La donna giusta al posto giusto

Scenario: riunione del Comitato di Sorveglianza sui fondi strutturali della Regione. Fra gli altri componenti, c’è anche la Responsabile Regionale per le PARI OPPORTUNITA’, il cui ruolo istituzionale a questo tavolo mi sfugge, ma tant’è. Bella signora bionda che si occupa di problematiche del ruolo femminile nelle istituzioni e nel mondo del lavoro da forse vent’anni. Un’esperta, diciamolo pure.

Nella pausa pranzo, si avvicina al tavolino del bar dove io e Stelvio e altri colleghi ci stiamo prendendo il caffè. Guarda me, poi guarda lui, e gli chiede, con un bel sorriso: “Ma lei è tua moglie?”

“No” risponde con lo stesso sorriso Stelvio.

“Ah”. Perplessità. “E allora di chi sei moglie?”

Sipario.

 

C’è qualcosa che non va

Ecco, oggi ho qualcosa da scrivere.

Sono reduce da una discussione con mia madre e non vi annoio con i dettagli, quello che mi resta dentro sono due stati d’animo che non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro, però inquietano (nel senso che sono inquietanti) entrambi:

1. la mia non è una mamma complice, e meno che mai una mamma rifugio. Quando ho un problema personale devo stare bene attenta a tenerlo nascosto, perchè lei non si sognerebbe mai di aiutarmi a risolverlo, o di consolarmi, ma si torturerebbe soltanto, trovando sempre un modo per fare ricadere su di me la colpa del mio problema, e aggiungendo al problema un problema minore, cioè tirare su lei di morale. Quindi, non ho potuto raccontarle nulla dei difficilissimi dieci mesi passati ad aspettare che finisse un ricatto, non posso raccontarle nulla dei miei dubbi attuali sulla mia situazione e personale e di coppia.

2. ovviamente, mia mamma ha ragione. Anche se non le dico nulla, lei percepisce in maniera quasi paranormale (se no che mamma sarebbe) quello che mi tormenta e me lo spiattella crudamente davanti, costringendomi, per via del punto 1., a negare decisamente pure l’evidenza. E intorcinandomi gli intestini, perchè il subconscio non è fesso e sa perfettamente che quello che ho negato è esattamente quello che penso anche io.

E quello che mi tormenta è che da un pò ci siamo fermati, io e lui, intendo. Non c’è più costruzione, non c’è più guardare avanti, non c’è più progettazione. Solo un insieme di abitudini e frasi ripetute delle quali comincio a stancarmi, oltretutto sto diventando ossessiva, mi sembra di dire sempre le stesse cose ad un muro di gomma che mi rimanda sempre ad un dopo difficilmente quantificabile. Ormai guadagno abbastanza da poter fare alcune delle cose che ho in testa da sola, però che delusione, ragazzi. E poi ci sono altre cose che non posso fare da sola, e lui non vuole fare, non so perchè.

Mi ritrovo a sospettare che lui voglia vivere per sempre così, un piede in due scarpe, nulla di definito e di definitivo. Che voglia rimanere a questo stadio superficiale – che dura da anni, ormai – fatto solo di regali costosi, cenare fuori, fine settimana stratosferici, l’ebbrezza della trasgressione. Mi tornano in mente alcuni dettagli della nostra storia, e sono costretta ad ammettere che se non ci fossero stati un paio di eventi traumatici, per lo più riconducibili all’essere stati scoperti insieme, non saremmo nemmeno a questo punto al quale siamo ora.

Mi rendo conto che c’è una sorta di pudore da parte sua nell’affrontare determinati argomenti con persone che fanno parte di un’altra vita, nella quale io non sono riuscita finora nemmeno a spiare dal buco dal buco della serratura. Io non esisto, per quell’altra vita. Però anche per me non è stato facile fare accettare la situazione ai miei genitori, che saranno le persone più aperte del mondo ma speravano come tutti i genitori che io mi fidanzassi con  Alberto di Monaco o un suo succedaneo, coetaneo e libero. Mi rendo conto anche che con ogni probabilità entrare in quell’altra vita sarà per me fonte di nuove e dolorose e cocenti umiliazioni, o comunque dispiaceri, ma questo fa parte del gioco e penso di poterlo affrontare.

Rimanere nel limbo, no.

Il crampo dello scrittore

All’improvviso mi si è seccata la vena scrittoria.

Mi sforzo da molti giorni di pensare a quello che mi è succeso durante la giornata e mi sembrano sempre cose banali, non divertenti, non degne di essere raccontate all’attento pubblico di occhi che immeritatamente mi segue.

Pure l’ultimo post, insomma, l’ho riletto e forse l’ho scritto troppo in fretta, non mi piace.

Sabato prossimo compio un anno di blog. Sarà per questo?

Una piccola settimana perfetta

Sabato – Un viaggio in macchina fino a Napoli, niente traffico, niente tensione, solo la dolce lustrale pioggia di primavera.

