Uno striscione così avrebbe convinto la Gelmini a tornare indietro? 😀
da Domenico
Salvatore.

La risposta è dentro di te, però è SBAGLIATA
Uno striscione così avrebbe convinto la Gelmini a tornare indietro? 😀
da Domenico
Salvatore.
Il sottotitolo potrebbe essere, come nella compianta rubrica del compiantissimo settimanale Cuore, “Hanno la faccia come il culo”.
1. Per poter fare il concerto a Castelvolturno in nome della solidarietà a Saviano e della lotta contro tutte le camorre, gli organizzatori hanno dovuto pagare il pizzo alla camorra. O perlomeno, è stato loro chiesto di pagarlo.
2. “Quando si è la first lady di un paese importante come la Francia, bisognerebbe stare più attente alle dichiarazioni che si fanno”. L’inverosimile tragicomica dichiarazione, recitata con la massima serietà, è uscita dalla bocca di Castelli – o di Calderoli, non mi ricordo, tanto la faccia di cui sopra è uguale. Nel deserto neuronale proprio dei leghisti, la cautela nelle dichiarazioni vale per le first lady, non per i premier, evidentemente.
Perchè tutti abbiamo bisogno di pensare che esista sempre una possibilità diversa.
Perchè io e il Socio, in particolare, in questi giorni abbiamo bisogno di appoggiarci ai muri, stringere i denti e lavorare, cercando di assegnare le giuste priorità, di trovare ogni giorno un equilibrio tra quello che pensiamo e quello che possiamo dire, tra pro e contro, tra spingere e tirare.
Perchè come le fanno gli Americani, ‘ste cose, nessuno.
Perchè alla fine il risultato estetico, al di là del senso delle parole, che pure abbiamo imparato a memoria a furia di sentirle, è strepitoso. Perchè non ci importa granchè del fatto politico, quanto ci importa di sentire che siamo in sintonia, per un’alchimia del destino, con persone così lontane e diverse e altre da noi, che dicono cose che sentiamo nostre, oggi.
Perchè la stanza è la nostra e – almeno per un altro pò – mandiamo a tutto volume quel cazzo che ci pare.
Per tutti questi motivi, ed altri ancora, che hanno a che fare con l’amicizia e il sostenersi nei momenti difficili, con il ricordarci domani questi giorni difficili solo con tre parole, e una melodia, per tutto questo,
YES, WE CAN
It was a creed written into the founding documents that declared the destiny of a nation.
Yes we can.
It was whispered by slaves and abolitionists as they blazed a trail toward freedom.
Yes we can.
It was sung by immigrants as they struck out from distant shores and pioneers who pushed westward against an unforgiving wilderness.
Yes we can.
It was the call of workers who organized; women who reached for the ballots; a President who chose the moon as our new frontier; and a King who took us to the mountaintop and pointed the way to the Promised Land.
Yes we can to justice and equality.
Yes we can to opportunity and prosperity.
Yes we can heal this nation.
Yes we can repair this world.
Yes we can.
We know the battle ahead will be long, but always remember that no matter what obstacles stand in our way, nothing can stand in the way of the power of millions of voices calling for change.
We have been told we cannot do this by a chorus of cynics…they will only grow louder and more dissonant ……….. We’ve been asked to pause for a reality check. We’ve been warned against offering the people of this nation false hope.
But in the unlikely story that is America, there has never been anything false about hope.
Now the hopes of the little girl who goes to a crumbling school in Dillon are the same as the dreams of the boy who learns on the streets of LA; we will remember that there is something happening in America; that we are not as divided as our politics suggests; that we are one people; we are one nation; and together, we will begin the next great chapter in the American story with three words that will ring from coast
to coast; from sea to shining sea —
Yes. We. Can.
Mi iscrivo a Facebook, perchè se devo toccare il fondo meglio quello virtuale che quello reale. A parte il Socio, fra le millemila facce che il sistema mi presenta come “persone che potresti conoscere” spunta il mio (ex) ginecologo, il breve ma intenso rapporto con il quale è rintracciabile QUI.
E subito vengo conivolta in una discussione sull’esistenza o meno del punto G. Starei per partire con il cazzeggio, quando mi rendo conto che è una discussione seriosissima fra addetti ai lavori, con tanto di disegnini da libro di anatomia. Mi sarà abbastanza difficile incontrarlo per strada e non scoppiargli a ridere in faccia.
Repubblica di oggi apre con otto colonne: “IL MONDO E’ CAMBIATO”.
La Nuova di oggi apre con otto colonne: “DE FILIPPO: NON PARLO PIU’ CON NESSUNO, NEL PD”.
