Ho tre ricordi precisi di Annibale D’Elia.
Il primo: io e Rossella Tarantino siamo andate a Bari (forse, non ricordo, sicuramente in Puglia) per partecipare ad una sorta di fiera delle imprese nate con il programma Bollenti Spiriti. Per noi sono gli anni meravigliosi di Visioni Urbane e tutto per noi è ispirazione, confronto, visione di futuro. Incontriamo Annibale, ci abbraccia (come erano belli i suoi abbracci, sinceri, pieni, intensi, di chi veramente ti sta trasmettendo qualcosa e di sicuro qualcosa sta prendendo). Gli diciamo come sta andando VU, e che ci siamo ispirati a lui e ai suoi spiriti bollenti. Sorride, uno sguardo un po’ di traverso fra compiaciuto e incredulo e incredibilmente arrossisce.
ll secondo: nel 2016 muore Guglielmo Minervini. Non perdo tempo a spiegarvi chi era. Ricordo però che suo “figlio” Annibale pubblica su Facebook un post di ricordo. Così vero, così, autentico, così struggente, così minerviniano e al tempo stesso deliano che non posso che condividerlo. Eccolo qua. C’è dentro tutto Annibale e tutto Guglielmo, e c’è dentro tutto quello che con più o meno successo abbiamo provato ad essere in questi anni.
“Minervini mi ha insegnato con la pratica che il miglior modo per far succedere le cose è farle succedere. Che se vuoi avviare un processo, il segreto non è prepararsi, prepararsi, pronti, partenza, via, ma semplicemente avviarlo. Anche quando non è del tutto chiaro dove andrai a finire.“
Il terzo, il più intenso: è il 2019, fine agosto. RENA, il laboratorio di protagonismo civico, tiene la sua ultima Summer School a Matera. L’ultima sera, nel parterre sull’erba de le Monacelle, Annibale tiene una lectio magistralis dal titolo “Lo zen e l’arte di progettare politiche per il cambiamento – Appunti di viaggio in mezzo alla burrasca”. In mezzo ai ragazzi arrivati da ogni dove per ascoltarlo, nell’aria umida di Matera, ci sono anche io. Che resto lì rapita un’ora e mezza e passa ad ascoltarlo, emozionato, impetuoso, brillante e visionario come sempre. Mi viene regalato un altro abbraccio, dopo. L’ultimo.

Ecco, la morte ingiustissima e tremenda di Annibale D’Elia per me è questo.
Sapere che mai più, mai più avrai la possibilità di ascoltare discorsi così alti, diversi, ispiratori; che non avrai più nessuno che ti fa vedere il lato oscuro della forza delle politiche civili e al tempo stesso come aggirarlo in letizia. Sapere che mai più potrai essere gratificata da uno dei suoi abbracci. Sapere che siamo un po’ più soli, un po’ più al buio.
(photocredits: RENA)


Ida
Sister meravigliosa
Quanta verità
Io piango