Libri che ho letto / L’animale morente

PHILIP ROTH – L’ANIMALE MORENTE, ed. Einaudi

Tutto il mondo grida al miracolo, con Roth, e quindi non sarò io – non prima di un seconda rilettura – a fare il bastian contrario. Ad una prima lettura, però, almeno questo libro non mi ha convinto.

David Kepesh è un professore universitario americano che ha deciso di vivere praticando fino alle estreme conseguenze i dettami della libertà totale esplosi negli anni ’60. La regola vale a maggior ragione per ciò che riguarda i legami sentimenali, la coppia, il sesso. Il protagonista sembra non riuscire mai a focalizzare l’idea che tra i due estremi (il sesso amorale e fine a sè stesso, puro sollazzo della carne, e la soffocante tetra prigione borghese della vita coniugale e di coppia in genere) ci possano essere infinite sfumature e variazioni. Per scegliere la prima via, David si è lasciato alle spalle un matrimonio e un figlio severo e rancoroso, destinato a ripetere gli errori paterni senza però il coraggio (omicida) di uscirne.

La nemesi arriva sotto le statuarie sembianze di Consuelo Castillo, giovane studentessa del suo corso, figlia di ricchi esuli cubani, per la quale il maturo professore perde la testa in un modo che non avrebbe mai immaginato e che fa piazza pulita di decenni di relazioni puramente carnali ed insignificanti. Con lei David sperimenta tutte le gioie ma anche tutte le ansie del desiderio di possesso totale ed esclusivo: la gelosia, anche retroattiva, la competizione, la misurazione della differenza di età, l’angoscia della perdita. Con la realistica misurazione della propria età, e dell’pavanzare della vecchiaia, david si rende conto che forse anche lui “non desidera più essere libero”. Sembra un abbozzo di innamoramento, eppure anche stavolta è il corpo, la fisicità, ad essere elemento centrale dell’attrazione: Consuelo non è particolarmente brillante, nè ha qualità degne di nota, se si eccettua un fisico perfetto, con una particolarità che per il protagonista diventa ossessione.

Ed è proprio quell’elemento fisico, alla fine, a segnare l’epilogo tragico della storia. E’ proprio la carnalità, il fisico, ad essere minato, a significare l’opposto della vitalità propria della pratica sessuale. Del resto, amore e morte si sono già incontrate, lungo la storia, al capezzale di un amico che moribondo tenta furiosamente un ultimo approccio fisico con quanti lo circondano, come per un ultimo sussulto vitale. Il sesso è l’unico modo possibile di intendere i rapporti con le donne: pure, andando verso un epilogo che non potrà che essere tragico, David, forse senza neppure rendersene conto, tende ad un riscatto di una vita così anaffettiva e amorale correndo, contro una voce interiore che lo sconsiglia, perchè così “non sarebbe più libero”, a prestare conforto a Consuelo spaventata e sola.

Mi è piaciuto abbastanza lo stile in cui il libro è scritto: in particolare, mi è piaciuto che il testo sembri registrare in presa diretta i pensieri del protagonista, i suoi dialoghi interiori, l’andirivieni delle opinioni discusse con sè stesso; e ho trovato interessante la ricostruzione del clima della liberazione sessuale negli ambienti universitari americani negli anni ’60. Per il resto, l’ho trovato un guazzabuglio deprimente e cupo, che non lascia spazio alla speranza e alla pulizia, e che non mi ha entusiasmato.