla, magari un abbraccio, come diceva Totentanz. Sono fiduciosa nel fatto che le amiche non debbano giudicare, nè consigliare (quello magari dopo, a bocce ferme), nè tantomeno recriminare. Io non lo farei. E invece le tre arpie mi distruggono. Aggrediscono, mi danno dell’idiota per non aver capito, si dichiarano arcistrasicure che a loro non sarebbe mai successo, che loro avrebbero mollato tutto su due piedi, mentre io quella sera ancora oscillavo, disperata, fra il sapere e il non sapere cosa fare. Sputano veleno sulle mie pochissime residue certezze, riducono ad un cumulo di macerie le mie pochissime residue speranze. Torno a casa in lacrime e con lo stomaco annodato, l’unica che ha cercato di difendermi è stata l’altra, lei sì, mi abbraccia e cerca di mediare: “Lo sai, come sono fatte …” 

Lo so, adesso lo so. Mi convinco che mi hanno segretamente odiato, o perlomeno hanno provato per me qualcosa di molto simile al rancore, alla rabbia all’invidia, e adesso non gli pare vero di poterlo esternare. Aspettavano solo l’occasione. Però fa male, eh.

Quella sera stessa, mi arriva un sms da un collega di lavoro, e un altro da mio fratello. Ve li riporto, sfidando la privacy, tanto per far capire la differenza.
“Mio malgrado stamattina mi sono fatto una valanga di cazzi tuoi, ma ti avverto che entrerò in sciopero se non ricominci subito a sorridere”
“Ho appena letto. Sono a tua disposizione per qualsiasi cosa. Ora devi soffrire fino in fondo e scoprire che non fa poi così male. Poi possiamo parlare. Fidati di te”

Il giorno dopo, sia l’uno che l’altro, in tempi diversi, mi fanno ridere, anche se non ne ho voglia, il primo con il suo fine humour inglese, il secondo con la sua irresistibile ironia  camilleriana e gattopardesca. Stelvio mi stringe forte una spalla e mi sussurra: “Non farmi preoccupare”. Il giovane amministrativo che lavora nella mia stanza alla XY Spa mi guarda preoccupato quando pensa che io non veda e mi lascia cioccolatini sulla scrivania. La mia prof di francese mi chiama e fa la vocina da canarda perchè sa che mi intenerisce e mi fa sorridere. Saya mi scrive lunghe mail sagge, consolanti e affettuose condite di baci “azzeccosissimi”.  I commenti del mio blog sono pieni di cosucce tenere e affettuose.

Tutta gente che conosco al più da 5 anni. Alcuni sono perfetti estranei. Perchè riescono a farmi stare meglio di amiche con cui mi disputavo la merendina all’asilo?

Oggi gira così

Basta coi piagnistei, oggi mi sono svegliata piena di adrenalina fino agli occhi e un curioso stato guerresco-ridanciano a metà strada fra l’incredibile Hulk e Totò. Quindi potrei stendere a morsi e cazzotti il primo che mi dice una parolina storta e poi raccontargli una barzelletta (e pretendere che rida). E’ la mia proverbiale forza d’animo, che tante volte ho ringraziato e tante altre volte maledetto, perchè curiosamente il mondo – ci ho messo 38 anni a capirlo, ma ci sono arrivata – si prenderà sempre molta cura dei lamentosi piagnucolosi e abbandonerà sempre al proprio destino i forti, perchè “tu sei forte, lo so, ce la fai, non hai bisogno di me“.

Eh, vabbuò, sticazzi.

Oggi il palazzaccio governativo nel quale lavoro ha l’onore di ospitare il ministro calderoli (le minuscole sono d’obbligo). C’è uno spiegamento di forze giustificabile solo con una dichiarazione di guerra e visto che il ministro, con enorme sprezzo del pericolo e virile eroismo padano ha deciso:

a. di scendere ben al di sotto del Po
b. in una Regione notoriamente governata e abitata da fottuti bolscevichi mangiabambini monopolizzatori per 30 anni della cultura nazionale
c. per incontrare tutti insieme – ma è pazzo? – i Governatori delle Regioni meridionali
d. per parlare di federalismo

credo che lo spiegamento di forze sia più che altro per difenderlo dai suoi interlocutori, più che da ipotetici manifestanti, che fra l’altro non si sono visti, in linea con il saggio e rassegnato pacifismo di origine contadina che alberga nei miei conterranei.

