Vado a vivere da sola

Vado a vivere da sola.

Siete pregati di non ridere e di non fare commenti malevoli sul ritardo con il quale, all’alba dei miei 40 anni, ho preso questa decisione.

I miei genitori invece delle crisi isteriche e delle recriminazioni che io temevo, si sono detti d’accordo e mia madre ogni giorno mi offre uno dei mobili di casa da portarmi via (“La vuoi la consolle dell’ingresso?” “Potresti portati l’armadio della tua stanza”), segno dal quale deduco che in realtà non vedeva l’ora di liberarsi di me e/o dei mobili di casa sua.

Quindi, la ricerca di casa è ufficialmente partita. Ho maturato una certa esperienza (ricordate? la mia casa cosiddetta coniugale, che cercavo l’anno scorso?) e quindi ho cominiciato a cassare il “monolocale in stabile signorile in pieno centro” (= soffitta in palazzo fatiscente sotto al quale non troverai parcheggio nemmeno se minacci il suicidio) e “l’appartamento in villetta ingresso indipendente” (= ex stalla in mezzo al bosco).
Sono cose, come direbbe un mio amico.