Oggi ci sono tutti

Il quasineopadre di due gemelli, il famigerato Frà che da quando ha fatto quella sparata sui casi miei mi guarda di sottecchi e tenta approcci amichevoli. Non me ne sono accorta, ma si vede che quel giorno l’ho guardato con appena un pizzico di odio. Finge di lavorare e inanella telefonate per invitare ad un incontro con una società di consulenti sulla cui inutilità potrei giocarmi la mia infelicità attuale.

Il neopadre di una vitellina di 4 chili, noto nell’ufficio per il suo gradevole aspetto fisico come il Pierre Cosso dei poveri, che per tutta una vita ha lavorato nell’equo e solidale volontariato terzomondismo et similia e adesso si trova di fronte all’angosciante dilemma fra l’affamare la sua creatura, visto che la di lui consorte pare non avere manco una goccia di latte suo, e il comprare in farmacia latte artificiale che guarda un pò è prodotto dalla Nestlè. Sta studiando la possibilità di costituire un gruppo d’acquisto con Frà e un altro collega due stanze più in là anche lui neopadre per comprare a Santo Domingo latte di cocco addizionato con estratti di placenta di squalo e salvare così la sua anima equa e solidale senza ammazzare sua figlia.

L’esperta di internazionalizzazione, che ha fatto un Master con una delle due Simone rapite in Iraq e piange e deperisce da quel giorno, lavora 5 minuti su 60 e i rimanenti 55 naviga in Internet cercando impossibili notizie in anteprima; non parla ma se interrogata con un filo di voce infila nel discorso almeno un “Al Zarkhawi” e almeno due declinazioni del concetto di pessimismo, angosciandoci tutti.

La sottoscritta, che per non pensare all’allucinante fine settimana di tristezze assortite si è buttata a corpo morto nella risoluzione di un problema procedurale fra due diversi Dipartimenti dell’Ente e una struttura di assistenza tecnica che chiede 100.000,00 euro circa per non aver fatto un cazzo, e in totale assenza di qualsivoglia documento formale che lo autorizzi a farlo. Solo per capire il carteggio intercorso fra i protagonisti, mi ci è voluto un navigatore satellitare.

Buona settimana.

Non ce la faccio, non ce la faccio

La parte morbida, come la chiama il mio psicoterapeuta, è quella che non c’è più.

Se mi viene da piangere nel sottopasso dei garage perchè mi sono vista sfatta e bruttissima e perchè non riesco a vestirmi e mia mamma non enorme sensibilità mi dice che sto malissimo vestita così e perchè questo poi si trascina tutto appresso e mi sento una idiota fallita totale in un mondo di perfetti e sprofondo nelle sabbie mobili e mantenermi a galla mi succhia tutte le energie e non riesco a fare altro e se ormai le lacrime sono un fiume, se i singhiozzi mi impediscono di mettere in moto e quando esco finalmente riesco a uscire dal garage l’impresario delle pompe funebri sotto casa mia mi guarda stupito e quasi commosso e io vorrei poter scendere dalla macchina a farmi abbracciare perfino da lui perchè è dura da sola, nessuno lo capisce tutti sanno solo dirmi quanto è stato stronzo e bugiardo e che devo non pensarci più e tutti a dargli addosso pensando di farmi cosa gradita e farmi stare meglio e io invece vorrei qualcuno che mi dicesse non smettere di pensarci vedrai che ti richiama e ci sarà ancora una possibilità e sarà stato tutto solo un brutto sogno, se tutto questo accade, dicevo, è perchè la mia parte morbida era lui e io senza non so vivere, mi sembra di essere fatta di plastica, rigida, fredda, ma basta poco a spaccarmi e sciogliermi, e oggi mi sono sciolta e sono arrivata in ufficio con due occhi che pareva che mi avessero buttato acido muriatico in faccia e tutti hanno fatto finta di niente, e adesso mi soffio il naso e comincio a lavorare, chè Stelvio almeno mi rilassa, e al resto ci penso domani, come Rossella O’Hara.

Le cosiddette migliori amiche / 2

Alla fine, ho dovuto quasi chiedergli scusa per essere stata sbranata, finendo con l’essere sbranata la seconda volta. Sono in una fase di autopunizione, si vede. E comunque resto della mia prima ipotesi: le mie più care amiche non sono, ripeto, NON SONO, le persone più adatte a risollevare chi è in profonda crisi emotiva e sentimentale. E sono (state) invidiose marce. E non sono mai state veramente innamorate.

