Traslochi

Quella del piano di sotto ha traslocato.
Il trasloco è durato dalle 7 del mattino alle 3 di notte, forse perchè i solerti traslocatori sono venuti con un’Apecar che portava mezzo comodino per volta, e ogni volta dovevano portarlo, suppongo, in un’altra Provincia. Quindi la scena, ripetutasi infinite volte nel corso della giornata, era: due robusti giovanotti si affacciano dal balcone della signora di sotto e appoggiano mezzo comodino sul montacarichi. Il montacarichi scende al ritmo di mezzo metro ogni 15 minuti. Due robusti giovanotti di sotto – diversi dai primi due, si badi bene – tolgono il mezzo comodino dal montacarichi e lo montano sul’Apecar, con uan quantità esagerata di cordami da marinaio. L’autista dell’Apecar – diverso dai quattro giovanotti già entrati in azione – mette in moto e va, verso l’infinito. I quattro giovanotti si siedono a bere una birra. Alle tre di notte c’era una tale quantità di bottiglie di birra vuote a terra che l’Apecar ha dovuto fare due viaggi per portarsele.

La signora del piano di sotto, nota per i suoi capelli di un biondo che non esiste in natura, per le tette in tutto e per tutto identiche a quelle di Venusia e per un tono di voce che facilmente trapanava i muri due isolati più in là, sovrintendeva alle operazioni spostando scatoli vuoti da lì a là e poi da là a lì.

Che il tendone del tarrazzo ti marcisca sull’Apecar, rimasto senza benzina in mezzo alla campagna molisana.

Caro amico ti scrivo

E’ vero, sono sparita. Mi pareva non ci fosse più niente da raccontare, o forse io non avevo più voglia. Mi pareva che l’azione terapeutica del blog avesse fatto il suo tempo. Però ero macerata dai sensi di colpa. E quindi beccatevi il riassunto della situazione ad oggi.

Qui nello Spielberg va tutto bene, se il rischio di disimpegno dei fondi comunitari per la prima volta nella storia della mia regione da quando esistono i fondi comunitari può essere classificato fra le “cose che vanno bene”. L’Uffico che coordina le nostre misere vite da precari della pubblica amministrazione ci ha informalmente comunicato che forse ci rinnovano il contratto per altri tre anni, passando così tutti di fatto nella simpatica schiera dei precari a vita, grazie Santo Biagi e che il Signore ti abbia in gloria.

Adesso che più o meno possiamo dire che i lupi se ne stanno andando via e che forse pallidamente all’orizzonte si profila una specie di tiepida primavera che finalmente mi consentirà di togliere i doposci.

La mia casa ha assunto forme di vera casa ormai da febbraio, e a sprezzo di qualunque pericolo ho perfino comprato gerani per il terrazzino e due poltroncine di finto ferro battuto sulle quali sedersi a prendere il fresco (oddio, considerato che fino a ieri qui c’erano 11 gradi centigradi di temperatura esterna e che ho acceso i riscaldamenti il 9 Giugno, forse questa mia preoccupazione terrazzesca era eccessiva).  La signora di sotto se ne va, in sdegnoso disaccordo con la padrona di casa, e ha tentato di rifilarmi gratis le sue fioriere di marmo in tutto e per tutto simili a fosse per il formaggio omonimo, però voleva 350 euro per cedermi il tendone del terrazzo. Ma vaffa, spero ti marcisca in deposito e tu debba buttarlo entro sei mesi.

Pare che al suo posto verrà un’altra donna, che palle, e così possiamo mettere un cartello sul portone tipo Villa delle Femmine o roba del genere, perchè siamo solo in tre, io, la nuova inquilina e la ginecologa che al primo piano ha messo lo studio, e immagino non ci saranno molti uomini che entreranno da quella porta.

Io ho chiuso con un bel pezzo del mio recente passato. Adesso vivo un clima di cordiale complicità che mi consente molte serate divertenti e sesso di notevole qualità e soddisfacente quantità. Ho perso in tutto ormai quasi 15 chili e da due mesi faccio tre km. di jogging al giorno, 5 giorni alla settimana, e vi assicuro che un paio di jeans a vita bassa taglia 44 e una magliettina M nuova fanno fare all’umore capriole interessanti e favoriscono il mio riposizionamento sul mercato.

Ci sono un mucchio di cose che non vanno benissimo, nella mia vita. ma perchè parlarne oggi? c’è il sole, e e tra poco esco dall’ufficio e affronto il mio week end.

