Buttato il bambino insieme all’acqua sporca

Uno stramaledettissimo spammer intasa i miei commenti di inviti a giocare ad uno stracazzo di casinò on line. Con santa pazienza li cancello o segnalo come spam uno per uno. Troppo tardi mi rendo conto che nonostante l’attenzione che ci ho messo, insieme allo spam ho cancellato anche commenti “buoni”  :'(  Ogni volta ne spariscono un paio.

Appello ai naviganti: riscriveteli, se ve li ricordate, io ci tenevo …  :'(

Poi dice che non è vero …

Radiogiornale regionale su RadioUno, ore 7:20 di stamattina.

Speaker che non sto a nominare per carità di patria.

Declinazione degli appuntamenti quotidiani in regione.

Stasera al

Teatro Stabile a Potenza concerto di beneficenza a favore dell’AISM Marco Smills’ “.
Suppongo sia superfluo aggiungere che la parola tanto difficile da pronunciare era SMILES (s.m., pron. smails).

Pulizia nel centro storico – la rappresaglia

Punto sul vivo, e sommerso di critiche per il modo inconsulto con il quale ha accolto la notizia che il sabato sera il centro è impercorribile perchè spalmato di immondizia, il Sindaco ha reagito ricordando a sè stesso e alla cittadinanza che esiste una ordinanza di alcuni anni fa che finora non è stata applicata con la dovuta severità e che invece d’ora in poi verrà fatta rispettare come si deve. E’ una ordinanza che riguarda la nettezza urbana? il controllo dei contenitori?  multe salate a chi imbratta? telecamere nel centro storico?

Niente di tutto questo: l’ordinanza obbliga semplicemente i locali del centro a chiudere all’una di notte. Stop.

Un vero colpo di genio.

Risultati attesi: vita notturna insensatamente mutilata. Lucro cessante per i locali, che si immagina non avranno granchè voglia di provvedere al mantenimento del decoro, tanto per far fare bella figura al Sindaco che li priva di un due ore buone di vendita. Tappeto di cartacce lattine bottiglie come e più di prima, perchè non è che esista un orario per buttare tutto a terra. Se nessuno sorveglia, poi.

Complimenti.

Italia – Romania 1 – 1

Tre le cose che mi resteranno in mente (forse) dopo questa partita:

  1. l’arbitro, un incrocio fra zio Fester e il commissario Montalbano;
  2. la stupefacente capacità che ha la nostra Nazionale di trasformare qualunque gruppo di semi brocchi in prodigiose ed inarrestabili macchine da guerra, non appena calchiamo lo stesso tappeto erboso;
  3. l’altrettanto stupefacente capacità che hanno commentatori, dirigenti, tifosi, allenatori e alla fine giocatori di trovare scuse le più mirabolanti per giustificare partite dal mediocre risultato. Si va dal vecchio ma sempre valido “arbitro che ci tiene antipatici” al più fantasioso “si, però siamo stati un gruppo“.

Marco Smiles

Marco ha 30 anni, i dreadlocks rasta, porta bandane colorate, sorride sempre, saluta con due baci a schiocco sulle guance e ti stringe fortissimo, come se non volesse più separarsi da te.

Marco è un musicista, suona il sassofono e scrive e compone dell’ottimo jazz che poi suona con gli amici in giro per le piazze. Ha suonato anche alla mia festa di compleanno per i 40 anni, e ancora ce lo ricordiamo.

Marco ha la sclerosi multipla, ogni giorno fa un poco più fatica a stare in piedi e quando ti saluta ti stringe fortissimo perchè si appoggia, ha paura di cadere e di trascinarti con sè.

Marco è un disabile che non vuole essere un soggetto passivo di solidarietà, ma un soggetto attivo: ha organizzato, insieme a molti amici, un concerto jazz, tutto di musiche scritte da lui, che si terrà a Potenza, Teatro Stabile, lunedì 16 Giugno alle 21:00, e poi anche a Matera, Le Monacelle, il 30 Agosto e a Genova, Teatro Von Pauer il 18 Ottobre 2008.