Il mio mal di denti è passato, il medico curante non ha fatto obiezioni di fronte alla prescrizione di Rovamicina (forse ha visto la mia faccia e ha ritenuto più prudente accontentarmi), oggi c’è la psicoterapia e vai di nuovo col tango dell’umiliante racconto della mia magnifica estate. Un rapido sguardo al mio estratto conto ha tinto pallidamente di rosa il mio orizzonte, ieri,  ho ricevuto il mio primo stipendio da funzionario pubblico e, ragazzi, sono soddisfazioni. Se fate i bravi vi posto qualche foto della vacanza.

Sono tornata, ma non sono qui

Sono tornata.

Dio solo sa con quale forza. L’estate (anzi, i 15 giorni d’estate) più angoscianti ansiogeni merdosi della mia vita. Sto malissimo, emotivamente mi è passato un TIR sopra e poi, non pago, ha fatto anche marcia indietro. Fisicamente ho addosso un’infezione che deriva da due denti mal curati e da un ovvio calo delle difese immunitarie, e credo di avere la febbre. Ho chiamato il dentista per un appuntamento e mi ha detto che devo prima fare una settimana di antibiotici. Non oso manco pensare che faccia avrò, dopo una settimana di antibiotici.

Ieri sera sono tornata a casa e le crisi di panico acquattate in un angolino per tutta la cosiddetta vacanza si sono fatte vive in tutta la loro turbolenza. Abbiamo quindi nell’ordine: medico curante (che mi farà due palle così per prescrivermi la Rovamicina) – antibiotici – psicoterapeuta – antibiotici – dentista (che ovviamente avrà bisogno di almeno tre o quattro sedute e di metà del mio lauto stipendio per risolvermi il problema).

Solo una buona notizia: credo proprio di essere di nuovo single. E quindi dimenticate tutte le mie farneticazioni su case, convivenze, matrimoni, gravidanze. In un solo colpo sono stati distrutti 5 anni di vita e TUTTI – proprio tutti – i miei progetti di vita, quello che volevo fare e volevo essere. Ho 38 anni. E’ tardi, tardi per tutto, e ormai insieme al resto sono stati travolti anche la fiducia che avevo negli esseri umani, la stima che avevo in QUELL’essere umano, la benevolenza che avevo in generale verso il mondo, per quanto esso mondo si ostinasse ad odiarmi.

Solo un filo di amore resta, tenue e provvisorio come una stella cadente, perchè non sono un rubinetto e non è che l’amore di ieri può finire di colpo, per quanto durissima sia stata la batosta.

La mia attività principale dei prossimi giorni sarà riunire gruppi di parenti ed amici con certosina precisione per non dimenticare nessuno e dire loro la sconcertante verità, e pregarli di soprassedere all’acquisto di un abito da cerimonia, che non ce n’è più bisogno. Spedire mail a quelli che non posso vedere fisicamente. Anzi, sto pendando di buttare giù un testo scritto e recitarlo a memoria, tanto sempre la stessa cosa devo dire. Sopportare con cristiana rassegnazione l’umiliazione, e tutti i perchè, i percome, i “ma come mai”, i “ma come è potuto succedere”. Soppportare con santa pazienza e sprezzo del pericolo i “te l’avevo detto io che non ti dovevi fidare”. Cercare di piangere il meno possibile, tanto non serve.

50 minuti

50 minuti, e all’improviso il mondo mi cade addosso. E io non posso scappare.

50 minuti, e non ho più NIENTE, letteralmente, di quello che avevo 50 minuti prima. Davanti solo un vuoto mostruoso, un baratro, nel quale ho buttato 5 anni della mia vita. Sono tentata di buttarmici anche io, in quel baratro.

Si parte?

Come forse qualcuno avrà acutamente notato, la circense è in vacanza. Però sono ancora a casa mia, al mare ci vado per una (sola, fottutissima) settimana a partire da lunedì. Intanto qualche aggiornamento:

1. ho cominciato a vedere un analista, mi ero rotta le palle di stare male e di non sapere perchè percome e perquando. L’ho scelto perchè ha lo studio a 150 mt. da casa mia. E’ un bioenergetico e almeno finora mi sembra siamo incanalati sulla stessa lunghezza d’onda, mi pare abbia capito i miei problemi e mi piace la via che ha suggerito per uscirne, basata sul recupero delle energie biodinamiche e insomma fisiche, respirazione, postura, rapporto con il corpo e tutte ‘ste belle cose qua. Insomma ascoltarsi, capirsi e stare bene con sè stessi. E io non chiedo di meglio.

2. a Ferragosto ho passato le 48 ore in assoluto più angoscianti e ansiogene della mia intera vita. Ma ho promesso di non parlarne e non lo farò. Comunque sono state anche quelle a dare la botta finale e convincermi che la scelta dell’analista è quella giusta.

