Bush e Barbablù

Quando si dice la coerenza.

Bush va in visita ufficiale dal Papa e gli porta la Croce della Libertà, massima onorificenza americana che, a detta del commentatore del TG2, “viene assegnata alle personalità che più si sono distinte in opere di pace”. Ora, che la si assegni al Papa mi va benissimo. Che ad assegnarla sia Bush, mi fa invece molto ridere. E’ come se Barbablù assegnasse le onorificenze per l’amore coniugale. 

Il corpo e l’anima

Provo a riassumere, anche se non mi verrà mai bello come quello andato perso.

Il mio corpo non mi ha mai dato grandi soddisfazioni. A parte alcuni dettagli, non è di quelli che fanno voltare la gente per strada. Ho cercato di non dare peso a questa verità, ma da adolescente ho sofferto abbastanza, e non sono state poche le notti nelle quali mi sono addormentata sognando di svegliarmi con 15 cm. in più (tutti nelle gambe, magari) e 10 Kg. in meno. Non mi sparate addosso: so che mi conosce adesso si precipiterà a dire che esagero, però il come ci si vede allo specchio è molto soggettivo, e io mi sono spesso vista brutta, anzi più che brutta goffa e sgraziata, un anatroccolo in mezzo ai cigni.

Per soffrire meno, mi sono concentrata sull’altra parte di me che per grazia di Dio e forse per compensazione mi dava invece grandi soddisfazioni: la testa. Letture forsennate, curiosità, quasi avidità intellettuale, una bella memoria. E quindi ecco la circense brava anzi bravissima a scuola, e studiando pochissimo, ecco la circense brillantemente laureata in una materia che non mi piaceva PER NIENTE a 24 anni con 110 (la mancanza di lode è stata solo una questione di pigrizia). Scopro che il contenuto della testa si può facilmente riversare nelle parole e nello sguardo, diventare conversazione ironica e brillante, e divertire ammaliare e affascinare come e più di un corpo, ed ecco la circense circondata da begli uomini sempre al di sopra delle sue possibilità    circostanza che riscatta un pò le sofferenze adolescenziali. Non sempre riesco a tenermeli, questi uomini, hanno sotto ai trent’anni e ancora scappano dietro alle minigonne, ma spesso mi prendo il lusso di essere io, a mollare uomini belli ma stupidi o ignoranti o superficiali. Anzi, mi accorgo che per starmi dietro gli uomini devono correre, e che non mi accontento, voglio di più e talvolta lo cerco nella maturità.

Il lavoro che ho cominciato a fare mi piace, scopro che riesco a farlo bene, che mi piace applicarmi, studiare, migliorare, sperimentare. Mi galvanizza più della cocaina la stima professionale che sento crescere intorno a me. Cambio ambiente di lavoro, ma passo dal piccolissimo al piccolo, sempre privato, e quindi il passaggio è privo di traumi, anzi è esaltante. La perfezione non esiste, ma è bello cercarla, sbagliando ogni tanto, prendendosi cazziatoni, e però continuando a migliorare.

Poi arriva il passaggio dal piccolo privato al gigantesco pubblico.

E qui qualcosa cede. Non conosco nessuno, nessuno mi conosce, i colleghi sembrano sapere migliaia di cose che io non so, e invece dovrei sapere, perchè sono un’esperta, almeno è per questo che mi pagano. Non ho un posto fisico dove stare, almeno all’inizio, sembro dare fastidio, non conosco i tempi, faccio in fretta cose che invece possono aspettare ma nessuno me lo dice, e non faccio cose attese da tempo, perchè non capisco le priorità. Insomma per dirla tutta per molti giorni mi sento UNA PERFETTA IDIOTA. E’ normale, ma evidentemente inconsciamente non l’accetto, e questa delusione terribile si somma a tensioni dell’ultimo anno che ora sono finite e esplodono a scoppio ritardato.

E quindi crollo, psicologicamente. Non ho un bel corpo da esibire agli stupiti astanti, anzi negli ultimi tempi sinceramente l’ho trascurato più del solito, e adesso non ho nemmeno più da esibire la mia brillante intelligenza e preparazione. Privata – momentaneamente, lo so, quanta fretta, eh?? – della mia testa, vado in tilt e comincio ad accusare dolori da infartuata, difficoltà a respirare, giramenti di testa e via sulla giostra, soprattutto di sera, quando cade tutta la tensione di capire, inserirmi, fare qualcosa per bene.