Domenica – Le porte del terminal arrivi di Capodichino che si aprono e la lasciano passare, non la vedo dal 3 gennaio. E’ un pò dimagrita, estranea, ma ridiventa mia sorella in 13 secondi, appena mi abbraccia e mi saluta chiamandomi col nomignolo che conosce solo lei. Un aperitivo a piazzetta Bellini, finalmente il sole, il caldo, un pò di vacanza.

Lunedì – la cuginetta a cui ho dato il biberon e suonato le ninnenanne con il flauto dolce, che ho tenuto stretta quando le è morta la mamma, con la quale ho diviso la stanza quando facevo l’università, vestita da sposa. La più radiosa splendente sposa che io abbia mai visto (se non ci credete, guardate qui. L’emozione di vederla entrare in chiesa, l’emozione di vedere il suo fidanzato prossimo alle lacrime, l’emozione di vederla sorridere serena.

Martedì – in giro per il Vomero a fare shopping, una pizza a Mergellina, ancora sole, caldo, blu, risate e chiacchiere. Poi si torna a casa.

Mercoledì – fare finta che tutto sia ancora come 15 anni fa, in 4 a tavola, in 4 a vedere la TV, lunghe appassionate discussioni, vita, politica, storie cittadine, storie familiari. Il telefono squilla e non chiedono di me. Allungo un piede nel letto e non sono sola. Quando faccio colazione devo stare attenta a lasciare un pò di caffè. Il cielo è sereno, anche oggi.

Giovedì – la via male illuminata dove abbiamo passato tutta la nostra adolescenza. Citofonare in una casa dove si è citofonato 3.500 volte. Aspettare chiacchierando sedute su un muretto tiepido di sole nel profumo di gelsomini, e la certezza di avere ancora 15 anni. Uscire a cena con le amiche di sempre, raccontarsi cosa si è fatto negli ultimi mesi, spettegolare un pò, bere forse un pizzico di troppo, dividersi il conto e ridere senza motivo tornando a casa.

Venerdì – un gelato, una passeggiata in macchina, uscire dal lavoro e viene a prenderti lei anzichè fare tutto da sola. La valigia è già pronta, ma non siamo tristi, sappiamo di essere ancora lì, saldamente ancorate al nostro passato, al nostro specialissimo modo di essere parenti e mancarci e ritrovarci anche a distanza di 6, 12, 15 mesi. Fa caldo, è Giugno.

Sabato – si torna verso la capitale borbonica, il sole ci segue benevolo, alto nel cielo blu. Chiacchieriamo così fitto che il viaggio di solito snervante ci passa in un lampo. Io vorrei che non finisse mai.

Domenica – Un taxi nell’alba grigio perla è la conclusione ormai consolidata della storia. Torno a letto e riesco a non piangere prima di riaddormentarmi. Quando mi sveglio, lei è già quasi a Londra e sta ormai volando sull’oceano, mentre io faccio l’amore.

Oggi, piove.

Bush e Barbablù

Quando si dice la coerenza.

Bush va in visita ufficiale dal Papa e gli porta la Croce della Libertà, massima onorificenza americana che, a detta del commentatore del TG2, “viene assegnata alle personalità che più si sono distinte in opere di pace”. Ora, che la si assegni al Papa mi va benissimo. Che ad assegnarla sia Bush, mi fa invece molto ridere. E’ come se Barbablù assegnasse le onorificenze per l’amore coniugale. 

Ma che minc…

Avevo scritto un post bellissimo ieri sera, lunghissimo, nel quale prendevo coraggio e mi mettevo a nudo (metaforicamente). Un tasto sbagliato e oplà, tutto finito nel paradiso delle sovrascritture. Un segno del destino?

Vabbè, siamo scemi

All’atto di compilare una scheda anagrafica per avere accesso al nostro primo compenso da esperti della Regione, ci siamo resi conto che essa Regione intende sottrarre al compenso lordo tutte le spese (oneri fiscali e previdenziali) in netto contrasto a quanto previsto espressamente dal bando e dal contratto da noi sottoscritto. Il gruppo dei tredici, di fronte alla prospettiva di perdere un pezzo di pagnotta, si è subito compattato e uno di noi, calabrese di nascita, si è assunto l’onere di portare avanti la trattativa. La cosa ci ha preso un pò la mano e siamo al delirio lolloso più puro.

Le mail che vi allego, opportunamente riassunte e depurate di nomi e cognomi, sono rigorosamente autentiche.

Da: Uno dei tredici
A: tutti gli altri
Oggetto: Re: compenso lordo

Carissimi,
abbiamo un leader tra di noi (e senza che ci sia stato bisogno di
lezione!!).
Abbiamo anche un abbozzo di mailing list autoprodotta.
Abbiamo, infine, un problema serio che è l’inclusione o meno degli oneri
nel lordo; u‘ calabrisi è stato chiarissimo, quindi grazie e quindi attendo
istruzioni.