(aggiunta del giorno dopo) E del resto che mi posso aspettare da donne che hanno quale massimo punto di riferimento artistico Vento di Ponente, Incantesimo e l’Isola dei Famosi?

Oggi, giornata ministeriale (00)

Mohammed e il parcheggio

Giornata settembrina piena di sole tiepido, che anche attraversare tutto lo sterminato parcheggio dell’Ufficio Pubblico è un piacere. Lo sarà di meno a Febbraio sotto le tormente di neve, immagino, ma carpe diem. Da due giorni nel medesimo sterminato parcheggio si è installato un parcheggiatore abusivo, la cui funzione è assolutamente priva di senso, dal momento che:
1. il parcheggio è talmente sovradimensionato che è impossibile non trovare un posto
2. la probabilità che l’auto venga rubata o sottoposta ad atti vandalici e/o asportazione di pezzi è inferiore alla probabilità che mi facciano Presidente della Regione
3. il parcheggio è assolutamente libero e gratuito, quindi non si vede perchè da oggi debba diventare a pagamento.

Cerco di convincere il giovane immigrato a cambiare aria, sulla base di queste poche semplici verità e lui ammette che indicare ai proprietari delle auto in arrivo il posto dove collocarsi (di qua, di qua, dottò) in un deserto di asfalto è quantomeno bizzarro, ma “non è obbligatorio pagare, si vole, signò, solo si vole“, e negli occhi nerissimi ha una dignità così semplice e disperata che non riesco ad aggiungere altro.

Mentre mi allontano, aggiungo mentalmente alle spese mensili 10 euro per il parcheggiatore.

Baby boom

Che palle, dovunque mi volto vedo femmine prene e bimbi appena nati. Non riesco a vivere tre ore senza incappare in una festa di compleanno di qualche criaturo sotto i 5 anni. Da giugno a oggi sono nati 4 bambini a 3 colleghe o mogli di colleghi (una ha avuto un parto gemellare), e 2 stanno per nascere. Sono stata ad una cena di lavoro importante domenica sera e al mio tavolo c’erano tre coppie di cui due in attesa, già felici genitori di un altro pargolo a testa, e quindi tutta la serata è passata allegramente fra pappe, cacche, nanne, nausee e rifiutare con calibrato felice disgusto salumi e cozze.

Ma proprio io, proprio adesso, dovevo incappare nel boom demografico?

Mi avete rotto i coglioni

Avviso ai naviganti: Il telefono di casa mia è sotto controllo dal 1998, per motivi che sarebbe lungo spiegare e che non vi riguardano. Quindi ogni talefonata in entrata ci mette esattamente 1,5 minuti ad essere identificata, e con essa nome e cognome e provenienza del chiamante, cellulari compresi. Per gli stessi motivi di cui sopra, che ancora una volta non vi riguardano, ho una certa familiarità con la locale Questura e con il locale Comando Provinciale dei Carabinieri.

Quindi, la prossima volta che mi arriva una telefonata anche solo un filo sospetta, di persone che chiedono di me e poi riattaccano senza identificarsi, solo per effettuare stupidi controlli e/o per rompermi i coglioni, partirà una simpatica denuncia per molestie telefoniche. Ho i mezzi e la possibilità di farlo. Sono stata chiara o faccio un disegnino?

La cosa peggiore

La cosa peggiore sono i fine settimana. Ore vuote passate fra pc e divano di casa mia, ore che si rifiutano di gocciolare via e richiedono di essere contate minuto a minuto. E ogni minuto corrisponde ad un preciso ricordo, questa era l’ora delle faccende domestiche, questa l’ora della spremuta d’arancio a Baia, questa l’ora che si buttava la spazzatura, questa l’ora che si guardava la TV e si stava senza fare niente, godendosi la domenica.

Vabbè, basta, finito.

Immagino dovrò sopportarne a lungo

di questi meravigliosi dialoghi, che danno un senso alla mia giornata e mi fanno sentire un essere umano realizzato e felice, compreso da chi gli sta vicino.