Questa è la spiegazione che mi sono data, dopo che il medico di base mi ha rispedito a casa con un calcio nel sedere e qualche prescrizione cautelativa di digestivi, esami tiroidei ed ECG che giacciono nella mia borsa da circa dieci giorni e cominciano a ciancicarsi.

Perchè ora va meglio. Credo.

Comincio ad avere qualche barlume di intuizione, mi inserisco in qualche discussione tecnica, mi becco qualche velato complimento dal mio collega. Produco qualche documento che non viene apprezzato, però nemmeno cestinato. Pospongo qualche lavoro che poteva essere posposto.

E la sera qualche volta mi metto a letto e mi addormento senza contare i battiti del cuore, temendo che stia per fermarsi.

Ma che minc…

Avevo scritto un post bellissimo ieri sera, lunghissimo, nel quale prendevo coraggio e mi mettevo a nudo (metaforicamente). Un tasto sbagliato e oplà, tutto finito nel paradiso delle sovrascritture. Un segno del destino?

Vabbè, siamo scemi

All’atto di compilare una scheda anagrafica per avere accesso al nostro primo compenso da esperti della Regione, ci siamo resi conto che essa Regione intende sottrarre al compenso lordo tutte le spese (oneri fiscali e previdenziali) in netto contrasto a quanto previsto espressamente dal bando e dal contratto da noi sottoscritto. Il gruppo dei tredici, di fronte alla prospettiva di perdere un pezzo di pagnotta, si è subito compattato e uno di noi, calabrese di nascita, si è assunto l’onere di portare avanti la trattativa. La cosa ci ha preso un pò la mano e siamo al delirio lolloso più puro.

Le mail che vi allego, opportunamente riassunte e depurate di nomi e cognomi, sono rigorosamente autentiche.

Da: Uno dei tredici
A: tutti gli altri
Oggetto: Re: compenso lordo

Carissimi,
abbiamo un leader tra di noi (e senza che ci sia stato bisogno di
lezione!!).
Abbiamo anche un abbozzo di mailing list autoprodotta.
Abbiamo, infine, un problema serio che è l’inclusione o meno degli oneri
nel lordo; u‘ calabrisi è stato chiarissimo, quindi grazie e quindi attendo
istruzioni.

Buon lavoro a tutti
Hastasiempre comandante

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Da: un altro dei tredici
A: tutti gli altri
Oggetto: Notizie dal fronte di resistenza “esperti per la libertà”

Dal diario apocrifo del subcomandate ‘u calabrisi

Oggi 28 maggio, in compania dell’attendente generale Nino Nanco ho fatto
visita agli uomini appostati sul versante interno della resistenza, Ndonio
Ust***
e Franky Dueabotta (1).
Appaiono logori e provati, piegati sulle scrivanie, ma all’occorrenza pronti
a rispondere all’offesa del nemico che ad ogni piè sospinto cerca di opporsi
alle istanze libertarie del nostro fronte.
Per infondere loro ulteriore fiducia, ho dato disposizione di comunicare gli
avanzamenti nella lotta ai combattenti Pepito Salsero e La circense,
infiltrati nell’area formazione del nemico a scopo di sabotaggio.
Inoltre ho entusiasmato gli animi promettendo un prossimo sardapanalesco
incontro in terra sicura, ovvero proprio nella mensa del nemico, dove mai a
nessuno verrà in mente di cercarci.
Proseguo, nella mia missione, ancora incredulo del ruolo di guida che mi
sono creato. Sto cercando uno slogan, “Chiù pilo pi tutti” suona bene, ma mi
sembra un po’ eccessivo. Ci penserò

Hastasiempre

Per ragioni di sicurezza, dopo aver letto questa mail ingoiatela per
distruggerla.

(1) così detto perchè fra 48 ore con parto programmato la moglie primipara partorirà ben due gemelli (N.d.R.)

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Da: La Circense
A: Tutti gli altri
Oggetto: Notizie dal fronte di resistenza “esperti per la libertà”

Nota rinvenuta in un cestino della carta straccia del bagno del I piano a
scendere del Dipartimento Formazione

Al subcomandante ‘u calabrisi
Circense, presente!
Lo spirito è forte, subcomandante, è la carne che è debole. Ho provato,
secondo le istruzioni ricevute, ad ingoiare la mail dopo averla letta, ma la
plastica e il vetro di cui sono composti lo schermo del pc ha opposto fiera
resistenza, procurandomi non poche lesioni ulcerose e perdita di alcuni
denti.

Ma continuo a lottare, forte della consapevolezza che la nostra battaglia è
illuminata dal sole della giustizia e della libertà.