L’ingresso è gratuito, però la musica di Marco ed ei suoi amici è stata incisa su un CD che non è in vendita, ma può essere portato via con un’offerta a piacere, che verrà devoluta all’AISM.

So che per lo più abitate tutti lontano, ma se vorrete esserci, io sarò lì.

Sms

In arrivo da un numero visibile ma a me sconosciuto:

“Domenika 15 giugno, ore 20:30, sei invitato al kompleanno di Katia. Dammi konferma entro giovedì. Ciao. K&L”

La mia risposta (non sia mai detto che io faccia la maleducata solo perchè l’invito non è diretto a me):

“Skusa ma non so ki sia Katia. Mi sa ke

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hai sbagliato numero”

Aprea for President

Scrive alla stampa il Difensore Civico:

“Accogliendo l’ accorato appello rivolto a tutte le autorità locali dal Difensore Civico del Comune di Potenza, non posso fare a meno di stigmatizzare anch’io lo stato di deplorevole degrado in cui versa da tempo il centro storico del capoluogo regionale. (….)
Abito in una strada che, di notte, soprattutto il sabato, diventa ritrovo di adolescenti che, in branco, tracannano bottiglie  di vino, birra e liquore   per poi lasciarle in bella mostra sugli scalini di un vecchio edificio o sul muretto che costeggia la strada, come “vuoti” trofei della loro bravata.
In mancanza di servizi igienici pubblici, la strada in parola diventa un orinatoio a cielo aperto i cui miasmi si avvertono in permanenza, soprattutto nella bella stagione.
I muri imbrattati con scritte insulse e con graffiti che taluno vuole pateticamente spacciare per opere d’ arte, offrono uno spettacolo indecoroso e deprimente.  (…)
E’ appena il caso di accennare, infine, a quel “passaggio dei vandali”, già denunciato da più parti, che si verifica in occasione di determinati avvenimenti e che lascia la sua immancabile scia di rifiuti di ogni genere.”

Il Sindaco si è rizelato minacciando denunce e querele a destra e manca, addirittura rilevando che proteste di questo genere esulano dai compiti specifici di un Difensore Civico. 

Si vede che il Sindaco non è mai andato a fare una passeggiata in centro il sabato sera intorno a mezzanotte, ma anche più tardi.  Io ci vado quasi tutte le settimane, e se da una parte è bello vedere tanta animazione, locali aperti anche alle due, alle tre del mattino, cosa impensabile quando avevo 20 anni io, dall’altra lo spettacolo è vomitevole, ed è in tutto e per tutto identico a come il Difensore Civico lo descrive, anzi di più.

I marciapiedi circostanti le varie pizzetterie a taglio, pub, bar e ritrovi vari di cui il centro è pieno sono un tappeto di cartacce unte, cartoni di pizza, croste di pizza masticate. Bicchieri di carta, bottiglie, lattine, cannucce, vengono abbandonate sui muretti o direttamente per terra. Le cartacce dilagano in Via Pretoria, essendo democratiche e non volendo rimanere confinate nei vicoli, vengono pestate dai piedi di centinaia di giovani, diventano un unico mondezzaio a cielo aperto. Tralascio orinatoi e scritte sui muri perchè quelle sono di palese evidenza a tutti, anche la domenica mattina, quando suppongo che le cartacce vengano rimosse per consentire al Sindaco e alle brave famiglie di quei bravi ragazzi, che la sera prima sbevazzavano, di andare a Messa.

Intendiamoci: non è (tutta) colpa del Sindaco. Oddio, potrebbe esserci qualche cestino dell’immondizia in più, e magari qualche vigile a fare multe, ma se i ventenni di oggi sono degli animali del tutto privi di qualunque minimo senso di educazione civica, non è colpa sua. Però anche negare l’evidenza non è bello, non le pare, signor Sindaco?

Agriterapia

Il modo migliore per farsi passare tristezze e paturnie assortite è passare un pomeriggio a fare giardinaggio sul terrazzo di mia madre. L’amatissima anziana signora, infatti, non appena si ritrova nel suo elemento naturale – che non è, come si potrebbe pensare, il consesso umano, ma il mondo vegetale – si anima di un ampio sorriso MA sfodera anche, se ha qualcuno a tiro con cui farlo, il tono autoritario terrore di due generazioni di studenti.