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I ragazzini di Secondigliano intervistati dopo la gambizzazione dei coetanei dichiarano con grande serietà che loro non possono portare il casco integrale, quando vanno in motorino, per non essere scambiati per killer e fatti fuori da qualcuno che voglia portarsi avanti con il lavoro. Quindi il casco, che in tutto il resto del mondo si porta per sicurezza, a Secondigliano, per sicurezza, è meglio non portarlo.
Proviamo a fare un pò il punto della situazione, nell’attesa di prendere una mazza da baseball e irrompere negli uffici giusti in stile Columbine. E perchè è giusto che certe cose si sappiano.
Il mio contratto – ma nella mia precisa identica situazione ci sono almeno 13 persone – scade il 30 Novembre prossimo venturo. A quella data, avremo lavorato per questo Ente pubblico locale per 4 anni e 7 mesi. Occupandoci – in media 8/10 ore al giorno, 5 giorni alla settimana – di questione complesse e delicate, che hanno a che fare con i fondi comunitari, con l’Unione Europea, con i Ministeri. Avremo rappresentato l’Ente pubblico di cui sopra ai più disparati tavoli, anche (soprattutto) nazionali ed internazionali. Non me la tiro, ma insomma non abbiamo solo messo timbri o fatto fotocopie.
Che succede dal 1° Dicembre? Due strade possibili:
1. un DDL di stabilizzazione dei precari che butta dentro chiunque, al livello contrattuale più basso possibile – quindi con molti meno soldi in busta paga – impone gli obblighi propri della dipendenza ma lascia intatto lo status di precario, perchè il massimo cui si può aspirare è un contratto di 3 anni a tempo determinato. E comunque il DDL non è stato approvato in Giunta, e comunque quando sarà approvato in Giunta andrebbe poi approvato in Consiglio, dopo di che partirebbero i concorsi. Tempo stimato da oggi alla firma di un eventuale contratto: 3-5 anni.
2. un avviso pubblico per selezionare esperti per l’assistenza tecnica per ciascuno dei fondi comunitari di cui ci occupiamo (esattamente quello che abbiamo fatto finora). Il FEASR l’ha fatto, il FESR l’ha fatto, il FSE (il fondo mio e di Stelvio) no. Perchè? Non si sa. Gli altri due avvisi pubblici, a cui pure potremmo partecipare, firmati dai rispettivi dirigenti, giacciono nella segreteria della Giunta da 20 giorni. Perchè? Non si sa. Tempo stimato da quando l’avviso verrà pubblicato alla firma di un eventuale contratto (con tutte le incognite del rifare un concorso): 1 anno.
Nelle more dell’attesa dei tempi necessari ad espletare gli avvisi pubblici, la legge consentiva una breve proroga dei nostri contratti, sei mesi circa. Soluzione penosissima, che la dice lunga sulla capacità istituzionale di fare programmi di sviluppo delle risorse umane della nostra amministrazione, ma tant’è. I soldi necessari vanno ricercati, ancora una volta, sui rispettivi fondi comunitari, ogni fondo per sè e i suoi consulenti. Eccoci quindi con in mano le foto dei bambini a chiedere alla Baccalajuola e al suo fantastico Capo di consentirci di pagare l’affitto ancora per sei mesi. Richiesta a cui si opporrà una risposta presumibilmente negativa, se si pone mente alla circostanza che Stelvio ed io abbiamo nei mesi passati evidenziato una certa tendenza all’autonomia di pensiero, dicendo, facendo e scrivendo cose non sempre in linea con la politica dipartimentale. Perchè così ci piaceva, certo, perchè condividevamo alcune altre posizioni, ma anche perchè ci veniva chiesto di farlo, dagli stessi che oggi, alla resa dei conti, alzano le spalle e ci dicono ci spiace, arrangiatevi altrove, perchè qui non è più aria. Tutti bravi a fare i ricchioni col culo degli altri, come dice Stelvio.
Tenete conto, topolini all’ascolto, che i “non inquadrati” dell’Ente di cui parlo sono circa 250, ma essi non sono, ripeto NON SONO tutti uguali: ci sono i portaborse, ci sono quelli pescati nel mazzo delle numerosissime long list succedutesi nel corso degli anni, ci sono gli interinali, e ci siamo noi: i consulenti di eccellenza, quelli che hanno già – A DIFFERENZA DI TUTTI GLI ALTRI – sostenuto un concorso pubblico per entrare, quelli capaci di trovare soluzioni, quelli capaci di sostituire i dirigenti nelle contrattazioni comunitarie (portando a casa risultati), quelli che hanno gestito risorse per milioni di euro, quelli che si sono assunti responsabilità anche quando non gli competeva, quelli che si sono scritti da soli i contratti di rinnovo, gli avvisi pubblici, le delibere di Giunta. Quelli che hanno lavorato alla stesura di progetti, piani, programmi, quelli che hanno avuto idee nuove, regolarmente rivendute ed apprezzate, dappertutto tranne che qui. Quelli che studiano.