Poi si cresce

Alla fine non lo so perchè scrivo, se per me o per gli altri. Per me, forse, anche se poi mi fa piacere quando il counterino sale, leggere commenti, avviare corrispondenze via mail e così via. Mi è capitato di rileggere cose che ho scritto uno o due anni fa e che naturalmente non mi ricordavo più. Quello che ho letto mi ha molto commosso ed intenerito. Ho letto quanto seriamente stavo male e della lotta per venirne fuori, di cui non mi sono resa assolutamente conto. Non mi rendo conto di quanto sto bene adesso rispetto ad allora, di quello che mi preoccupava e che ho dimenticato.

Non mi sono resa conto del percorso, della salita, delle cadute, del rialzarsi. Non mi sono resa conto di quanto mi abbia aiutato il guru, che ho abbandonato di colpo a metà Agosto – non ve l’avevo detto, vero? – cancellando un appuntamento e non prendendone più. “Non puoi scappare per sempre” mi ha mandato a dire. Caro il mio Guru, ti assicuro, non scappo. Semplicemente mi pareva che non avessimo niente più da dirci, e che quello che potevi fare per me l’hai fatto. Mi restano un pò di cose da approfondire, ma non sono certa di averne bisogno. E comunque la dietologa costa molto meno, e dà risultati all’umore anche più palpabili. E se ho trovato la forza di andare da una dietologa e fare una dieta seria lo devo a te, quindi non mi rimproverare.

Il mese prossimo faccio 40 anni. Sto organizzando un mega festone con cena balli musica dal vivo champagne tortona con le candelone, ricchi premi e cotillons, inviti scritti e vestito ad hoc taglia 44, che non è cosa da poco. In pratica una sublimazione della festa di nozze che non ho più potuto fare, e vaffanculo. Anzi meglio perchè potrò essere la sola ed assoluta protagonista della serata. Mi riconoscerete perchè avrò molti scalpi alla cintura.

Yogurt e altri accidenti

Solo questo mi mancava.
Stelvio mi ha regalato mezza tazza di fermenti lattici per fare lo yogurt in casa. E quindi da una settimana circa trangugio yogurt fatto in casa come se fosse acqua. Sono partita sparata con un barattolone di vetro che ho riempito con zelo di latte fresco intero e pluf, con tutti i fermenti.
In capo a tre giorni avevo circa 1 litro di buonissimo yogurt fatto in casa e mezzo chilo di fermenti che cominciavano ad avanzare pretese sindacali. Per smaltire lo yogurt ho dovuto scassare le balle a tutta la famiglia e a mezzo ufficio.

Ne ho buttati metà, di fermenti, e ho ridimensionato il barattolo. Dopo vari imbarazzanti tentativi mi sono ridotta a un cucchiaio di fermenti, più che sufficienti a fare il mio barattolino di yogurt fatto in casa quotidiano. Andava tutto bene, la mattina filtravo, sciacquavo, affettavo frutta e mangiavo, felicissima del mio yogurt fatto in casa.  Poi mi ha telefonato mia sorella e le ho raccontato tutto. E lei dall’altro capo dell’oceano ha sbadigliato e mi ha detto: “Ma non fai prima a comprarlo al supermercato?”

Sto meditando di strangolarli uno per uno oppure di farli orribilmente morire ustionati nel forno a microonde. Nel frattempo, produco yogurt a manetta.

Per il resto tutto bene, il Grande Puffo mi fa incazzare tutti i giorni, io e Stelvio resistiamo in trincea e siamo riusciti finora, almeno così ci pare, a NON prendere movenze e abitudini da impiegati pubblici. Per esempio, andiamo a prendere il caffè al bar invece di accettare gli inviiti delle colleghe che in un angolo della stanza della fotocopiatrice fanno un orribile beverone con la macchinetta Faema. Il Grande Puffo ha cercato invano di stroncare l’usanza, che si ripete uguale ad ognuno dei 4 piani dell’edificio, in angoli diversi, generando un persistente odore di caffè nei corridoi che non fa molto immagine, per l’utenza che ci viene a trovare.

La mia casa ha ormai assunto un aspetto di vera casa, compreso il normale disordine di una casa e compresi i guasti di una casa, per esempo la caldaia che soffre di solitudine e si rifiuta di partire quando scatta il timer, ma solo quando io non ci sono. Se sono a casa, parte con una regolarità che ha del sovrumano.

La mia dieta prosegue, tra alti e bassi, tra virtuose insalatine e spigole bollite e imbarazzanti cadute su zeppole di S. Giuseppe e pizza con i cicoli(*). La carne è carne, e il cicolo è cicolo.

(*) per i non residenti, cicoli = parte solida della sugna di maiale, non fate quella faccia schifata, sono buonissimi

General Hospital

E giusto per farvi schiattare un pò di invidia, soprattutto se siete affezionate lettrici femmine di questo blog, vi comunico che sono a quota -12 (chili persi) e quindi il mio finora ristretto fan club si sta allargando a vista d’occhio. Non che sia necessariamente un bene, visto che coprende anche alcuni bavosi colleghi del piano di sopra, ma insomma.