Oggi ho resistito fieramente ad un interrogatorio con tortura del bieco
Dirigente del Dip., che mai era sceso fin nei recessi six feet under del suo
Dipartimento e oggi invece è venuto a stanarmi coi lacrimogeni,
approfittando dell’effetto sorpresa e della mia ormai inveterata solitudine,
visto che Pepito Salserio è in missione continua da circa un mese e io
riesco a parlargli solo lasciandogli post it.

Per sicurezza, distruggo questo messaggio prima di averlo spedito.

Hastasiempre!
C.

Il segno del potere

Ho scoperto che in un ufficio pubblico il vero segno del potere non è la sedia presidenziale, nè la stanza con vista sul corso, nè le due linee telefoniche, nè il numero di questuanti in fila davanti alla tua porta.

Il segno del potere è avere una SPILLATRICE. Tutta propria.

Chi non ce l’ha non solo non è nessuno ma agogna per averla. Chi ce l’ha, se la porta dietro con una catenella attaccata al collo e dopo averci messo sopra un rilevatore GIS. Il reato più comune all’interno del palazzaccio non è la fornicazione in luogo pubblico, ma – indovinate un pò? – l’appropriazione indebita di spillatrice altrui. I rapporti umani più intimi che ho avuto in questo ormai quasi mese di lavoro six feet under è stato con i colleghi che hanno messo la testa nella stanza e anche senza conoscermi mi hanno chiesto con fare speranzoso e complice: “Scusa, per caso hai una spillatrice?”

Sto meditando di portarmene una dall’ufficio privato, dove si buttano o quasi (notare il paradosso) e acquisire di colpo 200 punti nella gerarchia pubblicufficiesca. Chissà, potrei diventare Direttore Generale.

Amministrative 2004

(che lo sputtanamento abbia inizio ..)

Partito: Patto Segni Scognamiglio, prestigiosa formazione politica seconda solo al Peppino Gagliardi Fan Club
Candidato: Anastasio Pane
Slogan: “Un voto a rendere”

Commento: a parte il gioco di parole veramente geniale, il grande Pane non sembra rendersi conto del clamoroso autogol che sta già trasformando tutti i suoi manifesti appiccicati in città in “Un voto a perdere”. Tralascio commenti sulla foto.

 

Uffaaa …

Mi rimangio tutto quello che ho detto nel post precedente sull’avanzata della primavera.

Oggi fa un freddo boia e piove, ANCORA, per la miseria. Ma tanto so già che se faccio tanto così di lamentarmi ancora un pò sul freddo e l’umidità, da un giorno all’altro esploderà il malefico assurdo caldo dell’estate scorsa, che mi farà soffrire ben di più.

Lo ammetto, in fatto di tempo atmosefrico sono una scassacazzi.

Vorrei sempre temperatura a 25-27° MASSIMO, cielo terso e umidità al di sotto del 15%.

Siccome vivo tra una città a 900 metri s.l.m. (freddo, neve, nebbia per 8 mesi su 12) e una a 0 metri s.l.m., (umidità, pioggia, caldo per 6 mesi su 12) ho abbastanza materiale per lamentarmi del freddo, o del caldo, o dell’umidità per 360 giorni all’anno.

Un elefante?

Mia città, esterno giorno.
Finalmente una specie di primavera sembra farsi strada fra le nuvole umide che ci hanno massacrato le cervicali negli ultimi 40 giorni.
Esco in strada da un palazzo in una zona industrial/commerciale, supermercati, centri della calzatura, marmisti, uffici pubblici, robe così.
Esco, resto abbagliata dal sole, poi nel mio campo visivo si materializza un elefante. Vivo, cammina, dondola il testone e strappa con la proboscide ciuffi di erba dai margini della strada.
Ci metto qualche millesimo di secondo a rendermi conto dell’assurditò della situazione, le macchine gli passano vicino, le persone dallo stesso lato della sua strada si fanno prudentemente da parte.

Ah, certo, un elefante.
UN ELEFANTEEE!!!??

Poi il bestione si ferma un attimo, e intravedo dietro di lui un omino vestito di rosso che lo accompagna e distribuisce biglietti omaggio. Era la pubblicità di un circo che ha piantato le tende nella stessa zona, cento metri più in là.

Peccato. Mi ero già convinta, in quelle frazioni di secondo, che mi avessero drogato il caffè con l’LSD e stessi vedendo pezzi di mondi paralleli mischiati fra loro, il Borneo nel Sud Italia, ad esempio. Già mi aspettavo di vedere Sandokan che mi chiedeva se per la Motorizzazione stava andando bene.

