25 Aprile

Tutto il 25 Aprile per me si condensa in due immagini, .

La prima me l’ha raccontata da mio padre, che all’epoca aveva 6 anni: mio nonno, tenente colonnello dell’esercito italiano (e fascista) già malato del tumore che lo porterà alla morte nell’Agosto successivo, che nel cortile della caserma dà ordine di buttare a terra i busti di gesso di Mussolini presenti in svariati punti dell’edificio e personalmente ci passa sopra coi piedi per sbriciolarli.

La seconda l’ho ricostruita con molta fortuna e solo pochi anni fa: mio zio, il più grande dei fratelli di mio padre, comunque un ragazzino di 20 anni, regolare dell’esercito italiano (e fascista) di stanza nel Cuneese che insieme a tutta la sua colonna in un trasferimento cade in un’imboscata partigiana e viene incarcerato, picchiato, torturato e infine ucciso a furia di botte. Era il 1° Maggio 1945, e lui per pigrizia o per paura o per convinzione, non lo saprò mai, aveva aderito alla RSI. 

Sarà per questo che sono diffidente di fronte a chi non si pone mai domande e di fronte a chi non pronuncia mai le parole: “Potrei sbagliarmi”.