Buon lavoro a tutti
Hastasiempre comandante

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Da: un altro dei tredici
A: tutti gli altri
Oggetto: Notizie dal fronte di resistenza “esperti per la libertà”

Dal diario apocrifo del subcomandate ‘u calabrisi

Oggi 28 maggio, in compania dell’attendente generale Nino Nanco ho fatto
visita agli uomini appostati sul versante interno della resistenza, Ndonio
Ust***
e Franky Dueabotta (1).
Appaiono logori e provati, piegati sulle scrivanie, ma all’occorrenza pronti
a rispondere all’offesa del nemico che ad ogni piè sospinto cerca di opporsi
alle istanze libertarie del nostro fronte.
Per infondere loro ulteriore fiducia, ho dato disposizione di comunicare gli
avanzamenti nella lotta ai combattenti Pepito Salsero e La circense,
infiltrati nell’area formazione del nemico a scopo di sabotaggio.
Inoltre ho entusiasmato gli animi promettendo un prossimo sardapanalesco
incontro in terra sicura, ovvero proprio nella mensa del nemico, dove mai a
nessuno verrà in mente di cercarci.
Proseguo, nella mia missione, ancora incredulo del ruolo di guida che mi
sono creato. Sto cercando uno slogan, “Chiù pilo pi tutti” suona bene, ma mi
sembra un po’ eccessivo. Ci penserò

Hastasiempre

Per ragioni di sicurezza, dopo aver letto questa mail ingoiatela per
distruggerla.

(1) così detto perchè fra 48 ore con parto programmato la moglie primipara partorirà ben due gemelli (N.d.R.)

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Da: La Circense
A: Tutti gli altri
Oggetto: Notizie dal fronte di resistenza “esperti per la libertà”

Nota rinvenuta in un cestino della carta straccia del bagno del I piano a
scendere del Dipartimento Formazione

Al subcomandante ‘u calabrisi
Circense, presente!
Lo spirito è forte, subcomandante, è la carne che è debole. Ho provato,
secondo le istruzioni ricevute, ad ingoiare la mail dopo averla letta, ma la
plastica e il vetro di cui sono composti lo schermo del pc ha opposto fiera
resistenza, procurandomi non poche lesioni ulcerose e perdita di alcuni
denti.

Ma continuo a lottare, forte della consapevolezza che la nostra battaglia è
illuminata dal sole della giustizia e della libertà.

Oggi ho resistito fieramente ad un interrogatorio con tortura del bieco
Dirigente del Dip., che mai era sceso fin nei recessi six feet under del suo
Dipartimento e oggi invece è venuto a stanarmi coi lacrimogeni,
approfittando dell’effetto sorpresa e della mia ormai inveterata solitudine,
visto che Pepito Salserio è in missione continua da circa un mese e io
riesco a parlargli solo lasciandogli post it.

Per sicurezza, distruggo questo messaggio prima di averlo spedito.

Hastasiempre!
C.

Il segno del potere

Ho scoperto che in un ufficio pubblico il vero segno del potere non è la sedia presidenziale, nè la stanza con vista sul corso, nè le due linee telefoniche, nè il numero di questuanti in fila davanti alla tua porta.

Il segno del potere è avere una SPILLATRICE. Tutta propria.

Chi non ce l’ha non solo non è nessuno ma agogna per averla. Chi ce l’ha, se la porta dietro con una catenella attaccata al collo e dopo averci messo sopra un rilevatore GIS. Il reato più comune all’interno del palazzaccio non è la fornicazione in luogo pubblico, ma – indovinate un pò? – l’appropriazione indebita di spillatrice altrui. I rapporti umani più intimi che ho avuto in questo ormai quasi mese di lavoro six feet under è stato con i colleghi che hanno messo la testa nella stanza e anche senza conoscermi mi hanno chiesto con fare speranzoso e complice: “Scusa, per caso hai una spillatrice?”

Sto meditando di portarmene una dall’ufficio privato, dove si buttano o quasi (notare il paradosso) e acquisire di colpo 200 punti nella gerarchia pubblicufficiesca. Chissà, potrei diventare Direttore Generale.

Amministrative 2004

(che lo sputtanamento abbia inizio ..)

Partito: Patto Segni Scognamiglio, prestigiosa formazione politica seconda solo al Peppino Gagliardi Fan Club
Candidato: Anastasio Pane
Slogan: “Un voto a rendere”

Commento: a parte il gioco di parole veramente geniale, il grande Pane non sembra rendersi conto del clamoroso autogol che sta già trasformando tutti i suoi manifesti appiccicati in città in “Un voto a perdere”. Tralascio commenti sulla foto.

 

Uffaaa …

Mi rimangio tutto quello che ho detto nel post precedente sull’avanzata della primavera.

Oggi fa un freddo boia e piove, ANCORA, per la miseria. Ma tanto so già che se faccio tanto così di lamentarmi ancora un pò sul freddo e l’umidità, da un giorno all’altro esploderà il malefico assurdo caldo dell’estate scorsa, che mi farà soffrire ben di più.

Lo ammetto, in fatto di tempo atmosefrico sono una scassacazzi.

Vorrei sempre temperatura a 25-27° MASSIMO, cielo terso e umidità al di sotto del 15%.

Siccome vivo tra una città a 900 metri s.l.m. (freddo, neve, nebbia per 8 mesi su 12) e una a 0 metri s.l.m., (umidità, pioggia, caldo per 6 mesi su 12) ho abbastanza materiale per lamentarmi del freddo, o del caldo, o dell’umidità per 360 giorni all’anno.