Primavera in Basilicata

Il paesaggio rurale della mia selvaggia bellissima terra mi riserva anche quest’anno il miracolo della primavera.

E’ difficile da capire, se non l’avete mai visto, passando in pullman o in auto.

Il terreno agricolo, seminato a grano, foraggio, cereali vari, si ricopre in questi giorni di una peluria verde smeraldo, una moquette brillante del tutto inusuale che spicca fra il bruno della terra smossa, il grigio dell’argilla, gli alberi ancora rinsecchiti. Prima timidamente, poi con uno slancio vitale il verde tenero prende possesso del territorio, e in pochi giorni è tutto sfolgorante come se fosse stato dipinto da Van Gogh. Dura poco, perchè poi prende il sopravvento il verde scuro delle foraggere o il giallo di grano e altri cereali, e proprio perchè dura così poco è uno spettacolo da non perdere: per la sua bellezza cromatica selvaggia, e poi perchè ha un che di stonato, di forte, di fuori posto, un verde così squillante e chiassoso in una terra dominata dal senso arcaico della riservatezza propria dei contadini, dal silenzio, dal fuori dal mondo.

Come notava giustamente Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli, anche lui – Levi – affascinato come me da questo spettacolo urlato e repentino, il verde brillante della primavera sui monti fa lo stesso effetto del rossetto sulle labbra e le facce cotte dal sole e dalle intemperie e dalla fatica delle contadine: un contrasto stridente, irriverente e forse perfino un pò patetico, che dura il tempo di una festa di paese.  

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