Se non ho niente da raccontare fino a lunedì, la circense tornerà sui vostri schermi di pc ai primi di settembre, abbrustolita (io non mi abbronzo mai), rilassata – spero – e pronta per un nuovo anno di fatiche.

Sogni di sostituzione

Seduto nella sua poltroncina colorata, mi ha chiesto se ho un sogno nel cassetto.

Al momento mi sono agitata sulla mia, di poltroncina colorata, e non ho saputo rispondergli. Poi ci sono andata pensando. Sono convinta che non è un caso che i 20 chili che ho preso in 5 anni siano tutti o quasi localizzati nella pancia e nello stomaco. La genetica non c’entra, io dico che c’entra il mio desiderio di maternità. Una specie di gravidanza isterica, insomma, aiutata dal mio rapporto scarsamente sereno, se vogliamo utilizzare un eufemismo, col cibo e la nutrizione in generale.

E allora il mio sogno nel cassetto è esattamente questo: buttare giù questi 20 chili di finta maternità ma non perchè ho fatto una dieta terribile – sacrifici – palestra – scondimenti etc. ma proprio perchè ho riacquistato un equilibrio fra me, il mio corpo, e il cibo che introduco, e mangio esattamente quello che mi serve per campare, e non di più, e senza pensarci/angosciarsi troppo. E senza perdere il gusto delle cose buone.

E poi, magari, sostituire la pancia finta con una pancia vera. Animata.

Siamo in ferie, richiamate

Sono tutti o quasi in ferie. Io ho abbandonato al suo destino l’ufficio pubblico, desolatamente vuoto e scenario perfetto per la scena del bambino sul triciclo di Shining. Mi sono concentrata sull’ufficietto privato, vorrei approfittare di questi giorni di tregua (no telefono, no questuanti, no colleghi tranne il giovane amministratore) per mettere a posto con calma un pò di carte.

In realtà passo almeno il 50% del tempo a giocare a Lemmings e a postare su vari forum. Vabbuò, pure le circensi hanno diritto a tirare il fiato ogni tanto. Può succedere però che il telefono squilli e sia dia il via a questi dialoghi surreali:

“XY Spa, buongiorno”
Buongiorno, c’è il Kapo?
“No, mi spiace, è in ferie”

Conosco il tipo. Prima che si metta a fare il giro di tutte le stanze on line rischiando sempre la stessa risposta lo blocco io.

“Sono tutti in ferie, in verità. Vuol lasciare un messaggio?”
E lei, come mai non è in ferie?
Ma che ti frega?
“Eh, ci vado fra poco”
“Ah, quindi poi non ci sarà nessuno-nessuno”

Ma perchè, hai intenzione di scassinare la porta e venire a fregarti le matite? O pretendevi dedizione totale il 16 Agosto?

“No, perchè c’era un bando in scadenza e volevo sapere se potevate darmi una mano …. magari potrei venire lì adesso e vederlo con lei … “

Mi si drizzano i capelli. Questo è uno che se ne viene il giorno prima della scadenza di qualunque cosa e pretende “un aiutino” per progetti complicatissimi dei quali ha abbozzato il titolo, e basta. Se mette piede in ufficio posso dire addio ai prossimi tre giorni e tre notti di pace.

“Ecc… in eff… non sap@*§ ghhefefegehtht …”
“Pronto! Non la sento! Pronto!
“Non sen**§ç  §§*ure io! La linea è disturbata! Bè, buone vacgdhdhdgdgfhfhf!”
“Pronto! Pronto!”

Clic.

tipregoscrivimi

(per gentile concessione di Stelvio)

Riunione ufficiale con esponenti di vari uffici pubblici, su un tema riguardante formazione e lavoro. Uno dei presenti ricorda ad un Sindaco di non essere riuscito ad inviargli del materiale via e-mail, perchè è sempre tornato indietro, forse l’indirizzo è sbagliato. Il Sindaco non fa una piega e chiama l’addetto alla posta elettronica (!). Costui tergiversa a proposito dell’indirizzo e-mail del Comune in questione, che forse non è mai esistito. Il Sindaco, un raffinato gentleman di campagna, gli dà un metaforico scappellotto sulla nuca e poi insiste:

“Ma tu stai sempre a maneggià co’ quella robba! Tu ce l’hai, un indirizzo personale! E dagli quello!”

L’interlocutore si volge verso l’addetto con fare interrogativo, aspettando con pazienza che esca ‘sto benedetto indirizzo. L’addetto fa palesemente finta di niente e cerca di mimetizzarsi fra le bottiglie di acqua minerale sul tavolo della riunione. Il nostro uomo non demorde. Alla fine l’addetto, rosso come un gambero, esala l’indirizzo:

tipregoscrivimi@tiscali.it

Sipario.