Accadde a Napoli

Il celeberrimo ristorante cinese del centro ha chiuso, sostituito da un altrettanto celebre ristorante giapponese, che ha cambiato sede. La guerra cino – giapponese continua. Non sono certissima che siano stati cambiati gli arredi, perchè alla fine, nella penombra, chi è capace di distinguere un cinese da un giapponese? Il sushi, il salmone con la salsa teryaki e la tempura sono ottimi, però. Esco confortata in una serata che sembra solo umida.

E invece, mentre siamo sotto i tendoni delle Terrazze, si scatena il diluvio. Il mio mohijto, ordinato grazie alla lettura del pensiero della sottoscritta, abilità di cui non finirò mai di stupirmi, non si annacqua solo perchè sono proprio al centro del tendone. Usciamo con il pensiero di come fare a raggiungere la macchina senza farci come porpetielli. E che problema c’è? Il parcheggiatore abusivo dispone di un benefit aggiuntivo: ampio ombrello da benzinaio con il quale ci accompagna fino alla macchina. Manco il portiere in livrea del Caesar’s Palace avrebbe fatto altrettanto, e avrebbe preteso una mancia più alta.

Che città meravigliosa.

Piazza Garibaldi, Napoli, Italia

Piazza Garibaldi è un inferno ribollente e umido di gente sporca. Siamo tutti sporchi, l’afa fa colare il sudore a fiumi impregnando gli abiti, la pelle e pure la biancheria intima. Sul sudore si apppiccicano la polvere, lo smog, i gas di scarico dei pullmann e delle centinaia di auto ferme, in movimento, ingorgate, strombazzanti. La luce è opaca, come filtrata da un vetro unto.
In mezzo alla piazza, a ridosso delle paratie metalliche che delimitano la corsia di posteggio dei taxi, un cumulo di cartoni, stracci, bottiglie di plastica spremute, lattine, vetri rotti; sopra, barboni in bivacco. Il bivacco è lungo quanto tutta la paratia, cento metri e più.  Un paio di zoccole (nel senso di mus norvegicus, pantegana da fogna) fanno capolino dai cumuli, infastidite dal chiasso, penso.

Il marciapiede da cui partono gli autobus straripa di gente, accaldata, per lo più nervosa ma con uno strato di rassegnato fatalismo che deve essere il risultato dell’intossicazione dai gas di scarico, visto che tutti i pullmann hanno il motore acceso. Per l’aria condizionata, suppongo. Intossicarsi prima per poter respirare poi.

Assisto alle operazioni di scarico di passeggeri e bagagli da un pullmann appena arrivato e alla quasi contestuale operazione di carico di gente e bagagli per la ripartenza in direzione opposta. E’ fatale che 100 persone (50 sono arrivate, 50 devono ripartire) messe a fare queste operazioni in totale anarchia intorno ad un solo pullmann finiscano per fare, diciamo così, un po’ di confusione. Volano parole grosse, qualche spintone, misti al pianto di una ragazzina che non è stata abbastanza svelta a scaricare e ormai la sua valigia giace sotto mezza tonnellata di zaini militari caricati per la ripartenza.  Gli autisti intanto fumano all’ombra qualche decina di metri più in là, tranquilli e freschi come rose.

Finalmente arriva anche il mio, di pullmann. Fortunatamente pochi vogliono andare dove vado io, e quindi la tregenda non si ripete. Partenza prevista per le ore 20:15.

Dalle 20:00 l’autista sta parlottando fittamente con due tizi in borghese. Sale con faccia preoccupata sul pullman e ne scende con una pacco di documenti, che i tizi esaminano con calma. Risale per chiedere a quelli di noi seduti nelle prime file i biglietti, che sono biglietti di Trenitalia, visto che quello è un pullmann che fa servizio sostitutivo in concessione sulla tratta Napoli – Metaponto. Li mostra ai tizi.

Ore 20:20: il parlottamento continua, l’autista allarga le braccia desolato, si attacca al cellulare, continua a parlamentare con la faccia sempre più viola. Il motore del pullmann è acceso, ma niente aria condizionata. I pochi viaggiatori scendono e si informano. I due tizi sarebbero poliziotti, qualifica della quale dubiterò fino alla fine, e vogliono l’autorizzazione di Trenitalia alla ditta di pullmann per fare quel servizio. Intanto, già che ci sono, controllano tutto l’ambaradan di tachigrafo, carte di circolazione, assicurazioni, dotazioni di sicurezza e via così.

Ore 20:30: i “poliziotti” chiedono di poter scaricare e controllare i bagagli. Il gruppetto di passeggeri si rifiuta compatto e comincia a rumoreggiare sentitamente per il ritardo. I “poliziotti” non insistono (??)

Ore 20:40: terminate le contrattazioni, l’autista risale sul pullmann e si predispone a partire. Gli hanno ritirato il libretto di circolazione del mezzo, perché la famosa autorizzazione non è saltata fuori e i “poliziotti” non gli hanno dato credito (lui assicurava un fax entro un’ora). Intanto alle spalle dei “poliziotti” un barbone beve una birra, e spacca la bottiglia sulla paratia metallica, lasciando i cocci a terra. Poi si gira e piscia contro le stesse paratie.

L’autista accende l’aria condizionata e parte, bestemmiando e inveendo contro la Polizia, il Governo, sé stesso e raccontando ad alta voce, a nessuno di preciso, quello che è successo, tornando a bestemmiare e ad inveire, almeno fino a Torre Annunziata, confortato e sostenuto da tutti i passeggeri.

Un’altra bella domenica meridionale è finita.