No me gusta mas

Eh beh sì, oggi nevica. Forte. 15 cm. Passano gli spargisale, le strade sono perfettamente percorribili. Chi abita in periferie montuose, per esempio Stelvio, ha una jeep con le catene, ed è arrivato al lavoro con 10 min. di ritardo.

Mi sono rotta le palle pure io di questi intermezzi idioti sul tempo, ma non ho più voglia di scrivere. Il motivo non mi è sconosciuto, anzi mi è pefettamente chiaro, ma non posso scriverlo (appunto) perchè mi sono rotta pure di dover affrontare l’ennesima ansia su questo tema.

Era una bella cosa, il blog. Poi me ne hanno fatto perdere il gusto. Vaffanculo, spero che la vita gli riservi solo amarezze. 

E’ inverno, porco giuda

Il titolone sparato da TG1 ieri sera era:

“SUD ITALIA NELLA MORSA DEL GELO” 

Dal momento che godo di un osservatorio privilegiato, ovvero casa mia, per l’appunto situata in quel Sud che secondo la Rai è nella morsa del gelo, vorri descrivervi la situazione atmosferica di ieri.

Freddo (da -1 C° a +2 C°). Quindi non si staccano i nasi, non si gelano i fiumi, non si spaccano i vetri dal gelo, non siamo in Siberia, cazzo, siamo in una normale montagna appenninica a metà del mese di Gennaio, quando non è propriamente lecito aspettarsi mandorli in fiore. Uan sciarpa e via pedalare.

Neve. Una spruzzatina ieri notte, timida, appena sufficiente a far uscire qualche pigro mezzo spargisale per agevolare rientri non impossibili nemmeno sulle più impervie viuzze di montagna. Oggi è TUTTO sciolto, tranne qualche lastrina di ghiaccio sui marciapiedi in tratti all’ombra. Che tutti saggiamente evitano, sempre perchè sono nati in montagna e sanno che mettere il piede su una lastra di ghiaccio può, alle volte, causare scivolate. Non siamo sepolti nella neve, isolati, privi di viveri e corrente elettrica, in attesa del Sanbernardo con la fiaschetta al collo. Gli uffici sono aperti, le scuole pure, della nevicata francamente non se ne è accorto nessuno.

Vento. Assente.

Stamattina c’è il sole. Fateci caso, se potete: dove sono stati segnalati disagi? Sull’Etna (2.000 metri). Sulla Sila (900 metri). A Potenza (860 metri). Non a Taormina, o a Metaponto, o a Sorrento. Mi sono fatta queste pippe molte volte, ma mi chiedo sempre: MA PERCHE’, PERCHE’, E’ COSI’ NECESSARIO PASSARE PER ASSOLUTAMENTE TRAGICO E DRAMMATICO E INUSUALE CIO’ CHE RIENTRA NELLA TOTALE ASSOLUTA NORMALITA’ DI UN INVERNO IN MONTAGNA???? PERCHE’???

Se tanto mi dà tanto, sullo tsunami ha ragione Shel. Non è successo niente e quelle che ci fanno vedere sono immagini di repertorio di un tifone del 2002.

A lei

Che mi ha portato su e giù per montagne lucane, calabresi, campane, e su fino alla montagna pistoiese e giù fino allo Ionio senza battere ciglio.
Che si è dignitosamente fatta superare dai TIR in autostrada, per poi riacchiapparli diabolica alla prima salita.
Che non si è mai fermata, neppure quando le ho fatto fare 750 chilometri tutti d’un fiato, neppure quando aveva la marmitta spompata e faceva un rumore che pareva un Boeing in decollo.
Che non ha MAI bucato.
Che sdegnosa come una vecchia signora nobile caduta in povertà ha sopportato che io non la facessi lavare per 13 mesi, tanto che il quadro comandi non era più visibile dietro lo strato di polvere e smog, e per capire a che  velocità stavo andando e cosa segnava l’indicatore della benzina tiravo ad indovinare.
Che invece dell’aria condizionata aveva un lussuoso bocchettone che sparava aria a tre velocità, peccato che l’aria fosse prelevata direttamente dall’esterno e quindi ad Agosto mi pareva di avere un phon puntato sulla faccia con risultati non impeccabili per il mio comfort.
Che ho riempito di pupazzetti veramente osceni oltre che di borse da ginnastica, ombrelli d’emergenza, bottiglie d’acqua semivuote e vuote, fazzolettini di carta e audiocassette di Fabrizio De Andrè, e ciò nonostante mi ha lasciato senza benzina solo due volte, quando era ancora nuovissima e non avevo imparato a valutare l’indicatore.
Che ho finito di pagare due anni fa, facendomi sentire la proprietaria d’auto più orgogliosa del mondo.
Che ha sopportato stoicamente sole, neve, pioggia, fango, sabbia, resina, foglie, cacche di piccione e guano di gabbiano nei posti dove l’ho parcheggiata e magari abbandonata per qualche ora.