Capire le soap opera

CAPIRE LE SOAP OPERA – Appunti per una sceneggiatura
(post nato da una prima colazione poco calorica)

1. nelle soap, nessuno muore mai veramente. Se la morte è presunta (sparizione nella boscaglia dove si è precipitati con l’aereo privato, naufragio su un’isola deserta, rapimento da parte di terroristi) ma anche se la morte sembra avere tutte le caratteristiche della realtà (incidente stradale, esplosione, incendio) il corpo non verrà mai ritrovato, per permettere all’attore di onorare altri impegni contrattuali e poi resuscitare un centinaio di puntate più in là.

2. come nelle comunità aborigene, parenti e affini fino al 6° grado compreso finiscono sempre con il copulare fra loro, e non si capisce come mai non vengano colpiti da malattie ereditarie dovute all’indebolimento genetico. Anche quando sembra arrivare un elemento esterno alla famiglia, prima o poi si scoprirà che è il padre (o il figlio, o il nipote) di uno dei membri del gruppo, di cui nessuno sospettava l’esistenza.

Corollario I: il concetto di “famiglia allargata” trova nelle soap declinazioni arditissime e ai limiti dell’esperimento sociologico, potendo succedere che a furia di incrociare parentele il padre diventi zio del fratello e che la figlia diventi la nonna di sè stessa.

Corollario II: tutti i mariti non possono avere figli perchè sterili. La sterilità cessa di colpo non appena il marito si concede anche una sola brevissima fugace sveltina con la nuova entrata nel cast, che resta immediatamente incinta.

Corollario III: i bambini che nascono nelle soap non sono mai del padre che sembrerebbe a tutta prima averli generati, ovvero il legittimo compagno – del momento – della madre; per una legge di compensazione, però, ogni protagonista si ritroverà prima o poi un figlio o una figlia che non sapeva di avere, nato/a da improbabili rapporti ante soap.

3. i tempi recitativi (si fa per dire) sono programmati in modo che non appena due amanti si scambiano un sia pur casto bacio, si apre una porta e vengono visti da qualcuno (il marito di lei, la moglie di lui, un terzo qualunque) che ne approfitterà per far partire un ricatto che durerà almeno 50 puntate.

FF.SS.

Un noiosissimo viaggio in treno a 50 km orari consente di fare una serie di cose interessanti:

1. dormire, per recuperare il sonno perso nel week end

2. morire di freddo, perchè giustamente i riscaldamenti della vettura si adattano alla data, non alle reali condizioni di temperatura esterna

3. ascoltare il dialogo surreale fra una coppia di zii contadini sessantenni che si esprimono solo nell’idioma in uso nella Basilicata Nord Occidentale e una nipote quarantenne emigrata a Firenze e completamente inserita che punteggia il suo discorso di forbiti termini per di più risciacquati in Arno e quindi è tutto un tripudio di hose therribili, hasa, una hatastrofe, ‘on tu poi farlo, la mi’ sorella, vedrai se ‘on lo fo, e via danteggiando.
Il surreale tocca punte sublimi quando lei inizia a descrivere la sua intholleranza ‘limentare, per cui non può mangiare glutine altrimenti le viene l’eritema. Dopo la ricerca di opportune perifrasi per spiegare che è il glutine e cosa è un’eritema, la notizia che la nipote non può mangiare pasta, pane e focaccia, ovvero la base dell’alimentazione contadina lucana, getta gli zii nello sconforto e nel silenzio.

4. partecipare al dramma di Sahid, emigrato africano di forse 20 anni, che credeva di essere salito sul treno per COSENZA  e invece è salito sul treno per POTENZA, non capisce l’errore e non sa spiegarsi come mai quando chiede quanto manca a Paola tutto quello che sanno dirgli è “Ma questo treno non arriva a Paola” e nessuno gli dice cosa deve fare. Però tutti lo guardano storto. A dare spiegazioni ci pensa la Polfer, subito sopraggiunta (la Polfer? su un trenino locale? che fa un percorso secondario? siamo veramente messi male, ragazzi miei) ma dopo averlo perquisito e ispezionato biglietto e bagagli. Il presunto terrorista è sull’orlo delle lacrime. Scende in una stazioncina che deve ricordagli quelle del suo paese (il deserto intorno è pressochè uguale) e si dispone ad aspettare un treno che viaggi in senso inverso e lo riporti a Battipaglia. A Paola ci arriverà a notte fonda, secondo me.