E a proposito di vista d’occhio, il sinistro mi brucia e lacrima e ad un esame più approfondito mi pare esserci una specie di graffietto nella parte colorata. Ci manca solo questo, il panico di rimanere cieca. E lunedì prossimo ho il Pap Test e insomma un qualche motivo di essere un pò preoccupata riesco sempre a trovarlo. Un mese fa ho messo gli occhiali perchè ho guidato di notte sull’autostrada e mi sono resa conto che i fari di posizione delle macchine davanti erano sfuocati pallini rossi dei quali non sempre riuscivo a calcolare la distanza. Fanno molto intellettuale ma anche molta tristezza, pur essendo essi occhiali dotati di firma fescion.

Mi spiace per la depressione ansiogena che vi ho comunicato, comunicandovi un bollettino medico del quale giustamente non ve ne strefrega una menga, ma non avevo altro da dire e non voglio che questo blog muoia, anche se la voglia di scrivere è poca.

Mi piaceva, la neve

C’era una volta una bimba coi codini biondi vagamente somigliante a Buffy di Tre nipoti ed un maggiordomo, che adorava la neve. La adorava in modo selvaggio e totale. Quando vedeva i primi fiocchi provava un tipo di gioia assoluta e inalterabile che avrebbe ricordato poi molto a lungo negli anni a venire, perchè sarebbe stato sempre più difficile provarla, quel tipo di felicità lì.
A quei tempi quando nevicava la neve cadeva abbondantissima e durava in terra settimane, gli adulti scavavano con la pala dei sentieri per arrivare dal salumiere, e quei sentieri li percorreva anche lei, toccando con le mani quei muri di neve più alti di lei. Si andava con lo slittino tirato da papà, si costruivano pupazzi giganteschi, e papà metteva le catene alla macchina, con manovre complicatissime mentre la neve gli imbiancava i capelli già un pò bianchi, anche se aveva solo 35 anni, allora. e siccome la bimba aveva 6 anni era consentito non aiutare, anzi rimanere in macchina e ridere di gioia e della neve sui capelli di papà.

E’ possibile che quella bambina sia la stessa persona che stamattina, alzando la serranda con gli occhi ancora ammaccati dal sonno e scoprendo il davanzale imbiancato, abbia sbuffato:

“Maronna, che palle, ‘sta neve, ma quando finisce?”

e che al pensiero delle duemila difficoltà che la neve comporta (si scivola sui marciapiedi perchè nessuno li spala, non c’è parcheggio perchè gli spazzaneve alzano cumuli ai lati delle strade e idem non li spala nessuno, fa un freddo becco, ricordati di alzare il riscaldamento) si sia sentita con grande convinzione mandare affanculo neve, inverno, ghiaccio e freddo?

Io e il pipistrello

E soprattutto: non mettete MAI l’aglio fuori, sul davanzale della finestra, in un cestino di vimini coperto con un altro cestino di vimini capovolto. Potrebbe succedervi quello che è successo a me, che ho aperto la finestra, ho allungato una mano, ho scoperchiato il cestino di vimini per prendere l’aglio e mi sono trovata a tu per tu con uno schifosissimo pipistrello.

Va bene, piccolo, e sicuramente più terrorizzato di me, ma pur sempre un orribile PIPISTRELLO peloso  che preso dal panico tentava di entrarmi in casa. 

Ho lanciato un urlo che ha provocato simultanea apertura di finestre ed affacciamento di condomini nel mio palazzo ed anche nel palazzo affianco, e ho sprangato la finestra con tale violenza da incastrare (secondo me) il piccolo Batman fra il montante e il vetro. Ho sentito un verso simile ad uno squittio prolungato che mi ha messo in angoscia tutta la serata.  Sono stata costretta a demandare la rimozione del cadavere a terzi, e a tutt’oggi non ho il coraggio di aprire la finestra della cucina, con grande sollievo dell’aglio ivi collocato.

Funzia!

“Ti trovo in splendida forma”
“Ma sai che sei in perfetta forma?”
“Siamo in forma, oggi, eh?

Siccome questa frase mi è stata detta da tre persone diverse, tutte di sesso maschile, caratterizzate dall’essere
a. mie amiche da tempo immemorabile (una è Stelvio, per dire);
b. educate e rispettose per natura ma soprattutto nei miei confronti,
ne voglio dedurre, perchè oggi ho necessità di massaggi dell’ego, che “In forma” è il modo gergale e carino per dire: “Oggi mi attizzi da paura, non ti incastro in un angolo buio solo perchè sono un bravo ragazzo”.