A lei, priva di airbag, barre antisfondamento, sistemi di sicurezza di qualunque genere. A lei, nella quale le cinture di sicurezza partivano da dietro la mia testa per assicurarmi ogni volta l’effetto garrota e che mi lasciavano un simpatico segno di strangolamento sul lato sinistro della gola. A lei, che ho amorevolmente lasciato almeno una volta l’anno nelle mani di un esosissimo meccanico che mi cavava ogni volta un occhio della testa senza peraltro avere fatto MAI nemmeno il gesto simbolico di compilare una fattura e per motivare il furto adduceva riparazioni complicatissime con termini tecnicissimi e pezzi cambiati il cui nome secondo me si inventava al momento (“ho dovuto regolare la diversificazione dello scarrucolatore, e poi sono stato costretto a rivedere tutti i retrospin dello spin-terogeno“). A lei, che non ho mai fatto nemmeno sfiorare da altre carrozzerie, nè da pali, alberi o muri estranei o altri corpi solidi, ma solo – impercettibilmente – dalle pareti del mio garage. A lei, muta testimone di almeno due o tre appassionati atti d’amore carnale, e di infiniti baci. A lei, che mi ha portato da lui centinaia di volte, accettando di farsi bagnare il volante di lacrime senza mandarmi a cagare quando la volta dopo ero pronta a ripartire.

A lei, che domani lascerò nel piazzale del concessionario Toyota, che nonostante i 105.000 chilometri tondi mi ha smollato 2.500,00 euro per poterla rivendere a qualcun altro,a  riprova che il valore di un’auto, come quella delle persone, si riconosce da altri segni che non sono gli anni, e neppure i chilometri percorsi. Che domani sicuramente mi guarderà con i fari tristi mentre me ne vado con la Yaris e mi ricorderà, impietosa, di quel giorno di primavera in cui sono andata a prenderla da un altro concessionario e le ho trionfalmente fatto il primo pieno e mi pareva la macchina più bella del mondo.

Alla mia Fiat 500 SX Sport azzurro Ischia, fedele compagna – almeno lei – degli ultimi 6 anni della mia vita.

Il mio sostituto?

L’ex capo mi ha trionfalmente annunciato che ha trovato qualcuno con cui – anche solo parzialmente temporaneamente e tutti i mente che gli vengono in mente – sostituirmi. Il qualcuno è un discreto giovane che già da qualche tempo scalda ma mia ex sedia e devo dire non difetta di nulla, compresa una certa qual popolazione di neuroni che si scontrano tra loro abbastanza spesso da lasciarmi – o almeno così credevo –  tranquilla per il futuro.

Ieri prima riunione per il passaggio di consegne. Alla fine di due giorni di passaggi, ecco che apprendo, nell’ordine:
1. che ci sono un certo numero di problemini da risolvere in tempi rapidissimi e il solerte giovane ha già pronto un bellissimo ruolino di marcia con problemi, analisi impeccabili e soluzioni ragionate. Peccato che esse soluzioni prevedano inderogabilmente il mio impegno da mane fino a notte fonda per i prossimi due mesi;
2. che a parte i problemini c’è la certificazione di qualità che incombe e siccome arriverà anche un esperto di formazione (ma perchè?? PERCHEEE’????) il settore più bombardato sarà il mio e vai con le rimanenti notti dei successivi due mesi che ancora ci restavano libere, se escludiamo quell’insignificante attività che è il dormire – forse – sognare.

Ora.

Se dovevo farmi un culo così per i prossimi tre mesi, c’era veramente bisogno di un sostituto? Che cazzo di sostituto è se non sostituisce, ovvero se non si fa il mazzo lui al posto mio, mentre io vado chessò a giocare a tombola con le nonne del quartiere? se mi devi sostituire, porco cane, oltre ad ideare le geniali soluzioni, sbatti pure il geniale culo sulla sedia e FATICA!!!!

Che inizio di anno meraviglioso, davvero. Non vedevo l’ora.

Considerazioni di Shel sullo tsunami nel sud est asiatico

27/12/2004: “Sono preoccupatissimo. Ho due villaggi laggiù e un sacco di amici e non riesco a parlare con nessuno
28/12/2004: “Domani parto per la Thailandia
30/12/2004, parlando a telefono: “Domani vado in aereoporto a Roma e prendo il primo volo utile per qualunque posto nel mondo, il più last second che trovo. Se no, passo Capodanno da mio cugino. A Roma
30/12/2004: “Le televisioni esagerano sempre: io conosco benissimo quei posti, è impossibile che non ci sia più acqua potabile, le condutture non sono sulla spiaggia
30/12/2004: “Non sono preoccupato. Nell’interno non è successo niente
31/12/2004: “Mi vuoi sposare? Guarda che sono un buon partito: ho due case e quote di proprietà di due villaggi turistici in Thailandia

L’ultima affermazione era rivolta a me.

