I have a (impossible) dream / UPDATE

Proseguono le indagini, con gli strumenti che mette a disposizione la tecnologia, che io sono vecchia e non sono nativa digitale ma 4 cose sul web 2.0 le ho imparate lo stesso. Il luogo dei miei sogni si vede con Google Maps, e sono abbastanza chiaramente visibili i segni di uno sbancamento. Lo stesso luogo si vede anche con Street View, che però è una tantum, e retrodatato rispetto alle rilevazioni satellitari, che sono invece prese con una certa cadenza (ogni sei mesi?). Da Street View si vede una vecchia fatiscente rodda, con affianco regolamentare baracchetta di lamiera ad uso pollaio e/o conigliera. Cosa ne deduco? Che credo che la costruzione non sia abusiva: quella in corso è solo una “ristrutturazione un po’ radicale”, come disse una persona che conosco, di un immobile già esistente, e presumibilmente già accatastato.

Per avere info ulteriori e definitive, sto testando la legge dei sei gradi di conoscenza, e per accelerarla ho coinvolto due persone diverse. Sono in attesa. Non so nemmeno io se preferirei sapere che non è in vendita o che lo è.

Notizie dal Pantano

Comincia a far caldo, e la pista ciclabile e per runners si affolla ogni domenica di più. Il Gran Fico in bici da corsa circa un anno fa si è tagliato i capelli che portava legati in una vezzosa fichissima coda, e ora si capisce meglio perchè: i capelli, inesorabilmente, si stanno diradando. Ora li porta a spazzola, ma che siano pochi si capisce. Ha anche messo su uno o due chiletti, ma resta pur sempre un Gran Fico con un fisico spettacolare. Un metro e novanta, muscoloso, slanciato, gambe chilometriche, vita stretta, spalle molto larghe. Le frequentatrici della pista ciclabile fanno il tifo per l’alta temperatura, arrivata la quale in genere il Gran Fico compare in sella alla sua bici con aderenti calzoncini da ciclista neri e il torso nudo.

Ci sono anche tutti gli habituè, il Barba Immensa, il Barba Media e il Barba Corta, tre signori di età indefinibile ma non giovani, ognuno con la sua bici ben attrezzata. Non sono competitivi come il Gran Fico, che tira come Contador, ma si fanno lunghe passeggiate e mi piacciono, mi danno l’idea della rilassatezza e del “voi fate un po’ come cazzo vi pare, io vado in bici”.

La pista gira intorno ad un lago artificiale, che è area protetta del WWF. E quindi inaccessibile. Avrei da dire, anzi ho già detto, sul contrasto fra area protetta – e quindi, salvata perchè si possano riprodurre folaghe e rane e germani reali e trote – e l’idea che sia inaccessibile. Ma tant’è. Però, scusate, voi che gestite la cosiddetta area protetta, un giro lungo i bordi ce lo fate, ogni tanto? Al di là della rete c’è di tutto. Bottiglie, carte di patatine, preservativi usati, lattine, cartacce di ogni genere. Ok, la gente è incivile, siamo d’accordo, che siano maledetti. Però a ‘sto punto cosa è inaccessibile a fare, l’area verde, se poi è comunque sporca (almeno lungo i bordi)? E voi, o volontari del WWF, che ci state a fare se non (anche) a raccogliere di tanto in tanto qualche cartaccia, almeno le più visibili?

E infine, io. La primavera è stata un disastro, forse ho sbagliato qualcosa nella preparazione invernale, forse avrei bisogno di integratori (ma non oso prescrivermeli da sola), di una dieta diversa, sta di fatto che non reggo più i ritmi dell’inverno. Sto anche pensando sia una questione di abbigliamento: il reggicose con le putrelle non è adatto, non lascia traspirare la pelle, si bagna e pesa. Devo comprare un body da corsa di altro materiale. Un po’ ci ho sofferto, poi mi sono rassegnata, non voglio diventi un’ossessione. Oggi, per esempio, ho corso 5 miserrrimi chilometri prima di arrendermi al sudore e al cedimento muscolare. Manco 25 minuti. Vabbè, ci penserò domani, come Rossella ‘O Hara.