E inizia la tirannia.

L’operazione clou del giorno è trapiantare la yucca (Euphyta Angiospermae). Attualmente la pianta di cui parlo è una bestia più alta di me con un tronco di trenta centimetri di diametro, e temibili foglie allungate dai bordi taglienti come rasoi. Ma quando è stata regalata, circa 30 anni fa, era un’innocua pianticella beneaugurante nota anche col nome di “tronchetto della felicità”. Non so come diavolo ha fatto, considerato che è una pianta tropicale, a sopravvivere a trent’anni di neve, gelo, il terremoto, traslochi, sfighe assortite di varia natura: sta di fatto che ora è un vero albero, e sta in un vaso minuscolo, per cui l’inflessibile mamma ha deciso che è il caso di trapiantarla. Per l’occasione ha acquistato un vaso, un mastello di plastica enorme nel quale potrei comodamente fare il bagno, e 3 sacchi di terriccio che tanto per cominciare il riscaldamento ho portato su io in terrazza a spalle.

Ve la faccio breve: per poter togliere il vaso vecchio, una volta constatato che era praticamente diventato tutt’uno con le radici, e quindi era necessario tagliarlo, siamo ricorsi nell’ordine a:

  1. trincetto (sseeehhhh, vabbè)
  2. forbice (spaccata)
  3. cesoia da giardino (bene, ma si procedeva alla velocità di un millimetro ogni quarto d’ora circa)
  4. coltello da macellaio seghettato (rischio annesso: squartamento umano, abbandonato)
  5. coltello elettrico (schiantato)

Quando finalmente a furia di sbuffare spaccarsi le mani i piedi le ginocchia siamo riusciti a fare a pezzi il vecchio vaso, per mettere quello nuovo e per alzare il tutto in piedi mi sono partite un paio di ernie del disco. E non è finita qui. Operazione collaterale: aggrapparsi come una scimmia alla yucca per tenerla dritta, mentre la mamma versava vezzose palatine di terra nel vaso dall’altra parte.

Vi tralascio per pietà il dettaglio di tutte le altre operazioni di puro facchinaggio che al grido di “una volta tanto che sei qui, e disposta ad aiutarmi”  la cara ma sempre arzilla genitrice è riuscita ad impormi: mettere nastro isolante sui tubicini dell’irrigazione, che perdono; alzare barriere contenitive nelle fioriere, se no perdono acqua dal bordo; spruzzare insetticida anti vespe (questo l’ho fatto con somma gioia, avvelenarne una per punirne cento); caricare e scaricare vasi, sottovasi, sacchi di terriccio; innaffiare lottando con una pompa che ha la tendenza a strozzarsi nei punti dove io non posso vederla, però la vede mia mamma e libera la strozzatura senza che io me ne accorga, in modo che l’acqua trovi il modo di schizzarmi in faccia mentre guardo il tubo per capire perchè l’acqua non arriva, proprio come nelle comiche di Stanlio e Ollio; spostare piante (“questa la mettiamo qui”, e dopo mezz’ora “mah forse però stava meglio lì” e dopo un’ora “alla fine la rimetterei dov’era, tu che ne pensi?”)

Io non penso più, ormai: sono schizzata di fango e terra fino agli occhi, bagnata fino alle mutande e ho graffi di rose e yucca e di ogni forma verde del pianeta dovunque. La dolce genitrice finalmente ne ha abbastanza, si siede a contemplare il suo regno e sospira: “Ahhhhhh ABBIAMO fatto un bellissimo lavoro, vero?”

Second Life / 3

.. e poi naturalmente c’è la possibilità di realizzare sogni impossibili: il mio, per esempio, è stato quello di avere un avatar coi fianchi larghi, tettine minuscole, i capelli rossi, e indossare un miniabito di lamè argento e gli anfibi senza sembrare un insaccato o Cuccureddu.