Senza cultura non si va da nessuna parte

Invito pomposo. Molti sponsor, molte istituzioni coinvolte. Coordinamento di una di quelle associazioni di “mogli di” di cui non farò mai parte, perchè, appunto, non sono moglie di nessuno. In genere organizzano cose gradevoli, mi invitano e ci vado, quasi sempre con gusto.

Stavolta si tratta della inaugurazione di una mostra di 18 artisti per lo più sconosciuti (a

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me, naturalmente, quindi magari sono quotatissimi) che hanno dipinto opere a tema. Il tema era “il genio di Caravaggio”. Orpo. Io adoro Caravaggio, come adoro, che so, Beethoven: quelli col genio potente, limpido, e soprattutto comprensibile a chiunque abbia anche solo una minima voglia di capire e godere. E quindi ero molto bendisposta.
Anticipo il finale: le opere non sono male, un paio avrei voluto perfino sapere se erano in vendita, e quanto costavano. Ma il convegno preliminare merita qualche nota.

Le prime 6 file dei posti della saletta sono coperte dal solito foglio “Riservato Autorità”: autorità che poi non vengono, e quindi lentamente ma inesorabilmente le prime file vengono poi occupate da quelli che arrivano tardi, ovviamente, e che non trovano posto altrove. Ogni volta mi riprometto di non farmi fregare, ogni volta mi fregano. Se è per questo, le autorità non ci sono manco sul palco: metà del tavolo del convegno è vuoto. Restano il giornalista, la presidentessa dell’associazione di mogli di, la curatrice della mostra, il main sponsor. E qui comincio a capire che “lo sponsor” è la parola chiave della serata. E infatti, al main sponsor viene data la parola: dice 4 cose di media levatura, se la cava dignitosamente, e via. Prima di lui ha parlato il sostituto del sostituto della istituzione che non c’è: lui dice cose di levatura medio bassa, fra cui un clamoroso “senza cultura non si va da nessuna parte” che conquista subito il top delle banalità inanellate fino a quel momento.

Da qualche minuto, però, si aggira nella sala una ragazzona vestita di verde mela. Ad un certo punto sembra arrivato il suo turno: ed è sempre la parola “sponsor” ad animarla. Sale sul podio, si schiarisce la voce, e parte. Ci sono 14 sponsor, compreso il main, e per ciascuno viene letto un pistolotto di alcuni minuti che magnifica le doti dell’hotel di mare, dell’oleificio, dell’estetista, della gioielleria, etc. etc. Con dovizia di immagini proiettate. Durata totale: 26 minuti. A drammatizzare il tutto, la ragazzona non sa leggere, e ha un pesantissimo accento locale. Pause e accenti si susseguono a casaccio, facendomi venire le formiche sotto i piedi ed una intensa voglia di andare lì e darle una badilata nei denti. Finalmente, come la madonna vuole, pure gli sponsor finiscono. Sembra arrivato il momento della presentazione della mostra.

Ma.

La curatrice ritiene che le opere pittoriche debbano essere introdotte da una lirica. La lirica – ovviamente a tema Caravaggio, ci mancherebbe – è stata composta per l’occasione da una delle mogli di, che tremante per l’emozione sale sul podio, spiega un foglio, inforca gli occhiali e parte. Imposta la

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voce sul registro “Mariangela Melato” ma con scarsissimi esiti. La lirica, che mi spiace di non avere sottomano, è una roba più o meno così:

Pennellate
di luce
squarciano
la tela
(….pausa….)
il genio
violento
stupefacente

e così via, con innegabile effetto Oreglio, ma senza alcuna traccia di ironia. In pratica, gli aggettivi e i sostantivi che verrebbero in mente a chiunque, pensando a Caravaggio, messi un po’ a casaccio e letti con l’asma.

Vi voglio bene, la prossima volta gli sponsor elencateli e basta. E niente poesia, vi prego. Però la mostra andate a vederla, che è bella.