#freeRossellaUrru (ma senza Twitter)

Al momento in cui scrivo, la situazione è (pericolosamente) incerta: da che pareva che fosse già sulla via del ritorno, a oggi che tutti smentiscono e non si sa bene come andrà a finire. Io spero con tutte le mie forze che torni a casa, e spendo preghiere laiche per la giovane Urru. Ma quello su cui volevo invece spendere due parole è attinente alla – per me, ovviamente – totale inutilitá delle campagne #freequalcosa sui social network. Se non, appunto, per pura solidarietá umana, per una forma di vicinanza che altrimenti non saprei come esprimere.

Ho alcuni motivi per pensarla così.

Innazitutto, dubito fortissimamente che chi tiene prigioniera in Africa una cooperante italiana abbia accesso ad Internet, e se ce l'ha dubito sia interessato ai social network, e se pure fosse interessato dubito se ne fregherebbe una straminchia della “mobilitazione collettiva”. Quelli vogliono soldi, o la liberazione di qualche tagliagola amico loro in cambio della sfortunata cooperante. Non rapiscono per motivi ideologici, e quindi l'ideologia imho non fa la benchè minima presa.

In secondo luogo, le persone – gli uffici, le organizzazioni, le strutture – che operano per la sua liberazione di una cooperante italiana non hanno  niente a che vedere con Twitter; in particolare, sono convinta che lavorino anche nel più assoluto silenzio di social media e perfino tv e giornali, e lavorerebbero lo stesso anche senza la campagna mediatica dei social network. Quindi pensare che siccome tutta Twitter ne parla, improvvisamente un ufficio governativo si svegli da un sono profondo e riprenda le trattative mi sembra sopravvaluti enormemente – e con non poca spocchia – i “poteri” di un social network. Ergo, mi innervosiscono particolarmente gli appelli a “non dimenticare”, “tenere alta l'attenzione”.

Infine, quando – e spero prestissimo – Rossella Urru e gli altri come lei prigioneri perchè volevano fare del bene all'umanità (e quindi persone a cui va tutta la mia incondizionata ammirazione) saranno liberati sono convinta che sarà stato per il duro lavoro di mediazione di persone   –  uffici, organizzazioni, strutture – a ciò preposte, e non certo perchè un X numero di twit portava l'hashtag #freeRossellaUrru. Però i twitteri più esaltati penseranno invece che è stato tutto merito di chi “ha alzato l'attenzione”, nessuno penserà a smentirli, perchè intanto quelle persone saranno passate ad occuparsi del caso successivo, e quindi si alimenta l'equivoco.

Non metto in dubbio la buona fede di chi ha inserito un #freeRossella Urru nei suoi twitter. Però pensare che perdere 5 secondi a digitarlo salvi una vita, mi sembra francamente velleitario, e anche un modo per scaricarsi un po' – vogliamo dire inconsapevolmente? –  la coscienza.

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2 risposte a “#freeRossellaUrru (ma senza Twitter)”

  1. Infatti, come ho detto, se è per vicinanza umana lo scrivo 200 volte. Ma pensare che serva ad accelerare o favorire la liberazione, non ci credo. Putroppo, aggiungo.

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