Personaggi e interpreti / 5

Si contendono quest’oggi gli onori della cronaca del mio blogghino due personaggi che spesso l’azienda ha avuto modo di ospitare: l’avvocato camorrista e la funzionaria artista incompresa.

L’AVVOCATO CAMORRISTA – non vorrei che la denominazione vi spaventasse: l’avvocato in questione ha capito fin troppo bene che il mondo dell’avvocatura è pieno di camorristi per così dire dal di dentro, senza necessità di arrivare agli assistiti, e si è adeguato. In realtà, è l’uomo più buono, generoso, e innocuo del mondo. Però si comporta come se Tano Badalamenti fosse suo compare d’anello. Quarantenne, grosso, anzi massiccio, di aspetto gradevolmente maschio, porta perenni Ray-Ban neri. Non sorride, ha una voce profonda baritonale con la quale interpella, con pesante accento campano, gli astanti: “Signori, buongiOrno”, con una O aperta come la bocca dello Squalo di Spielberg. Veste sportivo, non di rado in jeans, camicia fuori dai pantaloni, maglioncino e smanicato, sotto il quale si sospetta la fondina della pistola, e invece ha la Barbie che la figlia gli ha affidato, entrando all’asilo. Uomo pieno di certezze, apparentemente sempre assolutamente sicuro di sè, sempre apparentemente pieno di livore e disprezzo – o, al contrario, senza vie di mezzo, di lubrico rispetto meridionaleggiante – per chi si trova davanti, ha sempre una sentenza, nel senso di giudizio definitivo, per ogni situazione personale o professionale che gli capiti. Sembra un orco. Ma vi basterà soccorrerlo una volta che si troverà con l’auto in panne, per avere diritto alla sua stima eterna.

LA FUNZIONARIA ARTISTA INCOMPRESA – personaggio realmente esistente, anche se credo in unico esemplare (ed è capitato a me), fa la funzionaria pubblica, per di più in un servizio di tipo ispettivo, perchè bisogna pur campare: ma la sua vera natura era calcare le scene. Si interessa di arte, cultura, soprattutto teatro, ha fatto il critico per l’Eco di Bancone di Sopra, vanta corrispondenze da trionfali tournée di Paola Borbone, foto con dedica di immortali artisti del palcoscenico. Una così, non può girare in tailleur. In questo ufficio è entrata nell’ordine con: a. completo di pelle nera pantaloni e giacca, soprabitone di lana bianco a bottoncioni lungo fino ai piedi, basco rosa; b. pantaloni di velluto prugna, giacca di velluto bordeaux, boa di finto struzzo avvolto intorno al collo e mollemente cascante sul soprabito coccodrillato. Ovviamente è bionda, ovviamente NON somiglia a Claudia Schiffer,  ovviamente non è giovanissima e il tempo e la vita dissoluta (??) le hanno lasciato cospicui segni coperti a suon di stucco a presa rapida. Ovviamente non si è mai sposata. Ovviamente si sente del tutto incompresa e fuori posto nell’asfittico ambiente di provincia in cui le tocca vivere, e soffoca letteralmente nel ruolo di impiegata destinata a scartoffie e al pubblico servizio, che le danno da mangiare. Ha dimenticato più volte i nostri appuntamenti scusandosi poi con l’aria di Lia Zoppelli che dice “Oh CIELO! Mio marito!!” offrendo il profilo destro e portandosi il pugno alla fronte. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, quando poi è arrivata, la sua ispezione è stata tostissima, se pur intrammezzata da colpi di teatro e aneddoti di tournée, forse perchè non aveva precisa cognizione di quanto stava facendo e, nel dubbio, calcava la mano. Ci siamo scambiate i numeri di telefono, adesso ci diamo del tu e non è escluso che qualche volta andremo a teatro insieme. 

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