Piccolo manuale di sopravvivenza per single a dieta

Essere single non è difficile, anche fare la spesa può essere divertente se poi sei disposta a mangiare uova tre volte alla settimana perchè hai incautamente acquistato il pacco da 6. Ma se sei a dieta, e la dieta prevede roba centellinata e misurata, diversa ogni giorno, la faccenda cambia. Dopo diversi imbarazzanti incidenti, fra cui aver ospitato nel frigorifero per alcuni giorni nuove stupefacenti forme di vita, mi sento di consigliare quanto segue:

1. frutta, MAI. La frutta marcisce ad una velocità impressionante, bastano due o tre settimane e non te la ritrovi più (anche perchè è lei che viene a cercare te). La frutta fatela comprare ad una famiglia – quella vostra di origine, per esempio, ma anche quella dei dirimpettai, insomma un nucleo di più di tre persone che abbia maggiori possibilità di smaltimento – e scroccatela impietosamente, una mela alla volta.

2. odori, SOLO CONGELATI. Dotatevi di un mixer anche piccolo e prendete la bella abitudine di comprare sedano, carota, aglio e prezzemolo e tritare tutto suddividendolo poi in bicchierini di carta da schiaffare a -20. Se volete esagerare, preparate già i mix /sedano, carota e cipolla per il risotto, aglio e prezzemolo per lo spaghetto e scrivetelo sui bicchierini (SCC, AP e via farfugliando). Il basilico si può congelare in foglie senza tritarlo. Eviterete sedani coi capelli e cipolle in avanzato stato di decomposizione e farete un figurone cogli ospiti perchè sarete in grado di preparare un risotto in 20 minuti.

3. pane, carne, e qualunque cosa non riusciate a finire subito: CONGELATE senza pietà. Il pane che si vende già tagliato a fette è fantastico: 10 min di forno caldo ed è fragrante come il primo giorno.

4. LOGISTICA DEI PASTI
4.1 – tovaglietta americana, perfetta;
4.2 – foglio di Scottex invece del tovagliolo di stoffa, questo è ovvio. Se siete raffinati epicurei potete comprare tovaglioli di carta, ma assorbono meno;
4.4 – bicchiere? mah, poi bisogna lavarlo, e voi bevete solo acqua. Che siete single a fare se non potete tracannare direttamente dalla bottiglia di plastica da un litro e mezzo? se mi venite a trovare apro un’altra bottiglia per offrirvi da bere, lo giuro;
4.5 – posate: usate le stesse che avete usato per cucinare (anche se spesso cucinare è una parola grossa, quando si è a dieta), evitando inutili sprechi anche di sapone per i piatti
4.6 – piatti: se arrostite  un petto di pollo in padella antiaderente, e dentro la stessa padella ci schiaffate fagolini bolliti, o broccoli, o carciofi, per scaldarli, vale davvero la pena trasferire poi il tutto in un piatto? portate in tavola direttamente la padella. Se il pollo lo avevate preventivamente tagliato a pezzi e cosparso di curry per farlo sapere di qualcosa e per dare al tutto una raffinata parvenza orientale, non correte manco il rischio di graffiare il fondo antiaderente con il coltello.

Mi sto abbrutendo, dite?

Amo Natale, io

E alla fine pure questo Natale è andato. Normalmente io vorrei addormentarmi il 22 Dicembre e risvegliarmi direttamente il 7 Gennaio, ma quest’anno è stato diverso. Tanto per cominciare è andato tutto incredibilmente liscio dal punto di vista logistico, niente bufere di neve, nè scioperi aerei, nè blocchi autostradali sui nostri numerosi spostamenti natalizi. Solo un misero overbooking che ha posticipato l’arrivo di mia sorella di 5 ore, facendola passare da Venezia prima di arrivare a Napoli, ma sono bastati un paio di smadonnamenti ad esorcizzare il tutto. Poi quest’anno grazie al provvidenziale trasferimento di 1/3 della mia famiglia allargata al Nord, si è evitata la dolorosa trafila del doppio viaggio Natale – Capodanno.

Mia sorella sta bene, è allegra e serena e sta pensando di comprare casa negli States. Era particolarmente desiderosa di famiglia, quindi ce la siamo goduta in lungo ed in largo e come sempre dopo dieci minuti che era arrivata mi pareva non fosse mai partita. Del resto dieci minuti dopo che è partita sembrava non fosse mai tornata, e il conto torna. Abbiamo fatto due bellissimi alberi di Natale, uno a casa mia (grande), uno a casa dei miei (sconfinato), completi di decorazioni yankee. Ci siamo fatti bellissimi regali, pieni di calore e colore, a prescindere dal valore finanziario. Ci siamo abbuffati di buonissime cose natalizie preparate da mamma e da me, e il risultato finale del match Dieta vs. Natale ha visto vincere il Natale per 1,700 Kg. a 0, che ha inficiato i 10 chili di dimagrimento faticosamente raggiunti il 22 Dicembre.