Mistero fitto

Sarebbe interessante cercare di capire quali misteriosi meccanismi accendono o spengono la voglia di scrivere. Io non lo so. Posso solo dire che ci sono giorni (talvolta molti giorni) nei quali mi pare di non avere nulla, ma proprio nulla da dire. E che in molti altri giorni qualcosina da dire al mondo ce l'avrei anche, però sono pigra e non ne ho voglia. E quindi trovo molto azzeccata la frase di quello che diceva che “scrivere è al 5% ispirazione, al 95% traspirazione“, nel senso che bisogna sudarci, sulle intuizioni, perchè diventino qualcosa di interessante da leggere. Io ogni tanto non ho voglia di spenderci sudore, è già tanto se mi annoto le intuizioni per buone volontà future.

E allora. Intuizione n. 1.

Fra i mei contatti FB c'è di tutto: colleghi, amici cari e meno cari, politici, scrittori, artisti, amici di tastiera. Ho ritrovato alcune amiche d'infanzia, delle elementari, per la precisione, che non avevo più visto esattamente da allora.

E' un trovarsi daccapo, non un ri-trovarsi.

Il tempo passato è troppo, è come se ci conoscessimo per la prima volta. Abbiamo solo qualche ricordo in comune: una indimenticabile maestra, i prefabbricati dove abbiamo fatto la prima e la seconda elementare, il libro di Pinocchio con le foto tratte dallo sceneggiato di Comencini. Le canzoni. Ma è tutto troppo sfumato e lontano.

E poi, ho fra i contatti FB alcune persone che avevano la casa al mare dove andavo anche io. Dove sono andata ogni estate fra i 15 e 24 anni. Amici del mare, che vivevano per lo più in un'altra città e che vedevo solo d'estate, però ogni estate, in quegli anni così diversi a quelli dell'infanzia. A 24 anni li ho persi di vista, e li ho ritrovati solo ora, via Facebook.

Un effetto completamente diverso.

Non sono sicura di riuscire a spiegarlo, ma questo è stato proprio un ri-trovarsi.
In un mondo del tutto diverso.

Nella nostra adolescenza la cosa più multimediale che esisteva era la cabina telefonica a gettoni. Ci siamo lasciati così e ci siamo ritrovati in un inimmaginabile futuro. Un effetto straniante: nel frattempo siamo maturati, abbiamo amato e sofferto, ci sono mogli, mariti e figli, ci sono lauree, lavori  e mestieri, ci sono perdite e dolori. Ci sono venti anni di buio che – vale per me, non so per loro – fanno un muro compatto dietro al quale però c'è quel posto di mare, quei vialetti profumati di gelsomino e glicine, quei campi da tennis, quella spiaggia, quei giochi, quei motorini e quelle nottate passate a giocare a Risiko. Odore di crema solare e pesce fritto, piccoli grandi amori, amplificati dall'estate. Risate. Un liguaggio comune, nonostante tutto.

In quei giorni, come avrei potuto sapere qual era l'inclinazione politica di uno di loro? E soprattutto, che mi importava di saperlo? Mi importava che mi invitasse al falò sulla spiaggia, piuttosto. Adesso la so. Ma per quali vie ci è arrivato? Quali maturazioni, esperienze, storie lo hanno influenzato? Come siamo passati dai Giochi Azzurri alla militanza politica, o all'avere due figli? E perchè questo salto mi emoziona e mi colpisce, molto più di quello – ben più lungo – che mi separa dalle compagne di scuola elementare? C'entra l'adolescenza, questa terribile meravigliosa palude che abbiamo attraversato insieme? C'entra l'estate, c'entra il fatto che in fondo non sapevamo granchè gli uni degli altri nemmeno allora, perchè li perdevo di vista il 1° settembre di ogni anno e li ritrovavo il 1° agosto dell'anno dopo? C'entra l'abisso di differenza, soprattutto tecnologica, che c'è fra il mondo che abbiamo lasciato – che ho lasciato – a 25 anni e quello di oggi?

Non lo so. Un mistero fitto. Sarei contenta se qualcuno mi aiutasse a capire.

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2 risposte a “Mistero fitto”

  1. Una persona vive certe cose e le immagazzina, anche inconsapevolmente, e poi anni dopo se le ritrova lì, per caso, spiaccicate sul parabbrezza della propria memoria visiva, che se poco poco socchiudi gli occhi e arricci il naso ti sembra quasi di sentire gli stessi odori.
    Ci sono giorni nei quali, tesa come una corda di violino tirata paradossalmente oltre la propria resistenza, i ricordi violentano la mente con una prepotenza tale che non puoi far altro che abbandonarti alla loro legge. Ed è in quel momento che ci si rende conto che davvero, quel passato, non è scivolato via, ma si è conficcato dentro e diamine, ha lasciato ben più di un segno.

  2. Non so risolvere il tuo mistero, peró volevo dire che questo post mi ha messo i brividi. Io non ho mai avuto la “compagnia del mare”, né quella della casa in campagna dei nonni né in generale amici durati piú di una stagione nella mia adolescenza. Ma anche senza interlocutori, ripensare a cosa é cambiato negli ultimi vent’anni (o quindici o venticinque che siano) mi fa esattamente lo stesso identico effetto che tu racconti.

    Quindi sospetto che la chiave del mistero non siano le persone in sé, quanto l’atmosfera caotica dell’adolescenza rivista con la pragmatica pacatezza dell’etá adulta.

    (Scrivi benissimo.)

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