Io: ‘giorno, Frà (collega di lavoro, NON quello del sms, un altro con cui non ha mai avuto particolare confidenza, ma si vede che le voci girano)
F: uhè (pausa, poi, a freddo) allora, hai mandato definitivamente affanculo gli uomini sposati?
Io: ….. beh, veramente …
F: guarda, è una situazione classica: cinquantenne sposato che prende per il culo ragazze più giovani, ma che vuoi, loro hanno già dato tutto, hanno avuto la loro vita, non lasceranno mai quello che hanno per affrontare qualcosa di diverso, è nmatematico, anche io ho una zia separata che sta con un uomo a sua volta separato ma è diverso, loro hanno figli tutti e due, decidono di vedersi quando ne hanno voglia, (è andato avanti così per una ventina di minuti prima di realizzare che ero diventata cinerea) .. e comunque non è che io ti voglio rompere i coglioni ma non era proprio una storia sostenibile (e giù altri 20 minuti)

Me la sono voluta, immagino. Mai sbandierare la propria felicità per una situazione anche solo di poco fuori dalle righe del consueto e dell’ordinario. Poi la situazione precipita, ed ecco che il normale di turno del cazzo, sensibile come i terroristi di Breslan, ti atterra con discorsi come questi.
Brucia, ragazzi, brucia. Non è colpa mia, ma brucia lo stesso.

M. era solo un pretesto

La verità è che avevo 18 anni e l’estate era bellissima. Il villaggio era fatto tutto di villette e vialetti stretti con giardini pieni di pitosfori in fiore e salici e erba tagliata di fresco e l’odore si mescolava a quello del mare dietro al muretto. Ci conoscevamo tutti, ci ritrovavamo ogni anno. Non mi pareva mai l’ora di andare a dormire, si stava così bene, era tutto così fresco nuovo bellissimo da vivere. M. aveva 18 anni pure lui, e non me ne fregava un tubo, di lui, invece lui era innamorato perso, mi dimenticava durante l’inverno e poi si cuoceva di nuovo a fuoco lento non appena mi rivedeva, ad Agosto, da ormai tre anni. Quell’anno, avevo ceduto. Baci dietro al muretto, sulla barca a motore dei suoi genitori ancorata al largo, baci fra i pitosfori e il campo da tennis, baci di mattina, di pomeriggio, di sera. Non avrebbero dovuto esistere orologi, invece mia mamma l’aveva e implacabile lo usava.

Ma l’estate era troppo estate, e 18 anni erano troppo 18 anni per cedere così alla serietà di un sonno ad ore civili. E quindi, tornavo a casa docile, mi infilavo il pigiamino, buonanotte buonanotte e via dormire in un lettone matrimoniale con mia cugina. Dopo una mezz’oretta, il rito prevedeva aprire gli occhi, silenziosamente scivolare fuori dal letto, vestirsi abbandonando il pigiamino al suo destino, aprire la porta finestra, attraversare il giardino scavalcare il cancello chiuso e via verso la piazzetta, dove c’era M., ma anche tutti gli altri. Giocare, ridere, scherzare, dare qualche bacio a M., VIVERE insomma e verso le 4, le 5 del mattino, quasi chiaro, rifare il percorso inverso, riscavalcare, ripigiaminarmi, dormire beata manco 3 ore e poi andare a fare colazione vispa come un grillo.

Addormentarsi puntualmente in spiaggia, sull’asciugamano, ustionandosi pure le piante dei piedi. M. era solo un pretesto, la verità è che vivevo, in quell’estate bellissima. Vivevo, e la vita aveva un sapore meraviglioso, sapeva di mare, salici, sabbia, brioscine con la nutella e baci voraci e quasi adulti. Ignara di bugie, sofferenze, tutta una vita ancora da vivere, come mi pareva lunga, e come avrei voluto arrivare in fretta e al tempo stesso non arrivare mai.

Meno male, ho avuto 18 anni pure io.

Potrei

…..essere più simpatica di così. E checchè ne pensiate, il mio post precedente non è preso da una collezione Harmony. Potrei fare finta di averlo conosciuto solo l’anno scorso, dopo 4 anni di spensierata vita da single. Potrei darmi fuoco e offrirmi in sacrificio sull’altare di Santa Abboccona, quella che credette che a metterla incinta era stata l’acqua della piscina dove tre giorni prima aveva nuotato un uomo (col costume). Potrei partire per un viaggio in Patagonia, oppure in Nuova Zelanda, ho sempre sognato di fare parte della squadra di rugby di quella nazione per imparare quella danza maori propiziatoria contro il nemico, a me chissà potrebbe essere propiziatoria contro la sfiga. Potrei odiarti. E magari ti odio.