Libri che ho letto / Ho il tuo numero e La traccia dell’angelo

Divorato in una notte, è un libro che parla di disavventure sentimentali e di telefoni cellulari. Il motivo per il quale ho speso ore di sonno per leggere questo libro, dunque, si puo' riassumere piu' o meno così: Poppy (la protagonista) sono io. Sono io, quella che vive attaccata ad uno smartphone, che, come ho scritto altrove, talvolta fa più compagnia di un essere umano, e che si sentirebbe persa e sola al mondo se perdesse il proprio. Sono io, quella che non esiterebbe a rubare un telefonino altrui – in caso di emergenza, ovviamente – e a ficcare il naso in mail e sms che non sono i suoi, ricostruendo storie, e inventando quello che non riesce a ricostruire su basi oggettive. Sono sempre io, quella che affronta le cause perse (“Ma CERTO, che è importante!!” in effetti potrebbe tranquillamente essere il mio motto), quella che si sente sempre inadeguata, quella che vede il mondo attraverso lenti rosa salmone e che sicuramente manderebbe mail credendo di fare bene per trovarsi poi irrimediabilmente nei guai. Sono io, infine, quella che ha avuto (o avrebbe voluto avere, vabbè) solo uomini inaffidabili, egolatri e incapaci di assumere impegni.

Se siete donne più o meno così, leggete questo libro. Se non lo siete, o – peggio – siete uomini, leggetelo lo stesso, perchè come dimostra la sottoscritta donne così esistono, e sono di più che quello che si pensi. Io mi sono divertita molto, anche perchè l'autrice, come ci ha già ampiamente dimostrato, sa cosa vuol dire raccontare una storia con stile, uno stile brillante e coinvolgente ormai inconfondibile.

Sophie Kinsella – Ho il tuo numero – Ed. Mondadori (ebook)

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Dio mio, che cupezza. Questo è stato il primo pensiero quando ho chiuso il libro. Io adoro, letteralmente adoro Stefano Benni. Ho letto tutto, e aspetto il libro successivo come il Sahara aspetta la pioggia. Stavolta poi le parole che già sapevo avrei amato erano racchiuse nella morbida tascabile adorabile brossura blu scuro di Sellerio, che per me è un piacere già da sola. Oddio, delusione totale. Dove è finita la satira, amara, ok, rabbiosa, ma con un sottofondo di speranza, cui Benni ci aveva abituati? Fra questa ultima fatica e Terra!! o Saltatempo c'è la stessa differenza che c'è fra un funerale di Stato in un film e un funerale vero, di una persona a cui volevamo bene. Terra!! finiva con un gigantesco buffet di personaggi improbabili, ma l'enigma era stato risolto e la nuova Terra – forse – trovata. Saltatempo, pervaso da una meravigliosa vena di nostalgia canaglia, finiva con il protagonista che decide di iscriversi all'Università, di andare avanti,

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di aprirsi una strada verso il domani. Speranza, futuro.

Stavolta – ripescate a fatica nella trama oscurissima – sono chiare solo due cose: che si parla di dipendenza da psicofarmaci e che si racconta un'esperienza di lungodegenza (un ospedale? una clinica per disintossicazioni? un manicomio?) dalla quale si esce più o meno come prima, ma più tristi, e privati di qualunque speranza, nostalgia, finestra sul futuro. Mi spiace se le esperienze sono state personali, ma no, davvero questo libro non mi è piaciuto. E dopo le semidelusioni di Achille Piè Veloce (non ne ricordo neppure la trama, perdonatemi) e di Pane e Tempesta (gradevole, ma scritto rimasticando personaggi e situazioni già note, un classico “scusate, ma mi scade la rata del mutuo” che però uno non si aspetta dal Lupo), questa discesa negli inferi della disperazione mi ha fatto paura, e messo tristezza. Rivoglio la Luisona, l'egoarca Mussolardi, gli indios guatabaya, Margherita Dolcevita, rivoglio quei meravigliosi giochi di parole e invenzioni di linguaggi che mi hanno cresciuto. Rivoglio Stefano Benni.

Stefano Benni – La traccia dell'angelo – Sellerio Editore

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