Anno nuovo, auto nuova

Menù del cenone di San Silvestro

Insalata di polpo
Barchette ai funghi
Risotto al salmone
Baccalà fritto e in umido
Rotolo di tacchino (ma solo per provarlo)
Polenta con le salsicce (ma proprio un assaggino)
Cotechino con le lenticchie (ma giusto per tradizione)
Frutta non so come
Dolci non so quali, a parte le cartellate che porto io
Champagne
Mandarinello

L’atarassia, lo sconforto e la rabbia verrano servite a parte.
Che lo stramaledetto 2004 se ne vada a cagare al più presto.
E’ l’ultimo dell’anno, promesso. Poi solo buone notizie.
Ah, per farvi vedere la buona volontà comincio subito: ho comprato la macchina nuova. Una Toyota Yaris Sol 1.000 Blue Ice. 5 porte, 4 airbag, aria condizionata, vernice metallizzata, autoradio con lettore CD. E il servosterzo, finalmente, che ho due muscoli alle braccia per fare le manovre con la vecchia Fiat 500 SX Hobby che i marinai della Vespucci me li invidierebbero.

Buon Anno

E come Dio ha voluto pure Natale è andato. Se mi concentro può darsi che riesca a farmi scivolare addosso anche Capodanno. La famiglia mi aiuta, devo dire, perchè quest’anno c’è stata una inusitata e provvidenziale diaspora, 1/3 al Nord dai figli con la scusa della bimba piccola che nonsiamaiddio farle affrontare Milano Malpensa – e magari c’hanno ragione – l’altro terzo per un terzo fresca maritata e quindi qualche serata dai suoceri tocca pure passarla, per un terzo fuggito con la fidanzata a Londra e per un altro terzo così incattivito da quello che secondo lui è un abbandono dei figli da non voler festeggiare Capodanno e non averci fatto capire fino all’ultimo se c’è o se ne parte pure lui con la sua donna. Mia sorella il 2 all’alba – la solita alba – riprende il volo, quindi prevedo un Capodanno a panini al prosciutto sull’autostrada.

Che non sarebbe male, almeno non ho l’obbligo di essere felice e brindare al nuovo anno meraviglioso che sicuramente sta per arrivare, che se mi sovviene di avere fatto lo stesso brindisi pure l’anno scorso mi prenderei a sputi da sola.

La diaspora ha però anche significato meno braccia in cucina, e quindi la sottoscritta oltre a tutto il resto si è anche smazzata 3 giorni non stop di sguatteraggio, perchè va bene tutto ma anche se siamo in pochi alla magnata non si rinuncia. Vabbè, almeno concentrarmi sulle tartine al salmone gli scialatielli imperiali l’orata al forno con le patate e via elaborando mi ha consentito di far passare le ore, la stramaledetta festa, la tigre in gabbia che sono diventata.

Buon Anno a tutti.

Jingle bell, Jingle bell

Come di consueto nel Dipartimento pubblico che mi ospita le cose più interessanti e valide devono essere pensate scritte validate vidimate e finanziate entro il 22 Dicembre. Peccato che si comincia a pensarle il 21. Gatto Silvestro è in pieno delirio programmatico, e schizza da una stanza ad un’altra imitando alla perfezione il cartone animato dal quale non a caso prende il nick. Io e Stelvio abbiamo la faccia incollata ad un pc da circa 48 ore e i cervelli che ci fumano per lo sforzo di non scrivere stronzate pur in un lasso di tempo così breve. Ringhio, la segretaria di Gatto Silvestro, è passata direttamente all’abbaio e oggi ha inseguito latrando per le scale uno che si era azzardato a dirle che stava bene vestita di rosso natalizio (non è vero, sembra Belfagor, però l’incauto voleva essere carino).

Io sono in pieno spleen natalizio, se non fosse che ancora una volta Alitalia mi ha miracolosamente scodellato a casa la mia adorata sorellina sarebbe veramente uno dei Natali più di merda della mia vita. Sono passati quattro mesi e ancora non mi rassegno, ancora il vuoto che mi è rimasto è lì intatto senza essere stato colmato di una virgola, ancora dopo quattro mesi il dolore è lo stesso se ripenso a un ieri vicinissimo eppure lontano anni luce, a fatti, facce, momenti, abbracci, calore umano, che non c’è più. Desidero con una intensità che mi spaventa poterlo abbracciare, magari una volta sola. Mi pare di essere fatta di vetro, dura fredda e pronta ad andare in frantumi se solo qualcuno urla troppo forte.