Diario americano / 5

Aquarium Drome, Chicago. Un posto sterminato a misura di bambino come solo le attrazioni pubbliche americane sanno essere. Facciamo una chilometrica paziente ordinatissima fila multirazziale e alla fine entriamo. Seguiamo ordinatamente il percorso e vediamo gli squali (molto più piccoli di come me li immaginavo), i pinguini (bisogna strofinare sul vetro appannato dal freddo per vedere al di là l’ambiente polare perfettamente ricreato), le marmotte (enormi topoloni un pò schifosi visti da vicino), i delfini e i beluga (tristissimi). Alla fine giungiamo in una sala la cui attrazione a caratteri cubitali pare essere “il pesce più vecchio del mondo”. Regalato all’acquario quando ha aperto, nel 1933, è ancora lì, sovrano della popolazione acquatica che lo circonda.
Mi avvicino al vetro.
In mezzo alla fanghiglia sporca una carpa grigiastra e obesa giace immobile sul fondo.
– Ma è immobile, dice l’italiana con la malignità che le deriva dal sangue magnogreco che le scorre nelle vene. Il suo cervello elabora rapidamente tre o quattro soluzioni possibili, fra le quali la migliore sembra essere quella che “il pesce più vecchio del mondo” donato all’Acquario nel 1933, sia morto nel 1934 e si sia mummificato sul fondo. Ma i bambini americani, e gli americani bambini,  non vogliono sentire ragioni. Il pesce più vecchio del mondo esiste, va ammirato con genuino stupore e si coglie con gridolini di stupore ogni minima vibrazione dell’acqua – provocata dagli altri pesci, quelli più giovani – per attestare la permanenza in vita di un baccalà americano.

Diario americano / 3

Ogni giorno vado a prendere mia sorella in ufficio, ho imparato la strada e ormai la macchina con le marce automatiche non ha più segreti per me. Lei ha in macchina CD pirata che le ho regalato io, per lo più misto Italia dagli anni ’70 in poi. E’ bello vedere le facce un po’ stupite degli autisti di TIR americani (che come sa chiunque ami Spielberg, sono più grossi e minacciosi e affascinanti di qualunque Scania italiano) mentre dai miei finestrini spalancati viene sparata a tutto volume sulla Route 55

“Voglio andar viaaaa
i piedi chiedono dove ma viaaaa
tanto non ti perderò
perchè tu non sei stata mai miaaaaa….”

Diario americano / 2

Ristorante giapponese posto nell’area urbana a Nord di Chicago. I tavoli hanno una parte in legno e una parte in acciaio, riscaldabile fino a diventare rovente, sulla quale il solerte giapponesino fa un pò di circo e cucina pesce con le verdure, riso fritto e carne con la salsa teriyaki. Alla fine fa un inchino e se ne va fra gli applausi mentre giovanotti con la faccia andina e adolescenti di colore tolgono tutto di mezzo, piatti, bicchieri ciotoline e puliscono la piastra non più rovente.

Conclusione: gli americani (e i loro ospiti italiani) mangiano, i giapponesi cucinano, i messicani sparecchiano.

Diario americano / 1

E va bene, sono arrivata.

L`aereo anche se sbattendosi come una puttana soprattutto negli ultimi venti minuti e` atterrato con un salto del cazzo sulla pista strappandomi un urlo che ha consentito all`intero contenuto umano del Boeing 747, steward compresi, di prendermi per il culo nei 15 minuti successivi. Al momento di uscire dall`aereo e affrontare in camminamento in moquette uno di loro, il piu` stronzo di tutti, mi ha detto “Stia attenta signora, questa e` la parte piu` pericolosa del viaggio“. Spero ti prenda la cagarella sull`Oceano, al ritorno, e per una turbolenza l`armadietto che contiene la carta igienica si incastri definitamente e non si apra piu`.

Comunque. Sono qui. In mezzo a ettari sconfinati di verde rasato come una moquette, in mezzo al quale sorgono all`improvviso case che sembrano castelli di fate fatte con i mattoncini Lego, le case di Edenlandia, che non possono essere vere e invece lo sono, portico, torrette, guglie tutto coperto di mattoni grigio pietra, e finestre con le persiane verdi dalle quali sicuramente si affacceranno Hansel e Gretel e invece si affacciano signore bionde o nere che vanno a buttare la spazzatura passando accanto all`immancabile bandierone stellestrisce piantato in mezzo alla moquette erbosa.

Da tre giorni guido la macchina di mia sorella che ha il cambio automatico, una cosa magnifica se per caso ti mancano il piede sinistro e il braccio destro, che di fatto non ti servono e potrebbero essere usati per scopi migliori, il braccio destro soprattutto, ma guido da sola e tocca accontentarsi. Ho imparato amemoria tre strade, una per il supermercato, una per il parco pubblico e una per andare a prendere lei in ufficio. Non sia mai ne chiudono una per lavori, sono fottuta, girero` in tondo per St. Louis finche` la polizia non mi arresta.