Siamo sempre stati dalla parte sbagliata?
Lo sfascio istituzionale si gioca innazitutto sulla nostra pelle?
Può anche darsi che nelle ultime 24 ore utili, di fronte alla marea crescente di malcontento, si buttino dentro tutti, con un provvedimento urbi ed orbi, almeno per i famosi sei mesi. Ma la delusione e l’amarezza di essere confusi nella massa di quelli con il cappello in mano è veramente grande, perfino per i più duri fra noi.
Io, da parte mia, mi venderò quel poco di credito professionale che credo di aver messo insieme in 14 anni di lavoro senza risparmio. Poi magari scoprirò che non vale nulla, ma a me, col cappello in mano a fare anticamera, non mi ci vedranno.
La colonna sonora del giorno è offerta da Edoardo Bennato.
Perchè le cifre tonde devono lasciare un segno.
Perchè le cose non
sono mai come sembrano: nascono, vivono, possono morire o trasformarsi. Nel mio caso, si sono trasformate, e nel migliore dei modi possibili.
Perchè se si ricominciasse si rifarebbe tutto più o meno uguale. Più o meno.
Perchè si cresce, e della giovane donna infagottata e terrorizzata non c’è più niente, tolto il velo dagli occhi, liberata la parte migliore di me.
Perchè le persone che ti entrano sotto la pelle, e fanno parte del tuo orizzonte, e sono lì quando ne hai bisogno, e loro sanno che sei lì se ne hanno bisogno loro, sono l’unica ricchezza che ci rimane.
Grazie, nonostante.
“Sappi che se ti buttano fuori, da lì, io sono contento, perchè torneresti a lavorare con me. Contrattiamo stipendio e benefit e io ti assumo domani”.
Queste sono le telefonate che illuminano la giornata.
La colonna sonora di oggi, con cartone animato e
banalità di musica e testo che illustrano perfettamente la felice regressione infantile di stamattina (riassumo: sono felice come una lattante) è offerta dai mai compianti abbastanza Fab Four.
In una serata abbastanza lubrificata dall’alcool, possono venire fuori anche geniali idee, ancorchè esposte un pò confusamente con ragionamenti come il seguente (l’originale era molto più ludico, la trascrizione tiene conto delle minoranze etniche e dei minori all’ascolto).
La devolution il federalismo fiscale Bossi che insiste che le regioni del Nord si devono separare da quelle del Sud perchè loro laùrano e noi invece siamo fannulloni magnapane a tradimento ahahaha ma sai che cazzo ti dico? che c’ho un’idea GGENIALE: chiediamo alla Spagna di riprenderci come provincia BOSSI!!! non sei tu che ti separi da me, sono io che me ne vado!! Tiè!! una bella frontiera a Capua e da lì in giù torniamo ad essere VICEREAME viene un VICERE’ ci pensi? sta già quel bellissimo palazzo a Piazza del Plebiscito a Napoli, a chi serve? ma voi ci pensate ai vantaggi di essere
una provincia spagnola? il turismo spinto a mille i Dico già realtà la fecondazione assistita senza emigrare economia in sviluppo a ritmi che ce li sogniamo fraternizzare con le spagnole e la loro leggendaria attitudine quale? poi te lo spiego aahaha un calcione nel sedere al pastore tedesco e a tutte le sue reprimende del cazzo da Capua in giù non potrà più aprire bocca su quello che accade sulle decisoni che prende lo Stato potremmo avere un RE che ogni tanto viene a trovarci tu l’hai mai stretta la mano ad un RE andare a Barcellona senza passaporto, sce’ questo lo puoi fare già adesso ah è vero, piuttosto il MILANESE di merda dovrà passare un controllo per venire a farsi i bagni a Capri e PAGARE salatissimo pure un bicchiere d’acqua minerale se ci pensi anche questo in effetti già succede ahahaha vabbè allora forse non ne vale la pena di diventare spagnoli, poi non so se ci avete pensato ma la Spagna poi ci vorrà? ma che ne so proviamo a chiederglielo ecco allora domani scrivi una bella mail a Sua Maestà El Sovrano de Espagna e vedi che ti risponde …
(è continuato così, fino a molto tardi)
Solo perchè è la foto più bella del mondo, e perchè ho bisogno di volare. E magari di un abbraccio della mamma, che è la meravigliosa donna ritratta per l’appunto in questa foto. Quella che vola, ovviamente, sono io.
(vi prego di notare l’assenza
di denti, le piegotte grasse sulle cosce – già allora – e l’espressione di totale beatitudine)